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Cobolli sfida Zverev nella finale del Roland Garros: il sogno italiano passa dal cuore di Flavio

Flavio Cobolli affronta Alexander Zverev nella sua prima finale Slam. Il tedesco è favorito e cerca il primo Major, ma il romano ha già dimostrato di poterlo battere sulla terra rossa.

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Sopra il sogno di Flavio Cobolli sorge un pallido sole parigino. Il vento che nei giorni scorsi sollevava la terra rossa si è placato e sul Philippe-Chatrier tutto sembra pronto per una finale che il tennis italiano non aveva immaginato in questo modo.

Sembrava quasi scritto che a sfidare Alexander Zverev dovesse essere Jannik Sinner. Invece sarà il cuore inesauribile di Cobolli a provare a completare una delle imprese più sorprendenti nella storia recente del Roland Garros.

Il romano arriva alla prima finale Slam della carriera. Zverev alla quarta. Uno può giocare con la libertà di chi ha già superato ogni previsione. L’altro porta sulle spalle il peso di tre occasioni perdute e di un titolo che sembra diventato un appuntamento obbligatorio con il destino.

Zverev favorito ma assediato dalla pressione

Il tedesco è numero tre del mondo, possiede uno dei servizi più efficaci del circuito e ha già vissuto partite di questo livello.

Ha perso la finale degli Us Open del 2020, quella del Roland Garros del 2024 e quella degli Australian Open del 2025. A Parigi si presenta senza più Jannik Sinner, Carlos Alcaraz o Novak Djokovic lungo la propria strada.

Per questo Zverev non può nascondersi. È il favorito e deve vincere.

Boris Becker ha ricordato che tutta la Germania lo sta osservando e aspetta da anni un suo successo Slam. John McEnroe ha sottolineato la qualità del tennis mostrato dal tedesco e la necessità di trasformare finalmente il talento in un titolo.

La pressione, però, può diventare il primo alleato di Cobolli. Più la partita resterà aperta, più i fantasmi delle finali perdute potrebbero tornare a visitare Zverev.

Cobolli ha già battuto il tedesco

I precedenti dicono 3-1 per Zverev, ma l’unico successo italiano è recente e significativo.

Cobolli ha battuto il tedesco sulla terra rossa di Monaco, mostrando di poter reggere la potenza del suo servizio e di saperlo costringere a giocare in movimento. Zverev si è poi preso la rivincita a Madrid con una vittoria netta.

Una finale al meglio dei cinque set è però un’altra disciplina. Servono continuità, pazienza e la capacità di attraversare i momenti nei quali il corpo e la mente chiedono di rallentare.

Cobolli dovrà evitare che Zverev domini con il servizio e con il rovescio, cercando di allungare gli scambi e di attaccare soprattutto il diritto del tedesco.

Il riposo forzato dopo il ritiro di Arnaldi

Cobolli arriva alla finale senza aver disputato la semifinale. Matteo Arnaldi è stato costretto al ritiro da un virus dopo avere trascorso quasi venti ore in campo durante il torneo.

Il romano ha così avuto più tempo per recuperare, ma ha perso anche la continuità agonistica costruita nei turni precedenti.

«Se giocare una partita in meno mi ha aiutato, lo scopriremo domenica», ha osservato Cobolli.

Il vantaggio fisico appare evidente. Resta da verificare quanto rapidamente riuscirà a entrare nel ritmo di una finale Slam contro un avversario che ha invece giocato e vinto la propria semifinale.

Dalla Roma al grande tennis

Prima di scegliere la racchetta, Cobolli aveva coltivato il sogno del calcio nel settore giovanile della Roma.

Bruno Conti lo ricorda come un giocatore capace di percorrere tutta la fascia, accompagnare l’azione offensiva e tornare rapidamente in difesa. Un terzino inesauribile, dotato tecnicamente e generoso.

Quelle caratteristiche sono rimaste nel suo tennis: movimento continuo, resistenza, capacità di difendere e improvvise accelerazioni in avanti.

Cobolli porta sul campo l’istinto del calciatore e la solitudine del tennista, uno sport nel quale non esistono compagni ai quali affidare il pallone nei momenti più difficili.

Il rapporto con papà Stefano

Ad allenarlo è il padre Stefano, in un rapporto intenso e non sempre semplice.

Cobolli senior racconta di avere sempre considerato Flavio un ragazzo normale, pieno di interessi, affetti e distrazioni. Ne riconosceva il talento, ma non era certo che potesse diventare un campione.

Era arrivato persino a confidare a un componente dello staff che il figlio non sarebbe mai entrato tra i primi dieci del mondo.

La finale di Parigi ha cancellato quella previsione. Cobolli è già certo di debuttare nella top 10 e può compiere un ulteriore balzo vincendo il titolo.

