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Cinema, un bel film al femminile di Arnaud Desplechin nella violenta Roubaix

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 Non e’ certo la prima volta che Arnaud Desplechin porta sul grande schermo la sua citta’ natale, Roubaix, violenta, povera e multirazziale. Dopo ‘Les fantmes d’Ismal’ e ‘3 Souvenirs de ma jeunesse’, per fare solo due titoli, la racconta in un polar al femminile dal titolo ‘Roubaix, une lumiere’ con Roschdy Zem, Lea Seydoux e Sara Forestier gia’ in concorso al Festival di Cannes e ora in sala dal 1 ottobre distribuito da No.Mad Entertainment. Ispirato a un fatto vero, il film, dai forti tratti psicologici, racconta come in una notte di Natale, a Roubaix, il capo della polizia Daoud (Roschdy Zem) e l’agente di fresca nomina Louis (Antoine Reinartz) si imbattono nell’omicidio di un’anziana signora ritrovata strangolata. Due giovani donne sbandate, vicine di casa della signora di 82 anni, vengono prima interrogate e poi incriminate del delitto. Si tratta di Claude (Lea Seydoux) e Marie (Sara Forestier), due tossicomani, alcolizzate e amanti, due persone comunque sorprendenti in quanto a umanita’.

“Piu’ che un film poliziesco, l’ho immaginato come una delle tante tragedie umane chi si consumano in un commissariato ogni giorno – ha detto il regista al Festival di Cannes – . Mi interessano piu’ le tragedie umane che i fatti di cronaca”. La morte di Micheline Demesmaeker, questo il vero nome della vittima, era stata gia’ oggetto di un documentario a firma di Mosco Boucault, a cui ha attinto il regista francese. “Era la prima volta che mi colpiva tanto un fatto di cronaca, forse perche’ era accaduto nella mia citta’ – sottolinea infine Desplechin -, ma queste due donne per le quali avrei dovuto provare disprezzo le vedevo, allo stesso tempo, piene di umanita’. E mi sono detto che era una bellissima opportunita’ affidare i loro ruoli a due brave attrici”. “Un commissario esperto e compassionevole. Due donne amanti e forse assassine. Una citta’, Roubaix, estremo nord della Francia, terra desolata e impoverita, filmata con toni lividi e notturni. Un polar dai tanti rimandi cinefili (Hitchcock, Melville, Pialat), mosso pero’ da un sentimento di pieta’ verso vittime e carnefici, quasi sconsolato nell’attestare i vari tentativi della ragione di rendere comprensibile il caos della realta’” cosi’ la puntuale designazione come Film della Critica da parte dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.

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Cinema, Paolo Sorrentino: torno a Napoli e alla mia adolescenza

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“Ho scritto la sceneggiatura di ‘E’ stata la mano di Dio’ un paio di anni fa, mentre lavoravo a ‘The New Pope’. Questo e’ un film sulla mia adolescenza. L’ho scritto per i miei figli, per provare a spiegare perche’ sono sempre cosi’ schivo e silenzioso”. A raccontarlo in una lunga intervista a ‘La Stampa’ e’ il regista Paolo Sorrentino, sul set del suo nuovo film. Autobiografico? “Non ci sono riferimenti evidenti – spiega – e’ la storia di un ragazzo. E c’e’ l’unione di esperienze personali, di racconti inventati e di altri che ho sentito. E’ un film che ho scritto per conto mio, non l’ho proposto a nessuno. Per molto tempo, anzi, ho pensato di non farlo”. Perche’ ha aspettato cosi’ tanto, gli viene chiesto, per tornare a lavorare a Napoli? “Dopo ‘L’uomo in piu”, volevo girare l’adattamento di ‘Ferito a morte’ di Raffaele La Capria. Ma era un film troppo costoso, i produttori dissero di no. Non c’e’ mai stata la storia giusta”.

Il regista Paolo Sorrentino riceve la laurea Honoris Causa, Università Federico II di Napoli.

Nel film che sta girando torna a lavorare con Servillo: “Toni e’ come un fratello maggiore. A volte, e’ una figura paterna. Ha sempre provato a farmi capire l’importanza di vivere piu’ serenamente questo lavoro. E’ sempre stato di grande aiuto nel modulare meglio il mio carattere”. “Forse – dice ancora – quando non avro’ piu’ le forze per fare il regista, lavorero’ a un altro libro. Posso fare a meno di dirigere, ma non posso fare a meno di scrivere”. “‘E’ stata la mano di Dio’, che e’ costruito su di me – racconta ancora – e’ un film sulla medieta’. Mi sono sempre ritratto cosi’, io. C’e’ un rimando, ma non e’ un film su Maradona”. Oggi le sale cinematografiche sono in crisi: “Penso che dopo questa pandemia seguira’ un periodo di grande euforia – risponde il regista – e la gente vorra’ stare di nuovo insieme e tornera’ al cinema”. Il suo film arrivera’ su Netflix: “Non ho mai avuto nessun tipo di pregiudizio verso lo streaming o la tv. Anzi: ho provato a farla per tanti anni, anche prima dell’esplosione delle serie tv. Con ‘The Young Pope’ si sono create le giuste condizioni. Le serie sono molto simili ai romanzi. Sono piu’ democratiche, in un certo senso”.

 

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Il caso Marco Pantani diventa un film, la magistratura indaghi davvero

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“Chi ha ucciso Marco Pantani e’ ancora libero”. La battaglia per arrivare alla verita’ sulla morte del grande campione di ciclismo non e’ finita. A 16 anni dalla scomparsa del Pirata, un film porta sul grande schermo la sua storia: “Il Caso Pantani – L’omicidio di un Campione”, diretto da Domenico Ciolfi, sara’ distribuito da Koch Media in oltre 300 sale il 12, 13 e 14 ottobre. Una pellicola che passa dal biopic al dramma fino al cinema d’inchiesta, svelando particolari inediti sulla morte dell’ex ciclista morto a Rimini nel 2004. E che si trasforma in un appello alla giustizia da parte di mamma Tonina, presente all’anteprima oggi a Milano. “Spero che qualche magistratura veda il film e si metta una mano sulla coscienza facendo le indagini sul serio”, le sue parole. “Questo film serve per mettere insieme tutte le cose che sono state scoperte in questi anni. E’ un film duro, per me e’ stato difficile rivedere certe scene, pero’ mi ha preso molto. Purtroppo mio figlio indietro non me lo da’ nessuno ma non vorrei che succedesse ad altri” ha aggiunto.

La famiglia Pantani potrebbe comunque ricevere presto un omaggio simbolico: Le Iene, infatti, chiederanno che, in occasione del passaggio del Giro d’Italia a Cesenatico, gli venga consegnato il “Trofeo senza fine”, la coppa riservata ai vincitori della Corsa rosa, per l’edizione del 1999 in cui il Pirata venne fermato a causa dell’ematocrito troppo alto a due tappe dalla fine (con tutti i dubbi spiegati anche da Ciolfi) ad un passo dal successo. Il racconto nel film si snoda attraverso due passaggi fondamentali, che dividono la vita di Marco in tre fasi: quella del campione, quella del mito distrutto dopo la positivita’ svelata a Madonna di Campiglio nel 1999 e la vittima che non ha avuto giustizia.

Tre momenti che si intrecciano nel film ma ben sottolineati dalla scelta di tre attori diversi per interpretare il Pirata: Brenno Placido e’ il campione a Campiglio, Marco Palvetti e’ Pantani tra le difficolta’ dopo il caso doping, Fabrizio Rongione e’ l’ultimo Pantani, quello che verra’ trovato morto a Rimini il giorno di San Valentino del 2004. A tenere le fila del discorso e’ Francesco Pannofino, che interpreta l’avvocato Antonio De Rensis, legale che ha portato alla riapertura del caso nel 2014 e che nel film ripercorre gli ultimi anni del campione romagnolo partendo tra le carte bollate. Arrivando anche, in un finale in crescendo spinto dalla voce dello stesso Pannofino, a raccontare la versione dei fatti secondo gli atti d’inchiesta, mettendo in fila tutte quelle cose che in questi anni non sono state spiegate. “Chi ha ucciso Marco Pantani e’ ancora libero”, e’ la frase che conclude il film. Ma non la battaglia giudiziaria.

