Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Edoardo Bennato (foto Imagoeconomica) si prepara a tornare sul palco con il tour “Quando sarò grande”, sei concerti evento che attraverseranno l’estate italiana, da Venezia a Milano.
Un ritorno che coincide con un traguardo importante: gli 80 anni, che il cantautore compirà a luglio, con lo spirito di chi continua a vivere la musica come una sfida quotidiana.
Dai record negli stadi alla gavetta
Bennato rivendica con ironia il primato di essere stato tra i primi artisti italiani a riempire gli stadi, arrivando a suonare per quindici date consecutive in un solo mese.
Un risultato costruito però dopo anni di difficoltà, tra concorsi persi e rifiuti dell’industria discografica. La svolta arriva grazie alla perseveranza e alla scelta di suonare ovunque, dai locali alla strada, mantenendo un contatto diretto con il pubblico.
Il racconto di un’epoca e l’incontro con Maradona
Tra i ricordi più vividi, Bennato cita l’estate dei Mondiali del 1990 e l’incontro con Diego Armando Maradona durante le prove a San Siro.
Un episodio che restituisce il clima di quegli anni, segnati da una forte contaminazione tra musica, sport e cultura popolare.
La musica oltre i giudizi
Secondo Bennato, la musica non può essere valutata con criteri oggettivi. A differenza dello sport, non esiste un parametro universale per stabilire il valore di un artista.
Il successo, osserva, dipende anche da dinamiche esterne: industria discografica, radio, mercato e contesto culturale. Da qui la necessità di costruire un percorso autonomo, basato sulla propria identità.
Gli artisti e il talento
Alla domanda sui migliori artisti italiani, Bennato risponde con la consueta ironia, per poi indicare nomi come Zucchero e Jovanotti per capacità di unire professionalità ed emozione.
Cita anche figure come Morgan e Clementino, sottolineandone talento e fragilità.
Tra musica e società
Nel corso della carriera, Bennato ha raccontato l’Italia attraverso le sue canzoni, spesso con uno sguardo critico.
Definisce gli italiani “moralisti a proprio uso e consumo” e propone una lettura originale delle differenze globali, legata non tanto a fattori morali quanto alle condizioni ambientali e sociali.
Il valore del dubbio e dell’umiltà
Anche nei momenti di successo, il cantautore rivendica l’importanza del dubbio come strumento di crescita.
Ricorda, ad esempio, l’esperienza con Luciano Pavarotti, che gli chiese un provino per partecipare a un evento, occasione vissuta come un’opportunità di verifica personale.
Una carriera in equilibrio tra ironia e identità
Tra le canzoni più rappresentative, Bennato cita “Le ragazze fanno grandi sogni”, definita un manifesto dedicato al mondo femminile.
Guardando al presente, mantiene uno sguardo ironico sul tempo che passa: «Mi sono fermato a 55 anni», afferma, confermando uno stile coerente con tutta la sua carriera, sempre in bilico tra leggerezza e riflessione.