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Economia

Concordato parte scontato, il primo anno al 50%

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Il concordato preventivo biennale allarga le maglie nel tentativo di recuperare più contribuenti possibile. Il nuovo sistema, fiore all’occhiello della riforma fiscale di Maurizio Leo, norma su cui tutto il governo punta per reperire nuove risorse indispensabili per proseguire l’anno prossimo con il taglio dell’Irpef, sarà in due tappe. E, proprio per ampliare al massimo la platea, partirà con un maxi-sconto. Il primo anno, secondo quanto anticipato dal quotidiano il Sole 24 ore, offrirà ai contribuenti che decideranno di aderire un’agevolazione del 50% sull’imponibile richiesto dal fisco; il secondo anno salirà invece al 100%, dando quindi alle partite Iva che lo avranno scelto più tempo per adeguarsi.

In pratica, se l’aumento del reddito necessario per ottenere il massimo punteggio di affidabilità fiscale (voto 10) sarà pari a 10.000 euro, per accordarsi con l’amministrazione finanziaria sui redditi di quest’anno sarà sufficiente pagare il dovuto su un aumento dell’imponibile di 5.000 euro. Nel 2025 si terrà invece conto della cifra intera. Ad essere interessati sono potenzialmente 4,5 milioni di partite Iva. Per la maggior parte di loro sono pronti i calcoli dell’Agenzia delle Entrate per aderire al concordato in base alle richieste del fisco. Il software per sapere quanto si dovrà pagare per mettersi in regola è attivo online sul sito dell’Agenzia con tutti i relativi aggiornamenti e con una guida operativa per assistere gli interessati passo passo. Per chi invece risulta già in regime forfettario dal 2023 la piattaforma sarà avviata entro il 15 luglio. In base al decreto legislativo dello scorso febbraio, il termine ultimo per valutare il da farsi alla luce dei calcoli e aderire è il 15 ottobre, ma le Finanze hanno già previsto solo per quest’anno, il primo di applicazione, uno slittamento di due settimane, al 31 dello stesso mese.

La nuova scadenza sarà messa nero su bianco in un decreto correttivo che arriverà con ogni probabilità sul tavolo del consiglio dei ministri giovedì prossimo. Lo stesso 31 ottobre diventerà a regime la data ultima per la trasmissione telematica dei modelli Redditi e Irap. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, la propensione all’evasione investe soprattutto le regioni del Mezzogiorno: in Calabria è al 18,4%, in Campania al 17,2, in Puglia al 16,8 e in Sicilia al 16,5, mentre i più fedeli sono la Provincia autonoma di Trento con una stima dell’evasione dell’8,6%, la Lombardia con l’8% e la Provincia autonoma di Bolzano con il 7,7%.

La media nazionale è pari all’11,2%. La Cgia ricorda che l’evasione in Italia è di 83,6 miliardi di euro (anno 2021 ultimo disponibile), secondo i dati del Mef. L’Italia conta 43,3 milioni di contribuenti dei quali poco più di 42 milioni sono persone fisiche e 1,3 milioni quelle giuridiche. Tra le 107 province monitorate dalla Cgia, Roma presenta il più alto numero di contribuenti Irpef: 2,9 milioni di persone di cui 1,7 milioni di lavoratori dipendenti, 904 mila pensionati e 64.300 soggetti con redditi da partecipazione. Seguono Milano (2,4 milioni), Torino e Napoli (1,6), Brescia (927.100), Bari (828.500), Bergamo (823 mila) e Bologna (796.700). Infine, sulle società di capitali (Spa, Sapa, Srl, Srl unipersonale, cooperative, etc.), la distribuzione territoriale disponibile è solo regionale e ad ospitarne il maggior numero è la Lombardia con 259.805. Seguono il Lazio (183.800), la Campania (129.300) e il Veneto (106.800).

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Economia

L’unicorno green che piace ai vip nel mirino della Sec

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Tre anni fa puntava a quotarsi, oggi è sotto indagine della Sec. E’ una storia tutta americana quella dell’unicorno green, Aspiration Partners. Una fintech, con sede a Los Angeles, che ha legato il suo successo iniziale all’idea di combinare le transazioni finanziarie con la responsabilità ambientale. Nei fatti Aspiration ha ridisegnato il panorama bancario americano con una carta di debito progettata per gli acquisti sostenibili. Oltre a questo ha anche promesso di eliminare tutti i titoli legati ai combustibili fossili dal suo portafoglio.

La quotazione in Borsa, con una valutazione della società che si aggirava attorno a 2 miliardi di dollari, avrebbe comportato un bel ritorno, dal punto di vista economico, per una lista di investitori che hanno sostenuto Aspiration per oltre un decennio. Tra questi l’ex ad di Microsoft Steve Ballmer ma anche gli attori Leonardo DiCaprio, Orlando Bloom, Robert Downey Jr e la supermodella e attrice Cindy Crawford.

Un successo che ha anche agevolato la strada verso il Congresso americano di Andrei Cherny, il suo cofondatore e un tempo amministratore delegato che è in corsa come candidato pro clima nelle combattutissime primarie democratiche del distretto dell’Arizona. Cherny, peraltro, gode dell’appoggio dell’ex presidente Bill Clinton e del sindaco di Phoenix Kate Gallego. Le elezioni si terranno alla fine del mese. Ora però Aspiration deve fare i conti con un’indagine da parte delle autorità statunitensi, tra cui il Dipartimento di Giustizia e la Securities and Exchange Commission.

Il passo falso ha avuto origine dal frettoloso tentativo di avviare una nuova linea di business – e così di aumentare il fatturato – vendendo servizi di sostenibilità, come la piantumazione di alberi, ad altre aziende. Il sospetto è che i ricavi siano stati gonfiati da accordi dubbi e , per lo più, in troppo breve tempo. Un’indagine da parte di Bloomberg ha fatto emergere come, tra gli accordi, ci fosse quello con una sinagoga di Beverly Hills che per 25.000 dollari al mese avrebbe partecipato a progetti di riforestazione in tutto il mondo. E poi quello con un’associazione no-profit che avrebbe dovuto pagare ad Aspiration una somma quasi 10 volte superiore delle sue entrate annuali.

Un altro cliente era una LLC, ossia una società a responsabilità limitata, sconosciuta e creata anonimamente pochi giorni dopo l’accordo con la fintech. Un numero insolito di clienti era poi costituito da celebrità colombiane, tra cui un attore e diversi calciatori in pensione.

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Economia

Da permessi per costruire 1,7 miliardi, Lombardia regina

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In Lombardia non si arresta il boom della crescita immobiliare, a Milano come altrove, e la Regione anche nel 2023 si conferma la regina del gettito proveniente dai permessi per costruire che lo scorso anno è ammontato complessivamente a 1,7 miliardi. Una cifra che, dopo il crollo nel periodo della pandemia, si è mantenuta abbastanza costante ma con grandissimi divari tra le varie regioni e città italiane. Il superbonus questa volta non c’entra. Essendo queste entrate prevalentemente legate alle nuove costruzioni e ai cambi di destinazione d’uso, l’andamento non è stato condizionato in modo significativo dall’enorme volume di investimenti trainati dal 110%.

Quest’ultimo potrebbe aver marginalmente inciso soltanto laddove, nell’ambito di una ristrutturazione di un immobile, i proprietari avessero colto anche l’occasione per fare ampliamenti che abbiano determinato un aumento del cosiddetto “carico urbanistico”. “La distribuzione di queste risorse sul territorio nazionale è fortemente sbilanciata e disomogenea. I soli comuni lombardi hanno incassato, nell’arco del 2023, 433,3 milioni di euro. Una cifra record ma che non è inedita, bensì una conferma di una tendenza ormai consolidata” commenta Veronica Potenza, che ha elaborato i dati. Guardando al totale degli oneri incassati da tutti i comuni del Paese nell’ultimo quinquennio, emerge infatti che la “locomotiva d’Italia” ha globalmente incamerato oltre 2,1 degli 8,5 miliardi totali. Se sommati ai 182 milioni riscossi dai vicini comuni veneti, i proventi derivanti dalle nuove costruzioni in queste due regioni nel 2023 hanno raggiunto quota 35% del totale nazionale.

