Collegati con noi

In Evidenza

Conte accelera su Recovery, evitare ingolfo natalizio

Avatar

Pubblicato

del

Due-tre settimane, non molto di piu’: il premier Giuseppe Conte e il governo hanno questo range temporale per evitare un rischiosissimo pantano pre-natalizio. E sono chiamati a giocare su piu’ tavoli: da una parte il doppio decreto ristori, al quale se ne potrebbe aggiungere un altro a gennaio, dall’altra il Recovery Plan, il volano su cui il capo dell’esecutivo punta davvero per il rilancio del Paese. E, con la seconda crisi epidemica che sembra vedere una luce in fondo al tunnel, e’ su questo secondo dossier che, da qui alla fine del mese, Conte si concentrera’. Entro novembre, spiegano fonti di governo, e’ infatti previsto Il Comitato interministeriale per gli Affari Europei chiamato ad esaminare il draft del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Nel governo il “paper” elaborato dal capo di gabinetto del commissario Paolo Gentiloni, Massimo Buti, sulle tempistiche del piano italiano non ha generato particolare allarme. Ma, allo stesso tempo, anche a Palazzo Chigi c’e’ la consapevolezza che, sul Recovery, e’ giunto il momento di stringere. “L’Italia non e’ in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, l’interlocuzione con la task force della commissione Ue sul Recovery e’ costante e non ha feedback negativi”, spiega una fonte vicina al dossier. Il lavoro tecnico, inoltre, non si e’ mai fermato. Qualche rallentamento, invece, lo si e’ riscontrato sul piano politico, fondamentalmente per due ragioni: il sopraggiungere della seconda ondata, unica priorita’ di Conte nelle settimane scorse e il complicato rebus sulla corrispondenza tra macro-aree e le risorse da destinare a queste ultime. E poi c’e’ il tema della governance ad hoc sull’applicazione del piano, sul quale l’ultima parola spetta a Conte. Nel frattempo l’Italia deve fronteggiare il rischio – quasi una certezza, ormai – che a slittare sia proprio l’anticipo del Recovery Fund. Il tema ha “sfiorato” anche la conversazione telefonica di questa mattina tra Conte e la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Un colloquio caduto poche ore dopo il Consiglio Ue sul quale, sul tavolo, c’e’ stato soprattutto il tema dei veti di Polonia e Ungheria. “Veti ingiustificati, perche’ i Paesi che mettono i veti sono molto colpiti dalla seconda ondata e sono molto favoriti sia dal quadro finanziario pluriennale che dal Next Generation Eu”, sottolinea Gentiloni. Una soluzione va provata e, rimarcano a Palazzo Chigi, in Ue c’e’ il sostegno di tutti al negoziato condotto dalla presidenza tedesca. Nella speranza che il “no” di Budapest e Varsavia cada il prima possibile. Lo stallo Ue non preoccupa solo il governo ma, spiegano fonti parlamentari, anche il Quirinale, dove l’attenzione sul dossier e’ costante. E dove resta, anche, la fiducia che l’impasse presto si sblocchera’. La bozza che sara’ sul tavolo del Ciae di fine novembre, qualche giorno dopo, approdera’ in Parlamento, dove nei prossimi giorni, si avra’ un primo test del dialogo tra maggioranza e FI, con il voto, il 26, sullo scostamento di bilancio. E l’impressione, al di la’ dello scetticismo di una parte del M5S e del caos nel centrodestra, e’ che sulla manovra un punto d’incontro si possa trovare su temi come Iva, imprese, autonomi. Temi cari, tra l’altro, anche all’ala “nordista” dei pentastellati. Temi ai quali potrebbero essere dirottati alcune delle risorse destinato dal governo ai “miglioramenti” parlamentari alla legge di bilancio. E i contatti sotterranei, tra maggioranza e azzurri, sono piu’ che mai presenti.

