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Ambiente

Cingolani: obiettivo ‘net zero’ solo col nucleare

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Avanti tutta sulla diversificazione degli approvvigionamenti del gas e sul ‘price cap’ con la “solidarietà” europea. E se l’agenda dell’Italia per il 2030 dovrà passare da un “mix energetico sempre più ampio” fra rinnovabili e raddoppio della produzione nazionale di gas, l’obiettivo ‘net zero’ per il 2050 impone di ragionare sul nucleare di nuova generazione. A parlare è Roberto Cingolani, l’ex ministro della Transizione ecologica che ha appena passato il testimone a Gilberto Pichetto, con parole sul nucleare che guardano alla maggioranza che sostiene il Governo Meloni cui farà da consulente “transitorio”. Il nucleare di quarta generazione, “i piccoli motori dei rompighiaccio, che non produce scoria radioattiva – dice Cingolani a SkyTg24 – si spegne da solo nel caso di malfunzionamento, dovrebbe essere studiato”. Una scommessa sulla ricerca, visto che si tratta di una tecnologia che non sarà disponibile a livello ‘commerciale’ prima di almeno un decennio, su cui l’ex Mr Energia del Governo Draghi strizza l’occhio alla nuova maggioranza dove ci sono orecchie sensibili sul nucleare, a partire dalla Lega. Il passaggio del testimone con Pichetto avviene nel mezzo del difficile negoziato da cui l’Italia – “fra i Paesi che se la cavano meglio” secondo Cingolani – punta ad arrivare al ‘price cap dinamico’ vincendo le resistenze di Berlino, che nel terzo trimestre è riuscita ad avere crescita (0,3%) contro i pronostici ricorrendo soprattutto al carbone. I dati sul Pil dell’Italia, con l’Upb che si aspetta un -0,2% dovuto allo shock energetico, si conosceranno la prossima settimana, ma per l’economista ed ex consulente economico di Draghi Stefano Giavazzi “eviteremo recessione” tenendo la barra dritta su quel sul price cap, che ha fatto scendere i prezzi del gas da 260 euro dei mesi scorsi sotto i 100 euro: “basta parlare di una buona intenzione perché gli speculatori facciano un passo indietro”, dice anche Cingolani. Non tutti la pensano così: Goldman Sachs aveva previsto già in estate che i prezzi si sarebbero dimezzati sotto i 100 euro grazie agli elevati livello di stoccaggio dei Paesi europei, e stima che risaliranno in primavera). L’amministratore delegato di Snam Stefano Venier spiega che sul prezzo del gas oggi pesano, appunto, gli stoccaggi e il clima mite, e avverte, se l’inverno “molto freddo” il quadro cambierebbe, il clima “è un elemento di incertezza imprevedibile oggi”. Certo è che il piano, su cui sarà decisivo un Consiglio straordinario Ue di fine novembre, assieme al disaccoppiamento dei prezzi delle rinnovabili dal gas e dagli acquisti comuni (cari alla Germania) è un nodo critico. Nel frattempo, barra dritta sul solco già tracciato dall’esecutivo Draghi. A partire dal “cruciale” rigassificatore di Piombino: “abbiamo cinque miliardi di metri cubi di Gnl già prenotati, arrivare all’inizio dell’anno prossimo e non poterlo usare sarebbe una beffa” è il segnale che Cingolani manda contro resistenze burocratiche e tentazioni ‘nimby’. La nave in grado di rigassificare il Gnl che rende autonomi dalla Russia è già pronta, così come le banchine e i tubi: non farlo partire vuol dire rinunciare a uno dei capisaldi della strategia di sicurezza energetica. Avanti anche – dice Cingolani presentando le sue tabelle dense di simulazioni e scenari su crescita, fabbisogno energetico, emissioni – sul rilancio della produzione nazionale di gas crollata in un ventennio da oltre il 20% del totale al 3% di oggi: “si parla di circa un raddoppio rispetto a tre miliardi di metri cubi” ma con trivellazioni sono nei giacimenti che ci sono e in zone limitrofe. (

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Pioggia e neve non fanno calare allarme siccità al nord

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Anche se nei giorni scorsi sono arrivate le piogge e la neve che ha imbiancato gli Appennini, la crisi idrica, soprattutto al nord, rimane drammatica. Il rischio è che l’estate del 2023 sia ancora peggiore, da questo punto di vista, di quella già pesante del 2022, con tutte le conseguenze del caso: dall’agricoltura alla produzione di energia idroelettrica, dalla minaccia per gli ecosistemi alla scarsità di acqua per scopi alimentari.

Il riscaldamento globale mostra così i propri effetti, con il rovescio della medaglia dell’aumento del rischio alluvioni al centro-sud. L’allarme viene rilanciato dal report settimanale dell’Associazione dei consorzi di bonifica che parla ormai di una crisi endemica al nord, della quale la situazione del Po è lo specchio: il grande fiume è infatti ben al di sotto della media storica di portata di questo periodo. La situazione, insomma, è peggiore di quella già allarmante del gennaio dell’anno scorso, con le piogge e le nevicate delle ultime settimane che hanno portato un sollievo assolutamente insufficiente. “È necessario – ribadisce Pier Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi – creare infrastrutture per garantire omogenee riserve idriche al Paese, pena l’abbandono di qualsiasi prospettiva di autosufficienza alimentare”. Il rischio, cioè, è che nella prossima estate le aree dove sarà necessario l’intervento delle autobotti siano più estese della scorsa. Il Po a Torino, ad esempio, ha un deficit che si attesta attorno al 50%, ma in altre stazioni di rilevamento supera l’80%, prolungando tale condizione anche in Lombardia ed Emilia Romagna dove, a Piacenza, registra nuovi minimi storici.

“La critica condizione idrica del fiume Po – dice Vincenzi – si trascina da dicembre 2020 e condiziona l’economia agricola, nonché l’agroalimentare della principale food valley italiana e riconosciuta eccellenza mondiale: la Pianura Padana”. A Piacenza il Consorzio di Bonifica ha già raccomandato alle imprese agricole la massima prudenza nella programmazione dei piani colturali, soprattutto se non hanno a disposizione pozzi o vasche. La crisi della siccità del nord si vede anche dagli altri fiumi e dai grandi laghi, tutti abbondantemente sotto media. Al centro-sud, dalle Marche alla Campania, la situazione è invece critica per il verso opposto: nelle ultime settimane ci sono stati exploit pluviometrici e bombe d’acqua che hanno gonfiato la portata dei fiumi facendo salire la preoccupazione per le alluvioni. “A questa crisi – dice il dg dell’Anbi Massimo Gargano – si può dare risposta solo attraverso investimenti multifunzionali. I progetti per invasi, laghetti e bacini di espansione, previsti dai Consorzi di bonifica ed in attesa di finanziamento, rispondono a questa esigenza, contenendo l’acqua in eccesso per utilizzarla nei momenti di bisogno”.

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Studio, un terzo dell’Amazzonia danneggiata da uomo e siccità

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 Un terzo dell’Amazzonia potrebbe essere stato danneggiata dall’attività umana e dalla siccità. Lo rivela uno studio della brasiliana Universidade Estadual de Campinas pubblicato sulla rivista Science. Per i ricercatori i danni causati alla foresta amazzonica, che si estende su nove paesi, sono “significativamente maggiori” di quanto precedentemente noto. Lo studio ha esaminato in particolare l’impatto di incendi, disboscamento, cambiamenti dell’habitat e siccità. La maggior parte delle ricerche precedenti sull’ecosistema amazzonico si era concentrata soprattutto sulle conseguenze della deforestazione. Lo studio ha rilevato che tra il 2001 e il 2018 gli incendi, l’estrazione del legname e i cambiamenti all’habita hanno danneggiato almeno il 5,5% dell’Amazzonia equivalente a 364.748 chilometri quadrati.

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Antartide, col clima che cambia più gas serra dal permafrost

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Nelle zone peri-costiere dell’Antartide il riscaldamento globale sta causando un aumento del rilascio di gas serra dal suolo ghiacciato (permafrost), un fenomeno che potrebbe estendersi lungo gli oltre 24.000 chilometri di costa del continente bianco. È quanto emerge da uno studio condotto nell’ambito del progetto Seneca (SourcE and impact of greeNhousE gasses in AntarctiCA), finanziato dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) e coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). I risultati sono pubblicati sulla rivista Science of the Total Environment. La ricerca, che costituisce la prima campagna geochimica estensiva condotta nel continente Antartico, è frutto della collaborazione tra Ingv, Gns Science (Nuova Zelanda), Università di Otago (Nuova Zelanda), Università di Oslo (Norvegia), Università Sapienza di Roma, Università di Padova e Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag).

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Frase Antartide, col clima che cambia più gas serra dal permafrost
Foto C’è Antartide

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