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Champions, la Juve rischia il Real Madrid o Mourinho mentre il Napoli rischia Messi
Il rischio Real, il fascino Liverpool: vista da diversi punti di vista, il sorteggio degli ottavi di Champions offre comunque brividi alle tre italiane rimaste in corsa. Juventus, Napoli e Atalanta, le tre squadre italiane qualificate per la fase a eliminazione diretta, conosceranno i nomi delle loro avversarie domani, al termine del sorteggio che si svogera’ a Nyon, presso la sede dell’Uefa, a mezzogiorno. Un’ora piu’ tardi, tocchera’ a Inter e Roma, rappresentati italiane nei sedicesimi di finale di Europa League, scoprire i nomi delle proprie rivali. Sola squadra italiana ad aver vinto il proprio girone di Champions, la Juventus affrontera’ une delle compagini finite al secondo posto, ad eccezione delle italiane (Atalanta e Napoli), e dell’Atletico Madrid che figurava nello stesso girone. Fra le cinque potenziali avversarie spicca chiaramente il nome dell’altra squadra di Madrid, il Real di Zidane che sembra aver ritrovato grande competitivita’ quest’anno. Un confronto di massima tradizione contro la primatista delle vittorie nella < coppa regina > (ben tredici) ed una possibilita’ di rivincita dopo la sconfitta in finale del 2017. Un gradino piu’ sotto , ma comunque non avversari agevoli, sarebbero le londinesi. Sia il Chelsea di Lampard – che potrebbe rinforzarsi al mercato invernale, dato che il Tribunale arbitrale dello sport ha ridotto la squalifica dei < blues > – sia il Tottenham, finalista dell’ultima edizione e ora guidato da Jose Mourinho, meritano il massimo rispetto. Contro il Borussia Dortmund – un po’ in difficolta’ in questa stagione – e soprattutto il Lione dell’ex-tecinco della Roma Rudi Garcia, gli uomini di Sarri partirebbero nettamente favoriti. La Juve, come tutte le vincenti di girone, disputera’ la gara di ritorno in casa (10-11 0 17-18 marzo) , mentre l’andata e’ prevista in trasferta il 18-19 o 25-26 febbraio. Il calcio d’inizio di tutte le gare e’ fissato alle ore 21. In questa edizione della Champions nella quale tutte le partecipanti agli ottavi di finale provengono dai cinque principali campionati europei la principale sorpresa proviene dalla qualificazione del’Atalanta. I bergamaschi potrebbero sperare di andare ancora piu’ in la’ qualora fossero abbinati a Leipzig o Valencia. Missione quasi impossibile invece contro Liverpool (che comincia in contemporanea la sua avventura nell’Intercontinentale) Paris Saint-Germain, Barcellona o Bayern, anche se i bavaresi hanno effettuato una prima parte di stagione ben al di sotto dei loro standard. Impossibile, per regolamento, un confronto con Juventus o Manchester City. Anche il Napoli, ormai di Gattuso, spera certamente di “pescare” Leipzig o Valencia. Non potendo affrontare ne’ Liverpool ne’ Juventus, tutte le altre – Barcellona, Bayern, Manchester City o PSG – sono signore squadre. In Europa League, giunta ai sedicesimi di finale (andata il 20 febbraio, ritorno il 27, calci d’inizio alle ore 18,55 o 21), l’Inter, ” ripescata” dalla Champions, fa parte delle teste di serie, al contrario della Roma. Oggettivamente, poche le insidie per i nerazzurri, che non potranno affrontare la Roma. Fra le potenziali avversarie, Il Bayer Leverkusen o lo Shakhtar Donetsk (ripescati dalla Champions) sarebbero forse le avversarie piu’ ostiche. Da non sottovalutare neppure eventuali confronti con i Wolves (che estromisero il Torino ai premilinari), il Wolfsburg o il Francoforte, semifinalista dell’ultima edizione, fors’anche lo Sporting Lisbona. Ma in ogni caso, gli uomini di Conte partiranno largamente favoriti. Ancor piu’ se pescheranno Apoel, Alkmaar, Cluj, Bruges, Copenhagen, Getafe, Ludogorets, Olympiacos o i Rangers. Qualche pericolo in piu’ attende la Roma (che non potra’ affrontare ne’ l’Inter, ne’ il Basaksehir, gia’ incontrato nei gironi). Da evitare chiaramente le inglesi Manchester United ed Arsenal, cosi’ come l’Ajax, semifinalista dell’ultima edizione di Champions League. Poco agevole sarebbe pure un confronto con il Porto (che elimino’ i capitolini la scorsa stagione in Champions), il Benfica , il Siviglia (che ha vinto ben cinque volte la competizione) ed il Salisburgo. Tutte le atre teste di serie (Basilea, Braga, Celtic, Espanyol, Gent, LASK e Malmoe) sembrano nettamente meno competitive degli uomini di Fonseca
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Laika contro Trump e Infantino, a Zurigo la protesta sui Mondiali 2026
Alla vigilia dei Mondiali 2026, la street artist Laika1954 ha realizzato a Zurigo due opere contro Donald Trump, Gianni Infantino e la Fifa, denunciando le controversie sui diritti umani legate alla competizione.
