Economia
Confindustria spinge sul nucleare: Orsini chiede aiuti urgenti per l’automotive
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini rilancia il tema del ritorno dell’Italia al nucleare e chiede al Governo di accelerare sugli aiuti al settore automotive. Dal Sustainable Economy Forum arriva anche l’apertura del ministro Gilberto Pichetto Fratin a un confronto sul nuovo nucleare senza approcci ideologici.
Dal palco del Sustainable Economy Forum di Comunità di San Patrignano, il presidente di Confindustria Emanuele Orsinirilancia il tema del ritorno dell’Italia al nucleare e chiede al Governo di accelerare sugli incentivi destinati al settore automotive.
Per Orsini il dibattito sul nucleare rappresenta un passaggio cruciale per la competitività industriale italiana. Il leader degli industriali ha accolto con favore l’approdo in Parlamento della proposta sul nuovo nucleare, definendola una scelta “fondamentale” per garantire indipendenza energetica al Paese.
Secondo Orsini, tutte le forze politiche dovrebbero sostenere con responsabilità la sperimentazione sul nucleare di nuova generazione, considerata una delle poche strade possibili per ridurre il costo dell’energia e rafforzare il sistema produttivo nazionale.
L’allarme sull’automotive: “Rischiamo di perdere un settore strategico”
Nel suo intervento Orsini ha lanciato anche un forte appello al ministero dell’Economia affinché vengano rapidamente sbloccate le misure di sostegno per il comparto automobilistico.
Il presidente di Confindustria ha ricordato che il settore auto rappresenta uno dei principali pilastri industriali italiani e che la trasformazione tecnologica in corso richiede investimenti immediati per ricerca, innovazione e sviluppo.
Al centro della richiesta ci sono circa 750 milioni di euro destinati a contratti di sviluppo e interventi per accompagnare la transizione industriale del comparto.
“Non possiamo aspettare sei mesi”, ha avvertito Orsini, sottolineando che le misure sarebbero già state trasmesse dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy al Ministero dell’Economia e delle Finanze fin dallo scorso gennaio.
Pichetto Fratin: “Serve un confronto senza ideologie”
Sul tema energia è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che ha invitato ad affrontare il tema nucleare senza contrapposizioni ideologiche.
Per il ministro occorre discutere sulla base di valutazioni tecniche e industriali concrete, considerando il nuovo nucleare come una possibile svolta strategica per il sistema energetico italiano.
Quanto ai tempi, Pichetto Fratin ha indicato un orizzonte non immediato: il ragionamento operativo potrebbe partire tra la fine del decennio e l’inizio degli anni Trenta, con possibili sviluppi tra il 2033 e il 2034.
Energia e competitività al centro del confronto europeo
L’intervento di Orsini si inserisce nel dibattito europeo sulla competitività industriale e sul costo dell’energia per le imprese.
Secondo Confindustria, le scelte energetiche compiute negli anni passati hanno lasciato l’Italia “fuori mercato” rispetto ai competitor internazionali, con conseguenze pesanti per la manifattura e per i settori ad alta intensità energetica.
Il tema del nucleare torna così al centro dell’agenda politica e industriale italiana, intrecciandosi con la crisi dell’automotive e con la sfida della transizione energetica europea.
Economia
Monopattini elettrici, dal 16 luglio assicurazione obbligatoria: multe fino a 400 euro
Dal 16 luglio 2026 scatta l’obbligo di assicurazione per i monopattini elettrici. La polizza dovrà essere collegata al contrassegno del mezzo. Per chi circola senza copertura sono previste sanzioni da 100 a 400 euro.
Dal 16 luglio 2026 scatta l’obbligo di assicurazione per i monopattini elettrici che circolano in Italia. La novità, introdotta dalla riforma del Codice della strada approvata alla fine del 2024, potrebbe interessare circa un milione di proprietari privati.
La copertura di responsabilità civile servirà a risarcire i danni provocati a terzi durante la circolazione, come le lesioni arrecate a pedoni o ciclisti e i danni causati ad altri veicoli.
La decorrenza dell’obbligo è stata fissata al 16 luglio dal ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mentre l’obbligo del contrassegno identificativo era già entrato in vigore il 17 maggio.
Non basta la polizza del capofamiglia
Assoutenti avverte che non sarà sufficiente una generica polizza di responsabilità civile del capofamiglia. La copertura assicurativa dovrà infatti riportare il codice del contrassegno identificativo assegnato allo specifico monopattino.
