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Salute

Considerare l’obesità come malattia e inserirla nei livelli essenziali di assistenza dei pronto soccorso

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Considerare l’obesità come una malattia, inserendola nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). E realizzare una rete organizzata di strutture pubbliche di centri di riferimento con un team multidisciplinare che possa trattare l’obesita’ sotto un punto di vista psicologico, nutrizionale, internistico, fisioterapico e chirurgico. Queste sono alcune delle proposte lanciate da medici, ricercatori e alcune societa’ scientifiche che si sono riuniti oggi in Senato nel corso dell’incontro “L’obesita’, una malattia da prevenire e curare”. A fare la sintesi dei lavori e’ il presidente della commissione Sanita’ del Senato, Pierpaolo Sileri, che dice: “L’obesita’ e’ crescente, purtroppo il numero aumentera’ e questo significa piu’ malattie e dunque la necessita’ di prevedere risorse per patologie come il diabete”. E’ lo stesso presidente a spiegare come si possano fare diversi interventi di lotta all’obesita’, a “cominciare da piccole azioni quotidiane” come l’inserimento della misurazione della circonferenza della vita nella pratica clinica giornaliera dei medici di base. “Il contrasto dell’obesita’ inizia fin da piccoli. Ecco perche’ e’ necessaria una seria politica finalizzata all’inserimento di ore obbligatorie di educazione alimentare a partire dalle scuole primarie”. Per Marcellino Monda, docente di Fisiologia dell’Universita’ degli studi della Campania Luigi Vanvitelli “oggi siamo costretti a parlare di obesita’ perche’ non abbiamo parlato di benessere. L’obesita’ cresce al decrescere del potere economico delle famiglie. Un povero ha molte probabilita’ di un ricco di diventare obeso”. Secondo Nicola De Lorenzo (membro dell’executive board della Ifso, la Federazione internazionale per la chirurgia dell’obesita’ e i disturbi metabolici), invece, “un tempo ‘grasso era bello’, abbiamo avuto modelli anche simpatici nel corso del tempo, ma non e’ bello per niente. Gia’ nel 1948 l’Organizzazione mondiale della sanita’ mise l’obesita’ tra le malattie. Poi venne tolta e rimessa”.

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Tumori polmonari, al Pascale diagnosi veloci e farmaci in grado di attaccare alcune mutazioni tipiche

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L’Istituto Tumori di Napoli, Fondazione G. Pascale ha istituito ufficialmente il suo primo Molecular Tumor Board (MTB) per i tumori polmonari. Perché è così importante che ci sia un MTB, da chi è composto e cosa fa un MTB? Abbiamo posto queste domande al Nicola Normanno, Direttore dell’Unità di Biologia Cellulare e Bioterapie e ad Alessandro Morabito, Direttore dell’Oncologia Clinica Sperimentale Toraco-Polmonare dell’Istituto Tumori di Napoli.
A cosa serve innanzitutto un MTB? Ogni tumore ha una sua specifica carta d’identità, rappresentata dalle alterazioni genetiche e molecolari che hanno determinato l’insorgenza della neoplasia. Conoscere queste informazioni, sottolinea il Normanno, è fondamentale per la terapia dei tumori, in quanto esistono farmaci in grado di attaccare alcune mutazioni tipiche in maniera specifica ed altamente efficace. In particolare, il tumore del polmone è quello per il quale si hanno, al momento, le maggiori conoscenze e sono disponibili un numero sempre maggiore di farmaci biologici.

