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Cinema, progetto per un film e una serie su Raffaele Cutolo

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Un film e una serie tv sulla vita di Raffaele Cutolo, il boss della nuova camorra organizzata morto in carcere senza mai essersi pentito e portando con se molti segreti. Il progetto è syyap annunciato da Andrea Iervolino e Lady Bacardi Entertainment (“ILBE”) con Elisir 27 S.r.l., nuova societa’ di produzione cinematografica ed audiovisiva di Elide Melli. Quest’ultima “detiene la piena titolarita’ dei diritti ceduti dalla famiglia Cutolo, la quale mettera’ a disposizione importanti materiali, inediti assoluti, sulla vita del boss, che e’ rimasto in carcere 58 anni fino alla sua morte e non si e’ mai pentito”. ILBE aderira’ al progetto entrando in produzione associata al 50% con Elisir dopo l’accordo preliminare di cui e’ stata data notizia.

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Napoli sbanca ai Ciak d’oro con Servillo, Martone e Gallo

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Napoli fa l’en plein alla 36/ma edizione dei Ciak d’oro, premio popolare al cinema italiano votato direttamente dal pubblico. Il SuperCiak va infatti a Toni Servillo; miglior film e’ QUI RIDO IO di Mario Martone; la regia ad Alessandro Gassmann per il film ambientato a Napoli IL SILENZIO GRANDE che ottiene anche miglior attore andato al Massimiliano Gallo di Napoli come d’altronde Serena Rossi che ha conquistato il Ciak d’oro come miglior attrice per LA TRISTEZZA HA IL SONNO LEGGERO.

Infine Alessandro Grande con REGINA vince per il miglior film diretto da un’esordiente mentre protagonista dell’anno in una serie tv e’ Ludovica Martino per il ruolo di Eva nell’adattamento italiano di SKAM targato Netflix. Infine migliore Locandina e’ quella di TUTTI PER 1 – 1 PER TUTTI di Giovanni Veronesi.

Sono stati ben 82.634 i voti arrivati sul sito di Ciak, ciakmagazine.it, mentre i film in gara sono quelli usciti nel periodo dall’1 settembre 2020 al 30 settembre 2021. Lo speciale con i vincitori votati direttamente dal pubblico andra’ in onda domani alle 21. “I Ciak d’oro – ha dichiarato il direttore di Ciak, Flavio Natalia – si confermano un premio con una forza unica nel panorama del cinema. L’esplosione del numero di voti ricevuti, pari quasi a tre volte quelli raccolti lo scorso anno, quando erano stati trentamila, dimostra sia la vitalita’ della formula sia il fortissimo desiderio di cinema del pubblico italiano”.

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Cinema

La scelta di Anne e la solitudine dell’aborto clandestino

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Che succede quando inaspettatamente ti ritrovi incinta nella provincia francese degli anni ’60? Scopri la solitudine. Le promesse sociali, così consolanti in quegli anni, sono soffocate dalle asperità di una legge che ti impone di avere il bambino, considerando l’aborto un reato, punibile col carcere. Il mondo ti scava un fossato intorno. L’amicizia si rivela per quella che è: una relazione superficiale. L’innamoramento è un pianeta remoto e la sessualità si costruisce socialmente come un problema. Dal suo canto, la sanità pubblica non appronta tanto dei luoghi di cura, ma erge presìdi al servizio delle foucaultiane ”società di disciplina”. Il pregiudizio trasforma ogni gesto, ogni sguardo, in un attentato alla normalità massificata. I tuoi genitori sono inattingibili nelle loro ingenue certezze. Fare l’amore è un gesto temerario, il cavallo di Troia con cui le istitusioni repressive della società si insinuano nella tua esistenza, nei sogni di cui la tua vita è fatta.

Ma se sei una studentessa brava della Facoltà di Lettere dell’Università di Angoulême, e non sei disposta a mettere la distrazione di una serata da niente –“Ti è piaciuto? Mah…non so…”- con uno di Bordeaux di cui ti ricordi a malapena il nome, sul piatto di una bilancia che pende verso lo studio, e poi l’insegnamento o, chissà, la letteratura –“voglio scrivere”…- la scelta è fatta. La scelta di Anne, appunto, è l’aborto clandestino: a cui inevitabimente si arriva, con tutti i pericoli che ciò comporta, la sofferenza, non di rado la morte. 

Il percorso della ragazza è accidentato, ma la sua determinazione è senza attenuanti. Le scene sono crude e, a tratti, al limite della sopportabilità: ma è un dramma di vita che si rappresenta e la sensibilità di ciascuno è messa in gioco senza compromessi né retorici né visuali. Nel suo modo spoglio di raccontare, la regista Audrey Diwan trova la maniera di inserire i riferimenti d’epoca essenziali. Si parla di L. Aragon e della sua poesia politica, in un’aula universitaria. Nelle conversazioni giovanili, si mettono in rapporto J.P. Sartre e A. Camus, con la vertigine delle loro scritture filosofiche. In un passaggio veloce e lieve, si evoca l’inizio della fine del comunismo con la crisi dei militanti a seguito dell’invasione sovietica dell’Ungheria.