La polizza, quindi, dovrà essere direttamente collegata al mezzo e non soltanto alla persona che lo utilizza.
Nessun indennizzo diretto nei primi due anni
Almeno nella prima fase non sarà applicato il sistema dell’indennizzo diretto, attraverso il quale il danneggiato viene normalmente risarcito dalla propria compagnia assicurativa.
Per gli incidenti provocati dai monopattini si seguirà la procedura ordinaria, con la richiesta di risarcimento rivolta alla compagnia che assicura il mezzo responsabile.
La circolare del Mimit del 24 aprile prevede un periodo di monitoraggio di due anni. L’Ivass dovrà comunicare ogni sei mesi al Ministero i dati sui sinistri, in modo da consentire la definizione di uno specifico sistema nazionale di compensazione.
Quanto costerà assicurare un monopattino
Secondo le stime di Assoutenti, una polizza base dovrebbe costare mediamente tra 35 e 55 euro all’anno. Il prezzo potrebbe però salire fino a circa 150 euro con l’aggiunta di garanzie accessorie.
Considerando la platea potenziale dei proprietari, la nuova assicurazione potrebbe generare una spesa complessiva vicina ai 50 milioni di euro all’anno.
L’associazione dei consumatori chiede al Governo di vigilare affinché il nuovo obbligo non produca speculazioni o forti differenze territoriali nei prezzi delle polizze.
Multe da 100 a 400 euro
Chi circolerà senza assicurazione rischierà una sanzione amministrativa compresa tra 100 e 400 euro. Restano inoltre gli obblighi già previsti per il casco e il divieto di trasportare un’altra persona sul monopattino.
«Il vero problema è che nel settore dei monopattini regna ancora il Far West», afferma il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, secondo il quale i nuovi obblighi rischiano di essere inefficaci in assenza di controlli adeguati da parte delle forze dell’ordine.
Autovelox, forti differenze tra le città
Sul fronte dei controlli stradali emergono intanto forti differenze negli incassi prodotti dagli autovelox. Secondo un’elaborazione del Codacons sui dati relativi al periodo 2021-2025, le principali città italiane avrebbero incassato complessivamente oltre 300 milioni di euro.
Firenze guida la classifica con circa 86,1 milioni di euro, seguita da Milano con 52,1 milioni. Napoli si colloca invece in fondo alla graduatoria, con poco più di 59mila euro incassati nell’intero quinquennio.
Dati che mostrano quanto l’applicazione delle norme sulla sicurezza stradale continui a variare profondamente da una città all’altra.
Economia
Mps, Lovaglio sfida Intesa: «La banca vale più di 30 miliardi, il suo potenziale non è ancora espresso»
L’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio rivendica il valore della banca senese alla vigilia dell’esame dell’Opas da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo e della proposta di fusione avanzata da Banco Bpm.
«Il Monte dei Paschi è una risorsa di grande valore per il Paese e il suo potenziale supera i 30 miliardi». Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, rivendica la forza e le prospettive della banca senese mentre si apre una delle partite più importanti del consolidamento bancario italiano.
Intervenendo agli incontri de “La Terrazza” a San Casciano dei Bagni, il manager non ha citato direttamente l’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo, ma il riferimento ai 30 miliardi è apparso evidente. L’8 giugno il gruppo guidato da Carlo Messina ha presentato un’Offerta pubblica di acquisto e scambio su Mps del valore iniziale di circa 30,6 miliardi di euro.
Lovaglio: valuteremo tutte le opzioni
Le regole previste durante un’offerta pubblica impediscono ai vertici della società destinataria di anticipare valutazioni compiute. Lovaglio si è quindi mantenuto prudente.
«Continuiamo nella nostra attività e valuteremo tutte le offerte formulate e tutte le opzioni per fare il bene della banca», ha spiegato, assicurando che Mps proseguirà con lo stesso senso di responsabilità mostrato verso clienti, dipendenti e territori.
Il consiglio di amministrazione della banca senese è atteso a un primo esame dell’Opas di Intesa Sanpaolo e della proposta di aggregazione alla pari avanzata da Banco Bpm. Gli advisor finanziari e legali stanno analizzando i due progetti, destinati a produrre conseguenze molto diverse sulla struttura e sull’identità del gruppo.
La sfida tra Intesa e Banco Bpm
Intesa Sanpaolo ha offerto 16 nuove azioni del proprio gruppo e un euro in contanti per ogni dieci azioni Mps. Al momento dell’annuncio, l’operazione valorizzava il Monte circa 30,6 miliardi, con un premio del 12,5% rispetto alle quotazioni precedenti.