Due opere apparse a Zurigo, davanti e attorno al cuore istituzionale del calcio mondiale, trasformano i Mondiali 2026in un manifesto politico. La street artist Laika1954 ha colpito ancora, questa volta prendendo di mira Donald Trump, Gianni Infantino e la Fifa, accusati dall’artista di avere legato la Coppa del Mondo a una stagione segnata da deportazioni, discriminazioni e gravi tensioni internazionali.
La “death cup” davanti alla Fifa
La prima opera è comparsa davanti al quartier generale della Fifa, in Fifa Strasse. Raffigura Donald Trump e Gianni Infantino mentre tengono tra le mani una coppa a forma di teschio, ribattezzata “death cup”.
L’immagine è una denuncia visiva del rapporto tra politica, potere sportivo e gestione del Mondiale. Il torneo del 2026, ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico, è stato più volte al centro di polemiche per il forte protagonismo di Trump e per il rapporto diretto con Infantino.
Il tifoso messicano fermato dagli agenti Ice
La seconda opera, comparsa nel centro di Zurigo e intitolata “Fifa Crime Cup 2026”, mostra un tifoso messicano con il volto rivolto al muro e le mani alzate, mentre viene perquisito e arrestato da due agenti dell’Ice, l’agenzia statunitense per il controllo dell’immigrazione.
Il riferimento è al clima politico e sociale negli Stati Uniti alla vigilia della competizione, in particolare alle politiche migratorie e alle deportazioni. Laika utilizza il linguaggio della street art per contestare l’immagine festosa e universale del Mondiale, contrapponendole il tema dei confini, dei controlli e della selezione dei corpi.
Le accuse dell’artista
Per Laika, quello del 2026 è “uno dei Mondiali più controversi della storia” sul piano dei diritti umani. L’artista parla di “Mondiale di Trump”, richiama le deportazioni dell’Ice, le discriminazioni razziali e accusa il sistema calcistico internazionale di complicità politica e morale.
Nel mirino c’è anche il presidente della Fifa Gianni Infantino, criticato per il rapporto con Trump e per l’assegnazione al presidente americano del Fifa Peace Award, iniziativa che ha già sollevato discussioni sulla neutralità politica dell’organizzazione calcistica internazionale.
Il calcio tra spettacolo globale e conflitto politico
La Fifa ha presentato i Mondiali 2026 come una competizione destinata a essere la più grande della storia, con 48 squadre e 104 partite distribuite tra Stati Uniti, Canada e Messico. Proprio questa dimensione globale, però, rende il torneo anche un grande spazio di conflitto simbolico.
La protesta di Laika si inserisce in un dibattito più ampio sul rapporto tra sport, diritti, potere economico e consenso politico. Il Mondiale resta l’evento più popolare del calcio, ma sempre più spesso è anche il luogo in cui emergono le contraddizioni dei Paesi ospitanti e delle istituzioni che lo organizzano.
La street art come contro-narrazione
Le opere di Zurigo non cambiano il calendario della Coppa del Mondo, ma impongono una domanda pubblica: quale immagine del mondo rappresenta oggi il calcio globale?
Laika risponde con due manifesti duri, costruiti per disturbare la retorica della festa e riportare al centro le persone che rischiano di restare fuori dall’inquadratura ufficiale del torneo: migranti, tifosi, vittime dei conflitti e cittadini schiacciati dalle scelte dei grandi poteri.
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Mourinho torna al Real Madrid, il 13 luglio primo allenamento a Valdebebas
Il ritorno dello Special One al Real Madrid ha ormai una data simbolica: 13 luglio, centro sportivo di Valdebebas. José Mourinho si prepara a cominciare la sua seconda avventura sulla panchina del club spagnolo, tredici anni dopo la fine del primo ciclo madridista.
Il Benfica annuncia l’offerta del Real
La notizia ha preso corpo dopo la comunicazione del Benfica, che ha reso noto l’interesse formale del Real Madrid per Mourinho e l’intenzione del club spagnolo di procedere con l’operazione. Secondo Reuters, il tecnico portoghese avrebbe accettato la proposta, mentre il Benfica avrebbe già individuato in Marco Silva il nuovo allenatore.
Il Real Madrid, al momento, non ha ancora diffuso una comunicazione ufficiale definitiva sull’ingaggio, ma il quadro appare ormai indirizzato. L’operazione ruoterebbe anche attorno a un indennizzo economico al club portoghese.