Anamaria Vartolomei, la protagonista, si muove con i ritmi e le espressioni di quel tempo. Ho particolarmente apprezzato Sandrine Bonnaire, come mamma di Anne, che intuisce ma non arriva a capire. Leone d’oro a Venezia 2021, il film ci rammenta che i diritti fanno la differenza tra un periodo storico e un altro: più delle battaglie, forse, e degli imperatori che cambiano. Ci ammonisce, perciò, sulla loro natura di “conquista umana”, sulla loro caducità e ci richiama alla nostra responsabilità di custodi.   

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Lady Gaga la trasformista, la moda mi fa bella

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“Avere coraggio puo’ avere forme diverse. Non mi sono mai sentita bella, pero’ l’arte mi fa sentire bella, la moda, la creativita’, la fantasia; la tua fantasia ti permette di diventare chi vuoi. Ho dedicato tanto tempo recentemente all’Italia, sono stata qui a lungo e forse e’ stato il momento in cui mi sono sentita in assoluto piu’ bella in tutta la mia vita”. Un’ ammissione coraggiosa ma veritiera quella di Lady Gaga, ospite di Fabio Fazio su Rai3 per presentare il nuovo film di Ridley Scott, “House of Gucci”, che la vede protagonista. Dalle immagini in onda su Rai3, il pubblico ha potuto percepire che l’icona pop e’ in assoluto la star piu’ trasformista e “trasformabile” del panorama internazionale.

Quella che ha osato i look piu’ stravaganti. Tanto che fin dall’inizio della sua carriera come pop star e’ diventata un modello imitatissimo dalle drag queen, nonche’ un simbolo per la popolazione LGBT+, che lei sostiene attivamente. Un tema questo su cui e’ tornata anche durante l’intervista a Che tempo che fa, fasciata da un abito maculato di Valentino Haute Couture (look da Roman Palazzo Collezioni Fall 2021). Invece il tema della creativita’ e’ roba di famiglia per lei. Stefani Joanne Angeline Germanotta, alias Lady Gaga, ricorda infatti a Fazio che sua sorella minore, Natali, disegna per lei costumi e abiti mozzafiato. Natali, nata nel 1992 a New York, cura personalmente l’armadio della popstar. Ha studiato alla Parsons School of Design di New York City ed e’ stata assistente di Brandon Maxwell, che ha vestito Lady Gaga per molto tempo. Inoltre e’ stata costumista per il film A Star Is Born. In occasione del concerto con Tony Bennett eseguito per lanciare l’album “Love For Sale”, Lady Gaga ha indossato alcune creazioni realizzate dalla sorella: un abito nude look, decorato con piume e un tubino in velluto nero con vertiginoso spacco. Invece, alla premiere di House of Gucci, dove Lady Gaga e’ la protagonista del film e interpreta la moglie di Maurizio Gucci, Patrizia Reggiani, e’ apparsa sul red carpet in un abito viola velato firmato Gucci, appartenente alla collezione Pre Fall 2022, andata in scena a Los Angeles lo scorso 2 novembre.

Lady Gaga ha indossato l’intero look da passerella, composto dall’abito lungo plisse’ davanti a mantello dietro, ma anche da guanti di tulle nero decorati con cristalli Swarovski colorati e calze autoreggenti a rete diamantate. Rispetto all’outfit della sfilata, la star ha sostituito i sandali con degli stivaletti dal platform vertiginoso borchiato di strass. I gioielli erano tutti firmati Tiffany &Co. Con i suoi straordinari outfit Lady Gaga ha superato i confini di cio’ che e’ possibile indossare, creando stupore ad ogni sua uscita. Come quando ha indossato un abito disegnato da Franc Fernandez completo di scarpe, borsa e un cappello fatto completamente di pezzi di carne bovina o come quando al cappello ha preferito una gabbia, oppure, come quando e’ stata fotografata in un bozzolo o con accessori surreali come ali o maschere da scherma. Qualche anno fa, sul red carpet del Met Gala si e’ trasformata quattro volte cambiando totalmente look e dando prova cosi’ delle sue doti camaleontiche.

Mentre alla cerimonia d’insediamento di Joe Biden il 20 gennaio scorso aveva un look quasi sobrio, se pensiamo che dalla Regina Elisabetta si presento’ nel 2009 con un abito rosso dalla linea classica ma di latex. Da Biden Lady Gaga e’ arrivata con un abito su misura di Elsa Schiaparelli creato dal direttore creativo Daniel Roseberry, composto da una giacca aderente in cashmere blu scuro abbinato a una voluminosa gonna in faille di seta rossa. A coronare l’outfit, la spilla dorata a raffigurare la colomba della pace. La scelta dei colori era simbolica, blu e rosso, elogio alla bandiera degli Usa.

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