Il progetto prevede inoltre la cessione a Unipol di una banca comprendente il marchio Mps e circa 635 filiali, destinate a essere successivamente integrate con Bper. Una soluzione pensata anche per superare i possibili ostacoli posti dalla normativa sulla concorrenza.
Banco Bpm propone invece una fusione tra pari, dalla quale nascerebbe un gruppo con una capitalizzazione complessiva superiore ai 50 miliardi di euro e dimensioni tali da competere per il secondo posto nel mercato bancario italiano.
«La forza di Mps è nelle persone»
Lovaglio ha insistito soprattutto sul valore immateriale della banca, fondata sulla rete dei dipendenti, sul legame con i clienti e sul radicamento nelle comunità.
«Mps è un’infrastruttura fortissima ed è una combinazione di capacità dei colleghi, affezione e comunità», ha affermato. Secondo l’amministratore delegato, la banca ha saputo trasformare una storia plurisecolare in un’identità ancora capace di produrre valore.
Il manager ha rivendicato il percorso compiuto negli ultimi anni: «Ho fatto quello che qualunque imprenditore che vuole bene alla propria azienda avrebbe fatto: lavorare per farne emergere la ricchezza».
Il ruolo dello Stato nel rilancio
Lovaglio ha riconosciuto anche il ruolo svolto dal governo e dal ministero dell’Economia nella fase di risanamento.
A suo giudizio, lo Stato ha evitato lo smembramento della banca e ha sostenuto l’aumento di capitale, accompagnato da una consistente partecipazione privata. Un intervento definito positivo perché impostato secondo una logica industriale e non soltanto finanziaria.
Mps, dopo il salvataggio pubblico del 2017 e il successivo ritorno in mani private, è diventata uno degli attori centrali nel riassetto del sistema bancario italiano.
Il valore della banca e la passivity rule
La dirigenza di Mps dovrà muoversi nel rispetto della cosiddetta passivity rule, che vieta agli amministratori di adottare autonomamente misure difensive capaci di ostacolare un’offerta senza la preventiva autorizzazione dell’assemblea degli azionisti.
Questo non impedisce tuttavia al consiglio di valutare le alternative industriali e di esprimere, nei tempi previsti, un giudizio motivato sull’offerta di Intesa.
Lovaglio ha lasciato aperto il tema fondamentale: «Quanto vale Mps? Trenta, 33, 40, 50 o 60 miliardi? Quanto valgono il nostro marchio e le nostre persone?».
Per l’amministratore delegato il prezzo di mercato rappresenta soltanto una parte della valutazione. «Il valore della banca non è stato ancora completamente espresso. Abbiamo continuato a crescere e possediamo una potenzialità enorme».
La partita è soltanto all’inizio. Il primo orientamento del consiglio potrà emergere nelle prossime riunioni, ma il giudizio formale sull’Opas arriverà più avanti, in prossimità dell’avvio effettivo dell’offerta. Nel frattempo Mps prova a ricordare ai contendenti che il proprio futuro non può essere misurato soltanto sulla base delle quotazioni di Borsa.
Economia
EasyJet, guerra tra fondi americani: Apollo rilancia a 5,7 miliardi e supera Castlelake
Apollo Global Management ha presentato un’offerta da 7,15 sterline per azione per acquisire easyJet, superando la proposta di Castlelake. Il consiglio della compagnia è orientato a sostenere il rilancio, mentre il mercato attende una possibile guerra di offerte.
Si apre una possibile guerra tra fondi statunitensi per il controllo di easyJet, una delle maggiori compagnie aeree europee.
Il consiglio di amministrazione della compagnia britannica ha annunciato di avere raggiunto un accordo di principio con Apollo Global Management su un’offerta da 7,15 sterline per azione, che valuta easyJet circa 5,7 miliardi di sterline, equivalenti a poco meno di 6,7 miliardi di euro.
La proposta supera quella da 6,90 sterline per azione avanzata da Castlelake, sulla quale il consiglio di easyJet si era dichiarato favorevole soltanto pochi giorni prima. La società ha quindi precisato di non essere più orientata a raccomandare l’offerta precedente.
Il mercato scommette su nuovi rilanci
Alla notizia, le azioni di easyJet sono salite di circa il 14-15 per cento, raggiungendo i livelli più elevati degli ultimi anni, pur restando sotto il prezzo proposto da Apollo. Il divario segnala che il mercato continua a considerare presenti rischi regolamentari e di esecuzione dell’operazione.
