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Cobolli sogna le Finals e guarda oltre Sinner: «Nel tennis italiano c’è posto per tutti»
In un’intervista al Corriere della Sera, Flavio Cobolli racconta il salto tra i grandi del tennis, il sogno delle ATP Finals, il rapporto con il padre allenatore, l’amicizia con Edoardo Bove e il ruolo di Jannik Sinner nel boom azzurro.
Flavio Cobolli entra nella nuova dimensione del tennis azzurro con la leggerezza di chi vuole restare se stesso e l’ambizione di chi sa di non potersi più accontentare. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il tennista romano nato a Firenze racconta il dopo Parigi, il salto nei piani alti del ranking e il sogno di entrare tra gli otto maestri delle ATP Finals di Torino.
Dopo Parigi, una vita cambiata
La finale Slam raggiunta a Parigi ha cambiato percezione e aspettative attorno a Cobolli. Lui ammette di essere ancora “scombussolato” da quanto accaduto, colpito dall’affetto della gente e dal fatto che molti lo fermino per parlare della partita contro Zverev.
Ma il punto, spiega, è non perdere il contatto con ciò che lo ha portato fin lì: famiglia, semplicità, squadra, persone vere. Anche la festa con pizza e birra dopo Parigi diventa il simbolo di un modo di vivere il successo senza costruirci sopra una maschera.
Il sogno delle Finals
Da numero 10 del mondo, Cobolli sa che la testa deve cambiare in fretta. Non l’uomo, precisa, ma la mentalità. L’obiettivo dichiarato è entrare tra gli otto migliori della stagione e qualificarsi per le ATP Finals.
Per riuscirci, non esclude in futuro l’arrivo di un super coach, ma oggi il riferimento resta il padre Stefano, che lo allena e lo conosce meglio di chiunque altro.
Famiglia, Bove e Berrettini
Nel racconto di Cobolli c’è una geografia affettiva molto forte. Il nonno Giulio, “l’ammiraglio”, la madre Francesca, il fratello Guglielmo, la fidanzata Matilde, con cui immagina il futuro.
Un posto speciale lo occupa Edoardo Bove, amico dai tempi delle giovanili della Roma e definito da Cobolli “il mio angelo in terra”. Il loro legame si è rafforzato dopo il malore che ha colpito il calciatore nel dicembre 2024.
C’è poi Matteo Berrettini, conosciuto da bambino: un riferimento, un fratello maggiore sportivo, una presenza ritrovata dopo anni di percorsi diversi.
Il calcio lasciato per sentirsi libero
Cobolli avrebbe potuto seguire un’altra strada. Da ragazzo giocava nelle giovanili della Roma, seguito anche da Bruno Conti. Ma con il pallone tra i piedi sentiva più pressione che divertimento. Il tennis, invece, gli ha dato libertà.
In campo, dice, preferisce lottare da solo: gli errori sono suoi, le responsabilità pure. È questa dimensione individuale ad avergli permesso di esprimersi davvero.
L’Italia del tennis oltre Sinner
Cobolli riconosce il ruolo unico di Jannik Sinner, che ha portato il tennis al centro dell’attenzione nazionale. Ma rivendica anche la profondità del movimento italiano: Berrettini, Musetti, Arnaldi e tanti altri.
Per lui “di Sinner ce n’è uno solo”, ma nel cuore degli italiani oggi c’è spazio per più protagonisti. Il tennis, grazie a Jannik e alla nuova generazione, è diventato il secondo grande sport popolare accanto al calcio.
Moda, politica e diritti dei giocatori
Nell’intervista Cobolli parla anche di interessi personali: la moda, il gusto per il bello, l’arredamento, la collaborazione con Brunello Cucinelli. Racconta di non aver mai votato, ma di voler fare l’esperienza dell’urna.
Sul fronte del tennis professionistico, condivide la battaglia dei giocatori per avere più voce e una quota maggiore degli introiti degli Slam. E non esclude, in caso di adesione ampia, di partecipare anche a un eventuale boicottaggio.
Cobolli, insomma, non si presenta più solo come promessa. È già dentro la nuova élite del tennis italiano. Ma la sfida vera, adesso, è restarci.
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Terremoto alla FIFA: licenziato Kevin Lamour dopo l’attacco frontale a Infantino
La FIFA ha ufficializzato il licenziamento del direttore operativo Kevin Lamour. Il dirigente francese pagato le sanzioni per aver criticato pubblicamente il presidente Gianni Infantino sul progetto, poi ritirato, di cedere quote dei Mondiali a fondi privati.
Si consuma una rottura traumatica ai vertici del calcio mondiale. La FIFA ha licenziato con effetto immediato il suo direttore operativo (COO), il dirigente francese Kevin Lamour. La decisione arriva a poche settimane dalle dure prese di posizione pubbliche dello stesso Lamour contro il controverso piano del presidente Gianni Infantino di cedere il 20% delle quote commerciali dei Mondiali a investitori privati.
La nota inviata ai membri del Consiglio FIFA formalizza la fine del rapporto di lavoro spiegando che «la decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e con grande rispetto per Kevin».
La frattura tra il numero tre della federazione e il presidente era ormai insanabile. Nelle scorse settimane Lamour aveva denunciato pubblicamente la gestione del progetto sui diritti dei Mondiali, affermando che lo staff dell’organizzazione era stato «ingannato» e definendo la trattativa come «il progetto di una sola persona». Consapevole dei rischi legati alle sue esternazioni, il dirigente transalpino aveva dichiarato in una lettera aperta di essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità, affermando: «Se questo significa perdere il mio incarico, così sia».
Nonostante il piano di vendita ai fondi d’investimento sia stato successivamente ritirato da Infantino a causa della fortissima opposizione interna e delle principali confederazioni internazionali, il prezzo politico pagato da Lamour è stato l’estromissione immediata dall’organigramma di Zurigo.
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Scontro sul vivaio Milan, Filippo Galli replica a Maldini: «Nessuno ha mai vietato di dribblare»
L’ex responsabile del settore giovanile del Milan Filippo Galli ha replicato alle accuse di Paolo Maldini, secondo cui nel vivaio rossonero si privilegerebbe la tattica a scapito del talento. Galli ha difeso il lavoro svolto dal 2009 al 2018 incentrato sulla crescita dei ragazzi.
Tensione tra due leggende del Milan sulla gestione dei giovani talenti. Filippo Galli, pilastro della difesa rossonera negli anni d’oro, ha risposto per le rime attraverso un post sul proprio blog (filippogalli.com) alle recenti dichiarazioni dell’ex compagno di squadra e capitano Paolo Maldini, critico nei confronti dei metodi utilizzati nel vivaio del club.
Maldini aveva lanciato una stoccata diretta al sistema di formazione giovanile rossonero: «Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema».
Parole che non sono passate inosservate a Filippo Galli, responsabile del Settore Giovanile rossonero dal 2009 al 2018. «Quelle affermazioni mi riguardano direttamente», ha sottolineato l’ex difensore. «In quegli anni costruimmo un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato, fondato sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa. Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore, di saltare l’uomo in dribbling: tutt’altro».
Galli ha poi evidenziato come Maldini non abbia vissuto in prima persona la quotidianità del vivaio milanista: «Non posso muovergli una colpa per non avere, negli anni da dirigente, seguito da vicino il Settore Giovanile. Capisco quanto la prima squadra assorba ogni energia. Gli muovo, semmai, l’osservazione che non si possa parlare della formazione dei giovani senza aver mai attraversato da dentro quel lavoro. Avrò certamente commesso degli errori, ma non posso lasciar passare una descrizione così distante da ciò che è stato quel percorso».
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Zverev domina i tie-break: Atmane piegato, il tedesco vola agli ottavi a Cincinnati
Alexander Zverev accede agli ottavi del Masters 1000 di Cincinnati battendo Terence Atmane 7-6, 7-6 dopo una partita lottata e decisa nei tie-break. Il tedesco prosegue il suo cammino da favorito nel torneo.
Un successo di pura potenza ed esperienza. Alexander Zverev, numero tre del mondo e prima testa di serie del tabellone, conquista l’accesso agli ottavi di finale del Masters 1000 di Cincinnati superando il transalpino Terence Atmane con il punteggio di 7-6 (7/4), 7-6 (7/6).
Non è stata una serata semplice per il tennista tedesco. Nella calda e umida notte del Midwest americano, il ventiquattrenne mancino francese ha messo a dura prova la testa di serie numero uno del torneo, affidandosi a un dritto chirurgico e a un uso sapiente delle palle corte. Nei momenti chiave del match, tuttavia, la maggiore lucidezza di Zverev ha fatto la differenza. Nel primo tie-break Atmane ha pagato a caro prezzo un errore di dritto, mentre nel secondo il tedesco ha alzato la barra della qualità: due discese a rete immediate e un passante di rovescio da applausi hanno chiuso definitivamente i conti.
Al termine dell’incontro, Zverev ha speso parole d’elogio per l’avversario: «Ha giocato benissimo, è stato estremamente aggressivo e ha servito in modo incredibile. Sono davvero felice di averla portata a casa», ha dichiarato a caldo, scherzando poi sulla fatica e sul sudore lasciato in campo.
Il recente campione del Roland Garros prosegue così la sua marcia da principale favorito sul cemento statunitense, complici le assenze di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz e l’uscita di scena prematura di Novak Djokovic. Agli ottavi di finale Zverev attende ora il vincente della sfida tra l’americano Tommy Paul e il paraguaiano Adolfo Vallejo.


