Collegati con noi

Cinema

Cinema, Fausto Brizzi: riparto con la commedia disneyana “Modalità aereo”

Pubblicato

del

/Users/paolochiariello/Desktop/18623204_433763193672550_5814354178532719797_o.jpg

Un film su come il cellulare, “quella scatoletta che abbiamo tutti in tasca, possa rovinarci la vita” ma nel quale c’e’ anche, come sempre nel suo cinema, qualche eco autobiografica: “Non a caso è un film sull’amicizia, sull’importanza di un gruppo di amici che ti raccoglie in momento di difficoltà”. Cosi’, pochi giorni dopo l’archiviazione delle accuse contro di lui di violenza sessuale, Fausto Brizzi sintetizza il suo ritorno in sala da regista, con una “commedia disneyana, tra Una poltrona per due e Canto di Natale”. È Modalità aereo, prodotta da Luca Barbareschi (Eliseo Cinema con Rai Cinema) in uscita il 21 febbraio in 400 copie con 01. Nel cast Paolo Ruffini (che ha avuto l’idea per la storia ed e’ cosoggettista e cosceneggiatore), Lillo, Violante Placido, Dino Abbrescia e Caterina Guzzanti. Questa, Brizzi, non la considera una rivincita ma “una ripartenza”, anche se piu’ virtuale che reale, spiega, “perche’ quest’anno ho scritto comunque 4 film (compreso il successo di Natale di Boldi-De Sica, Amici come prima). Ero in ‘modalita’ aereo’. Ho pensato a lavorare e a rimettere la vita in una normalita’, ed e’ gia’ tanto”. Qualche accenno di autobiografia emerge anche da battute nella storia come “oggi non importa se una notizia e’ vera o falsa, la notizia va data”. Per Brizzi “spesso oggi e’ cosi’ anche se dipende dai singoli giornalisti. Sono molto pericolosi i media in questo momento, un tweet puo’ rovinarti”. Protagonista di Modalita’ aereo e’ un ricco imprenditore molto ‘social’ e arrogante, Diego Gardini (Ruffini) che in 24 ore, a Natale, si ritrova la vita quasi distrutta per essersi dimenticato il suo cellulare (segreti inclusi) nei bagni dell’aeroporto di Roma, prima di un viaggio in Australia. Lo smartphone finisce nelle mani di Ivano (Lillo) e Sabino (Abbrescia), due addetti alle pulizie maltrattati dall’imprenditore, che decidono di vendicarsi dandosi, a spese sue, alla pazza gioia e rovinandogli la reputazione a colpi di tweet oltraggiosi. Ma i ‘nemici’ troveranno modo di diventare amici e complici…

“Quest’anno ho anche perso degli amici – dice il regista – ma probabilmente non lo erano in partenza. Quelli che ho adesso hanno passato un ‘test drive'”. E’ un anno “in cui il cerchio della fiducia e’ sceso in campo. Ne fanno parte alcuni degli attori che sono in questo film. E devo ringraziare persone come Luca (Barbareschi, che ha anche messo Brizzi a capo della sezione Eliseo Cinema, ndr) che ha scommesso sulla mia capacita’ di riuscire lo stesso a fare un film di buonumore”. Gli accenni allo scandalo e alle sue conseguenze, in conferenza stampa restano tra domande e risposte cauti e velati, ma Brizzi ci tiene per esempio a chiarire, che allo scoppiare della vicenda il suo nome “non e’ mai stato tolto dai titoli di Poveri ma ricchissimi. Semplicemente io non ero andato in conferenza stampa per motivi di opportunita’”. Allo stesso modo il suo addio alla societa’ di produzione che ha cofondato, la Wildside, non e’ stato imposto ma, spiega, “e’ stato un mio modo per proteggere degli amici”. Modalita’ Aereo, sottolinea, “nasce dal desiderio che avevo da molto, di girare un film ambientato a Natale ma non con uno spirito di vacanza. Ho guardato molto a John Landis e a una Poltrona per due, ma anche a Canto di Natale, con protagonista uno Scrooge moderno, interpretato da Ruffini, che capisce come la sua esistenza non sia serena come pensava”. Nella vita, aggiunge, “tutte le cose belle ci capitano quando siamo in modalita’ ‘aereo’. E c’e’ un invito nel finale alle famiglie italiane, a staccare i telefoni almeno prima di sedersi a tavola”. Il ciclone Brizzi ora non si ferma: “Tra un mese tornero’ sul set per girare Se mi vuoi bene, una commedia con Claudio Bisio tratta da un mio romanzo. E’ la storia di un uomo che vuole fare del bene a tutti i suoi amici e invece devasta loro la vita perche’ non e’ capace”. Non e’ finita qui. Per l’anno prossimo, annuncia, “ho scritto una commedia action”.

