Collegati con noi

Politica

Conte fa già il leader e dice che vuole “un M5s inclusivo, su di me ci sarà un voto”

Avatar

Pubblicato

del

Non sarà “un’investitura dall’alto” a fare di Giuseppe Conte il leader del Movimento 5 stelle. L’ex premier lo spiega con chiarezza ai senatori pentastellati riuniti in assemblea. E non e’ un passaggio banale. Perche’ dalle fila parlamentari trapela in questi giorni piu’ di un malumore, per la fase di transizione al “nuovo M5s”. C’e’ agitazione per l’ipotesi di conferma del limite dei due mandati e trapelano richieste di chiarimento dopo l’annuncio di un nuovo sistema di quote da versare al Movimento, da 2500 euro al mese. Ma non sono questi i temi al centro del confronto lungo tre ore tra Conte e i senatori, si parla delle “nuove stelle”, i temi da porre al centro del Movimento, una scuola di formazione politica, una maggiore inclusione della societa’ civile e un’organizzazione piu’ strutturata soprattutto a livello locale. L’ex premier invece glissa sui due mandati e non cita neanche il dossier della vertenza aperta con l’associazione Rousseau. Quel che emerge dalle parole del leader in pectore del Movimento, spiegano i presenti, e’ che ci sara’ una nuova struttura del M5s che gestira’ alcuni servizi tra cui anche la scuola di formazione, una sorta di “Frattocchie” pentastellata, che Conte ha in mente per gli eletti. L’assemblea con i senatori – domenica mattina e’ in programma quella con i deputati – viene preceduta dall’invio di cinque linee guida al centro del dibattito per la “rifondazione” del Movimento. Darsi una “chiara identita’ politica”, con alla base principi e valori definiti; allargare gli orizzonti individuando i temi che caratterizzeranno le “nuove Cinque stelle”; creare un Centro di formazione, ben strutturato, che sia anche luogo di elaborazione di idee; l’apertura del Neo-Movimento alle iniziative di cittadinanza attiva con iniziative come forum e piazze di idee; un piu’ stringente raccordo tra l’organizzazione centrale e i territori, con figure di riferimento locali. Conte indica le sue priorita’ – l’ambiente, la giustizia sociale e l’inclusione, un nuovo modello economico – ma soprattutto si pone in ascolto dei parlamentari, che chiedono di essere coinvolti nel processo in atto e hanno lamentato la ‘distanza’ percepita dai vertici. “L’investitura di Beppe Grillo”, assicura l’ex premier, non basta a farne il nuovo leader: mandatemi proposte, chiede, voglio “ampio e franco confronto” che tuteli “la democrazia interna”. Annuncia anche che vedra’ gli amministratori locali e gli iscritti prima di chiudere la fase di ascolto. I senatori invocano la partecipazione alle scelte ed elencano le loro priorita’. Il ministro Stefano Patuanelli, che spinge nella direzione dell’alleanza con il Pd, invoca la definizione di un “perimetro politico chiaro” in cui collocarsi, a partire da “uguaglianza e giustizia sociale”. Ma il tema delle alleanze resta sullo sfondo, come quello del limite dei due mandati, per il quale diversi parlamentari vorrebbero deroghe. E Conte e’ attento a non entrare nel merito della vertenza aperta con l’associazione Rousseau, con la sempre piu’ probabile nascita di una nuova piattaforma on-line del Movimento. Vito Crimi ha annunciato intanto che una parte dei versamenti dei deputati andranno a finanziare la struttura del M5s. Il legame con la creatura di Casaleggio inizia a scindersi, il nuovo Movimento a guida Conte pian piano prende forma.

Advertisement

In Evidenza

Clima: John Kerry in Italia, ridurre emissioni subito

Avatar

Pubblicato

del

Sulla lotta alla crisi climatica, l’America e’ tornata. Dopo i quattro anni di Trump, che aveva portato fuori gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, Washington vuole riprendersi la leadership della battaglia contro il riscaldamento globale. Oggi l’inviato speciale di Joe Biden sul clima, l’ex segretario di stato di Obama, John Kerry, e’ arrivato a Roma per capire cosa stia facendo il nostro paese. Sullo sfondo, c’e’ una scadenza importante: la Cop26 di Glasgow, la conferenza annuale dell’Onu sul clima, dal primo al 12 novembre. Dopo 5 anni dall’Accordo di Parigi del 2015 (l’anno scorso la Cop e’ saltata per il Covid), e’ previsto che i paesi firmatari aggiornino i loro target, oramai insufficienti per conseguire gli obiettivi dell’Accordo (mantenere il riscaldamento entro 2 gradi dai livelli pre-industriali). Gli Stati Uniti hanno dato la linea il 22 aprile scorso, al summit virtuale dei leader mondiali convocato da Biden: taglieremo i gas serra del 50-52% entro il 2030, ha annunciato il presidente. Ora, il suo inviato speciale per il clima fa il giro del mondo per spingere gli altri paesi a fare altrettanto. A Roma, oggi Kerry ha incontrato per primo il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Hanno parlato un’ora, soprattutto di G20 (quest’anno in Italia) e di Cop26. Il ministro ha spiegato anche gli investimenti del Recovery Plan per la decarbonizzazione. Kerry al termine ha fatto una breve dichiarazione. Prima ha attaccato Cina e Russia, che al summit di aprile non si sono impegnati gran che: “Ogni paese deve ridurre le emissioni in questo decennio. Non e’ abbastanza dire ‘emissioni zero nel 2050′”. Poi ha parlato ai cittadini del mondo preoccupati per i costi della decarbonizzazione: “Non e’ una scelta fra la prosperita’ e un’economia che funziona meno, ma e’ una opportunita’, una enorme opportunita’”. Infine, ha chiarito che “non c’e’ una cosa sola che possa risolvere la crisi climatica. Serve un approccio multiplo”. Dopo Cingolani, Kerry e’ andato a pranzo a Villa Pinciana (residenza dell’Ambasciata Usa) con il Gotha dell’imprenditoria energetica nazionale: Claudio Descalzi di Eni, Francesco Starace di Enel, Marco Alvera’ di Snam, Nicola Monti di Edison ed Emma Marcegaglia, presidente per l’Italia del B20, il gruppo di lavoro degli imprenditori per il G20. Kerry ha spiegato loro gli obiettivi da raggiungere alla Cop26, i manager hanno raccontato i loro impegni per decarbonizzare. L’inviato di Biden ha poi visto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e quello dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. “Italia e Usa – ha commentato il titolare della Farnesina – sono chiamati ad esercitare un ruolo di leadership per convincere i nostri partner che la transizione energetica e la lotta per la salvaguardia del pianeta sono un vantaggio e una grande opportunita’ per tutta la Comunita’ internazionale”. Domani, Kerry incontrera’ il premier Mario Draghi.

Continua a leggere

Politica

Le verità di Di Battista: sapevo di Draghi premier, me l’aveva detto Di Maio

Avatar

Pubblicato

del

“Fu Luigi Di Maio a dirmi, a fine novembre 2020, che la crisi del governo Conte ci sarebbe stata; mi disse che Matteo Renzi non si sarebbe fermato” e di Mario Draghi premier mi parlarono “fonti istituzionali, non del Movimento, per la prima volta già a metà agosto. Erano però i giorni in cui Di Maio si incontrò con Mario Draghi, Repubblica lo rivelò e il ministro degli Esteri del Governo Conte spiegò che era normale incontrare protagonisti delle istituzioni italiane. All’epoca si parlava di un ipotetico futuro Governo Draghi. Governo che poi è nato. Governo di cui Di Maio fa parte e di cui Di Battista dice peste e corna. Anzi, Di Battista ha lasciato il M5S per questa scelta. Pochi giorni dopo, l’attuale presidente del Consiglio parlo’ al meeting di Comunione e Liberazione. Tenne un discorso ordinario, ma che venne commentato con toni di adorazione, neanche fosse Martin Luther King. Per questo scrissi un articolo definendolo ‘apostolo delle e’lite'”. Cosi’ Alessandro Di Battista sul Fatto quotidiano dove fa presente di essere “assolutamente convinto” nell’aver detto no a questo governo, che “ha accumulato un ritardo colossale sui ristori e soprattutto non si parla piu’ di politica. La pax draghiana l’ha distrutta”. “Il M5s non deve avere paura di me, io sono fuori”, osserva facendo presente che il Movimento “di prima, quello di cui facevo parte, ormai non c’e’ piu’. Si sta trasformando, legittimamente, in qualcosa d’altro. E saranno gli elettori a valutarlo. Ma e’ chiaro che potrei riavvicinarmi al Movimento solo se uscisse dal governo Draghi”. Sulla corsa a sindaco di Roma: “Se Virginia” Raggi “vorrà io la sosterro'”. “C’e’ un livello di conformismo nel Paese che non c’era neanche con Berlusconi. Dappertutto si adora Draghi. E poi le banche hanno occupato la politica, ormai – osserva – ero molto dubbioso anche quando dicemmo si’ al governo con il Pd. Ma in quel caso, come era avvenuto nell’esecutivo con la Lega, avevamo ancora la maggioranza relativa in Consiglio dei ministri, ovvero il M5s poteva porre il veto a cio’ che non voleva. Ora invece nel governo di tutti e’ minoranza. E questo e’ un nodo politico”. Sul ponte sullo Stretto di Messina, dice di non avere “una posizione laica” come Giuseppe Conte: “Ogni volta che leggo qualche 5 stelle parlarne mi sento piu’ lontano dal M5s. Mi indigna che si discuta di piu’ del Ponte sullo Stretto che della strage del Ponte Morandi. Ma per fortuna e’ contraria anche una buona parte del M5s”.

Continua a leggere

Politica

Belloni nuovo capo dei Servizi segreti, il sardo Sequi segretario generale della Farnesina

Avatar

Pubblicato

del

Elisabetta Belloni capo dei Servizi segreti. Al suo posto Ettore Sequi, originario di Ghilarza, come segretario generale del ministero degli Affari esteri. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha scelto Belloni, ambasciatore, come Direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, in sostituzione dell’attuale Direttore generale, prefetto Gennaro Vecchione. Draghi, fa sapere Palazzo Chigi, ha preventivamente informato della propria intenzione il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, e ha ringraziato il prefetto Vecchione per il lavoro svolto a garanzia della sicurezza dello Stato e delle istituzioni. La nomina è disposta sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica.  Il nuovo segretario generale della Farnesina diventa così l’ambasciatore Ettore Sequi, originario di Ghilarza e attualmente capo di gabinetto del ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto