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Economia

Confindustria vede ripresa, resta nodo ammortizzatori

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La produzione industriale recupera a giugno (1,1%) dopo il passo falso di maggio portando il livello lievemente sopra quello di febbraio, prima della crisi innescata dalla pandemia: la Confindustria con l’indagine rapida del Centro studi sulla produzione industriale indica attese favorevoli per l’economia nonostante la variante Delta del Covid. Ma se le stime sulla crescita appaiono positive restano ampie aree di difficolta’, a partire dal caso del Gruppo di Gkn che ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio e l’apertura delle procedure di licenziamento per 422 lavoratori. Resta in primo piano il tema degli ammortizzatori sociali con la possibile ripresa del confronto tra Governo e parti sociali la prossima settimana con l’obiettivo di portare la riforma al Consiglio dei ministri entro la fine del mese. Nei primi cinque mesi dell’anno sono stati autorizzati oltre 1,4 miliardi di ore di cassa e la Uil stima che i lavoratori abbiano perso nelle loro buste paga, compresi i ratei di tredicesima e quattordicesima, 2,3 miliardi. Il dato che si basa su una retribuzione media lorda di 20.900 euro immagina una situazione di pieno utilizzo delle ore autorizzate, ma bisogna considerare che il tiraggio della cassa integrazione in genere si aggira sul 50% delle ore chieste. Un lavoratore in cassa integrazione a zero ore per cinque mesi comunque, sostiene la Uil, facendo riferimento sempre a una retribuzione lorda di 20.900 euro annui, perde in busta paga 3.185 euro. “Tra riduzione dello stipendio e mancati ratei della 13 e 14 ,mensilita’ – spiega la segretaria confederale della Uil Ivana Veronese – in cinque mesi le buste paga si sono alleggerite mediamente del 19%”. E se il Governo ragiona su un sistema di ammortizzatori sociali universali il tema centrale resta quello del finanziamento ovvero di chi paga e delle aliquote che saranno fissate, diverse a seconda del settore e della dimensione aziendale. Al momento il contributo per la cig ordinaria per le aziende industriali e’ dell’1,7% della retribuzione sotto i 50 dipendenti e del 2% sopra i 50 ai quali si aggiunge un contributo addizionale nel caso di effettivo utilizzo dell’ammortizzatore. Per la cassa straordinaria il contributo e’ dello 0,9% (0,6% azienda e 0,3% lavoratore) sempre oltre al contributi addizionale in caso di utilizzo. Per le aziende che non hanno la cassa ma hanno almeno cinque dipendenti e’ attivo il Fis (fondo di integrazione salariale) con un contributo di finanziamento molto piu’ basso (0,65% della retribuzione oltre i 15 dipendenti, 0,45% tra i 5 e i 15 dipendenti). La sfida sara’ quella di estendere la contribuzione anche alle micro aziende per ottenere una prestazione per tutti i lavoratori in caso di difficolta’, ma la logica e’ quella di confermare diversi tipi di finanziamento e di prestazione a seconda dei settori e della dimensione aziendale per evitare che cresca troppo il costo del lavoro per le piccole imprese. L’altro tema e’ il mantenimento di qualche tipo di finanziamento pubblico magari limitato nel tempo che consenta l’uscita dal sistema degli strumenti straordinari messi in campo con la pandemia. Il leader Cgil Maurizio Landini vuole sul tema ammortizzatori – cosi’ come su fisco e pensioni – “trattative vere per portare risultati concreti” e – parlando a Lodi – ha aggiunto che “se le risposte del Governo non andranno nel senso delle nostre rivendicazioni siamo anche pronti a mobilitarci”. “Tutto resta condizionato – afferma il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra – alle possibilita’ di finanziamento: in una fase transitoria e’ indispensabile un cospicuo contributo dalla fiscalita’ generale, mentre a regime si dovranno stabilire aliquote di finanziamento di equilibrio che consentano al sistema di assicurare certezza e continuita’ delle prestazioni senza appesantire eccessivamente il costo del lavoro”. “Non deve essere fatto un passo indietro – dice la segretaria confederale Cgil Tania Scacchetti – rispetto all’idea di un ammortizzatore sociale universale. Ci aspettiamo che il Governo ci presenti presto una proposta sulla quale discutere”

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Big Tech alla prova di Wall Street, scossa da Facebook

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Big Tech si presenta all’esame di Wall Street scossa dallo scandalo Facebook, che accende ancora di piu’ l’attenzione su una Silicon Valley ritenuta ormai da molti troppo potente. Nonostante le rivelazioni e la pioggia di critiche, il social di Mark Zuckerberg ha chiuso un terzo trimestre con un utile netto di 9,1 miliardi di dollari su ricavi per 29,01 miliardi, in crescita del 35% ma sotto le attese degli analisti. Risultati tutto sommato positivi che pero’ non spazzano via i timori degli osservatori, che temono l’incertezza dell’effetto delle nuove politiche sulla privacy di Apple sulla raccolta pubblicitaria ma anche l’aggressiva concorrenza per la conquista del pubblico piu’ giovane. Preoccupazioni che si riflettono sui titoli Facebook, gia’ appesantiti dalle rivelazioni contenute nelle 10.000 pagine di documenti interni pubblicati. Documenti nelle mani della Sec che, non si esclude, potrebbe avviare un’indagine e imporre anche sanzioni salate nel caso in cui accertasse che gli investitori sono stati ingannati, oltre che imporre modifiche e paletti ai vertici dell’azienda, che vede Zuckerberg saldamente al comando come amministratore delegato, presidente del consiglio di amministrazione e titolare del 58% delle azioni con diritto di voto. In questo contesto si presentano all’appuntamento dei conti gli altri grandi colossi Big Tech. Il 28 ottobre e’ la volta di Apple e Amazon. Cupertino e’ attesa superare le attese degli analisti, anche se il quarto trimestre appare incerto in seguito alla carenza di chip che potrebbe influenzare le vendite natalizie. Per Amazon le attese sono per ricavi in crescita del 16% ma un utile per azione in calo su base annua, visto il confronto con terzo trimestre stellare del 2020 a causa del Covid. Google alza il velo sui conti al termine della seduta di martedi’ e non dovrebbe deludere, confermandosi la societa’ con la migliore perfomance fra le FAANG, Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google. Dall’inizio dell’anno i suoi titoli sono in rialzo di quasi il 57% con gli analisti convinti che Mountain View sia una delle beneficiarie della riapertura dell’economia. Insieme a Google presenteranno i conti Microsoft e Twitter. La societa’ che cinguetta sale dello 0,18% in attesa della presentazione dei conti, mentre Microsoft avanza di quasi l’1% spinta dalle previsioni di risultati positivi grazie ai suoi servizi cloud.

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Bonomi, sulla manovra nefaste bandierine dei partiti

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“Bandierine di partito”, un sistema “nefasto per il Paese”: il presidente di Confindustria rilancia il pressing per una manovra di bilancio che abbia invece una sola bussola, “l’ossessione per la crescita”. Oggi si “cercano risorse per bandierine” come il reddito di cittadinanza, o una riforma che riproponga meccanismi come quota 100, che non servono alla crescita: per Carlo Bonomi e’ invece “doveroso” un “intervento forte” di taglio del cuneo fiscale-contributivo: “Qualcosa bisogna farla per rendere competitivo il Paese”. E per fermare il gioco delle ‘bandierine’, per arginare “l’assalto dei partiti alla diligenza”, ribadisce il leader degli industriali, oggi “dobbiamo sostenere con forza il Governo Draghi”. Carlo Bonomi chiude il tradizionale convegno di ottobre dei Giovani di Confindustria, ne rilancia l’entusiasmo con una nota anche di velata amarezza: “E’ stato evidente quanto sia difficile parlare la lingua della verita’. Voi ponete una sfida – dice, riferendosi al tema del convegno e all’intervento di ieri del leader degli industriali under-40, Riccardo Di Stefano -: allarghiamo gli spazi, guardiamo al futuro. E ‘ proprio questo l’obiettivo, lo avete centrato. Ma in questo Paese se getti il cuore oltre l’ostacolo rischi di passare per un visionario. Non sposti di un millimetro i troppi colli di bottiglia del passato”; “Il nemico pubblico numero uno che sta ammazzando questo Paese e’ l’indifferenza”. Ed ai giovani Carlo Bonomi dice: “Siamo in un Paese che stenta ad apprezzarvi e pensa a voi solo quando c’e’ un passaggio elettorale”. “Cosa c’e’ in questa legge di bilancio per i giovani? Non credo che sia una manovra per i giovani”. Mentre sul fronte dei giovani rilancia la proposta di garantirne la presenza nei cda delle quotate: “Dobbiamo fare una battaglia” Di stretta attualita’ c’e’ il tema del confronto tra parti sociali per quel ‘Patto per l’italia’ che Confindustria ha proposto ma che trova ostacoli nelle posizioni di “parte dei sindacati”, come ha detto il vicepresidente di Confindustria per le relazioni industriali. “Maurizio Stirpe ha ribadito il pensiero di Confindustria che e’ quello di un grande ‘Patto per l’Italia’, praticamente sono 14 mesi che lo stiamo dicendo”, dice Bonomi che puntualizza: “Ovviamente i patti si firmano tra piu’ persone. Stiamo rilevando che c’e’ una parte che ha capito cosa vuole il Paese e, quindi, quindi questo patto lo vuole fare. E registriamo che ci sono altre componenti che forse sono un po’ piu’ restie”. Le distanze sono in particolare con la Cgil, ma anche con la Uil. Intanto c’e’ un fronte piu’ immediato, oggi: la legge di bilancio. “Quello che rilevo in questa manovra e’ che i partiti stanno facendo un assalto alla diligenza senza avere una visione di insieme perche’, se guardo, c’e’ un partito che chiede un miliardo in piu’ sul reddito di cittadinanza ed i numeri ci dicono che il reddito di cittadinanza non sta funzionando, e ci sono partiti che chiedono prepensionamenti: quota 102, quota 104. C’e’ poi un taglio tasse che non abbiamo ancora capito. Non e’ la strada. Mi dite queste tre cose come creano crescita, quel Pil di cui abbiamo necessita’ assoluta?”. Serve “ossessione per la crescita: bisogna mettere le risorse la’ dove ci fanno crescere”, insiste Bonomi. “L’unico fattore su cui possiamo intervenire per rendere competitivi i nostri prodotti e’ sul costo del lavoro: un intervento forte sul cuneo va fatto”.

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Bonus e casa: vademecum al rompicapo degli sconti

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Lavori in corso, questa volta non sugli immobili, ma sugli sconti che il fisco riconosce ai contribuenti: dalle ristrutturazioni ai miglioramenti sismici, dai giardini alle facciate, fino all’oramai noto ‘superbonus’ al 110%. La manovra economica, ma anche il decreto fiscale appena approvato, cambia alcuni degli interventi previsti. L’allarme rosso suona per chi vuole utilizzare il bonus facciate, che scade a fine anno, e novita’ ci sono anche per il Superbonus. Ecco allora un mini-vademecum realizzato con l’aiuto dell’esperto che per il consiglio nazionale degli architetti partecipa al tavolo per la semplificazione presso il dipartimento per la funzione pubblica, Fabrizio Pistolesi.

1) BONUS RISTRUTTURAZIONI ED ECOBONUS CLASSICO: Sono rifinanziati fino al 2021, ma c’e’ gia’ l’accordo per una proroga anche nel 2022. Sulle ristrutturazioni la detrazione e’ del 50% da spalmare in 10 anni nella dichiarazione dei redditi. Il tetto complessivo a 96mila euro per unita’ immobiliare. Per l’ecobonus classico lo sconto e’ invece del 65% e riguarda gli interventi di efficientamento energetico che non rientrano nel superbonus (ad esempio le caldaie dei singoli appartamenti se non ‘trainate’ dall’attivazione del 110% per altri interventi)

2) BONUS FACCIATE: Scade a fine anno e, tranne ripensamenti sempre possibili durante l’esame della manovra da parte del Parlamento, non sara’ prorogato per tutti. L’ultima novita’ – che deve trovare conferma nel testo finale – e’ che chi avra’ pagato il 10% dei lavori sfruttando lo sconto in fattura con un’impresa o la cessione del credito potra’ usufruirne anche per i lavori del 2022. “La caratteristica di questo bonus – afferma l’architetto Pistolesi – e’ che la detrazione e’ al 90%, piu’ alta di quella per le ristrutturazioni, non ha un tetto di spesa e richiede meno burocrazia rispetto al superbonus. Non serve ad esempio l’asseverazione della regolarita’ urbanistica degli immobili”. Cosa accade a chi non riuscira’ a rispettare la scadenza di fine anno? L’intervento rientrera’ nel bonus ordinario al 50% oppure bisognera’ fare il ”cappotto energetico” – insomma non bastera’ una tinteggiatura – per far salire lo sconto al superbonus.

3) IL SUPERBONUS: Al momento il superbonus al 110% e’ finanziato per tutto il prossimo anno solo per i condomini e per le case Iacp (o equivalenti). Per le unita’ immobiliari unifamiliari e le ville scade invece il 30 giugno, cioe’ entro quella data devono essere fatti i pagamenti. La strada che il governo sembra intenzionata a seguire e’ di una proroga al 2023 solo per i condomini, con l’ipotesi di un successivo decalage al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025. “Tre sono le tipologie – spiega Pistolesi – C’e’ l’ecobonus che richiede il miglioramento di almeno due classi energetiche e la copertura di almeno il 25% delle superfici opache (di fatto le mura) dell’esterno del palazzo. C’e’ poi il sismabonus per interventi di rilievo; le caldaie a maggiore efficienza, ma solo se condominiali. Le diverse soglie sono un vero e proprio ginepraio ma si trovano anche, per i singoli interventi, sul sito dell’Ance”. La caratteristica del superbonus e’ che se viene attivato ”attrae” nello sconto al 110% anche interventi che rientrano bel bonus ordinario di ristrutturazione: ad esempio per le finestre o le caldaie dei singoli appartamenti, oppure – pensando ai condomini – per gli ascensori, il vano scale e le altre parti comuni.

4) SISMABONUS: Serve per gli interventi che migliorano gli immobili e cambia a secondo se si tratta di unita’ singole o condomini e a seconda di quanto viene migliorata di due gradini la classificazione sismica dell’immobile. Per le singole unita’ immobiliari lo sconto e’ del 50, 60 o 70%; per i condomini al 75 o all’85%, proprio a seconda dei lavori. Sara’ riconfermato.

5) GIARDINI E MOBILI: Consente uno sconto del 36% fino ad un massimo di 5.000 euro sulle spese sostenute per la sistemazione a verde di aree scoperte private, impianti di irrigazione e pozzi. Sara’ rinconfermato anche il bonus mobili che si attiva solo se l’immobile per il quale si fanno gli acquisti e’ interessato da interventi di ristrutturazione: la detrazione e’ al 50% fino a 10.000 euro di spesa per acquisto anche di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni).

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