Il vertice a Madrid con il club
Mourinho è arrivato a Madrid e avrebbe incontrato José Ángel Sánchez, direttore generale del Real, Juni Calafat, responsabile dello scouting, e il suo storico agente Jorge Mendes. Un confronto utile per definire non solo gli aspetti contrattuali, ma anche la struttura tecnica del nuovo progetto.
L’allenatore portoghese dovrebbe stabilirsi subito a Valdebebas, dove avrà alcune settimane per programmare il lavoro, valutare la rosa e indicare le priorità del mercato.
Il ritorno dopo il primo ciclo madridista
Mourinho ha già guidato il Real Madrid dal 2010 al 2013, in una fase intensa e divisiva, segnata dalla rivalità con il Barcellona e da un’impronta competitiva fortissima. In Spagna vinse la Liga, la Coppa del Re e la Supercoppa spagnola.
Il suo ritorno rappresenta una scelta di forte impatto politico e sportivo. Il Real Madrid punta su un allenatore di personalità, abituato alla pressione e capace di ridare identità a un ambiente reduce da stagioni complicate.
Il 13 luglio parte la nuova avventura
Secondo la stampa iberica, Mourinho avrebbe già comunicato alla squadra la data del primo allenamento: 13 luglio, a Valdebebas. Sarà l’inizio operativo del secondo mandato.
Il Real Madrid riabbraccia così un tecnico che ha lasciato un segno profondo nella storia recente del club. Mourinho torna con la sua reputazione, il suo carisma e una sfida enorme: ricostruire una squadra vincente in una piazza che non concede tempo e misura tutto con i trofei.
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Serena Williams torna e vince: la regina del tennis è di nuovo in campo
Serena Williams è tornata in campo dopo quasi quattro anni e ha vinto nel doppio al Queen’s insieme alla canadese Victoria Mboko. Battute Nicole Melichar-Martinez ed Erin Routliffe.
Lo sguardo è ancora quello di chi non ha mai accettato davvero l’idea di uscire di scena. Serena Williams è tornata su un campo da tennis dopo quasi quattro anni e lo ha fatto nel modo più naturale per una campionessa della sua statura: vincendo.
Sul prato del Queen’s Club di Londra, la fuoriclasse americana ha giocato il doppio insieme alla diciannovenne canadese Victoria Mboko, battendo la statunitense Nicole Melichar-Martinez e l’australiana Erin Routliffe con il punteggio di 7-6, 6-2.
Un rientro che pesa più del risultato
Il dato sportivo conta, ma racconta solo una parte della storia. La Williams, 44 anni, non giocava un match professionistico dagli Us Open del 2022, torneo che era stato letto da molti come il suo addio al tennis. Il suo ritorno al Queen’s ha avuto il sapore dei grandi rientri: quelli che non servono a riempire una bacheca già immensa, ma a misurare ancora una volta il rapporto tra corpo, volontà e competizione.
La tenuta nel singolare resta tutta da verificare. Ma nel doppio Serena ha mostrato potenza, presenza scenica e quel feroce istinto agonistico che l’ha resa una delle sportive più dominanti della storia.
La motivazione delle figlie
Il ritorno non nasce dal bisogno di vincere ancora. Serena Williams ha già vinto più di quasi chiunque altro nel tennis: 23 Slam in singolare, 73 titoli Wta, quattro ori olimpici e altri titoli major tra doppio e misto.
La ragione più profonda sembra essere familiare. Serena ha spiegato di voler permettere alle figlie di vederla competere. Olympia, nata nel 2017, ha vissuto una parte della sua carriera. Adira, nata nel 2023, non l’aveva mai vista giocare nel circuito professionistico.
La tigre non era uscita dal tennis
La notizia del possibile ritorno era nell’aria da mesi. Il nome di Serena Williams era ricomparso nel programma antidoping dell’Itia, passaggio necessario per rendere possibile il rientro alle competizioni ufficiali dopo un periodo di inattività.
Ora la campionessa americana parteciperà anche al torneo di Berlino, sempre sull’erba. Il vero interrogativo riguarda Wimbledon: Serena non ha ancora sciolto le riserve, ma il test del Queen’s ha riaperto una possibilità che fino a poco tempo fa sembrava appartenere più alla nostalgia che alla cronaca sportiva.
Il messaggio di Serena
Il ritorno di Serena Williams non è solo una notizia di tennis. È il ritorno di una figura che ha segnato lo sport moderno, cambiando il modo di intendere forza, identità, maternità e longevità agonistica.
Al Queen’s non si è vista una campionessa in cerca di un ultimo applauso. Si è vista una donna che conosce il proprio corpo, il proprio nome e il proprio peso nella storia. E che, almeno per un altro giorno, ha deciso di rimettere tutto questo dentro un campo da tennis.