Castlelake ha fatto sapere di stare valutando le proprie opzioni. Il fondo potrebbe ritirarsi oppure rilanciare, aprendo una vera asta per l’intero capitale della compagnia.
Apollo dovrà formalizzare la propria proposta entro i termini previsti dalla disciplina britannica sulle acquisizioni. L’accordo annunciato è ancora preliminare e non garantisce che l’operazione venga conclusa.
La strategia proposta da Apollo
Apollo ha dichiarato di voler proseguire la strategia industriale già avviata da easyJet, fondata sul rinnovo della flotta, sull’impiego di aeromobili più grandi ed efficienti e sulla crescita della divisione easyJet Holidays.
Il fondo statunitense sostiene di seguire da anni la compagnia e di considerarla una delle attività più interessanti dell’aviazione mondiale.
Apollo dispone già di una significativa esperienza nel settore: ha investito in compagnie come Aeromexico, Sun Country Airlines e Atlas Air e ha partecipato a operazioni di finanziamento riguardanti, tra le altre, Air France-Klm, Virgin Atlantic, Sas e Latam.
La possibilità per gli azionisti di restare nella società
La proposta prevede anche un’alternativa al pagamento interamente in contanti. Gli azionisti potrebbero reinvestire parte delle proprie quote nella nuova struttura privata attraverso la quale Apollo controllerebbe easyJet.
Questa possibilità potrebbe interessare soprattutto il fondatore della compagnia, Stelios Haji-Ioannou, che possiede poco più del 15 per cento del capitale.
Resterebbe inoltre in vigore l’accordo che riconosce a easyGroup, la società del fondatore, royalties pari allo 0,25 per cento dei ricavi per l’utilizzo del marchio easyJet.
Il vincolo europeo sulla proprietà
Uno dei principali ostacoli riguarda le norme europee sulla proprietà e sul controllo delle compagnie aeree.
Per conservare i diritti di traffico nell’Unione europea, easyJet deve restare sotto il controllo effettivo di soggetti comunitari. Apollo, essendo un investitore statunitense, dovrà quindi limitare la propria partecipazione diretta e individuare capitali europei sufficienti a rispettare i requisiti previsti.
Il fondo ha assicurato che strutturerà l’operazione in modo compatibile con queste regole. Il vincolo potrebbe tuttavia rendere più complesso il finanziamento e allungare i tempi necessari per ottenere le autorizzazioni.
Il valore della flotta, degli slot e delle vacanze
L’interesse dei fondi non riguarda soltanto l’attività di trasporto passeggeri. EasyJet dispone di una flotta di proprietà, preziosi slot negli aeroporti europei più congestionati, un consistente portafoglio di ordini Airbus e una divisione vacanze in forte crescita.
Secondo le valutazioni riportate dagli analisti, l’insieme degli asset potrebbe valere circa 7,8 miliardi di sterline: 4,6 miliardi per i 208 aeromobili di proprietà, 770 milioni per gli slot aeroportuali, 1,2 miliardi per easyJet Holidays e altrettanto per il portafoglio degli ordini.
Il valore contabile degli asset di proprietà dichiarato dalla stessa easyJet ammontava a circa 5 miliardi di sterline alla fine del primo semestre dell’esercizio 2026.
La sfida per rendere redditizia l’acquisizione
Gli analisti di Bernstein ritengono che, al prezzo proposto, Apollo dovrà ottenere un forte miglioramento dei risultati industriali oppure valorizzare parte degli asset attraverso cessioni e operazioni finanziarie.
EasyJet dispone di una rete importante e di posizioni aeroportuali difficili da replicare, ma negli ultimi anni non ha guadagnato quote di mercato con la stessa velocità di concorrenti come Ryanair e Wizz Air.
La sfida sarà aumentare la redditività senza indebolire una compagnia che ha già avviato un vasto programma di rinnovamento della flotta e che, nei conti semestrali del 2026, ha registrato una perdita ante imposte di 552 milioni di sterline, pur disponendo di 4,7 miliardi di liquidità e di una posizione finanziaria netta positiva.
La parola passa ora a Castlelake. Un nuovo rilancio trasformerebbe la contesa per easyJet in una vera battaglia finanziaria, con il fondatore Stelios Haji-Ioannou e gli altri azionisti nella posizione di poter chiedere un prezzo ancora più elevato.


