Nel 2025 il Consiglio comunale di Napoli si è riunito 38 volte, ma in 25 sedute è mancato il numero legale. L’ultimo caso si è registrato ieri, quando la seduta si è sciolta dopo la discussione degli articoli 37, quelli dedicati ad argomenti non inseriti all’ordine del giorno delle delibere da approvare. Un dato che fotografa una produttività ridotta ai minimi termini per l’Assemblea cittadina.
Il caso Abc Acqua pubblica
Nel corso dell’ultima seduta si è discusso di una proposta di modifica dello statuto di Abc Acqua pubblica. Il sindaco Gaetano Manfredi è stato netto: «L’azienda e l’acqua restano pubbliche, non si fanno passi indietro». Il confronto politico si è però arenato sul tema dei compensi da riconoscere al Consiglio di amministrazione, contribuendo alla mancata prosecuzione dei lavori.
Come salta una seduta
La mancanza del numero legale si manifesta in due modalità. La prima è l’assenza dei consiglieri già al primo appello nominale, che impedisce l’apertura stessa della seduta. La seconda, più frequente, si verifica durante i lavori: basta la richiesta di verifica delle presenze e, se non risultano almeno 21 consiglieri (la maggioranza dei 41 componenti, sindaco incluso), la seduta viene sciolta.
Questo secondo caso apre a una lettura politica più complessa. Al di là delle giustificazioni di rito – traffico, impegni concomitanti, disservizi logistici – emerge spesso una scelta consapevole dei consiglieri di non garantire il numero legale su provvedimenti ritenuti scomodi o divisivi.
La maggioranza e i nodi irrisolti
Il dato appare particolarmente significativo se rapportato alla composizione dell’aula: la maggioranza che sostiene il sindaco conta 31 consiglieri su 41. Eppure, proprio all’interno del “campo largo” emergono fratture evidenti. Il caso emblematico è la delibera 450, relativa al taglio dei costi della politica e alla riforma delle Municipalità. Su questo punto non c’è stata convergenza e, secondo quanto emerso, se il provvedimento fosse stato approvato tempestivamente il Comune avrebbe già risparmiato circa 3 milioni di euro sul bilancio appena varato. Sul tema risulta aperto anche un procedimento della magistratura contabile, con l’ipotesi di un possibile danno erariale.
Atti fermi e opere rallentate
La conseguenza diretta è che circa il 60% delle sedute è andato a vuoto. Nonostante ciò, i gettoni di presenza vengono comunque riconosciuti, poiché la seduta è tecnicamente aperta anche se non si arriva all’approvazione di alcun atto. Restano così bloccate numerose delibere: dalla messa in sicurezza dell’obelisco di Piazza del Gesù agli interventi sul parco della Marinella, fino a molte variazioni di bilancio in entrata e in uscita che rallentano l’avanzamento delle opere pubbliche.
Un calendario che parla chiaro
Scorrendo il calendario emerge una tendenza costante. Nei mesi di gennaio e febbraio, su tre sedute una è saltata. A marzo e aprile, su sei convocazioni, due non hanno prodotto atti. Nel bimestre maggio-giugno, su otto sedute solo due sono andate a buon fine. In estate, tra luglio e agosto, il bilancio è stato più equilibrato: cinque sedute valide e cinque sciolte. Peggio tra settembre e ottobre, con nove sedute convocate: solo tre valide, una limitata agli articoli 37 e cinque sciolte. A novembre, complice anche la campagna per le regionali, la situazione non è migliorata. A dicembre, su quattro sedute convocate, tre sono state sciolte.
Presenze e assenze
Nel quadro generale spiccano anche alcune presenze costanti. La presidente del Consiglio comunale Enza Amato risulta sempre presente. Subito dopo figurano Sergio D’Angelo, Salvatore Flocco, Gennaro Acampora, e per l’opposizione gli esponenti di Forza Italia Iris Savastano e Salvatore Guangi, oltre a Giorgio Longobardi di Fratelli d’Italia.
Il dato politico resta però complessivo: un Consiglio comunale che fatica a garantire continuità decisionale, con effetti concreti sull’azione amministrativa e sulla capacità di rispondere ai bisogni della città.