Nicola Normanno

Chi fa parte del MTB? L’MTB è, in realtà, un’articolazione del Gruppo Oncologico Multidisciplinare (GOM) Polmone che, riferisce il Dott. Morabito, gestisce tutti i pazienti con diagnosi di tumore del polmone all’interno dell’Istituto Tumori di Napoli. E’ pertanto costituito da un “core team” che include oncologo medico, chirurgo toracico, radioterapista, anatomo-patologo, e biologo molecolare e da tutti i partecipanti del GOM Polmone, ovvero radiologo, pneumologo, endoscopista, radiologo interventista, cardiologo, medico nucleare, terapista del dolore, medico di riabilitazione, psicologo, farmacista, medico di laboratorio e case manager.
Qual è l’obiettivo del MTB? L’obiettivo primario del MTB, ribadisce Normanno, è proprio quello di discutere le differenti opzioni terapeutiche sulla base dei risultati dell’analisi molecolare effettuata sul DNA del tumore del paziente, attraverso analisi cosiddette di next-generetion-sequencing (NGS). Tali analisi possono identificare in alcuni casi alterazioni molecolari comuni e già conosciute, per le quali sono disponibili dei trattamenti efficaci già approvati in pratica clinica che non richiedono pertanto l’intervento del MTB. In altri casi, tali analisi possono portare, invece, ad identificare delle mutazioni complesse o rare, per le quali non sempre sono noti gli effetti terapeutici dei farmaci approvati o per le quali esistono solo farmaci sperimentali. L’MTB si riunisce proprio in presenza di casi clinici che richiedano l’interpretazione di risultati molecolari più complessi, con l’obiettivo finale di discutere tutti insieme e proporre le opzioni terapeutiche più mirate ed efficaci per il singolo paziente. Le riunioni dell’MTB vengono verbalizzate e rappresentano parte integrante del percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti con neoplasie polmonari.

Alessandro Morabito

L’attivazione del MTB, sottolinea  Morabito, rappresenta pertanto un’importante evoluzione del GOM Polmone del Pascale, che è stato attivato circa 10 anni fa ed ha definitonel tempo i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per le neoplasie polmonari (PDTA), deliberati poi ufficialmente nel 2017. Ogni anno, sono stati circa 350 i casi discussi all’interno del GOM polmone: tutti i casi dei pazienti in stadio iniziale o localmente avanzato che richiedono trattamenti integrati (chirurgia, radioterapia, chemioterapia) ed i casi più complessi dei pazienti con malattia avanzata, che si possono avvantaggiare delle diverse competenze multidisciplinari. Attualmente, con l’attivazione della Rete Oncologica Campana (ROC), tutti i pazienti con diagnosi certa o sospetta di neoplasia polmonare vengono discussi all’interno del GOM polmone, che ha pertanto implementato notevolmente la sua attività nel 2019, con circa 300 casi discussi nei soli primi 5 mesi dell’anno.
L’istituzione recente del MTB, commenta il Direttore Sanitario Aziendale Rosa Martino, rappresenta, pertanto, un valore aggiunto del GOM Polmone e proietta l’Istituto Pascale fra le strutture più avanzate a livello Nazionale nella ricerca e nella terapie delle neoplasie polmonari.
Questo, conclude il Direttore Generale del Pascale, Attilio Bianchi, è il primo passo verso la costituzione della Rete Regionale della Medicina di Precisione, che ha lo scopo di migliorare ulteriormente la qualità della assistenza oncologica della Regione Campania, garantendo a tutti i pazienti oncologici la possibilità di accesso a terapie innovative per la cura dei tumori.

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Salute

Arriva l’App per il monitoraggio della sclerosi multipla

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La tecnologia aiuta i malati di sclerosi multipla, per il monitoraggio della patologia e per raccogliere dati a sostegno della ricerca scientifica. Questo è l’obiettivo di Floodlight Open, una nuova piattaforma (con una app e un portale) che vuole così dare il proprio contributo alla lotta a questa malattia cronico-infiammatoria che porta gradualmente alla disabilita’. L’iniziativa fa parte della campagna#NuovaLuceSullaSm promossa da Roche e presentata allo Spazio Edit di Milano che ha preso il via ieri sera con un evento esperienziale tra luce e suono. La app misurera’ la capacita’ di eseguire piccoli esercizi sullo smartphone. I dati raccolti in tempo reale saranno anonimi e codificati e potranno poi essere messi a disposizione della comunita’ scientifica con l’obiettivo che questo un giorno possa contribuire ad avere un quadro migliore della patologia. “La sclerosi multipla ha, nella maggior parte dei casi, un esordio tra i 20 e i 40 anni ed oggi, queste generazioni, sono perfettamente a proprio agio con smartphone e strumenti digitali – spiega Luigi Lavorgna, neurologo dell’Universita’ della Campania Luigi Vanvitelli e coordinatore del gruppo di studio Digital technology, web e social media della Societa’ italiana di neurologia – Il progetto Floodlight, davvero innovativo, ha l’ambizione di monitorare la performance nell’esecuzione di test elaborati per delineare le funzionalita’ cognitive e motorie nelle persone con Sclerosi Multipla. Un giorno, nemmeno troppo lontano, potrebbe permettere a noi medici di avere a disposizione uno strumento valido e contemporaneo nella gestione del paziente” (Sin).