Advertisement

Esteri

L’Africa fantasma sparita dai radar dei media italiani

Angelo Turco

Pubblicato

del

Che fine ha fatto l’Africa? Posto che l’Africa esista davvero, si capisce, e non sia solo un’invenzione dei geografi. Non se ne parla più, avete notato? Come se fosse un Continente immaginario, buono solo per apparire sulle mappe, o sulle foto spaziali nell’azzurrità biancheggiante e nuvolosa del nostro pianeta. Ci vogliono le vittime del terrorismo, i 110 morti di Boko Haram in Nigeria per avere qualche riferimento sui media italiani, più sensazionalistico, peraltro, che incline all’analisi del perché è successo e di cosa può succedere ancora, in seguito a questa recrudescenza dell’estremismo “islamico” a sud del Sahara.

Certo la pandemia permette l’esistenza comunicativa di questa “Afrique fantôme”, evocata da M. Leiris, nella traversata terrestre dall’Atlantico all’Oceano Indiano quasi un secolo fa! Nei modi di funzionamento della fuzziness mediatica, la notiziabilità del coronarirus diventa più che dispotica, ossessiva. Rendendo “tutto il resto” men che secondario. Specie quando implica qualche nostra responsabilità “occidentale”, qualche colpa del neoliberismo globalitario, arrivando così a turbare le nostre coscienze. 

Eppure, l’Africa esiste e qualcuno degli ultimi dispacci, anche se non riguardano la pandemia, dà da pensare. Il Continente, intanto, sta per essere risucchiato in via sempre più allarmante nelle sabbie mobili del debito pubblico. E’ il Fondo Monetario Internazionale a dirci che il Sudan, il più vasto Paese africano, va verso il doppio del PIL. La piccola Eritrea, stretta nella morsa di una dittatura feroce e incapace ormai persino di pensare se stessa, si muove sugli altissimi livelli italiani. L’Angola sta raggiungendo l’equivalenza del PIL: eppure si tratta di uno del massimi produttori di petrolio del mondo, il secondo del Continente dopo la Nigeria. Nelle stesse condizioni si trovano l’Egitto e, tendenzialmente, il Congo, rispettivamente il terzo e il quarto Paese più popolati d’Africa.

Eppure, ecco un altro dispaccio, proveniente questa volta direttamente dalle Nazioni Unite (Unctad), l’Africa è un “creditore netto” nei confronti del mondo. Pensiamo che tra il 2000 e il 2015, ben 836 miliardi di dollari sono volati via, trasferiti illegalmente verso le accoglienti banche e istituzioni finanziarie occidentali. Se da una parte si parla delle “enormi ricchezze dell’Africa”, e quindi risorse energetiche dal petrolio all’uranio; mirerali preziosi, dall’oro ai diamanti e al platino; metalli rari per le industrie tecnologiche di punta del mondo industriale avanzato –Cina in prima fila, si capisce-; legnami pregiati con una deforestazione selvaggia che sta privando il pianeta dei suoi polmoni vegetali. Dall’altra parte non si parla che troppo poco della corruzione diffusa, del furti, del contrabbando, dei trasferimenti illeciti, appunto, alimentati dai partenariati commerciali conniventi con i Paesi ricchi, sempre pronti a chiudere un occhio e, spesso, tutti e due. Le ripercussioni non sfuggiranno certo: malaffare percolante, arricchimenti spropositati, devastazione degli antichi sistemi etici e solidali africani che tutelavano la resilienza dei villaggi, incapacità dei Governi di assicurare i servizi di base, dalla salute all’istruzione, perdita di fiducia nelle istituzioni africane che dovrebbero garantire lo sviluppo economico e la crescita democratica del Continente. 

Antoinette Sayeh. Fondo Monetario Internazionale

Già, perché la degradazione politica dell’Africa prosegue, in un’indifferenza generale che possiamo considerare ormai come una vera e propria complicità. In Guinea Equatoriale, altro ricco produttore di petrolio, il potere è nelle mani di un impresentabile Teodoro Obiang da 41 anni: tre in più di Paul Biya (Camerun), sette in più di Yoweri Museveni (Uganda), undici in più di Idriss Déby (Ciad), quattordici in più di Isaias Afwerki (Eritrea). Sono da vent’anni e più al potere personaggi come Denis Sassou-Nguesso (Congo), Ismail Omar Guellen (Gibuti), Paul Kagame (Ruanda). Ma non è finita: in Paesi come il Gabon e il Togo, si sono formate delle vere e proprie dinastie, con il potere che si trasmette da padre a figlio: Bongo, Gnassibé, regnano da oltre mezzo secolo….

