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Cinema, gli incassi al botteghino: domina ancora “Spider-Man” ma irrompe “Belli ciao” con Pio e Amedeo

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Prosegue la corsa di Spider-Man: No Way Home al botteghino: l’ultimo capitolo della saga, diretto da Jon Watts e interpretato da Tom Holland, porta a casa nel week end quasi 1,4 milioni di euro (1.379.846), superando cosi’ in totale i 20 milioni. Il film, che a livello globale sfiora ormai 1,4 miliardi di dollari, e’ diventato il decimo titolo per incassi della storia. Ma la sorpresa del week end sono Pio e Amedeo: la loro commedia Belli ciao, diretta da Gennaro Nunziante, sfiora il milione di euro in due giorni (998.942), con una media per sala – stando ai dati Cinetel – di 2.555 euro (l’Uomo Ragno e’ a quota 2.788 ma con circa 100 schermi in piu’). Un segnale di buon auspicio per il cinema italiano. La performance dei due comici pugliesi supera le altre due uscite molto attese di Capodanno: Me contro te – Persi nel tempo, la nuova avventura della coppia Lui’ e Sofi’, terza con 865 mila euro, e Matrix Resurrections, con il ritorno di Keanu Reeves nei panni dell’onnipotente Neo, che si piazza in quarta posizione con 775 mila euro. Scende di tre gradini in classifica ed e’ quinto House of Gucci di Ridley Scott (506 mila euro nel fine settimana, 4 milioni complessivi), seguito dall’animazione di Sing 2 – Sempre piu’ forte (356 mila euro), poi da Diabolik dei fratelli Manetti (334 mila euro, 2,2 milioni in totale).

In ottava posizione 7 donne e un mistero, il film di Alessandro Genovesi liberamente ispirato a Ozon (266 mila euro) precede l’altra new entry del week end, La befana vien di notte 2: Le origini, con Monica Bellucci, che deve accontentarsi di 208 mila euro. Chiude la top ten di inizio anno la commedia di Alessandro Siani Chi ha incastrato Babbo Natale, con 182 mila euro (circa 2 milioni di incasso totale). Nel complesso, il box office e’ stabile a 6 milioni 363 mila euro (-1% rispetto a una settimana fa, quando aveva raggiunto i 6 milioni 424 mila euro), ma ancora in calo drammatico rispetto al periodo pre pandemia: a Capodanno 2020, con il traino di Tolo Tolo di Checco Zalone, il botteghino sfioro’ i 31 milioni.

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David, vola “È stata mano di Dio” di Paolo Sorrentino: Napoli capitale del cinema fa incetta di premi

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E’ STATA LA MANO DI DIO di Paolo Sorrentino sbanca in questa 67/ma edizione dei David di Donatello che si e’ tenuta stasera in diretta su Rai 1 dagli studi di Cinecitta’ in una serata condotta da Carlo Conti affiancato da Drusilla Foer, portandosi a casa il premio per miglior film, regia, attrice non protagonista Teresa Saponangelo, fotografia e David giovani). E’ pero’ il fantasy FREAKS OUT ad aver piu’ statuette, ben sei, ma prevalentemente tecniche, contro le cinque di E’ STATA LA MANO DI DIO. Ed esattamente il film di Mainetti vince: miglior scenografia, fotografia, produttore, trucco, acconciatura, effetti visivi-vex).

In questa edizione dall’anima partenopea bene anche QUI RIDO IO di Mario Martone che si porta a casa il Davidandato al miglior attore non protagonista, Eduardo Scarpetta, e quello ai costumi. Il film drammatico ambientato in un carcere ARIAFERMA di Leonardo Costanzo vince invece il David per il miglior attore andato a Silvio Orlando e anche la sceneggiatura originale. ENNIO, straordinario documentario di Giuseppe Tornatore dedicato a Ennio Morricone, ha ottenuto ben tre David: miglior documentario, suono e montaggio. Mentre A CHIARA di Jonas Carpignano ottiene il premio di miglior attrice protagonista che va a Swamy Rotolo. A DIABOLIK va invece un solo David, quello della canzone originale a Manuel Agnelli mentre la sceneggiatura non originale, categoria in cui correva anche TRE PIANI di Nanni Moretti, va a L’ARMINUTA, film diretto da Giuseppe Bonito e tratto dal romanzo bestseller di Donatella Di Pietrantonio. Infine, sempre nel segno di Napoli, I FRATELLI DE FILIPPO di Sergio Rubini si porta a casa il premio al miglior compositore, Nicola Piovani.

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Cinema

“La cena perfetta” tra camorra, cucina e amore

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Esce domani nei cinema “La cena perfetta” e segue tre binari, di cui uno centrale: “il fulcro del film e’ essere una commedia romantica con camorra e cucina come due binari che si muovono lateralmente all’amore”. E’ cosi’ che Salvatore Esposito, che interpreta il protagonista, definisce la pellicola girata insieme a Greta Scarano, con la direzione di Davide Minnella, al suo esordio sui lungometraggi e presentata oggi in anteprima al pubblico dell’auditorium Comicon a Napoli. Il film narra di Carmine, interpretato da Esposito, giovane figlio di boss di un piccolo clan che investe in un ristorante a Roma e manda proprio Carmine a gestirlo.

Li’ incontra Consuelo, interpretata da Scarano, che ha perso il ristorante ma resta cercando stelle Michelin. E’ questa la strada, tra camorra e cucina, che apre il sentimento tra i due e un futuro diverso per Carmine, alla fine benedetto dal padre, interpretato da Gianfranco Gallo. Esposito torna, dopo Gomorra, in una persona nata sotto la camorra ma capace di uscirne stavolta: “Sono un ragazzotto – spiega – cresciuto sotto un padre adottivo boss ma lui non e’ un criminale e anche il padre boss alla fne approvera’ Carmine. Anche in Gomorra il mio personaggio voleva scegliere ma non ha mai la chance, qui si’ e la sceglie, seguendo la passione”. Un giovane in una svolta positiva della vita, presentato in un Comicon che storicamente e’ invaso da giovani positivi della societa’, diversi dai gruppi di bullismo delle citta’: “Questo pero’ non dipende dai ragazzi singoli – spiega Esposito – ma spesso sono dei giovani di periferia abbandonati dalle famiglie, che diventano mostri e che nessuno ha mai fatto nulla per recuperarli. Questo film puo’ svegliare la coscienza ragazzi ma soprattutto e’ un grido verso le istituzioni a fare qualcosa su ragazzi che da soli non cercano vie diverse”. Vie diverse cercate e trovate dal suo personaggio anche grazie all’amore per Consuelo, che proietta la storia anche nella realta’: “la criminalita’ usa capitali – spiega Greta Scarano – da riciclare in tutte le citta’, lo fa la camorra ma anche i clan a Roma.

E’ un problema molto grande che mi sembra continui dove manca la forza delle istituzioni. Mi ha colpito di questo film la storia di un ragazzo che nasce in un contesto criminale e poi sceglie qualcosa di giusto. Ha una seconda possibilita’ e da’ un segnale ai ragazzi”. L’attrice sottolinea anche lo spessore del suo personaggio “in Italia dove – spiega – per un personaggio femminile e’ difficile avere un ruolo indipendente ma io ho sempre inseguito questa strada, non vorrei essere dipendente in una storia e stavolta io e Carmine siamo totalmente indipendenti l’uno dall’altro”. Una distanza che riavvicina i protagonisti in scena come spiega il regista: “E’ una favola vincente – dice Minnella – che parte dai problemi di due giovani toccati dalla camorra ma tra cui nasce poi una storia d’amore che mette insieme due personaggi completamenti diversi. E’ una storia d’amore che sembra impossibile, e invece loro si uniscono grazie al terzo protagonista del film, il cibo, una passione che li unisce”.

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In mostra al MAN le foto di Gianni Fiorito scattate sul set de “La mano di Dio”

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Dopo il grande successo su Netflix del film di Paolo Sorrentino “È stata la mano di Dio”, arriva a Napoli anche una mostra dedicata alla pellicola del regista napoletano.

La mostra fotografica dal titolo “È stata la mano di Dio – Immagini dal set” a cura di Maria Savarese, inaugurata appena prima di Pasqua, sarà visibile fino al 5 settembre al MAN, il Museo Archeologico Napoletano e racconta il film di Paolo Sorrentino attraverso 51 scatti ripresi sulle scene da Gianni Fiorito, grande fotografo napoletano che con passione si dedica sempre di più alla fotografia di scena cinematografica.

“La mano di Dio” racconta che negli anni ’80 a Napoli, un ragazzo ha l’occasione di vivere uno dei sogni più grandi degli amanti del calcio, quando giunge nella sua città il goleador Diego Maradona, ma a questa grande gioia si accompagnerà una tragedia inaspettata. Un film fortemente autobiografico ed intimo che ripercorre la giovinezza napoletana del regista, già premio Oscar per “La grande bellezza”.

 

 

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