Advertisement

Cinema

Io Capitano trionfa ai Nastri d’Argento 2024, bene Palazzina Laf

Pubblicato

del

Ai Nastri d’Argento 2024 stravince Matteo Garrone con ben sette premi per Io Capitano: miglior film, regia, produzione (Archimede con Rai Cinema e molti partner internazionali), fotografia di Paolo Carnera, montaggio di Marco Spoletini, sonoro in presa diretta di Maricetta Lombardo e il miglior casting director Francesco Vedovati. I Giornalisti Cinematografici hanno premiato poi come Film dell’anno C’è Ancora Domani di Paola Cortellesi. Ben cinque Nastri, compreso un riconoscimento per i produttori, vanno a Palazzina Laf di Michele Riondino: miglior sceneggiatura (di Riondino con Maurizio Braucci), miglior attore protagonista (Riondino), attore non protagonista Elio Germano e migliore canzone originale, La mia terra di Diodato. La migliore commedia è Un Mondo a Parte di Riccardo Milani prodotta da Wildside, società del gruppo Fremantle in associazione con Medusa Film.

Migliori attrici sono Micaela Ramazzotti, protagonista del suo stesso film d’esordio, Felicità, e Isabella Rossellini, non protagonista nel film di Alice Rohrwacher La Chimera. Per la commedia ex aequo tra Virginia Raffaele di Un Mondo a Parte e Pilar Fogliati che vince (per il secondo anno consecutivo) con Maurizio Lombardi per Romeo è Giulietta. Blu carpet e premiazione stasera a Roma, al MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo. Tra gli altri premi, a Finalmente l’Alba di Saverio Costanzo – con un cast tecnico soprattutto internazionale (quindi poco candidabile nelle cinquine per il regolamento del premio) sono andati i Nastri d’Argento per la scenografia di Laura Pozzaglio e i costumi di Antonella Cannarozzi.

Per la musica il Nastro d’Argento per Gloria! va a Margherita Vicario, anche regista del film, e al coautore della colonna sonora Dade. Infine il miglior soggetto originale, con un premio a sorpresa ex aequo per due film molto diversi tra loro, è andato agli autori di Another End – con il regista e sceneggiatore Piero Messina sono Valentina Gaddi, Sebastiano Melloni e Giacomo Bendotti – e al team di scrittura del film Il Punto di Rugiada di Marco Risi, anche sceneggiatore, con Riccardo De Torrebruna, Francesco Frangipane e Enrico Galiano. Come anticipato, i giovani sono al centro dei Premi speciali: ai due protagonisti di Io Capitano Seydou Sarr e Moustapha Fall va un riconoscimento speciale.

