Cronache
Concorso dirigenti scolastici a Trento, cresce la protesta dei docenti esclusi
Il corso-concorso della Provincia autonoma di Trento per 20 dirigenti scolastici diventa un caso amministrativo. Dopo una selezione rapidissima e l’esclusione di molti candidati, soprattutto provenienti dal Mezzogiorno, crescono ricorsi e contestazioni su trasparenza, accesso agli atti e valutazioni.
Non è più soltanto una vicenda concorsuale. Attorno al corso-concorso bandito dalla Provincia autonoma di Trento per il reclutamento di 20 dirigenti scolastici sta prendendo forma un caso amministrativo che coinvolge docenti arrivati da tutta Italia e che rischia di spostarsi sempre più dalle aule d’esame a quelle della giustizia amministrativa.
La procedura, nata per coprire posti di vertice nelle istituzioni scolastiche e formative provinciali, ha registrato oltre 1.500 domande di partecipazione. Dopo la prova preselettiva del 16 aprile e la prova scritta del 28 aprile, la platea si è però ridotta drasticamente. Gli esiti pubblicati il 15 maggio hanno indicato 40 candidati ammessi alla successiva prova pratica e 124 non ammessi dopo lo scritto. Una selezione rapida, concentrata in poche settimane, che ha alimentato dubbi e malcontento tra molti esclusi.
Il malcontento dei candidati del Mezzogiorno
A guidare la protesta sono soprattutto candidati provenienti dal Mezzogiorno. Tra gli aspiranti dirigenti che hanno partecipato alla selezione vi sarebbe stata una forte presenza di docenti campani, insieme a candidati arrivati da Puglia e Calabria. Proprio in queste regioni si concentra oggi una parte rilevante delle contestazioni.
Gli esclusi non parlano di irregolarità accertate, ma chiedono chiarezza sulla procedura, sui tempi delle valutazioni e sui criteri applicati. Il punto politico e amministrativo è delicato: non si tratta soltanto di stabilire chi abbia superato o meno le prove, ma di verificare se ogni passaggio sia stato pienamente trasparente, accessibile e controllabile.
Il nodo della trasparenza e dell’accesso agli atti
Uno dei temi più discussi riguarda la possibilità per i candidati esclusi di conoscere tempestivamente i punteggi e le motivazioni della mancata ammissione. In alcuni ricorsi, secondo quanto emerge dagli atti richiamati dai candidati, viene contestato il rinvio dell’accesso agli elaborati alla conclusione della procedura.
Il Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento è già stato investito della vicenda. In uno dei provvedimenti cautelari richiamati dagli esclusi, il giudice avrebbe rilevato l’assenza di informazioni ulteriori sul giudizio espresso in ordine a una prova scritta ritenuta insufficiente, disponendo l’ammissione con riserva della candidata alla fase successiva.
È un passaggio che ha rafforzato il fronte dei ricorrenti. La questione non riguarda il diritto automatico a superare il concorso, ma il diritto a comprendere in modo chiaro come sia stata formata la valutazione.
Le prove pratiche-orali e le contestazioni sui quesiti
Un altro capitolo riguarda le prove pratiche-orali svolte tra il 25 e il 28 maggio. Diversi candidati riferiscono di essersi trovati davanti a quesiti molto specifici, in alcuni casi giudicati eccessivamente nozionistici e concentrati su aspetti particolari della normativa scolastica e provinciale.
Secondo questa lettura, la prova avrebbe finito per misurare soprattutto la memoria normativa, più che le competenze manageriali, organizzative e di leadership richieste a un dirigente scolastico. È una contestazione che dovrà eventualmente trovare riscontro negli atti ufficiali e nelle verifiche amministrative, ma che contribuisce ad alimentare il clima di sfiducia.
Il caso del candidato fragile
Tra le segnalazioni più delicate vi sarebbe anche quella relativa a un candidato con disabilità e documentate problematiche sanitarie, che avrebbe lamentato la mancata concessione di adeguate misure compensative in relazione al proprio stato di salute.
È un punto che impone particolare prudenza, perché riguarda condizioni personali e tutele specifiche. Se confermata negli atti, la questione aprirebbe un ulteriore fronte sulla corretta applicazione delle garanzie previste per i candidati fragili o con esigenze particolari durante le prove concorsuali.
