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Cervello, le memorie artificiali fanno dialogare i neuroni con una normale sinapsi

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Per la prima volta memorie artificiali hanno fatto dialogare le cellule nervose (neuroni), mettendole in comunicazione come fanno i meccanismi naturali con i quali si collegano, chiamati sinapsi. Il risultato, pubblicato sulla rivista Advanced Materials Technologies, e’ stato ottenuto in Italia, dall’Istituto dei materiali per l’elettronica e il magnetismo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Imem) e apre la strada per ripristinare le connessioni fra i neuroni danneggiate da incidenti o da malattie degenerative, attraverso nuove interfacce tra cervello e macchina e protesi di nuova generazione. Condotta in collaborazione con l’universita’ russa di Kazan e con l’Istituto francese di Neurobiologia del Mediterraneo (Inmed), la ricerca e’ stata condotta nell’ambito del progetto ‘Madelena’, finanziato dalla Provincia di Trento e finalizzato a realizzare reti neurali capaci ai memorizzare e imparare grazie a sinapsi artificiali. A rendere possibile la sinapsi artificiale e’ un dispositivo, chiamato memristore, che conserva la memoria della corrente passata al loro interno proprio come fanno le sinapsi naturali quando permettono ai neuroni si svolgere funzioni importanti come ricordare e imparare. “I risultati dimostrano l’effettiva interfaccia funzionale ‘neurone-memristore-neurone’, in cui il dispositivo gioca il ruolo di una sinapsi, consentendo la comunicazione tra le due cellule in modo pressoche’ analogo a quanto avviene in natura”, ha rilevato Salvatore Iannotta, autore della ricerca con Silvia Battistoni, Victor Erokhin e Salvatore Iannotta. Si tratta di un passo in avanti decisivo perche’ finora la tecnica piu’ comune per ripristinare la comunicazione si basava sull’impianto di microelettrodi nel cervello.

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Google lancia la “Personal Intelligence”: Gemini unisce i dati per un’IA davvero personale

Google presenta Personal Intelligence: Gemini incrocia dati di Ricerca, Gmail, Foto e YouTube per offrire risposte personalizzate, con consenso esplicito e tutele sulla privacy.

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L’intelligenza artificiale di Google fa un passo avanti verso la personalizzazione con Personal Intelligence, un servizio sperimentale che consente a Gemini di “unire i puntini” delle informazioni che un utente ha già disseminato nei servizi del gruppo — dalla Ricerca a Gmail, da Foto a YouTube — per rendere l’esperienza più mirata e utile. Il debutto, per ora, riguarda gli Stati Uniti e l’app Gemini, ed è subordinato all’esplicito consenso dell’utente.

Dal contesto alle risposte su misura

Secondo Google, si tratta di “un cambiamento fondamentale” verso un’IA capace di comprendere il contesto specificodell’utente. Gli esempi chiariscono l’approccio: cercando consigli su Chicago, Gemini non propone una lista generica, ma incrocia prenotazioni di viaggio trovate su Gmail con interessi emersi da Google Foto (come la fotografia naturalistica) per suggerire mete coerenti. Allo stesso modo, una ricerca sugli pneumatici invernali può attivare la consultazione dei documenti assicurativi presenti in Gmail per identificare marca e modello dell’auto, fornendo indicazioni compatibili.

“Gemini 3 ragiona sui vostri dati”

Con Gemini 3, sottolinea l’azienda, l’assistente è in grado di ragionare sui dati già disponibili e di comprendere il contesto senza indicazioni esplicite su dove cercare. L’obiettivo dichiarato è ridurre frizioni e passaggi intermedi, offrendo risposte più pertinenti e tempestive.

Privacy e controllo dell’utente

Sul fronte della privacy, Google evidenzia alcune garanzie chiave:

  • Collegamento delle app disattivato di default: è l’utente a scegliere se attivarlo e quali app collegare.

  • Disattivabile in qualsiasi momento.

  • I dati utilizzati sono già archiviati in modo sicuro sui server Google: non viene richiesto di inviare informazioni sensibili altrove per personalizzare l’esperienza.

  • Misure di sicurezza per temi sensibili: Gemini evita supposizioni proattive su dati delicati (come la salute) e non addestra i modelli direttamente sui contenuti di Gmail o sulla libreria di Google Foto.

Un equilibrio tra utilità e tutele

Personal Intelligence punta a elevare la rilevanza delle risposte senza sacrificare il controllo dell’utente. La scommessa di Google è dimostrare che una personalizzazione profonda può convivere con consenso informato, trasparenza e salvaguardie sui dati. Il test negli USA dirà se l’equilibrio reggerà anche su scala più ampia.

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Crew Dragon Endeavour rientra in anticipo: ammaraggio riuscito, astronauti in osservazione

La missione Crew 11 rientra con un mese di anticipo dalla ISS: ammaraggio regolare al largo della California. Tutti gli astronauti in osservazione per accertamenti, condizioni stabili.

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La Crew Dragon Endeavour è rientrata sulla Terra con un ammaraggio perfetto al largo delle coste californiane, dopo aver attraversato l’atmosfera e dispiegato regolarmente i paracadute. La missione Crew 11 è tornata con circa un mese di anticipo dalla Stazione Spaziale Internazionale a seguito di un problema medico che ha interessato uno dei membri dell’equipaggio. L’identità dell’astronauta e la natura del problema non sono state rese note per ragioni di privacy.

Trasferimento in ospedale per accertamenti

Dopo i primi controlli medici a bordo della nave di recupero Shannon, un elicottero ha trasferito tutti e quattro gli astronauti in un ospedale locale per ulteriori verifiche. La decisione del ricovero di una notte era stata pianificata prima del rientro, come spiegato dall’amministratore capo della NASA Jared Isaacman e dal responsabile delle operazioni di missione Joel Montalbano. Le condizioni di tutti sono stabili.

L’equipaggio

Il primo a uscire dalla capsula è stato Mike Fincke (58 anni), seguito da Zena Cardman, Kimiya Yui dell’JAXA e Oleg Platonov della Roscosmos. Come da prassi dopo missioni di lunga durata, ciascuno è stato assistito sul lettino per le prime valutazioni post-volo.

Un rientro anticipato senza precedenti recenti

Il problema medico era stato segnalato l’8 gennaio, dopo il rinvio di una passeggiata spaziale prevista per Fincke e Cardman. Pochi giorni dopo è maturata la decisione di anticipare il rientro, un evento mai avvenuto nei 25 anni di storia della ISS. Casi analoghi di malessere in orbita sono estremamente rari: gli unici precedenti noti risalgono al 1976(Salyut-5, cosmonauta Vitaly Zholobov) e al 1985 (Salyut-7, Vladimir Vasyutin).

Le attività sulla ISS e i prossimi passi

Attualmente sulla ISS restano tre astronauti: il comandante Sergey Kud‑Sverchkov, l’ingegnere di volo Sergei Mikaeve l’ingegnere di volo Christopher Williams. L’equipaggio della Crew 12 dovrebbe raggiungerli entro un mese.
Dopo la notte in ospedale, i membri di Crew 11 proseguiranno verso il Johnson Space Center a Houston per i controlli medici standard post-missione. Isaacman ha precisato che non si tratta di un problema legato all’ambiente della ISSe che l’evento avrebbe potuto verificarsi anche sulla Terra.

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X limita Grok: stop alle immagini “spogliate” di persone reali

X annuncia nuove misure per impedire a Grok di modificare immagini di persone reali con abiti rivelatori. Le restrizioni valgono anche per gli abbonati a pagamento.

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Il social network X di Elon Musk ha annunciato l’implementazione di misure tecnologiche per impedire al proprio strumento di intelligenza artificiale Grok di “spogliare” persone reali nelle immagini, anche per gli utenti abbonati.

Il messaggio ufficiale

In una comunicazione pubblicata sulla piattaforma, X ha spiegato di aver introdotto blocchi specifici per evitare la modifica di immagini di persone reali con abiti rivelatori, come i bikini. La restrizione, precisa il social, si applica a tutti gli utenti, inclusi quelli che usufruiscono dei servizi a pagamento.

La reazione alle pressioni internazionali

La decisione arriva dopo una ondata di indignazione globale e le pressioni delle autorità di diversi Paesi, preoccupate per l’uso improprio dell’intelligenza artificiale nella manipolazione delle immagini e per i potenziali profili di violazione della dignità e della privacy delle persone.

Un segnale sul fronte della responsabilità digitale

L’intervento su Grok rappresenta un segnale di rafforzamento delle tutele nell’uso degli strumenti di IA generativa all’interno dei social network. Resta ora da valutare l’efficacia delle misure introdotte e l’eventuale estensione di ulteriori controlli per prevenire abusi simili in futuro.

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