Dimostrare al padre che si sbagliava è diventato uno dei carburanti della sua crescita.

L’amicizia con Edoardo Bove

In tribuna ci sarà anche Edoardo Bove, amico di Cobolli fin dagli anni trascorsi nel settore giovanile della Roma.

Il calciatore è tornato in campo con il Watford dopo l’arresto cardiaco che lo aveva colpito il primo dicembre 2024 durante Fiorentina-Inter.

La loro amicizia racconta una parte meno visibile di Cobolli: un ragazzo combattivo e talvolta provocatorio durante le partite, ma particolarmente sensibile e attento agli altri fuori dal campo.

Il sostegno di Bove aggiunge alla finale una componente emotiva che va oltre il risultato sportivo.

La prima finale Slam di Cobolli

Cobolli ha costruito il proprio percorso con una crescita progressiva.

Non è stato indicato fin dall’adolescenza come il predestinato del tennis italiano. Ha dovuto migliorare il servizio, imparare a gestire l’aggressività e trasformare l’energia in lucidità tattica.

A Parigi ha superato Felix Auger-Aliassime nei quarti, rimontando dopo un inizio complicato e dimostrando di poter gestire un avversario più esperto nei momenti decisivi.

La finale rappresenta il risultato più importante della carriera, ma anche il punto di partenza di una nuova dimensione.

Il pubblico francese può scegliere l’underdog

Zverev è il favorito. Cobolli è l’uomo che può trasformare la finale in una storia.

Il pubblico parigino ama gli outsider capaci di allungare le partite e ribaltare i pronostici. L’italiano dovrà trascinare gli spettatori dentro il match, mostrando energia e impedendo al tedesco di controllare rapidamente il punteggio.

Portare la sfida al quarto o al quinto set significherebbe trasferire progressivamente tutta la pressione su Zverev.

Cobolli dovrà rendere la finale fisica, emotiva e scomoda, senza permettere al tedesco di giocare una partita lineare.

Il sogno passa dal cuore di Flavio

Per vincere serviranno un servizio solido, pochi errori nei primi colpi dello scambio e la capacità di resistere alle accelerazioni del tedesco.

Ma servirà soprattutto la qualità che ha accompagnato Cobolli fin qui: il coraggio di non considerare impossibile ciò che sulla carta appare improbabile.

Zverev ha più esperienza, più centimetri e un servizio devastante. Cobolli ha freschezza, mobilità e la libertà mentale di chi non aveva programmato di trovarsi qui.

Sul Philippe-Chatrier il romano giocherà nel nome del padre che non lo immaginava tra i primi dieci, dell’amico tornato a vivere il calcio e del bambino che correva instancabile sui campi di Trigoria.

Per ribaltare il pronostico serviranno fiato, gambe e un cuore grande quanto un campo di calcio. Al resto, eventualmente, penseranno gli dei del tennis.

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Processo Maradona, lite furiosa tra gli avvocati: udienza sospesa e intervento della sicurezza

Alta tensione al processo per la morte di Diego Armando Maradona. Gli avvocati Fernando Burlando e Francisco Oneto si sono affrontati tra insulti e minacce durante la deposizione di un testimone. Il giudice ha sospeso l’udienza e ammonito entrambi i legali.

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Alta tensione nell’aula del tribunale di San Isidro, nella provincia di Buenos Aires, dove è in corso il nuovo processo sulla morte di Diego Armando Maradona. Un acceso scontro tra due avvocati ha costretto il giudice a sospendere temporaneamente l’udienza e a richiedere l’intervento del personale di sicurezza.

Protagonisti del diverbio sono stati Fernando Burlando, legale che rappresenta le figlie Dalma e Giannina Maradona, e Francisco Oneto, difensore del neurochirurgo Leopoldo Luque, uno dei principali imputati.

La deposizione e i continui «non ricordo»

La tensione è esplosa durante la testimonianza di un uomo che, sollecitato dalle domande della parte civile, avrebbe risposto ripetutamente di non ricordare circostanze considerate rilevanti.

Burlando ha manifestato apertamente la propria insofferenza per la reticenza del testimone. Ne è nato un duro confronto con Oneto, che ha contestato le modalità dell’interrogatorio e la condotta del collega.

Dagli scambi verbali si è rapidamente passati agli insulti e alle minacce. Secondo le ricostruzioni dei media argentini, uno dei legali avrebbe urlato «cretino, vieni fuori», ricevendo come risposta l’appellativo di «pagliaccio».

Lo scontro prosegue fuori dall’aula

Il tribunale ha disposto una pausa nel tentativo di ristabilire l’ordine, ma il confronto sarebbe proseguito anche nei corridoi del palazzo di giustizia.

I due avvocati sarebbero arrivati quasi al contatto fisico, rendendo necessario l’intervento degli addetti alla sicurezza per separarli. Successivamente sono stati convocati e ammoniti dai giudici, che hanno prospettato una possibile espulsione dal processo qualora si verificassero nuovi episodi simili.

Il dibattimento è ripreso dopo oltre un’ora, in un clima rimasto comunque molto teso.

Sette sanitari sotto processo

Il procedimento, iniziato nuovamente nell’aprile 2026 dopo l’annullamento del primo dibattimento, riguarda sette componenti dello staff sanitario che assistette Maradona durante il ricovero domiciliare successivo all’intervento chirurgico per la rimozione di un ematoma subdurale.

Tra gli imputati figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov e altri professionisti coinvolti nell’organizzazione e nella gestione dell’assistenza. Sono accusati di omicidio con dolo eventuale, contestazione che dovrà essere valutata dal tribunale nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.

L’accusa: «Un’indifferenza letale»

Maradona morì il 25 novembre 2020, a sessant’anni, nella casa di Tigre dove era stato trasferito dopo l’operazione. Secondo l’accusa, le condizioni dell’ex capitano del Napoli sarebbero progressivamente peggiorate senza che venisse disposto il trasferimento in una struttura adeguatamente attrezzata.

Nella presentazione del caso, i pubblici ministeri hanno descritto il ricovero domiciliare come segnato da gravi carenze, sostenendo che Maradona avrebbe mostrato segnali critici molte ore prima della morte e che un intervento tempestivo avrebbe potuto salvarlo.

Si tratta della tesi dell’accusa, contestata dalle difese e ancora sottoposta all’esame del tribunale.

Il nuovo processo dopo lo scandalo del 2025

Il primo processo era stato annullato nel maggio 2025 dopo lo scandalo che aveva coinvolto la giudice Julieta Makintach, accusata di avere partecipato senza autorizzazione alla realizzazione di una produzione audiovisiva sul procedimento.

Il nuovo dibattimento è ripartito da zero davanti a un diverso collegio giudicante. Dopo quattro mesi di deposizioni, il processo si avvicina alle sue fasi conclusive, ma lo scontro tra gli avvocati conferma il clima estremamente acceso nel quale si sta cercando di accertare la verità sulle ultime ore di Diego Armando Maradona.

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Mondiali 2026, la Spagna vola in finale: Francia battuta 2-0, Yamal trascina le Furie Rosse

La Spagna conquista la finale della Coppa del Mondo battendo 2-0 la Francia a Dallas. Decisivi Oyarzabal su rigore e Pedro Porro nella ripresa. Lamine Yamal è ancora protagonista, mentre la squadra di De la Fuente raggiunge la finale con il record di 37 partite consecutive senza sconfitte.

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La Spagna torna a giocarsi il titolo mondiale sedici anni dopo l’ultima volta. Nella prima semifinale della Coppa del Mondo 2026, disputata a Dallas davanti a oltre 70 mila spettatori, la nazionale di Luis de la Fuente supera con autorità la Francia per 2-0, conquistando con pieno merito l’accesso alla finale.

A decidere l’incontro sono il rigore trasformato da Mikel Oyarzabal nel primo tempo e il raddoppio del difensore Pedro Porro nella ripresa. Ma il volto della serata è ancora una volta Lamine Yamal, imprendibile per la difesa francese e protagonista dell’azione che ha sbloccato il match.

Yamal illumina, Oyarzabal non sbaglia

La Spagna parte con il consueto possesso palla, mentre la Francia prova ad aggredire alta. I Bleus si rendono pericolosi nei primi minuti con Barcola e Mbappé, ma senza riuscire a impensierire realmente Unai Simón.

La svolta arriva al 20′. Yamal anticipa Digne su un pallone in area e viene colpito in ritardo dal difensore francese. L’arbitro indica il dischetto e Oyarzabal trasforma con freddezza il rigore dell’1-0, firmando il suo quinto gol nel torneo.

La rete mette definitivamente la partita sui binari preferiti dagli spagnoli, che continuano a gestire il possesso e sfiorano il raddoppio prima dell’intervallo.

Francia senza idee, Pedro Porro chiude i conti

Nella ripresa Didier Deschamps prova a cambiare volto alla squadra con alcune sostituzioni, ma la Francia continua a soffrire il palleggio delle Furie Rosse.

Il colpo del definitivo 2-0 arriva al 58′. Pedro Porro dialoga con Dani Olmo, si inserisce nell’area francese e batte Maignan con una conclusione potente e precisa.

La Spagna controlla senza particolari affanni. Yamal trova anche la rete del possibile 3-0, annullata per fuorigioco, mentre Mbappé resta l’unico a tentare una reazione per una Francia apparsa irriconoscibile rispetto alle precedenti uscite del torneo.

De la Fuente eguaglia il record dell’Italia di Mancini

Con questo successo, la nazionale iberica raggiunge la finale mondiale confermando il suo straordinario momento di forma. Luis de la Fuente arriva infatti a 37 partite consecutive senza sconfitte, eguagliando il primato stabilito dall’Italia di Roberto Mancini.

Il commissario tecnico raccoglie i frutti di un progetto tecnico fondato sul possesso palla, sull’intensità e sull’esplosione di una nuova generazione di talenti, guidata proprio da Lamine Yamal.

Ora la finale

Per la Spagna sarà la prima finale mondiale dopo il trionfo del 2010 in Sudafrica. Gli iberici attendono ora di conoscere l’avversaria che uscirà dalla seconda semifinale tra Argentina e Inghilterra.

Per la Francia, invece, termina una corsa che alla vigilia sembrava poter portare fino all’ultimo atto. Mbappé e compagni escono dal torneo senza riuscire a esprimere il calcio brillante mostrato nei turni precedenti, neutralizzati dalla superiorità tecnica e tattica di una Spagna che si conferma una delle grandi protagoniste del calcio mondiale.

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Inghilterra-Argentina, Tuchel elogia Messi ma avverte: «Siamo pronti, giocheremo secondo il nostro stile»

Thomas Tuchel riconosce il ruolo decisivo di Lionel Messi alla vigilia della semifinale mondiale tra Inghilterra e Argentina, ma rivendica l’ambizione e la forza della sua squadra: «Non ci accontentiamo, siamo pronti».

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Thomas Tuchel riconosce la grandezza di Lionel Messi, ma assicura che l’Inghilterra non affronterà la semifinale mondiale contro l’Argentina con timore reverenziale.

Alla vigilia di una delle partite più attese dei Mondiali 2026, il commissario tecnico inglese ha definito il capitano argentino un calciatore «incredibile», capace di diventare il leader e l’uomo più importante di qualsiasi squadra nella quale giochi.

Tuchel: «Messi è il leader, ma siamo pronti»

«È il leader e il giocatore più importante in qualsiasi squadra giochi, ma noi siamo pronti», ha dichiarato Tuchel.

Il tecnico ha riconosciuto che l’Argentina presenta numerosi elementi capaci di creare preoccupazione, ma ha ribadito che l’Inghilterra non intende modificare la propria identità per contenere esclusivamente Messi.

«Siamo qui per giocare secondo il nostro stile e puntare sui nostri punti di forza», ha spiegato l’allenatore, sottolineando la fiducia nelle qualità tecniche e mentali della sua squadra.

«Nessuno si accontenta»

Tuchel ha insistito soprattutto sull’ambizione del gruppo inglese, arrivato alla semifinale con l’obiettivo di conquistare la prima finale mondiale della nazionale dopo sessant’anni.

«I giocatori sono ambiziosi. Nessuno si accontenta», ha affermato il commissario tecnico. Un atteggiamento che, secondo Tuchel, rappresenta «il mix perfetto» per offrire la prestazione necessaria contro i campioni del mondo in carica.

L’allenatore tedesco ha descritto i suoi calciatori come un gruppo capace di reagire alle difficoltà e di sostenere la pressione delle grandi occasioni.

Una rivalità piena di momenti iconici

La partita porta con sé il peso di una rivalità che ha attraversato la storia dei Mondiali, segnata da episodi rimasti nella memoria collettiva del calcio.

«I giocatori sanno esattamente cosa significa questa partita», ha spiegato Tuchel. «Quando un incontro del genere ha regalato così tanti momenti iconici, è difficile definirlo semplicemente un’altra partita di calcio».

Il tecnico ha però invitato la squadra a non farsi condizionare dal passato. L’Inghilterra vuole concentrarsi sul presente, sulla preparazione tattica e sulla possibilità di imporre il proprio gioco, senza trasformare la storia delle sfide con l’Argentina in un peso emotivo.

Messi contro l’Inghilterra, una sfida inedita

Per Messi sarà una partita particolare. Nonostante una carriera internazionale durata oltre vent’anni e le numerose sfide contro le principali potenze calcistiche, il fuoriclasse argentino non aveva ancora affrontato l’Inghilterra in una partita della Coppa del Mondo.

La semifinale mette quindi di fronte la squadra campione in carica e una nazionale inglese che sente di avere finalmente la maturità necessaria per tornare a giocarsi il titolo. Messi resta il principale pericolo, ma il messaggio di Tuchel è chiaro: rispetto assoluto per il campione argentino, nessuna rinuncia alle ambizioni inglesi.

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