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Cocaina e antibiotici nei fiumi del mondo intossicati anche 300 volte oltre limiti, siamo destinati ad estinguerci

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Rifiuti, plastica, colibatteri fecali e poi…cocaina e antibiotici nei fiumi. Insomma i nostri corsi d’acqua ne hanno di motivi per “protestare” per lo schifo con cui li inquiniamo. Le tracce di cocaina presenti nei fiumi, soprattutto vicino alle grandi città, sono sufficienti a provocare effetti nei pesci, che potrebbero metterne in pericolo la sopravvivenza, come nel caso delle anguille.

Lo studio coordinato da Anna Capaldo dell’Università Federico II di Napoli è stato pubblicato circa un anno fa  da Science of the Total Environment. I ricercatori hanno messo alcune anguille europee in delle vasche con una concentrazione di cocaina pari a quella trovata nei tratti urbani di alcuni fiumi, come ad esempio il Tamigi, analizzandone poi le carni. Dopo pochi giorni di esposizione la droga si era accumulata nel cervello, nei muscoli, nella pelle e in altri tessuti. I muscoli in particolare sono risultati danneggiati e con cambiamenti negli ormoni presenti, e il problema è rimasto anche dopo dieci giorni di ‘riabilitazione’ in vasca senza cocaina. In linea teorica, afferma l’esperta, i danni potrebbero riguardare anche altri animali marini. Ma non è l’unico agente inquinante umano. L’altra emergenza è legata agli antibiotici di cui facciamo abuso al pari, anzi più della cocaina. Cresce l’emergenza inquinamento da antibiotici nei fiumi di tutto il mondo che in qualche caso superano i livelli di sicurezza di oltre 300 volte. Lo afferma uno studio dell’università di New York che sarà presentato oggi al meeting della Society of Environmental Toxicology and Chemistry ad Helsinki. Sono stati testati i fiumi di 72 paesi in sei continenti e gli antibiotici sono stati trovati nel 65% dei siti monitorati, compresi fiumi ‘storici’ come il Mekong o il Tamigi.

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Petroliera affonda nelle Filippine, 1,4 mln di litri in mare

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Una petroliera battente bandiera filippina che trasportava 1,4 milioni di litri di olio combustibile industriale si è capovolta ed è affondata nelle acque al largo di Manila. Lo hanno riferito le autorità filippine, precisando che si sta cercando di contenere una fuoriuscita. “Siamo riusciti a salvare 16 dei 17 membri dell’equipaggio, uno è disperso”, ha detto il ministro dei Trasporti Jaime Bautista in un briefing.

Forti venti e onde alte stanno ostacolando gli sforzi di risposta, ha detto Bautista. La nave è affondata nella baia di Manila, a quasi sette chilometri (4,3 miglia) al largo del comune di Limay, nella provincia di Bataan, vicino alla capitale, nelle prime ore del mattino. La MT Terra Nova “si è capovolta e alla fine si è immersa”, ha detto in un rapporto la guardia costiera filippina. La guardia costiera ha detto che stava indagando “se ci fosse una perturbazione meteorologica nella zona quando si è verificato l’incidente. È stata rilevata una marea nera e il personale di protezione dell’ambiente marino si è mobilitato per contribuire a contenerla.

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L’Italia verso estati torride e lunghissime, dureranno 5-6 mesi

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L’Italia si avvia verso un futuro fatto di estati torride e sempre più lunghe, anche fino a 5 o 6 mesi: è uno dei dati più preoccupanti che emergono dal primo Rapporto sul Clima del XXI secolo realizzato da iLMeteo.it e Corriere della Sera, una sorta di spin-off dell’Indice di vivibilità climatica.

I 185 milioni di dati climatici rilevati dal 1985 ad oggi indicano che le temperature medie si fanno sempre più elevate e, di pari passo, le giornate di gelo con temperature inferiori allo 0 diventano sempre più rare: a Roma si è passati da una media di 25 giornate annue a un’unica giornata, ed entro il 2030 scomparirà anche quella. In cima alla classifica delle regioni più colpite dal cambiamento climatico ci sono le pianure del Nord, che stanno vedendo un aumento senza precedenti delle temperature medie.

A Milano, per esempio, si è passati dai 13,5 gradi di metà anni 80 fino agli oltre 16 gradi degli ultimi anni. “Un aumento di 2 gradi può sembrare poco, ma dal punto di vista climatico questo rappresenta uno stravolgimento delle condizioni meteo”, spiegano i meteorologi de iLMeteo.it: “Aumento delle notti tropicali (quelle che restano sopra i 20 gradi), diminuzione dei giorni di gelo ed un aumento della frequenza delle ondate di caldo”.

A livello generale, si registrano temperature medie mensili sempre più elevate: i giorni di caldo estremo, con temperature superiori ai 35 gradi, sono passati da 10 a 26 a Firenze e da 1 a 7 a Bolzano. Il record è di Caltanissetta, che registra ben 27 giorni di caldo estremo in più rispetto agli anni 80. Il caldo non lascia scampo neanche di notte, come dimostra il dato sulle notti tropicali: Bergamo è la città dove sono aumentate di più, da 8 a 62, a Milano sono passate da 20 a 71 e a Roma da 51 a 90: significa tre mesi con temperature minime che non scendono mai sotto i 20 gradi.

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Ambiente

Sicilia sempre più assetata, scompaiono i laghi

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L’estate afosa con punte di 40 gradi da almeno due settimane sta aggravando, com’era prevedibile, il problema della siccità in Sicilia, con le zone dell’entroterra sempre più assetate: manca l’acqua nelle abitazioni e manca quella per l’irrigazione dei campi con gravi danni per l’agricoltura e per gli allevamenti. Dopo le immagini del lago di Pergusa (Enna) ridotto quasi a una pozzanghera, le riprese video dall’alto mostrano i terreni aridi negli alvei del lago Rosamarina e del Fanaco, entrambi nella provincia di Palermo, e del lago artificiale dell’Ogliastro, tra Enna e Catania. Tra le provincie più colpite ci sono Caltanissetta e Agrigento, dove è ricomparso il fenomeno del mercato nero dell’acqua, con le autobotti illegali che riforniscono i cittadini esasperati e il business delle cisterne piazzate sui tetti delle case. Nel pomeriggio a Caltanissetta, in piazza Garibaldi, s’è riunito il presidio del comitato “Vogliamo l’acqua”, su iniziativa di uno dei residenti di contrada Niscima, Sergio Cirlinci: qui l’acqua non arriva da 42 giorni. Molti sono ormai costretti a servirsi dalle autobotti che non sempre sono disponibili e hanno aumentato i costi. Per proprietari di bar e ristoratori il servizio costa da 250 a 400 euro al mese.

“L’iniziativa – spiega Cirlinci – è il tentativo, l’ennesimo, di fare squadra e cercare di dare una spinta per cercare di attenuare i disagi odierni e futuri”. Ad Agrigento il comitato “Vogliamo l’acqua” e il cartello sociale della città dei Templi hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella evidenziando i gravissimi disagi della popolazione e il disappunto “per non avere preso”, chi di competenza, “le dovute decisioni per tempo”. Nella missiva si chiede l’intervento del Genio militare e della Protezione civile, oltre a misure economiche immediate per superare la crisi. La lettera è stata sottoscritta da 1.400 cittadini. In città l’acqua viene erogata ogni 15 giorni, mentre a Ravanusa si è arrivati anche a turni di distribuzione di 20 giorni. Il sindaco Franco Micciché, parlando “della peggiore emergenza idrica degli ultimi anni”, ha firmato un’ordinanza che invita a non sprecare acqua per il lavaggio di marciapiedi e piazzali, per pulire auto, per innaffiare orti e giardini e per alimentare fontane ornamentali, vasche e piscine.

E ha persino dato l’ok a circolare alle autobotti non autorizzate per conto terzi, purché sia acqua prelevata nei punti di approvvigionamento di Aica, la società di gestione idrica. Nel trapanese c’è chi attende ore per un po’ d’acqua per poi andare via senza alcuna possibilità di averla a causa delle tubature rotte.

“È la storia di ordinaria follia che vivono gli agricoltori costretti a mettersi in fila davanti al cancello del consorzio di bonifica Trapani 1, addirittura dalla notte”, denuncia Coldiretti Sicilia. “Il rito arcaico per la prenotazione delle irrigazioni nelle zone di Campobello di Mazara, Mazara del Vallo e Castelvetrano si basa sulla presenza e così agricoltori sono costretti a stare ore ed ore accampati per poi tornare in campagna delusi – spiega Coldiretti – La situazione è paradossale perché la condotta principale che dal lago Arancio porta l’acqua è piena di buchi”. Oggi a Palermo sarebbe dovuta scattare la turnazione in alcuni quartieri per l’erogazione dell’acqua potabile, secondo quanto aveva comunicato la scorsa settimana l’Amap, l’azienda che gestisce il servizio. Ma l’intervento del governatore Renato Schifani, che aveva criticato l’azienda per non avere interloquito con la cabina di regia istituita dalla Presidenza della Regione, ha indotto il sindaco Roberto Lagalla a stoppare l’Amap per concordare le azioni con l’organismo regionale anti-crisi che si dovrebbe riunire entro le prossime 72 ore.

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