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Venezia, è il giorno di Luca Guadagnino

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Alla Mostra del Cinema di Venezia domani 6 settembre arriva fuori concorso Luca Guadagnino con un corto, FIORI, FIORI, FIORI! nel quale il regista racconta a suo modo, utilizzando un tablet e uno smartphone, il lockdown e Il documentario SALVATORE – SHOEMAKER OF DREAMS dedicato a Salvatore Ferragamo. Fuori concorso anche Salvatore Mereu con ASSANDIRA, con lo scrittore Gavino Ledda (gia’ attore per i Taviani in Padre padrone, il film premiato a Cannes tratto dal suo libro, ndr) nei panni di Costantino, pastore in pensione, che si ritrova coinvolto nel progetto del figlio di un agriturismo, destinato a culminare in una notte da incubo. In gara per il Leone d’oro THE WORLD TO COME di Mona Fastvold con Katherine Waterston, Vanessa Kirby, Christopher Abbott e Casey Affleck (anche coproduttore) che, ispirandosi a una storia vera, racconta la passione fra nasce due donne negli Stati Uniti rurali dell’800 e KHORSHID di Majid Majidi, storia di bambini obbligati a lavorare per sostenere le loro famiglie che incappano in un ‘colpo’ di scena quasi miracoloso. Ad Orizzonti debutta l’italiano Giovanni Aloi che lavora spesso in Francia, con LA TROISIE’ME GUERRE, che ha per protagonista Leo, giovane soldato che pattuglia le strade di Parigi. Durante una violenta manifestazione rischia raggiungere un punto di non ritorno. Ecco alcuni dei principali appuntamenti di domani: KHORSHID di Majid Majidi (Venezia 77) con Ali Nasirian, Javad Ezzati, Tannaz Tabatabaie, Rouhollah Zamani (Sala Grande alle 16.45). ll film narra la storia del dodicenne Ali e dei suoi tre amici: insieme cercano di sopravvivere e sostenere le loro famiglie, tra lavoretti in un garage e piccoli crimini. In un colpo di scena che ha del miracoloso, ad Ali viene affidato il compito di ritrovare un tesoro nascosto sottoterra. THE WORLD TO COME di Mona Fastvold (Venezia 77) con Katherine Waterston, Vanessa Kirby, Christopher Abbott e Casey Affleck (Sala Grande alle 19.15). Verso la meta’ dell’Ottocento nel nord dello stato di New York, Abigail incontra Tallie, donna estroversa di straordinaria bellezza, appena trasferitasi con il marito Finney in una fattoria nelle vicinanze. Le due provano a stringere una relazione, riempendo un vuoto nelle loro vite di cui non conoscevano l’esistenza. FIORI, FIORI, FIORI! Cortometraggio di Luca Guadagnino (Fuori concorso – Proiezioni speciali) con Maria Continella, Natalia Simeti, Claudio Gioe’, Dave Kajganich (SALA GRANDE ALLE 13.45 – Proiezione per gli accreditati). Durante il lockdown per la pandemia, Luca Guadagnino, con una piccola troupe, scende in Sicilia da Milano, armato soltanto di uno smartphone e di un tablet e si confronta son gli amici d’infanzia su come sia stato vissuto quel momento eccezionale che ha unito il mondo. A seguire: SALVATORE – SHOEMAKER OF DREAMS (Fuori concorso – Proiezioni speciali). Si esplora il mistero e il fascino di una figura importante, articolata e complessa come quella di Salvatore Ferragamo. Una storia umana, artistica e imprenditoriale raccontata da diversi punti di vista. ASSANDIRA di Salvatore Mereu (Fuori concorso) con Gavino Ledda, Anna Koenig, Marco Zucca, Corrado Giannetti (Sala Grande alle 21.45). Costantino ha visto il fuoco che si e’ mangiato in una notte sola Assandira, il suo agriturismo in mezzo al bosco. Scontro generazionale e conflitto tra la Sardegna di ieri e quella di oggi animano un dramma famigliare in cui gli errori si pagano senza appello. LA TROISIE’ME GUERRE di Giovanni Aloi (Orizzonti) con Andrew Garfield, Maya Hawke, Nat Wolff e Jason Schwartzman (Sala Darsena alle 14). Leo, giovane soldato che pattuglia le strade di Parigi, durante una grande manifestazione antigovernativa e’ risucchiato nel mezzo di una folla furiosa. La pressione e la rabbia impotente che ha dentro stanno per esplodere.

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