I tempi della correzione degli elaborati
Il tema che più ricorre tra gli esclusi riguarda però i tempi di correzione degli elaborati scritti. La prova si è svolta il 28 aprile e gli esiti sono stati pubblicati il 15 maggio. Secondo i candidati critici, il periodo effettivo a disposizione della commissione, considerando festività e domeniche, sarebbe stato molto ristretto per valutare in modo approfondito oltre 150 elaborati.
Una docente della provincia di Caserta, tra le voci più critiche, chiarisce che non viene messa in discussione la professionalità della commissione. La domanda, però, resta: come è stato possibile correggere e valutare in profondità tutti gli elaborati in un arco temporale così breve?
È un interrogativo che non contiene di per sé un’accusa, ma che chiede una risposta amministrativa chiara, soprattutto in una procedura così selettiva e destinata a individuare figure apicali della scuola.
Il dato territoriale che non si conosce
Molti candidati chiedono anche di conoscere la distribuzione geografica degli ammessi alla fase finale. La domanda è semplice: dei candidati rimasti in corsa, quanti provengono dal Trentino o dalle regioni del Nord e quanti dal Mezzogiorno?
Al momento, secondo quanto lamentano gli esclusi, questo dato non sarebbe conoscibile in modo chiaro a causa dell’anonimato degli elenchi pubblicati. Anche questo elemento alimenta sospetti e malumori, soprattutto tra i concorrenti meridionali, che ritengono di avere subito una selezione particolarmente severa.
La politica entra nel caso
La vicenda è arrivata anche sul terreno politico, con un’interrogazione presentata in Consiglio provinciale dal Partito democratico trentino. La Provincia autonoma di Trento continua a difendere la regolarità della procedura, ma il moltiplicarsi dei ricorsi e le prime decisioni cautelari hanno modificato il quadro.
Il tema non è più soltanto il risultato di un concorso. Ora la discussione riguarda la trasparenza delle valutazioni, la possibilità di accesso agli atti, la tutela dei candidati fragili, la proporzionalità delle prove e la piena verificabilità dell’intero percorso selettivo.
Una selezione rapida diventata caso amministrativo
Il corso-concorso per dirigenti scolastici di Trento doveva essere una procedura tecnica per selezionare 20 figure di vertice del sistema scolastico provinciale. In poche settimane, però, è diventato un caso nazionale, seguito da centinaia di docenti e destinato con ogni probabilità a proseguire davanti ai giudici amministrativi.
La prudenza è necessaria. Non ci sono, allo stato, irregolarità accertate in via definitiva. Ma ci sono domande che chiedono risposte: sui tempi delle correzioni, sulle modalità di accesso agli atti, sulla natura delle prove, sulle misure compensative e sulla composizione territoriale degli ammessi.
In un concorso pubblico, la legittimità non si misura soltanto con il rispetto formale delle scadenze. Si misura anche con la capacità dell’amministrazione di rendere ogni passaggio comprensibile, verificabile e trasparente. È questo, oggi, il vero nodo del caso Trento.
Cronache
Metaponto, 18enne arrestato per la presunta violenza su una 17enne: lunedì davanti al gip
Un diciottenne sarà interrogato dal gip di Matera dopo l’arresto per la presunta violenza sessuale su una minorenne nella notte di Ferragosto a Metaponto. Sequestrati indumenti e telefono.
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Chiuso per caldo: sulle Alpi si scioglie anche lo sci d’estate
Le temperature troppo elevate hanno imposto la sospensione dello sci estivo sul ghiacciaio dello Stelvio. Con le chiusure già registrate al Cervino e negli altri comprensori alpini, in Europa le possibilità di sciare all’aperto sono ormai quasi scomparse.
A tremila metri di quota l’estate ha cancellato l’inverno. Dopo il Cervino e il comprensorio di Ponte di Legno-Tonale, anche sul ghiacciaio dello Stelvio gli sci sono stati riposti: fa troppo caldo per garantire piste praticabili e condizioni di sicurezza accettabili.
La sospensione è scattata a Ferragosto e resterà in vigore fino a quando le temperature non consentiranno di preparare nuovamente il terreno. Le funivie continueranno a trasportare turisti ed escursionisti verso il ghiacciaio, ma senza sci ai piedi.
Non è più sufficiente salire oltre i tremila metri per trovare neve compatta. Le temperature restano elevate durante il giorno e scendono troppo poco nelle ore notturne. Senza il necessario rigelo, la superficie perde consistenza, aumenta il rischio di cedimenti e diventa impossibile assicurare gli standard richiesti per lo sci.
