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Cinema italiano in scena in Russia, parte la 30/a edizione del Nice

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La XXVII edizione del Festival del Nuovo Cinema Italiano (Nice) in Russia è pronta a partire. Un’edizione particolare perche’ sara’ il primo evento di questo 30/o anno di attivita’ di Nice e che vedra’ ancora una volta sotto i riflettori le opere piu’ interessanti del panorama italiano di questo ultimo anno. Il Festival Nice si svolgera’ a Mosca (24/29 marzo) nel Cinema Multiplex Oktyabr, a San Pietroburgo (26 – 29 Marzo) nel Cinema Rodina e a Novosibirsk (1/3 aprile) nello storico Cinema Pobeda. A Mosca i film italiani saranno anche nella memorabile location della Galleria Tretyakov, che oltre a custodire la piu’ importante collezione del patrimonio artistico russo, offre una sala di proiezione pubblica dedicata prevalentemente ai documentari. Insieme al direttore di Nice Viviana del Bianco, presenteranno la manifestazione l’Ambasciatore d’Italia nella Federazione Russa, Pasquale Terracciano, il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca, Luigina Peddi, e Maxim Pavlov, responsabile Cinema della Galleria Tretyakov. L’unicita’ del Festival Nice e’ da sempre di saper inglobare varie categorie del cinema italiano: dai film che hanno partecipato e vinto famosi festival internazionali (Matteo Garrone, Matteo Rovere, Paolo Sorrentino e Valeria Golino), ai lavori documentaristici sui problemi sociali del Paese e alle raccolte di cortometraggi di giovani registi. Nel ricco programma non manca poi la sezione dedicata al cinema d’autore, che comprende alcuni film che senza questo festival rimarrebbero sconosciuti, o quasi, al pubblico russo.

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Placido Domingo, gli 80 anni di una leggenda

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Da star della lirica ha calcato per piu’ di mezzo secolo i palcoscenici di tutto il mondo collezionando oltre 150 primi ruoli, ai successi nel melodramma ha aggiunto negli anni Novanta la straordinaria popolarita’ trasversale conquistata con le arie immortali dei capolavori dell’Ottocento unite ai classici della canzone napoletana e agli evergreen pop grazie all’exploit dei Tre tenori insieme con Jose’ Carreras e Luciano Pavarotti. Una voce inconfondibile rivolta anche verso ruoli da baritono, sollevando riserve tra i critici, e un’esperienza musicale alternata sul podio come direttore d’orchestra. Placido Domingo, tra le figure leggendarie dell’opera, festeggia 80 anni e una carriera gloriosa. Ma proprio nella coda del suo lungo percorso artistico ricco di trionfi e di riconoscimenti il tenore spagnolo ha vissuto la pagina amara dello scandalo, travolto nell’agosto 2019 dalle accuse di abusi e molestie lanciate contro di lui da una ventina di donne per fatti che sarebbero avvenuti dalla fine degli anni Ottanta. Nel marzo 2020 ha dovuto fare i conti anche con il Covid: e’ stato tra i primi personaggi del mondo dello spettacolo a comunicare la positivita’ al virus e a sottoporsi alla quarantena. Jose’ ‘Placido’ Domingo Embil e’ nato il 21 gennaio del 1941 a Madrid ed ha avuto la strada segnata nel campo della musica. Il padre, Placido Domingo Ferrer, era baritono, la madre, Pepita Embil Etxaniz, una cantante di zarzuela. Con loro si trasferi’ in Messico a otto anni e comincio’ a calcare il palcoscenico recitando nella compagnia di zarzuela dei genitori. Dopo gli studi al conservatorio di Citta’ del Messico, nel 1959 entro’ nell’Opera Nazionale Messicana e debutto’ da baritono. Artista versatile, collaboro’ con cantanti messicani di musica leggera, fu pianista in programmi tv, recito’ piccole parti da attore in vari drammi. La svolta arrivo’ nel 1960 con l’escalation da tenore che non si sarebbe piu’ fermata: dopo i debutti in Messico e Stati Uniti (nel 1968 la sua prima volta al Metropolitan) e’ stato protagonista dei capolavori del melodramma. La traviata, Lucia di Lammermoor, Tosca, La Bohe’me, Carmen, Manon Lescaut, Madama Butterfly, Turandot, tra i titoli piu’ celebri che lo hanno visto negli anni accanto alle stelle femminili del canto, da Renata Tebaldi a Mirella Freni, Renata Scotto, Montserrat Caballe’, Shirley Verrett, Katya Ricciarelli, Raina Kabaivanska, e sotto la direzione dei principali maestri, Karajan, Muti, Abbado, Kleiber, Barenboim, Levine, Metha. Amatissimo in Italia, ha debuttato nel 1969 all’Arena di Verona con Turandot e al Teatro Alla Scala di Milano con Ernani. Sul podio ha debuttato nel 1973 alla New York City Opera con La traviata. E’ stato protagonista anche di trasposizioni per il cinema di opere firmate da Franco Zeffirelli e Francesco Rosi. Del fenomeno Tre Tenori – esploso con il primo concerto trionfale alle Terme di Caracalla alla vigilia della finale dei mondiali di Italia 90 e conclusosi nel 2007 con la morte di Pavarotti – disse: “Certo alcuni puristi ci hanno criticato, ma e’ stata un’esperienza molto positiva. Ci siamo divertiti: si e’ aperto un mondo per tante persone che non si erano mai avvicinate all’opera e che poi non hanno piu’ potuto farne a meno”. Del 1992 e’ lo straordinario successo televisivo mondiale di “Tosca, nei luoghi e nelle ore di Tosca”, girato a Roma in presa diretta tra S.Andrea della Valle e Castel S.Angelo da Giuseppe Patroni Griffi in cui ha vestito i panni di Mario Cavaradossi. E’ curioso che Placido Domingo abbia cominciato a pensare gia’ a 64 anni alla fine della carriera. “Il giorno in cui lascero’ il palcoscenico e’ piuttosto vicino”, disse in una conferenza stampa prima di un concerto a Berlino. Sbagliava, naturalmente. Sei anni dopo, per le sue 70 primavere, Madrid gli riservo’ un concerto straordinario al Teatro Real al quale partecipo’, a sorpresa, la Regina Sofia. “E’ una grandissima emozione – confesso’ ai giornalisti – non ho mai pensato che sarei arrivato a 70 anni cantando: e’ un privilegio fare felice il pubblico. Ho deciso che quando sentiro’ che non posso piu’, mi fermero’. Ma non ho voglia di lasciare, il palco e’ la mia vita. Non mi pongo limiti. A 80 anni? Non so…”. A quel traguardo e’ arrivato continuando a esibirsi e a dirigere. Dopo lo scandalo ‘me too’, il tenore ha chiesto scusa ribadendo di sentirsi sereno e di non aver mai esercitato abusi o ricatti per facilitare carriere. Tra il fuoco incrociato delle polemiche, nel settembre 2019 ha lasciato la Met Opera e l’Opera di Los Angeles, di cui era direttore generale dal 2003. “In pochi giorni mezzo secolo di carriera e’ stato spazzato via”, ha osservato in un’intervista. Alla tempesta mediatica che lo ha investito si e’ aggiunto qualche mese dopo il Covid, dal quale e’ uscito senza conseguenze “dopo 40 terribili giorni”, con la pandemia che ha paralizzato su scala mondiale ogni attivita’ e costretto a cancellare molti spettacoli in Italia e all’ estero in cui avrebbe dovuto essere protagonista. Questo compleanno particolare cade, dunque, in un momento difficile per il gigante dell’ opera ma lui non molla e continua a guardare avanti. Dopo essere stato il 7 dicembre scorso tra i 24 protagonisti alla Scala della serata straordinaria dedicata alla lirica, nei prossimi mesi ha in programma esibizioni in Austria, Francia, Russia, Germania. In Italia e’ atteso il 16 maggio a Piacenza per dirigere la Messa da Requiem di Verdi e il 30 luglio all’Arena di Verona al Domingo Opera Night, gala per celebrare la sua carriera da record.

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Spettacoli

Raffaella Carrà ispira il regista argentino Nacho Alvarez, con “Ballo ballo” arriva dritto al cuore

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Con BALLO BALLO arriva un musical pop su una diva altrettanto pop come e’ Raffaella Carra’, icona internazionale non solo gay (una cosa su cui scherza), ma anche simbolo di certa tv e sicuramente di canzoni orecchiabili quasi sempre prive di ogni malinconia. E’ il caso ovviamente anche di questo film dell’argentino Nacho Alvarez, basato sulle sue canzoni e che nasce da una coproduzione tra Italia (Indigo con Rai Cinema) e Spagna. Di cosa parla BALLO BALLO, in anteprima esclusiva su Amazon Prime Video dal 25 gennaio? Di una storia di amore, musica e tv ambientata negli anni ’70 in Spagna, periodo segnato pero’ anche da una rigida censura dei costumi.