Premiati poi i registi Brando De Sica, Margherita Vicario e Catrinel Marlon e poi Ludovica Martino, Romana Maggiora Vergano, Francesco Centorame, Rebecca Antonaci, Alessandro Fella, Yile Yara Vianello, Domenico Cuomo e Gianmarco Franchini. Infine sempre sul fronte giovani premi ad Alain Parroni, Giulio Pennacchi e Beatrice Puccilli (Una sterminata domenica) per la sceneggiatura. I Premi Guglielmo Biraghi tradizionalmente destinati ai giovani sono andati a: Francesco Centorame, in coppia con Romana Maggiora Vergano (Nastro d’Argento con i protagonisti) nel film di Paola Cortellesi C’è Ancora Domani in cui interpreta il fidanzato dell’attrice; Rebecca Antonaci, giovanissima protagonista del film di Saverio Costanzo Finalmente l’Alba; Alessandro Fella, che dopo un esordio nella fiction è stato scelto da Marco Risi per Il Punto di Rugiada e, tra La Chimera e La Bella Estate, Yile Yara Vianello. Infine un Nastro speciale quest’anno per Giulio Base, autore, regista e protagonista con Anne Parillaud di À la Recherche.

Continua a leggere

Cinema

Katie Holmes, il mio successo più grande è essere mamma

Pubblicato

del

“Il mio successo più grande? Essere mamma, soprattutto è quello che mi rende piu felice”. Questo forse il momento più autentico ed empatico dell’intervista a Katie Holmes al Filming Sardegna Festival, un incontro con più di un paletto. Vale a dire nessuna domanda sul privato e questo per evitare forse domande sul suo passato di moglie di Tom Cruise (che non manca ancora di darle luce) e non parlare neppure della loro figlia, Suri Cruise. Una ragazza, tra l’altro, che si è appena diplomata e che ha scelto ancora una volta di non utilizzare il cognome del padre con cui non ha più rapporti da molti anni. Ha preferito quello di Noelle ovvero il secondo cognome di mamma Katie. Intanto la serie TV Dawson’s Creek che l’ha resa famosa a livello internazionale per il suo ruolo di Joey Potter: “Ho il ricordo di un periodo meraviglioso su un set che ci permetteva di stare in squadra, lavorare, ma anche di divertirci. Credo comunque che il grande successo di quella serie sia dovuto soprattutto al tipo di marketing”.

La possibilità di un revival di Dawson’s Creek? “Amo il fatto che la gente si ricordi ancora di questa serie. È il segno di un legame molto profondo, ma per ora non c’è nessuna possibilità di un revival” dice l’attrice, regista e sceneggiatrice statunitense nata a Toledo il 18 dicembre 1978. Quando si sente davvero realizzata oggi che è diventata anche una stilista (ha presentato ultimamente a New York una capsule di circa dodici capi)? “Forse nella regia, una grande sfida che mi regala anche grandi emozioni. Anche fare l’attrice in realtà mi soddisfa, io faccio entrambe le cose, ma quando da regista riesco a capire meglio cosa passa per la testa di un attore e di cosa ha bisogno” spiega la Holmes che ha debuttato al cinema nel 1997 in Tempesta di ghiaccio e ha preso poi parte in Abandon – Misteriosi omicidi, e nel 2005 al più famoso Batman Begins firmato Nolan.

Cosa è cambiato per le donne ad Hollywood? “Il Successo di Barbie di Greta Gerwig, compreso il fatto che sia riuscita ad ottenere un budget altissimo per fare quel film, è una cosa che fa la differenza e che pesa e peserà molto. Poi oggi ci sono molte più opportunità che vengono offerte alle donne e ci sono storie al femminile più belle. Si dà insomma più voce alle donne, tutte cose che ai miei tempi non accadevano. È poi importante l’aumento delle opportunità grazie alle piattaforme streaming. Ma bisogna comunque continuare a combattere”. Cosa pensa dell’Intimacy coordinator? “Assicura al set una grande professionalità e dà sicurezza a tutti i partecipanti. È insomma una figura essenziale per la riuscita di un film quando ci sono delle scene erotiche” .

