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Coldiretti e Ordine dei Medici insieme in piazza per illustrare i vantaggi della dieta mediterranea con i prodotti a km0

Marina Delfi

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I vantaggi della dieta mediterranea raccontati attraverso le eccellenze della produzione agricola a km zero. È con questo obiettivo che Coldiretti e Campagna Amica partecipano in Campania come partner ai “Villaggi della Salute” organizzati dagli Ordini dei Medici di Benevento, Caserta e Salerno, rispettivamente in piazza San Modesto, piazza Vanvitelli e piazza della Concordia. La collaborazione nasce con l’obiettivo di consolidare la collaborazione tra l’organizzazione agricola e l’Ordine, che ha già prodotto un protocollo d’intesa strategico con Coldiretti Salerno. Un’alleanza che mette insieme chi lavora per difendere e valorizzare la biodiversità contadina e chi ogni giorno aiuta a contrastare e prevenire problemi di salute legati alla cattiva alimentazione, oltre che a stili di vita a rischio.

Tra gli obiettivi della collaborazione c’è anzitutto il dialogo con le famiglie e con il mondo della scuola. Coldiretti ha avviato da tempo una battaglia per l’introduzione del km zero nelle mense scolastiche e per il divieto dei distributori di merendine e bibite zuccherate negli Istituti didattici. In Italia la maglia nera per l’obesità infantile – spiega Coldiretti  – è detenuta dalla Campania, dove un bambino su due ha problemi con la bilancia. Il 28% dei bimbi campani tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso, il 13,7 è obeso e il 5,5% ha un’obesità severa per un totale complessivo del 47,8% (secondo i dati di Okkio alla Salute).

 

Nelle tre piazze gli agricoltori di Campagna Amica racconteranno e faranno degustare i loro prodotti. Sarà un’occasione utile anche per la raccolta delle firme per la petizione europea #StopCiboAnonimo, con cui Coldiretti chiede all’Unione Europea di introdurre l’obbligo di etichettatura di origine.  La contraffazione e l’adulterazione di prodotti alimentari rappresentano un grave rischio per la nostra salute, soprattutto quando vengono utilizzati ingredienti di bassa qualità o addirittura tossici provenienti da altri Paesi. Un’etichetta chiara che indichi l’origine degli ingredienti aiuta a prevenire e combattere gli scandali alimentari che mettono in pericolo la salute.

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Lo chef Anthony Myint vince il Basque culinary world prize

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Lo chef americano di San Francisco Anthony Myint ha vinto il Basque Culinary World Prize 2019, uno dei più prestigiosi premi di cucina ‘per chef che abbiano contribuito a trasformare la societa’ attraverso la gastronomia’. Tra i dieci finalisti c’era anche un italiano, Giovanni Cuocci del ristorante La Lanterna di Diogene di Modena. Lo riferisce una nota. La ricerca di Myint si basa su una cucina a minimo impatto ecologico, in particolare a bassa emissione di Co2, che ha l’intento di contrastare il cambiamento climatico, o almeno di dare un segnale in questo senso. Piu’ di 30 influenti ristoranti in tutto il mondo ne applicano la metodologia grazie alla sua consulenza, mentre con ‘The Perennial Farming Initiative’, un progetto per la produzione degli ingredienti, sostiene modelli di agricoltura sostenibile. Il vincitore del Basque Culinary World Prize, annunciato alla Salesforce Tower di San Francisco, e’ stato scelto fra i 10 finalisti da una giuria internazionale presieduta dallo chef Joan Roca e composta dai piu’ acclamati chef del mondo e da esperti internazionali di settori collegati.

Il finalista Giovanni Cuocci, nel suo ristorante alle porte di Modena, cura il territorio e le persone che ne fanno parte attraverso una cooperativa gastronomico-sociale ispiratrice e innovativa, dove il cibo si trasforma non solo in ricette quanto piuttosto in opportunita’ per i suoi soci: persone con disabilita’ intellettiva con cui semina, alleva e lavora artigianalmente il meglio delle tradizioni gastronomiche dell’Emilia Romagna. Nel 2018 il premio era stato assegnato a Jock Zonfrillo per aver dedicato 18 anni alla riscoperta e alla difesa dell’antica cultura del cibo degli indigeni australiani, in gran parte esclusa dall’identita’ gastronomica nazionale.

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Lo Chef francese Marc Veyrat rinuncia a due stelle Michelin dopo che gli avevano tolto la terza: siete dei dilettanti

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La furia dello chef Marc Veyrat si abbatte sugli esperti della guida Michelin, che a gennaio gli avevano tolto una delle 3 stelle: il celebre cuoco francese della Maison des Bois a Manigod, in Savoia, annuncia di rinunciare anche alle altre due, di essere depresso da 6 mesi e tratta gli esperti della Michelin da “dilettanti” e “impostori”.

“Ho deciso di disfarmi delle mie due stelle – ha detto al settimanale Le Point – mi ritiro dalla Guida Michelin”. Sessantanove anni, 3 volte laureato con il massimo riconoscimento – le 3 stelle della Michelin – e due volte di un 20 su 20 da Gault & Millau, rivela: “Da 6 mesi sono in depressione. Come osate prendere in ostaggio la salute dei vostri cuochi? – chiede in una lettera alla celebre Guida – Durante la nostra visita nei vostri locali parigini per capire i motivi della nostra retrocessione, abbiamo potuto constatare la vostra profonda incompetenza. E’ una cosa che mi fa paura per le nuove generazioni. L’unico motivo addotto e’ una confusione fra un misto di Reblochon e Beaufort (due celebri formaggi, ndr) con del cheddar. E’ una vergogna. Siete dei manipolatori della gastronomia, non conoscente niente dell’identita’ del territorio”. Veyrat si dice convinto che gli esperti della celebre guida non abbiano proprio messo piede nel suo locale e chiede loro, con insistenza, le ricevute del conto: “Avete detto sempre di passare 2 volte nei ristoranti 3 stelle. Chiedo espressamente le ricevute di questi passaggi. Dovreste essere in grado di ritrovarle”. Veyrat, noto per il carattere vulcanico, punta il dito sulla Guida rossa affermando che il suo declassamento e’ stato soltanto una gigantesca trovata mediatica: “Rimarro’ per sempre il primo ad aver ottenuto 3 stelle e ad essere retrocesso l’anno dopo. Siete solo impostori, cercate soltanto scontri per motivi commerciali”

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Il Mirazur di Mentone è il migliore ristorante al mondo

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Due ore e sul palco sono sfilati i 50 migliori ristoranti del mondo, secondo la classifica dei “50 Best Restaurants”, che giudica le migliori tavole di tutto il mondo attraverso il lavoro di una giuria di 1000 esperti nei 5 continenti. “Grazie amore mio, grazie alla mia squadra”, ha esclamato Mauro Colagreco, cuoco argentino e chef del ristorante Mirazur di Mentone, sulla Costa Azzurra, che sale sul tetto del mondo, almeno quello dei “50 Best”.

Con la voce rotta dall’emozione “datemi un po’ d’acqua per favore, anzi meglio un whisky”, ha aggiunto dal palco ricevendo il premio delle mani di Stefano Marini, responsabile internazionale di San Pellegrino, main partner dei 50 Best. Colagreco succede al nostro Massimo Bottura, che vinse la scorsa edizione e da quest’anno e’ entrato, come gli altri vincitori, nella speciale sezione “Best of the Best” in compagnia di mostri sacri della gastronomia mondiale anch’essi al primo posto negli anni passati. Al secondo posto Renè Redzepi, con il suo nuovo “Noma” a Copenaghen e terzo sul podio il ristorante Asador Etxtebarri, Axtondo, nei Paesi Baschi, guidato da Victor Arguinzoniz. L’Italia ha portato a casa due delle cinquanta posizioni, con Enrico Crippa del Piazza Duomo di Alba alla 28 e i fratelli Massimiliano e Raffaele Alajmo, con il loro Le Calandre a Rubano (Pd) al numero 31. Ma soprattutto il premio “One to Watch” ovvero il miglior ristorante al mondo da “tenere d’occhio” con i fratelli Riccardo e Giancarlo Camanini e il loro Lido 84 a Gardone Riviera. Atmosfera delle grandi occasioni al “Sands Theatre” di Singapore, scenografia “Urban Tecno” e agile conduzione da parte di Annabelle Crabb, giornalista anglosassone, gremito da chef di tutto il mondo ed esponenti internazionali del mondo del food. Tra le presenze italiane, il direttore delle Guide de L’Espresso Enzo Vizzari e il tristelalto chef Norbert Niederkofler. Il premio per il miglior ristornate dell’Asia e’ andato allo chef Gaggan, con il suo omonimo ristorante a Bangkok. Miglior chef donna 2019 e’ Daniela Sotto Hines, origini messicane per la chef che ha conquistato New York. Miglior Pastry chef un’altra donna, la francese Jessica Pre’alpato, che lavora con Alain Ducasse. Un momento di partecipato cordoglio e’ andato al ricordo di Joel Robuchon, chef francese recentemente scomparso e padre nobile delle cucina d’Oltralpe, e di Rachel Rosemberbg, membro della “50 Best Academy”.

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