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Conte dice che il ‘suo’ M5s sarà “innovativo e riformista e nel logo c’è il 2050”

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Un M5s “riformista”, “innovatore”, saldamente nel campo del centro-sinistra, attento alle questioni ambientali al punto di inserire nel suo logo il riferimento simbolo all’anno della neutralita’ climatica: il 2050. Mentre tutto il campo progressista si interroga su come affrontare la sfida lanciata dalla federazione delle destre, arriva dal futuro leader del M5s la rassicurazione di voler camminare all’interno di un campo largo, che vada oltre le intese con il Pd. La promessa arriva nel giorno del confronto di Giuseppe Conte con il sindaco di Milano Beppe Sala, simbolo, con la sua adesione ai verdi europei, di quel campo progressista ed ambientalista attorno al quale le forze di sinistra intendono costruire una nuova proposta politica. “Avrete, vi assicuro, un nuovo Movimento completamente rinnovato e votato all’innovazione, radicalmente riformistico, molto attento alle trasformazioni del mondo del lavoro” risponde al primo cittadino di Milano che, durante un confronto organizzato da Leu proprio sulla proposta che deve arrivare dal mondo ambientalista e civico gli aveva appena chiesto parole di chiarezza: “sono solidale con il suo sforzo di traghettare verso il futuro il M5s e mi auguro che lo faccia verso il centrosinistra senza ambiguita’”. E’ lo stesso Conte che nei giorni scorsi aveva assicurato che il nuovo M5S non sarebbe stato un partito “moderato” ma aperto “all’elettorato moderato che e’ molto diverso” aveva precisato assicurando pero’ sulla volonta’ di mantenere la sua identita’. Vuole costruire un percorso in cui, con il campo progressista, “potremo presentare un progetto di societa’ articolato, inclusivo e aperto: poi su questo dovremo misurarci nella competizione, che e’ il sale della politica” ci tiene a precisare. Intanto, mentre costruisce la rete delle alleanze in vista delle prossime elezioni e con un occhio alla legge elettorale che in solitudine il M5s vorrebbe proporzionale, il futuro leader del Movimento deve soprattutto convincere la sua truppa di eletti. La presentazione dello Statuto arrivera’ verso la fine del mese ma non passa giorno che i parlamentari non avanzino richieste di chiarimento: ad esempio sul fatidico terzo mandato, avversato da Grillo e dagli eletti al primo mandato ma sostenuto, con declinazioni diverse, dai parlamentari al secondo “giro” in Parlamento. Uno spettacolo che l’ex 5 Stelle, che Conte vorrebbe recuperare, Alessandro Di Battista, definisce “avvilente”. “Preferiscono metter bocca sulla regola del doppio mandato ovviamente con l’obiettivo di cancellarla e poter continuare a vivacchiare nelle Istituzioni” attacca i suoi ex compagni. I gruppi parlamentari sono sul piede di guerra, al punto che l’assemblea congiunta che si doveva tenere sul Recovery con Patuanelli e’ stata rinviata a data da destinarsi. “Impegni del ministro” si giustificano i direttivi, sapendo bene del rischio che la riunione si sarebbe potuta trasformare in uno sfogatoio. Nel giorno, per altro, in cui viene ufficializzata la contestata assunzione di Rocco Casalino ai gruppi di Camera e Senato per farlo occupare “coaching tv”. Intanto, nelle pieghe, si apre anche il fronte del finanziamento del Movimento: per il funzionamento del partito i parlamentari sono chiamati a versare un contributo di mille euro ma inizia a farsi largo l’ipotesi di ricorso all’uso del 2 per mille. Conte a suo tempo ne aveva promosso l’uso definendolo “compatibile” con le regole 5 Stelle. Sara’ nello Statuto? Se lo augura il deputato Sergio Battelli: “Dobbiamo smetterla di raccontarci la favola che la politica si fa senza soldi”.

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Napoli: Calenda, dopo disastro De Magistris sosterremo Bassolino

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“A Napoli Azione sosterra’ convintamente Antonio Bassolino. Dopo il disastro di De Magistris abbiamo bisogno di persone esperte e capaci. Quello di cui sicuramente invece non abbiamo bisogno e’ di portare i 5S al governo della citta’”. Lo dichiara Carlo Calenda, leader di Azione e candidato sindaco di Roma.

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M5s, Dettori lascia Rousseau: resto nel Movimento e ci credo