Cosa si augura per il futuro con tante guerre in giro? “È strano pensare che siamo seduti qui tranquilli a Santa Teresa di Pula mentre, dall’altra parte del mondo, c’è la guerra. È un pensiero che mi mette tristezza. Ho un amico artista che mi dice sempre “la creatività e l’arte sono importanti, dobbiamo continuare a creare perché l’arte eleva le coscienze. Credo molto in questo, ma anche che oggi sia difficile vivere. Cosa si può augurare alle nuove generazioni? Che possano vivere in un mondo migliore anche se mi riesce difficile pensare che questo possa davvero accadere”.

Continua a leggere

Cinema

Hollywood, produzioni in stallo, Studios senza soldi

Pubblicato

del

Hollywood non è ancora ripartita. Dopo gli scioperi di sceneggiatori e attori, che hanno bloccato le produzioni per sei mesi nel 2023, il settore registra la più drammatica contrazione degli ultimi 30 anni. Il produttore Michele Greco tenta una spiegazione: “Ho appena fatto un pilota per Nbc, ma non qui, ad Atlanta. Girare a Hollywood ormai è un salasso: tra le paghe della troupe e gli affitti di materiali, macchinari, location e teatri, un giorno di riprese a LA costa quasi il doppio che in Georgia. Non conviene a me, ma nemmeno ai grossi Studios che hanno perso una valanga di soldi dopo il Covid e durante lo sciopero”, dice questo romano di 55 anni, che da due decenni fa base a Los Angeles.

La California offre 330 milioni di dollari all’anno di tax credit: New York ne mette 700 e la Georgia non ha limite. Per non parlare dei paesi stranieri, dal Regno Unito alla Nuova Zelanda, dall’Ungheria al Canada, che offrono incentivi fiscali vantaggiosi e stipendi molto più bassi per le troupe. “Dopo mesi di stanca, ho cominciato una serie prodotta da una Major – racconta sollevata Susie Mancini, 39 anni, arrivata da Milano nel 2007 e oggi scenografa con una candidatura agli Emmy in tasca – Mi trovo a lavorare con gente che ha fatto una decina di film da Oscar, che da mesi è senza impiego e deve accettare paghe o mansioni ridotte. Oltre alla mia esperienza personale – sono preoccupata, ovvio – questo dà la misura della crisi in cui siamo. Mi chiedo: sarà solo una crisi ciclica o qualcosa è cambiato?” “Gli Studios hanno finito i soldi, devono tagliare e tagliare – è la lettura di Greco – Hanno approfittato dello sciopero per rescindere senza penale alcuni contratti onerosi e chiudere progetti poco remunerativi. Se prima producevano 10 ora producono 5”. Nel 2024 usciranno 90 film, contro i 100 del 2023.

Le serie prodotte saranno circa 300, rispetto alle 481 del 2023 e alle 633 del 2022 (dati di Ampere Analysis). Ai conti in rosso, contribuiscono anche la fuga degli spettatori dai cinema (secondo le previsioni, gli incassi del 2024 in Nordamerica saranno pari a 8 miliardi di dollari, – 10% sul 2023 e – 30% sul 2019) e il calo degli abbonamenti alle piattaforme dopo il picco del lockdown. “È cambiato tutto. Non si torna indietro.

Le Major ormai devono compiacere la Borsa più che produrre buon cinema”, ne è convinto Walter Volpatto, torinese, classe 1971, da 20 anni a Hollywood. Ha firmato la color correction di film del calibro di Star Wars: Gli ultimi Jedi, Dunkirk, Green Book e, recentemente, Megalopolis di Francis Ford Coppola. “Non è incredibile che Coppola abbia dovuto auto-produrre il suo lungometraggio e ci abbia messo tre mesi a venderlo a un distributore americano?”, si chiede. Moglie insegnante, due figli e un mutuo, Volpatto è in apprensione: “Non ho niente in vista fino a gennaio. Non mi succedeva dai tempi della gavetta. Se continua così dovrò trovare un altro lavoro”.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto