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Cinema, Fausto Brizzi: riparto con la commedia disneyana “Modalità aereo”

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Un film su come il cellulare, “quella scatoletta che abbiamo tutti in tasca, possa rovinarci la vita” ma nel quale c’e’ anche, come sempre nel suo cinema, qualche eco autobiografica: “Non a caso è un film sull’amicizia, sull’importanza di un gruppo di amici che ti raccoglie in momento di difficoltà”. Cosi’, pochi giorni dopo l’archiviazione delle accuse contro di lui di violenza sessuale, Fausto Brizzi sintetizza il suo ritorno in sala da regista, con una “commedia disneyana, tra Una poltrona per due e Canto di Natale”. È Modalità aereo, prodotta da Luca Barbareschi (Eliseo Cinema con Rai Cinema) in uscita il 21 febbraio in 400 copie con 01. Nel cast Paolo Ruffini (che ha avuto l’idea per la storia ed e’ cosoggettista e cosceneggiatore), Lillo, Violante Placido, Dino Abbrescia e Caterina Guzzanti. Questa, Brizzi, non la considera una rivincita ma “una ripartenza”, anche se piu’ virtuale che reale, spiega, “perche’ quest’anno ho scritto comunque 4 film (compreso il successo di Natale di Boldi-De Sica, Amici come prima). Ero in ‘modalita’ aereo’. Ho pensato a lavorare e a rimettere la vita in una normalita’, ed e’ gia’ tanto”. Qualche accenno di autobiografia emerge anche da battute nella storia come “oggi non importa se una notizia e’ vera o falsa, la notizia va data”. Per Brizzi “spesso oggi e’ cosi’ anche se dipende dai singoli giornalisti. Sono molto pericolosi i media in questo momento, un tweet puo’ rovinarti”. Protagonista di Modalita’ aereo e’ un ricco imprenditore molto ‘social’ e arrogante, Diego Gardini (Ruffini) che in 24 ore, a Natale, si ritrova la vita quasi distrutta per essersi dimenticato il suo cellulare (segreti inclusi) nei bagni dell’aeroporto di Roma, prima di un viaggio in Australia. Lo smartphone finisce nelle mani di Ivano (Lillo) e Sabino (Abbrescia), due addetti alle pulizie maltrattati dall’imprenditore, che decidono di vendicarsi dandosi, a spese sue, alla pazza gioia e rovinandogli la reputazione a colpi di tweet oltraggiosi. Ma i ‘nemici’ troveranno modo di diventare amici e complici…

“Quest’anno ho anche perso degli amici – dice il regista – ma probabilmente non lo erano in partenza. Quelli che ho adesso hanno passato un ‘test drive'”. E’ un anno “in cui il cerchio della fiducia e’ sceso in campo. Ne fanno parte alcuni degli attori che sono in questo film. E devo ringraziare persone come Luca (Barbareschi, che ha anche messo Brizzi a capo della sezione Eliseo Cinema, ndr) che ha scommesso sulla mia capacita’ di riuscire lo stesso a fare un film di buonumore”. Gli accenni allo scandalo e alle sue conseguenze, in conferenza stampa restano tra domande e risposte cauti e velati, ma Brizzi ci tiene per esempio a chiarire, che allo scoppiare della vicenda il suo nome “non e’ mai stato tolto dai titoli di Poveri ma ricchissimi. Semplicemente io non ero andato in conferenza stampa per motivi di opportunita’”. Allo stesso modo il suo addio alla societa’ di produzione che ha cofondato, la Wildside, non e’ stato imposto ma, spiega, “e’ stato un mio modo per proteggere degli amici”. Modalita’ Aereo, sottolinea, “nasce dal desiderio che avevo da molto, di girare un film ambientato a Natale ma non con uno spirito di vacanza. Ho guardato molto a John Landis e a una Poltrona per due, ma anche a Canto di Natale, con protagonista uno Scrooge moderno, interpretato da Ruffini, che capisce come la sua esistenza non sia serena come pensava”. Nella vita, aggiunge, “tutte le cose belle ci capitano quando siamo in modalita’ ‘aereo’. E c’e’ un invito nel finale alle famiglie italiane, a staccare i telefoni almeno prima di sedersi a tavola”. Il ciclone Brizzi ora non si ferma: “Tra un mese tornero’ sul set per girare Se mi vuoi bene, una commedia con Claudio Bisio tratta da un mio romanzo. E’ la storia di un uomo che vuole fare del bene a tutti i suoi amici e invece devasta loro la vita perche’ non e’ capace”. Non e’ finita qui. Per l’anno prossimo, annuncia, “ho scritto una commedia action”.

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Arriva in sala “Il Re Leone”, la favola Disney di Simba che vinse due Oscar

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Il Re Leone e l’emozionante favola di Simba prende forma ancora al cinema 25 anni dopo quel primo film uscito il 15 giugno del ’94, vincitore di due Oscar, con la musica trascinante di Elton John e Tim Rice e diventato ormai un classico Disney con cui sono cresciuti generazioni di bambini. Esce il 21 agosto in Italia il nuovo film, questa volta non animato ma live action, con protagonista il mondo della savana africana e “quel delicato equilibrio che fa coesistere tutto qui”. E’ il secondo film per incassi dell’anno in America, dopo Avengers: Endgame e nel mondo, con un totale incassi (parziale al 18 agosto 2019) di 1 milione 351 mila dollari. Le voci originali dell’atteso Re Leone sono Donald Glover (Simba), Seth Rogen (Pumbaa), Beyonce’ (Nala), Chiwetel Ejiofor (Scar). Anche in Italia il doppiaggio e’ d’eccezione: Marco Mengoni e’ il giovane erede al trono della savana, Elisa (che gia’ aveva lavorato per Dumbo di Tim Burton) e’ Nala, amica coraggiosa di Simba fin da cucciola. E ancora Luca Ward, Massimo Popolizio, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Toni Garrani. La regia e’ di Jon Favreau, che ha firmato altri remake Disney a cominciare dal Libro della Giungla. E per dirigere la nuova avventura Disney ha unito le tecniche del cinema live action a immagini foto realistiche generate al computer, prendendo spunto oltre che dal film del 1994 anche dai documentari della BBC, dal musical di Broadway, da 23 anni in cartellone, e da un viaggio fatto da lui stesso in Africa.

La storia e’ nota: il cucciolo Simba prova una grande ammirazione per suo padre, Re Mufasa. Ma non tutti nel regno della savana celebrano l’arrivo del piccolo erede. Scar, il fratello di Mufasa e precedente erede al trono, ha dei piani molto diversi e la drammatica battaglia per la Rupe dei Re si conclude con l’esilio di Simba. Con l’aiuto di una curiosa coppia di nuovi amici,Timon e Pumbaa, un suricato ed un facocero il cui motto e’ nella ormai nota frase africana Hakuna Matata, che significa “senza pensieri”, Simba dovra’ imparare a crescere e capire come riprendersi cio’ che gli spetta di diritto. “Mentre gli altri cercano cio’ che possono prendere, un vero re cerca cio’ che puo’ dare”. Il Re Leone e’ stato il primo classico dei film Disney frutto di una storia originale (ideata da Jeffrey Katzenberg, Roy E. Disney e Peter Schneider, cui si aggiunsero gli sceneggiatori Irene Mecchi e Jonathan Roberts) al cui cuore c’e’ un tema caro ad ogni narrativa: il romanzo di formazione, ossia come lasciare infanzia e affrontare le realta’ del mondo.

E’ il tema di tanti altri film, come lo stesso Libro della Giungla, parente stretto del Re Leone). Tra i vari record del Re Leone del 1994, oltre al top del box office dell’anno, ci sono quelli di piu’ grande film d’animazione degli ultimi 50 anni in termini di biglietti venduti e l’unico d’animazione la cui colonna sonora e’ stata certificata diamante. “Non abbiamo esitato a riprendere alcuni aspetti del vecchio materiale, ma e’ incredibile scoprire quanti cambiamenti e aggiornamenti invisibili si possano fare – ha dichiarato il regista -. E questo e’ il trucco: non volevamo che il nostro approccio sovrastasse il film. Non volevamo superare il limite rendendo le cose troppo intense o perdendo di vista l’essenza del vecchio film. La comicita’ funziona in modo diverso. La musica funziona in modo diverso. In natura gli animali combattono in modo diverso. E’ un film d’avventura per famiglie ma ci sono momenti, come anche nel film originale e nello spettacolo teatrale, in cui le cose si fanno molto intense ed emozionanti. Bisogna tenere tutto in equilibrio: vogliamo comunicare gli stessi sentimenti e raccontare la stessa storia, ma senza sovraccaricare il pubblico. Volevamo replicare lo stesso equilibrio del film originale”.