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Morta a 24 anni dopo aver assunto per 2 mesi integratori. Gli esperti accusano Herbalife

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Formulazioni con metalli pesanti e batteri in grado di portare alla morte in breve tempo: questa l’accusa mossa da un team di esperti indiano ad Herbalife, responsabile secondo i ricercatori, della morte per grave insufficienza epatica di una giovane donna del Kerala consumatrice dei prodotti del colosso americano. L’accusa all’azienda di integratori alimentari è diventata un caso studio pubblicato su giornali scientifici (tra questi PublMed) e realizzato da un pool di ricercatori del The Cochin Gastroenterology Group, Ernakulam Medical Centre indiano.

L’occasione per avviare la ricerca è stata la morte di una donna di 24 anni con ipotiroidismo senza altre malattie croniche. La ragazza stava assumendo regolarmente da due mesi tre prodotti dimagranti Herbalife a base tiroxina quando ha sviluppato una progressiva perdita di appetito per una settimana, seguita da ittero.

Herbalife, il potere del barattolo verde le ombre di un business da 4,5 miliardi

Dodici giorni dopo, l’ittero è peggiorato (bilirubina totale 28,6 mg / dL) spiegano i medici indiani, “e lei è stata portata alla nostra emergenza in encefalopatia epatica di grado 3”. Le lesioni al fegato, si legge su Il Salvagente, erano talmente gravi da farla trasferire con urgenza a un centro trapianti, ma la ragazza è deceduta prima del trapianto.

“Abbiamo trovato alti livelli di metalli pesanti in tutte le formulazioni Herbalife e composti tossici non indicati, incluse tracce di agente psicotropico nel 75% dei campioni” spiegano i ricercatori. E aggiungono: “Nell’analisi microbica, l’analisi ha rivelato diverse comunità batteriche, tra cui specie altamente patogene”. Non solo: “Abbiamo rilevato patogeni batterici patogeni (Proteobacteria e Cyanobattería) con il potenziale di causare lesioni epatiche nel 63% dei casi campioni analizzati, compresi generi pericolosi come Escherichia, Klebsiella, Acinetobacter e Streptococcus. Questo livello di rilevamento microbico è inaccettabile negli integratori alimentari e preannuncia una minaccia per la salute pubblica che potrebbe portare a gravi danni agli organi con un uso ripetuto e a lungo termine”, conclude l’équipe di ricerca.

La risposta di Herbalife

Netta la replica di Herbalife che al Salvagente, sito che smaschera le truffe ai consumatori prendendo anche in esame test di laboratorio, ha commentato: “Ogni giorno, milioni di consumatori in tutto il mondo utilizzano in tutta sicurezza prodotti Herbalife Nutrition e noi sosteniamo la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti”. Dall’azienda spiegano come “Tutti i nostri prodotti e le procedure di produzione sono co formi alle normative governative vigenti in ciascuno dei 94 mercati in cui i nostri prodotti sono venduti e nessuna epatotossina è stata mai riscontrata nei nostri prodotti”.

Quanto alla ricerca indiana, l’azienda fa sapere che “Oltre al nostro robusto programma di test di routine in India, abbiamo chiesto a un laboratorio indipendente e certificato dal governo di testare i prodotti menzionati nel recente articolo e i risultati confermano che i prodotti sono completamente sicuri e conformi a tutte le normative di sicurezza del governo indiano”.

Herbalife – si legge ancora sul Salvagente, ci ha inviato i certificati emessi dal   dalla Federazione delle Indie Camera di Commercio e Industria (FICCI) Research and Analysis Centre (FRAC), centro di ricerca e analisi indipendente. Da questi risulta che tanto la qualità microbiologica dei 24 alimenti testati, che il contenuto di metalli pesanti è in linea con i livelli di sicurezza per il consumatore.

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