La società che gestisce gli impianti dello Stelvio continuerà a controllare quotidianamente lo stato del ghiacciaio. Una riapertura resta possibile, ma dipenderà interamente da un abbassamento delle temperature. Non c’è, quindi, una data da indicare sul calendario.
Il domino delle chiusure
Lo Stelvio è soltanto l’ultimo tassello di una crisi che coinvolge ormai l’intero arco alpino.
Sul Cervino lo sci estivo era stato fermato già all’inizio di agosto dalla società svizzera che gestisce gli impianti del ghiacciaio del Teodulo e di Plateau Rosa. Dal versante italiano le funivie in partenza da Breuil-Cervinia hanno continuato a funzionare, ma esclusivamente per escursionisti e visitatori.
Anche sul Presena, nel comprensorio Ponte di Legno-Tonale, la stagione sulla neve si è conclusa. In Austria, persino Hintertux, a lungo presentato come il ghiacciaio sul quale era possibile sciare tutto l’anno, ha sospeso l’attività estiva, rinviando la ripresa all’autunno.
Il risultato è una geografia dello sci europeo estivo ridotta praticamente a zero. Chi vuole sciare deve rivolgersi alle strutture al coperto oppure spostarsi nell’emisfero australe.
Il caldo cambia anche l’alpinismo
Le conseguenze non riguardano soltanto le piste. Sul Monte Bianco l’aumento delle temperature ha accresciuto il pericolo di frane e cadute di pietre, imponendo limitazioni agli accessi e la chiusura di rifugi lungo alcune delle vie più frequentate.
Quando il ghiaccio che tiene insieme rocce e detriti si indebolisce, interi versanti diventano instabili. Sentieri, vie di arrampicata e percorsi un tempo considerati praticabili durante l’estate possono trasformarsi in poche ore.
La montagna continua a essere accessibile, ma non alle condizioni alle quali escursionisti, guide e gestori degli impianti erano abituati. Le stagioni si accorciano, i percorsi cambiano e le decisioni devono essere prese quasi giorno per giorno.
Nove gradi a tremila metri
Le temperature rilevate in alta quota spiegano meglio di qualsiasi immagine la situazione: circa 17 gradi nella zona del ghiacciaio dei Forni, oltre i duemila metri, e nove gradi nei pressi del Passo Marinelli, a circa tremila metri.
Sono valori incompatibili con la conservazione di una superficie adatta allo sci. Ma sono anche il segnale di un problema più ampio: i ghiacciai alpini stanno perdendo massa e spessore da anni, mentre le estati calde e prolungate accelerano lo scioglimento e riducono la neve capace di proteggerli.
Una singola ondata di caldo non basta, da sola, a raccontare il cambiamento climatico. La contemporanea chiusura dei principali comprensori glaciali, però, non può essere considerata un semplice incidente stagionale.
Lo sci estivo, nato sull’idea che in alta montagna l’inverno non finisse mai, sta diventando un’attività intermittente e sempre più fragile. Il cartello “chiuso per caldo” appeso idealmente sulle Alpi non rappresenta soltanto una stagione turistica compromessa. È l’immagine concreta di una montagna che sta cambiando più rapidamente delle abitudini costruite intorno ad essa.
Cronache
Ferragosto violento a Mondragone, rissa sulla spiaggia: cinque denunciati
Una rissa tra numerose persone è scoppiata sulla spiaggia libera di Fiumarella a Mondragone. Il video è stato pubblicato da Francesco Emilio Borrelli. I carabinieri hanno identificato e denunciato cinque persone, tra le quali un minorenne.
Una violenta rissa ha coinvolto numerose persone nella notte di Ferragosto sulla spiaggia libera di Fiumarella, a Mondragone. Le immagini dell’accaduto, pubblicate sui social dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, sono diventate rapidamente virali.
Secondo una prima ricostruzione, lo scontro sarebbe nato da un’accesa discussione tra due gruppi. In pochi istanti dalle parole si sarebbe passati alle aggressioni fisiche. La dinamica completa e le responsabilità individuali sono ancora in corso di accertamento.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone. Cinque persone, tra le quali un minorenne, sono state identificate e denunciate. Le loro eventuali responsabilità dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria.
Borrelli: «Servono controlli più serrati»
«Una notte di festa trasformata nell’ennesimo teatro di violenza», ha commentato Borrelli, chiedendo un rafforzamento dei controlli sul litorale domizio.
Secondo il deputato, ordinanze e divieti non possono rimanere soltanto sulla carta: chi trasforma spiagge e luoghi pubblici in scenari di violenza deve essere individuato e sanzionato.