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“Oggi ho comunicato ufficialmente le mie dimissioni dall’Associazione Rousseau. E’ stata un’esperienza durata cinque anni, di cui due da dipendente a Milano e gli ultimi tre da socio mentre continuavo la mia attivita’ professionale a Roma. I cinque anni precedenti ho lavorato alla Casaleggio Associati, a supporto di Gianroberto e Beppe, tra il computer alla scrivania e l’iPad sul camper, tra l’ufficio e i palchi. Il primo colloquio in via Morone, dieci anni fa, lo feci con Davide Casaleggio. Si puo’ quindi dire che e’ la prima persona che ha creduto in me e che mi ha dato un’opportunita’. Per questo, e per tante altre cose, gli sono sempre stato e gli saro’ sempre riconoscente. La stima e l’affetto nei suoi confronti sono immutati.” Lo scrive in un lungo post su Fb Pietro Dettori, uno dei soci dell’Associazione Rousseau. “Gli ultimi mesi sono stati difficili e la conclusione delle vicende, tutt’altro che indolore, e’ nota a tutti. La strada che ho scelto io e’ diversa. Perche’ io nel MoVimento ci credo ancora. Chi mi conosce sa che con il MoVimento ho un rapporto quasi carnale. D’altronde quel tipo di lavoro, se non c’e’ la passione a sostenerti, non lo reggi. Nel futuro del MoVimento ci credo innanzitutto perche’ mi fido di Beppe Grillo. Beppe e’ il nostro garante e nei momenti piu’ critici della nostra storia e’ sempre stato lucido, a dispetto di chi lo etichetta solo come un pazzo visionario. Ha indicato un orizzonte (il 2050) e una persona (Giuseppe Conte) per il rilancio del MoVimento. Io non posso che fidarmi e invito chi in questo sogno ci crede ancora e chi ora tentenna, a fare altrettanto. Non so cosa ci riserva il futuro. Non so quali saranno le nostre prossime battaglie. Non so cosa il MoVimento politicamente deve o non deve fare. Di questo si discutera’ nei modi e nei tempi opportuni e potro’ dire la mia, assieme a migliaia di persone, in qualita’ di iscritto. Quello che so e’ che dobbiamo ritornare a essere una comunita’ di persone che si vogliono bene, in cui la fiducia e’ alla base dei rapporti personali, politici e professionali”, spiega Dettori. “Il MoVimento 5 Stelle – sottolinea – e’ come una fenice. Ogni volta che muore rinasce dalle proprie ceneri. E anche questa volta, con l’impegno di tutti, sara’ cosi'”.

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Il sindacato dei magistrati fa retromarcia, ora i ‘referendum sono legittimi” ma i diritti a rischio

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Nuovo scontro, anche oggi, tra la Lega e l’Anm sui referendum sulla giustizia. All’indomani delle polemiche suscitate dall’intervento del presidente del sindacato delle toghe Giuseppe Santalucia, accusato soprattutto da Lega e Radicali di aver messo in discussione la stessa legittimita’ dei referendum e dunque la stessa sovranita’ popolare, e’ il “parlamentino” dell’Associazione nazionale magistrati a riportare negli esatti termini la questione. E a chiarire che assolutamente nessuno intende mettere in discussione “il legittimo esercizio di una prerogativa costituzionale”. I referendum dunque sono conformi alla Costituzione, ma non condivisibili. E, soprattutto, forieri di rischi per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura e per gli stessi diritti dei cittadini, che trovano nelle garanzie riconosciute ai giudici fondamento della loro tutela. Ma il leader della Lega Matteo Salvini rilancia le accuse: “invece di preoccuparsi dei referendum e della volonta’ popolare e anziche’ minacciare – dice – sarebbe utile che l’Anm si preoccupasse di offrire agli italiani processi veloci, certezza della pena e una giustizia libera da correnti, raccomandazioni e spartizioni”. E annuncia che dal 2 luglio, in tutti i Comuni e le piazze d’Italia, “saranno i cittadini con le loro firme a fare vera Giustizia. A questo punto firmare per i 6 referendum significa difendere la Costituzione e la Democrazia”. Una lancia a favore delle toghe viene spezzata invece dal Movimento 5stelle: “Criticare il referendum – dice il presidente della commissione giustizia della Camera Mario Perantoni – e’ pienamente legittimo da parte di chiunque; non e’ accettabile la pretesa di ridurre al silenzio ed impedire la libera espressione di chi rileva la strumentalita’ di questa campagna referendaria nel momento in cui una larga maggioranza e’ impegnata proprio nella riforma della giustizia”. La precisazione di oggi dell’Anm arriva dopo che ieri Salvini e Maurizio Turco avevano chiesto l’intervento del capo dello Stato, soprattutto di fronte a quella che il leader della Lega aveva definito quasi una “minaccia”, e cioe’ l’evocazione da parte di Santalucia di una “ferma reazione” da parte delle toghe. E vista la scia di polemiche, andata avanti nonostante gia’ con un’intervista il leader dell’Anm, esponente di Area, il gruppo piu’ a sinistra delle toghe, avesse cercato di spiegare il senso delle sue dichiarazioni: nessuna minaccia, nemmeno di uno sciopero, solo la volonta’ di chiamare al dibattito le toghe di fronte a un referendum il cui fine e’ “incatenare” la magistratura alla crisi di credibilita’ che sta vivendo. Il documento chiarificatore passa a larga maggioranza al Comitato direttivo centrale dell’Anm. Si astengono soltanto gli eletti di Articolo 101, il gruppo nato in alternativa alle correnti, che contestano a Santalucia (uno dei loro esponenti Andrea Reale si spinge sino a chiederne le dimissioni) soprattutto l’apertura di credito fatta alle riforme messe in cantiere dal governo, “pericolose” e nocive come i quesiti referendari. Con Unicost e Area, lo vota invece anche Magistratura Indipendente, che pure accusa Santalucia di non aver concordato con tutta l’Anm le sue uscite sulla stampa. L’Anm “dara’ il proprio contributo”, ma fin da ora esprime “forte preoccupazione” per 3 quesiti referendari: si tratta innanzitutto delle modifiche in tema di responsabilita’ civile diretta dei magistrati e di separazione delle carriere, che “rischiano di condurre a una magistratura meno indipendente e a un pubblico ministero sganciato dalla giurisdizione e privato dei compiti di garanzia che l’ordinamento gli riserva”. Ma ad allarmare e’ anche il quesito sulla custodia cautelare, “presidio avanzato di tutela della sicurezza collettiva”. “Occorre essere consapevoli – avverte il documento – che l’eventuale approvazione dei quesiti referendari potrebbe comportare gravi ripercussioni sull’assetto costituzionale e sulle guarentigie di autonomia e indipendenza della magistratura, le quali costituiscono non privilegi di categoria ma garanzie irrinunciabili per tutti i cittadini”.

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