Complessivamente secondo i dati estratti dal Siope+ (Mef), elaborati dal Centro Studi Enti Locali, i comuni dell’Italia settentrionale hanno incassato circa un miliardo, poco meno del 60% delle risorse registrate a livello nazionale. Centro e Mezzogiorno si sono spartiti equamente il restante 41%, andato alle 4 regioni centrali per il 21%, a quelle insulari per il 6% e a quelle dell’Italia meridionale per il 14%. In ottica procapite però i conti cambiano e a primeggiare è infatti il Trentino Alto Adige, i cui comuni hanno incassato oneri per un valore equivalente a 62 euro ad abitante, contro i 43 della Lombardia, i 39 delle Marche, i 38 del Veneto, i 37 della Toscana, i 36 dell’Emilia Romagna, i 31 della Liguria, i 30 del Piemonte, i 29 della Valle d’Aosta, i 27 del Lazio, i 26 della Puglia, i 19 dell’Umbria, i 17 della Basilicata e della Sicilia, i 16 della Campania e i 15 della Sardegna e dell’Abruzzo.

Fanalini di coda Molise, Calabria e Friuli Venezia Giulia, rispettivamente con 12, 10 e 9 euro pro-capite. Restringendo il campo al singolo comune, in vetta troviamo la capitale per la quale i permessi a costruire hanno portato in dote un tesoretto da quasi 99 milioni di euro. Al secondo posto c’è Milano, con 73,3 milioni, seguita da Torino con poco meno di 26,2 milioni. Nove i comuni, tutti al di sotto del 5mila abitanti, che hanno invece chiuso l’anno senza aver incassato un solo euro da inserire in questa specifica voce del bilancio.

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Economia

Lufthansa taglia stime, rosso da 427 milioni in semestre

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Un 2024 complicato per il gruppo Lufthansa. Il colosso tedesco dei cieli taglia le stime sugli utili per l’intero anno, avvertendo che per la stessa compagnia aerea “sta diventando sempre più difficile raggiungere il pareggio di bilancio” a causa di costi unitari “più elevati” e prezzi dei biglietti “in calo”. Lufthansa Airlines segna un rosso di 427 milioni nei primi sei mesi. L’utile operativo rettificato del gruppo è ora stimato tra 1,4 miliardi e 1,8 miliardi di euro, in netto calo rispetto alla previsione precedente di circa 2,2 miliardi. Il flusso di cassa rettificato sarà “significativamente inferiore” al miliardo, rispetto all’obiettivo precedente di almeno un miliardo, spiega il gruppo di Colonia.

In base ai dati preliminari, il gruppo nel secondo trimestre dell’anno registra un utile operativo rettificato di 686 milioni di euro, in discesa da 1,1 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso, e un cash flow di 573 milioni. Mentre Lufthansa Airlines, la principale compagnia del gruppo, chiude il trimestre con un utile di 213 milioni, circa 300 milioni in meno rispetto ai 515 milioni del secondo trimestre del 2023. Nel complesso, nei primi sei mesi Lufthansa Airlines registra una perdita di 427 milioni di euro rispetto ad un utile di 149 milioni dello stesso periodo del 2023. “Lufthansa Airlines è stata particolarmente colpita dalle sfide poste dal trend negativo del mercato e dalle inefficienze nelle operazioni di volo di Lufthansa e Cityline, anche a causa del ritardo nella consegna degli aeromobili”, spiega il gruppo tedesco, anticipando che avvierà un “programma di rilancio completo”, senza però scendere nei dettagli.

Per le altre compagnie aeree passeggeri così come per Lufthansa Technik e Lufthansa Cargo, si prevede che i guadagni per la seconda metà dell’anno siano “in linea di massima al livello dell’anno precedente, in alcuni casi superiori”. I risultati finali verranno diffusi il 31 luglio prossimo. Il gruppo Lufthansa comprende oltre 300 società tra controllate e partecipate, con un portafoglio di aziende che si compone di network carrier, vettori point-to-point e società di servizi per il trasporto aereo. Tra le compagnie controllate direttamente spiccano Austrian Airlines, Brussels Airlines e Swiss International. E da qualche giorno, dopo il via libera dell’Ue, anche Ita Airways è entrata a far parte della galassia. Il gigante tedesco acquisirà dall’azionista Mef una quota di minoranza del 41% di Ita attraverso un aumento di capitale di 325 milioni di euro, per poi salire in una seconda fase – entro il 2033 – al 100% della compagnia azzurra, per un investimento totale di 829 milioni.

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