Qui troviamo Maria (Ingrid Garcia-Jonsson) una ragazza tanto ingenua e sognatrice quanto piena di vita e con una grande passione per il ballo. Dopo avere abbandonato il suo promesso sposo all’altare di una chiesa di Roma, la ragazza torna a Madrid e va a vivere con la sua amica Amparo (Veronica Echegui) e riesce anche ad entrare nel corpo di ballo del programma di maggior successo del momento: Las noches de Rosa. Li’ si innamora di Pablo (Fernando Guallar), figlio del temibile censore televisivo Celedonio. La storia tra Maria e Pablo prosegue poi tra alti e bassi, il tutto accompagnato dai piu’ grandi successi di Raffaella Carra’ e nel segno che la grande missione di ognuno e’ alla fine soltanto avere il coraggio di cambiare la propria vita.

“Mi e’ piaciuto moltissimo come Nacho lvarez ha lavorato sulle musiche, sono inserite in un modo davvero sorprendente. Gli attori sono tutti bravissimi e la storia e’ divertente e riesce a raccontare con leggerezza un periodo storico di grande cambiamento”, dice la Carra’ commentando il musical di Alvarez. E ancora la showgirl: “Sentire le mie canzoni cantate da un’altra persona mi ha dato una strana, ma allo stesso tempo piacevole, sensazione e poi le musiche sono davvero straordinarie e si percepisce anche una forza incredibile in tutto il film, che ti attraversa e riesce ad arrivarti dritta al cuore!”. “La prima volta che ho visto Raffaella era in tv – dice dall’Uruguay il regista -. Poi, quando YouTube e’ arrivato nel 2005, ho guardato tutti i suoi video musicali. Anni dopo, la mia passione per lei mi ha fatto collezionare tutti i suoi dischi, finche’ un giorno l’ho incontrata a casa sua a Roma per raccontarle di Ballo Ballo”. Perche’ e’ un’icona per cosi’ tante persone?

“Raffaella e’ pura felicita’, genera una bellissima energia. Penso che la gente la ami per quello che trasmette e ci fa sentire. Raffaella rappresenta la liberta’. E’ stata la prima – aggiunge Alvarez – a mostrare al mondo latino che puoi fare quello che vuoi ed essere vittorioso”. Cosa ha detto dopo aver visto Ballo ballo? “Mi ha detto che lo adorava e che la mia direzione era perfetta – conclude – . Ha ammesso di aver provato una strana sensazione mentre ascoltava le sue canzoni interpretate da altre persone, ma tra una risata e l’altra ha sottolineato che la musica aveva un arrangiamento perfetto e si e’ augurata che tutti possano divertirsi come lei”.

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Dries Mertens talent scout, dopo Andrea Sannino scopre l’X Factor del cantautore Mario Martorelli

Valeria Grasso

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A casa sua ha appeso al muro una maglia con il numero 14, quella di Dries Mertens: Mario Martorelli, 31 anni, di professione commercialista ma musicista per passione ha destato l’attenzione di Mertens che qualche giorno fa ha condiviso la sua ultima canzone ‘Cambiare’ sulle ‘stories’ di Instagram. Era già successo con Andrea Sannino: il calciatore belga, per i tifosi Ciro, ‘naturalizzato’ napoletano, era sul lettino del massaggiatore e sentiva “abbracciame” e la cantava: l’inizio di un successo enorme per il giovane cantautore napoletano. Manco a dirlo: Andrea e Mario, Sannino e Martorelli, sono inguaribili tifosi azzurri. Come Mertens ha la passione per le canzoni napoletane.

Mario Martorelli si dedica alla musica da 15 anni e suonava in giro con la sua cover band ‘Join Bro’, quando il covid ancora lo permetteva. È ad una festa che ha conosciuto un po’ di tempo fa, l’attaccante azzurro e subito è nata una grande amicizia con il giocatore che si diverte come lui a cantare quando non è impegnato con la squadra. Il giovane chitarrista descrive Mertens come una persona molto generosa, gentile con tutti, un vero amico, sempre pronto a dare una mano.
Il sogno nel cassetto di Martorelli è avere un futuro come artista e da pochi giorni è uscito appunto il suo inedito ‘Cambiare’ , scritto da lui con Pasquale Ciotola: un pezzo profondo e significativo che ha dedicato a Lorenzo Lanzillo, il suo migliore amico scomparso a soli 24 anni nel 2016.

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