Il Covid-19, a quanto pare, stenta a diffondersi in Africa e non fa i morti che ci vorrebbero per parlarne, si potrebbe dire cinicamente. Ma morde ferocemente le speranze d’avvenire: quest’anno la scuola africana è ferma, i bambini restano a casa o per strada, niente DAD per loro. Per la più gran parte di loro. Con accentuazione delle diseguaglianze presenti e delle povertà future.

Nel frattempo, ecco l’ultimo dispaccio, la fame nel mondo ricomincia a crescere. Nel 2019 si contano 60 milioni di persone denutrite in più di cinque anni prima. Quasi 150 milioni di bambini soffrono di arresto della crescita. Oltre 5 milioni sono morti prima di aver compiuto 5 anni: per malnutrizione, in tutto o in parte. L’Indice globale della fame, secondo l’ultimo Rapporto Welthungerhilfe e Concern Worldwide pone ben 11 Paesi a livelli “allarmanti”: 8 di questi sono africani, da Madagascar alla Somalia, dal Congo al Sud Sudan, dal Ciad alla Repubblica Centrafricana, per chiudere con le Comore e il Burundi. 

Anche per il fantasma dell’Africa il Natale sarà un problema? 

Continua a leggere

Esteri

Rivelazione della Cnn, indagine su una presunta tangente a Trump in cambio della grazia

Avatar

Pubblicato

del

Tangenti in cambio di una grazia presidenziale da parte di Donald Trump. E’ l’ipotesi su cui sta indagando il dipartimento di giustizia. Lo scrive la Cnn citando documenti giudiziari, da cui emerge che il giudice della corte distrettuale della capitale Beryl Howell ha autorizzato alcuni procuratori ad avere accesso ai documenti contenuti in apparecchiature informatiche sequestrate nei mesi scorsi in una indagine che ruota intorno a questa ipotesi.  Gli inquirenti ritengono che le apparecchiature (iPhone, iPad, laptop, pc) possano rivelare email su una presunta attivita’ criminale, compreso uno “schema segreto di lobbying” e una cospirazione corruttiva che offre “un contributo politico sostanziale in cambio di una grazia presidenziale o di una sospensione della pena” per un imputato condannato il cui nome e’ omesso. Nelle ultime settimane Donald Trump sta valutando una serie di provvedimenti di clemenza. Nella lista ci sono vari amici ed alleati, dall’ex capo della campagna elettorale Paul Manafort all’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon sino al suo avvocato personale Rudy Giuliani.

“L’indagine sulla grazia è una fake News!”: cosi’ su Twitter Donald Trump commenta le notizie di una inchiesta su possibili tangenti in cambio di una grazia presidenziale.

Continua a leggere

Esteri

Terrore in Germania, auto sulla folla: due morti e numerosi feriti

Avatar

Pubblicato

del

Un Range Rover color grigio metallizzato ha attraversato la zona pedonale nel centro di Treviri in Germania seminando il panico e uccidendo due persone, i feriti sono almeno una decina, L’auto viagiava nella zona che ogni anno di questi tempi era occupata dai mercatini di Natale ad almeno70-80 kmh, i testimoni raccontano che i pedoni volavano via come fantocci. A dare la notizia di quanto stava accadendo nella cittadina della Germania sud-occidentale fondata dai Romani , situata nella regione vinicola della Mosella vicino al confine con il Lussemburgo, è stata la polizia sul suo account Twitter.

Il sindaco di Treviri ha reso noto che tra i feriti ve ne sono alcuni in pericolo di vita. La dinamica dell’incidente non è chiara, fermato il conducente: sarebbe un cinquantenne, secondo qualcuno una donna. Rimane lo stato d’allerta.

 

 

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto