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Cobolli fa volare il Nove: la finale del Roland Garros sfiora 2,7 milioni di spettatori
La finale del Roland Garros tra Flavio Cobolli e Alexander Zverev ha conquistato 2 milioni 685mila spettatori e il 23,3% di share sul Nove, con picchi di 3,4 milioni e del 28%.
Flavio Cobolli non ha conquistato il Roland Garros, ma ha trascinato il tennis italiano verso un altro straordinario successo televisivo. La finale disputata contro Alexander Zverev ha fatto volare gli ascolti del Nove, trasformando il canale nella rete nazionale più seguita durante la messa in onda dell’incontro.
Il match ha raccolto in daytime 2 milioni 685mila spettatori, con il 23,3% di share, confermando quanto il tennis sia ormai diventato uno dei principali motori dell’audience televisiva italiana.
Picchi di 3,4 milioni di spettatori
Durante le fasi più combattute della finale, seguita fino al quinto set, gli ascolti hanno raggiunto punte di 3 milioni 400mila spettatori.
Il picco di share è arrivato al 28%, un risultato particolarmente significativo per una partita trasmessa nel pomeriggio e su un canale che non appartiene alle tradizionali reti generaliste Rai e Mediaset.
La lunga battaglia tra Cobolli e Zverev ha mantenuto davanti allo schermo un pubblico ampio, coinvolto dalla rimonta dell’italiano e dall’incertezza del risultato fino alla fase decisiva.
Il Nove primo canale nazionale durante la finale
Nel periodo di trasmissione della partita, il Nove è stato il primo canale televisivo nazionale, superando tutte le altre reti sul pubblico complessivo.
Il canale ha raggiunto il 9,2% di share nell’intera fascia daytime ed è risultato il terzo più seguito nelle 24 ore, con una media del 5,4%.
Numeri che dimostrano come il grande sport in chiaro possa modificare profondamente gli equilibri tradizionali degli ascolti televisivi.
La scelta di trasmettere la partita in chiaro
La finale del Roland Garros era un’esclusiva di Warner Bros. Discovery, titolare dei diritti attraverso Eurosport.
Il gruppo aveva deciso di rendere disponibile il match anche sul Nove, consentendo a tutto il pubblico italiano di seguire gratuitamente la prima finale Slam della carriera di Cobolli.
La partita è stata preceduta dal programma di approfondimento “Courtside” ed è stata raccontata dalla squadra di commentatori di Eurosport.
Cobolli conquista il pubblico italiano
Il percorso del tennista romano a Parigi ha progressivamente attirato l’attenzione del grande pubblico.
Cobolli ha raggiunto la finale dopo un torneo straordinario e ha affrontato Zverev senza arrendersi dopo un primo set nettamente favorevole al tedesco.
L’azzurro ha reagito, ha vinto il secondo parziale e ha portato la partita al quinto set, prima di cedere fisicamente nella frazione decisiva.
Il coraggio e la capacità di lottare hanno trasformato la finale in un evento collettivo, capace di coinvolgere anche telespettatori che normalmente non seguono il circuito internazionale.
Il tennis sempre più centrale negli ascolti
Negli ultimi anni il tennis ha conquistato uno spazio crescente nella televisione italiana, grazie ai risultati ottenuti dagli azzurri e alla presenza continua di giocatori italiani nelle fasi decisive dei principali tornei.
Le imprese di Jannik Sinner hanno aperto una nuova stagione, ma il successo televisivo di Cobolli conferma che l’interesse non è legato esclusivamente a un singolo campione.
Il pubblico segue ormai con partecipazione un’intera generazione di tennisti italiani, diventata protagonista ai massimi livelli.
Una finale persa ma un successo televisivo
Zverev ha conquistato il suo primo titolo del Grande Slam, imponendosi in cinque set. Cobolli ha invece lasciato Parigi con la consapevolezza di avere compiuto un salto definitivo nella propria carriera.
Alla crescita sportiva si aggiunge ora un dato televisivo di grande valore.
Quasi 2,7 milioni di spettatori e il 23,3% di share raccontano un’altra vittoria del tennis italiano, capace di portare il Nove davanti a tutte le reti nazionali e di trasformare una finale pomeridiana in uno degli eventi televisivi dell’anno.
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Processo Maradona, lite furiosa tra gli avvocati: udienza sospesa e intervento della sicurezza
Alta tensione al processo per la morte di Diego Armando Maradona. Gli avvocati Fernando Burlando e Francisco Oneto si sono affrontati tra insulti e minacce durante la deposizione di un testimone. Il giudice ha sospeso l’udienza e ammonito entrambi i legali.
Alta tensione nell’aula del tribunale di San Isidro, nella provincia di Buenos Aires, dove è in corso il nuovo processo sulla morte di Diego Armando Maradona. Un acceso scontro tra due avvocati ha costretto il giudice a sospendere temporaneamente l’udienza e a richiedere l’intervento del personale di sicurezza.
Protagonisti del diverbio sono stati Fernando Burlando, legale che rappresenta le figlie Dalma e Giannina Maradona, e Francisco Oneto, difensore del neurochirurgo Leopoldo Luque, uno dei principali imputati.
La deposizione e i continui «non ricordo»
La tensione è esplosa durante la testimonianza di un uomo che, sollecitato dalle domande della parte civile, avrebbe risposto ripetutamente di non ricordare circostanze considerate rilevanti.
Burlando ha manifestato apertamente la propria insofferenza per la reticenza del testimone. Ne è nato un duro confronto con Oneto, che ha contestato le modalità dell’interrogatorio e la condotta del collega.
Dagli scambi verbali si è rapidamente passati agli insulti e alle minacce. Secondo le ricostruzioni dei media argentini, uno dei legali avrebbe urlato «cretino, vieni fuori», ricevendo come risposta l’appellativo di «pagliaccio».
Lo scontro prosegue fuori dall’aula
Il tribunale ha disposto una pausa nel tentativo di ristabilire l’ordine, ma il confronto sarebbe proseguito anche nei corridoi del palazzo di giustizia.
I due avvocati sarebbero arrivati quasi al contatto fisico, rendendo necessario l’intervento degli addetti alla sicurezza per separarli. Successivamente sono stati convocati e ammoniti dai giudici, che hanno prospettato una possibile espulsione dal processo qualora si verificassero nuovi episodi simili.
Il dibattimento è ripreso dopo oltre un’ora, in un clima rimasto comunque molto teso.
Sette sanitari sotto processo
Il procedimento, iniziato nuovamente nell’aprile 2026 dopo l’annullamento del primo dibattimento, riguarda sette componenti dello staff sanitario che assistette Maradona durante il ricovero domiciliare successivo all’intervento chirurgico per la rimozione di un ematoma subdurale.
Tra gli imputati figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov e altri professionisti coinvolti nell’organizzazione e nella gestione dell’assistenza. Sono accusati di omicidio con dolo eventuale, contestazione che dovrà essere valutata dal tribunale nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
L’accusa: «Un’indifferenza letale»
Maradona morì il 25 novembre 2020, a sessant’anni, nella casa di Tigre dove era stato trasferito dopo l’operazione. Secondo l’accusa, le condizioni dell’ex capitano del Napoli sarebbero progressivamente peggiorate senza che venisse disposto il trasferimento in una struttura adeguatamente attrezzata.
Nella presentazione del caso, i pubblici ministeri hanno descritto il ricovero domiciliare come segnato da gravi carenze, sostenendo che Maradona avrebbe mostrato segnali critici molte ore prima della morte e che un intervento tempestivo avrebbe potuto salvarlo.
Si tratta della tesi dell’accusa, contestata dalle difese e ancora sottoposta all’esame del tribunale.
Il nuovo processo dopo lo scandalo del 2025
Il primo processo era stato annullato nel maggio 2025 dopo lo scandalo che aveva coinvolto la giudice Julieta Makintach, accusata di avere partecipato senza autorizzazione alla realizzazione di una produzione audiovisiva sul procedimento.
Il nuovo dibattimento è ripartito da zero davanti a un diverso collegio giudicante. Dopo quattro mesi di deposizioni, il processo si avvicina alle sue fasi conclusive, ma lo scontro tra gli avvocati conferma il clima estremamente acceso nel quale si sta cercando di accertare la verità sulle ultime ore di Diego Armando Maradona.
In Evidenza
Mondiali 2026, la Spagna vola in finale: Francia battuta 2-0, Yamal trascina le Furie Rosse
La Spagna conquista la finale della Coppa del Mondo battendo 2-0 la Francia a Dallas. Decisivi Oyarzabal su rigore e Pedro Porro nella ripresa. Lamine Yamal è ancora protagonista, mentre la squadra di De la Fuente raggiunge la finale con il record di 37 partite consecutive senza sconfitte.
La Spagna torna a giocarsi il titolo mondiale sedici anni dopo l’ultima volta. Nella prima semifinale della Coppa del Mondo 2026, disputata a Dallas davanti a oltre 70 mila spettatori, la nazionale di Luis de la Fuente supera con autorità la Francia per 2-0, conquistando con pieno merito l’accesso alla finale.
A decidere l’incontro sono il rigore trasformato da Mikel Oyarzabal nel primo tempo e il raddoppio del difensore Pedro Porro nella ripresa. Ma il volto della serata è ancora una volta Lamine Yamal, imprendibile per la difesa francese e protagonista dell’azione che ha sbloccato il match.
Yamal illumina, Oyarzabal non sbaglia
La Spagna parte con il consueto possesso palla, mentre la Francia prova ad aggredire alta. I Bleus si rendono pericolosi nei primi minuti con Barcola e Mbappé, ma senza riuscire a impensierire realmente Unai Simón.
La svolta arriva al 20′. Yamal anticipa Digne su un pallone in area e viene colpito in ritardo dal difensore francese. L’arbitro indica il dischetto e Oyarzabal trasforma con freddezza il rigore dell’1-0, firmando il suo quinto gol nel torneo.
La rete mette definitivamente la partita sui binari preferiti dagli spagnoli, che continuano a gestire il possesso e sfiorano il raddoppio prima dell’intervallo.

Francia senza idee, Pedro Porro chiude i conti
Nella ripresa Didier Deschamps prova a cambiare volto alla squadra con alcune sostituzioni, ma la Francia continua a soffrire il palleggio delle Furie Rosse.
Il colpo del definitivo 2-0 arriva al 58′. Pedro Porro dialoga con Dani Olmo, si inserisce nell’area francese e batte Maignan con una conclusione potente e precisa.
La Spagna controlla senza particolari affanni. Yamal trova anche la rete del possibile 3-0, annullata per fuorigioco, mentre Mbappé resta l’unico a tentare una reazione per una Francia apparsa irriconoscibile rispetto alle precedenti uscite del torneo.
De la Fuente eguaglia il record dell’Italia di Mancini
Con questo successo, la nazionale iberica raggiunge la finale mondiale confermando il suo straordinario momento di forma. Luis de la Fuente arriva infatti a 37 partite consecutive senza sconfitte, eguagliando il primato stabilito dall’Italia di Roberto Mancini.
Il commissario tecnico raccoglie i frutti di un progetto tecnico fondato sul possesso palla, sull’intensità e sull’esplosione di una nuova generazione di talenti, guidata proprio da Lamine Yamal.
Ora la finale
Per la Spagna sarà la prima finale mondiale dopo il trionfo del 2010 in Sudafrica. Gli iberici attendono ora di conoscere l’avversaria che uscirà dalla seconda semifinale tra Argentina e Inghilterra.
Per la Francia, invece, termina una corsa che alla vigilia sembrava poter portare fino all’ultimo atto. Mbappé e compagni escono dal torneo senza riuscire a esprimere il calcio brillante mostrato nei turni precedenti, neutralizzati dalla superiorità tecnica e tattica di una Spagna che si conferma una delle grandi protagoniste del calcio mondiale.
Sport
Inghilterra-Argentina, Tuchel elogia Messi ma avverte: «Siamo pronti, giocheremo secondo il nostro stile»
Thomas Tuchel riconosce il ruolo decisivo di Lionel Messi alla vigilia della semifinale mondiale tra Inghilterra e Argentina, ma rivendica l’ambizione e la forza della sua squadra: «Non ci accontentiamo, siamo pronti».
Thomas Tuchel riconosce la grandezza di Lionel Messi, ma assicura che l’Inghilterra non affronterà la semifinale mondiale contro l’Argentina con timore reverenziale.
Alla vigilia di una delle partite più attese dei Mondiali 2026, il commissario tecnico inglese ha definito il capitano argentino un calciatore «incredibile», capace di diventare il leader e l’uomo più importante di qualsiasi squadra nella quale giochi.
Tuchel: «Messi è il leader, ma siamo pronti»
«È il leader e il giocatore più importante in qualsiasi squadra giochi, ma noi siamo pronti», ha dichiarato Tuchel.
Il tecnico ha riconosciuto che l’Argentina presenta numerosi elementi capaci di creare preoccupazione, ma ha ribadito che l’Inghilterra non intende modificare la propria identità per contenere esclusivamente Messi.
«Siamo qui per giocare secondo il nostro stile e puntare sui nostri punti di forza», ha spiegato l’allenatore, sottolineando la fiducia nelle qualità tecniche e mentali della sua squadra.
«Nessuno si accontenta»
Tuchel ha insistito soprattutto sull’ambizione del gruppo inglese, arrivato alla semifinale con l’obiettivo di conquistare la prima finale mondiale della nazionale dopo sessant’anni.
«I giocatori sono ambiziosi. Nessuno si accontenta», ha affermato il commissario tecnico. Un atteggiamento che, secondo Tuchel, rappresenta «il mix perfetto» per offrire la prestazione necessaria contro i campioni del mondo in carica.
L’allenatore tedesco ha descritto i suoi calciatori come un gruppo capace di reagire alle difficoltà e di sostenere la pressione delle grandi occasioni.
Una rivalità piena di momenti iconici
La partita porta con sé il peso di una rivalità che ha attraversato la storia dei Mondiali, segnata da episodi rimasti nella memoria collettiva del calcio.
«I giocatori sanno esattamente cosa significa questa partita», ha spiegato Tuchel. «Quando un incontro del genere ha regalato così tanti momenti iconici, è difficile definirlo semplicemente un’altra partita di calcio».
Il tecnico ha però invitato la squadra a non farsi condizionare dal passato. L’Inghilterra vuole concentrarsi sul presente, sulla preparazione tattica e sulla possibilità di imporre il proprio gioco, senza trasformare la storia delle sfide con l’Argentina in un peso emotivo.
Messi contro l’Inghilterra, una sfida inedita
Per Messi sarà una partita particolare. Nonostante una carriera internazionale durata oltre vent’anni e le numerose sfide contro le principali potenze calcistiche, il fuoriclasse argentino non aveva ancora affrontato l’Inghilterra in una partita della Coppa del Mondo.
La semifinale mette quindi di fronte la squadra campione in carica e una nazionale inglese che sente di avere finalmente la maturità necessaria per tornare a giocarsi il titolo. Messi resta il principale pericolo, ma il messaggio di Tuchel è chiaro: rispetto assoluto per il campione argentino, nessuna rinuncia alle ambizioni inglesi.