“Abbiamo lavorato – ha raccontato Elisa – sulla fierezza delle leonesse, sulla combattivita’ di Nala, che con la sua forza cambia la storia. Ma non volevo essere Beyonce’, ho portato Elisa e la mia unicita’”. Mengoni, invece, ha spiegato di aver dovuto lavorare il doppio: “Il personaggio di Simba muta durante il film, da piccolo erede al trono si trova a essere fanciullo spensierato, e qui ho interpretato un po’ me stesso eterno Peter Pan, ma poi deve prendere le redini della situazione e tornare a essere re. Abbiamo puntato sul prendersi responsabilita’ della propria vita”.

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Morto Richard Williams, il papà del coniglio Roger Rabbit

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Addio al “papa’” del coniglio Roger Rabbit. Si è spento a 86 anni nella sua casa a Bristol in Gran Bretagna circondato dai suoi cari l’animatore anglo-canadese Richard Williams, vincitore di tre Oscar e tre Bafta. Aveva un tumore ma come riferisce la figlia Natasha Sutton Williams “ha lavorato senza sosta fino al giorno della sua morte disegnando e animando”. Nato a Toronto nel 1933, si era innamorato dell’animazione gia’ a 5 anni quando aveva visto il capolavoro Disney Biancaneve e i 7 nani, come lui stesso aveva raccontato recentemente. Arrivato negli anni Cinquanta in Gran Bretagna, lavoro’ a Casino Royale (1967), La Pantera Rosa colpisce ancora (1975) e La Pantera Rosa sfida l’ispettore Clouseau (1976). Ma il grande successo e molti premi arrivarono con Chi ha incastrato Rober Rabbit, il film con protagonista Bob Hoskins girato con tecnica mista nel 1988 da Robert Zemeckis. Oltre che per Roger Rabbit vinse un Bafta per The Little Island (1958) e nel 1971 un Oscar per l’adattamento de Il canto di Natale di Charles Dickens.

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Addio Peter Fonda, con Easy Rider segnò una generazione

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Addio a Peter Fonda, il leggendario attore di ‘Easy Rider’, simbolo di un’intera generazione. Fonda e’ morto nella sua casa a Los Angeles all’eta’ di 79 anni. L’attore e’ deceduto a causa di problemi respiratori dovuti a un cancro ai polmoni, che di recente lo aveva costretto a entrare e uscire dall’ospedale. “E’ uno dei momenti piu’ tristi delle nostra vita e non siamo in grado di trovare le parole adatte per descrivere il nostro dolore”, afferma la famiglia di Peter Fonda, fratello di Jane Fonda e figlio di Henry Fonda, invitando tutti i suoi fan “a celebrare il suo indomabile spirito e il suo amore per la vita. In onore di Peter, per favore brindate alla liberta’”. Il ruolo piu’ importante che ha interpretato, quello che lo ha reso famoso, e’ stato nel film Easy Rider, il ‘road movie’ per eccellenza del 1969, con Dennis Jopper e Jack Nicholson. Fonda non ha solo interpretato un ruolo in Easy Rider, il manifesto della cultura hippie degli anni ’60, ma ha anche partecipato alla stesura della sceneggiatura e alla sua produzione. Il 14 luglio scorso e’ stato il cinquantesimo anniversario del film e Peter Fondaaveva organizzato festeggiamenti per settembre. Sposato tre volte, Fonda era uno scettico di Donald Trump e nel 2018, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, stava celebrando il fatto che Paul Manafort stava per andare in prigione. Nato a New York, Fonda ha esordito nel mondo dello spettacolo nel 1961 con il debutto a Broadway. Due anni dopo invece arrivo’ l’esordio a Hollywood in Tammy and the Doctor prima e nella saga sulla Seconda Guerra Mondiale The Victors poi. Come Wyatt in Easy Rider divento’ simbolo di un’intera generazione. Successivamente con ruoli Ulee’s e in altre produzioni guadagno’ diversi riconoscimenti, fra i quali due Golden Globe, due nomination all’Oscar e una agli Emmy.

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