Collegati con noi

Economia

Cervelli in fuga, l’Italia perde 11 miliardi. E a spiegarci come salvare i giovani c’è Philip Morris

Nel 2024 sono espatriati 141 mila italiani, il 32% laureati, con un costo stimato di 11 miliardi. Lo rivela uno studio Teha Group realizzato con Philip Morris Italia. Nel 2025 gli espatri per lavoro sarebbero però diminuiti del 20%. Resta il curioso cortocircuito di un gigante del tabacco impegnato nel dibattito sul futuro dei giovani.

Pubblicato

del

L’Italia continua a perdere giovani, laureati e competenze. E per capire come fermare l’emorragia arriva uno studio di Teha Group realizzato in collaborazione con Philip Morris Italia.

Sì, proprio Philip Morris.

L’azienda che opera nel mercato del tabacco e dei prodotti contenenti nicotina si occupa anche di capitale umano, attrattività del Paese e futuro delle nuove generazioni.

Che c’azzecca?

La domanda è forse un po’ irriverente, ma viene spontanea. Anche perché il tema dello studio è serissimo: nel 2024 ben 141 mila italiani hanno trasferito la propria residenza all’estero e il 32% di loro era laureato.

Una fuga di capitale umano che, secondo la ricerca presentata al Forum di Cernobbio, sarebbe costata all’Italia circa 11 miliardi di euro di minore crescita.

Numeri che meritano attenzione indipendentemente da chi abbia contribuito a produrre lo studio.

Ma il cortocircuito resta.

Philip Morris e il futuro dei giovani: accostamento curioso

Da una parte discutiamo di come trattenere in Italia giovani qualificati, garantire loro prospettive migliori e costruire un Paese capace di investire sul proprio futuro.

Dall’altra, tra i soggetti che promuovono questa riflessione, troviamo uno dei grandi gruppi mondiali del tabacco.

Nulla di illegittimo, naturalmente.

Philip Morris può finanziare studi, partecipare al dibattito economico e sostenere iniziative sul mercato del lavoro come qualsiasi altra grande impresa.

Ma è difficile non notare il paradosso.

Perché mentre ci interroghiamo su come proteggere il futuro dei giovani italiani, a contribuire alla discussione è un gruppo il cui business storico è legato a prodotti che le autorità sanitarie considerano dannosi per la salute e capaci di creare dipendenza.

Insomma: vogliamo evitare che i giovani prendano un aereo per Londra, Berlino o Amsterdam. E a studiare come trattenerli contribuisce chi, per decenni, ha avuto interesse a far sì che qualcuno di loro prendesse invece il vizio del fumo.

Il capitalismo, bisogna riconoscerlo, possiede un certo senso dell’ironia.

Il dato, però, è tutt’altro che divertente

Al netto del curioso matrimonio tra capitale umano e industria del tabacco, i numeri dello studio meritano di essere presi sul serio.

Negli ultimi dieci anni l’Italia avrebbe perso oltre 300 mila persone qualificate. E senza interventi strutturali, entro il 2035 il saldo negativo cumulato potrebbe arrivare a 760 mila laureati.

Un’emorragia che significa perdere non soltanto lavoratori, ma competenze, produttività, innovazione e soprattutto gli investimenti sostenuti dal Paese per formarli.

L’Italia paga scuole e università. Poi una parte dei suoi ragazzi migliori prende la laurea, prepara la valigia e mette quelle competenze a disposizione delle economie di altri Paesi.

Calderone: «C’è un’inversione di tendenza»

Da Cernobbio arriva però anche una notizia positiva.

La ministra del Lavoro Marina Calderone richiama i dati Istat relativi al 2025, secondo i quali sarebbe diminuito del 20% il numero degli italiani che si trasferiscono all’estero per lavorare.

«C’è un’inversione di tendenza», sostiene la ministra.

Calderone ricorda inoltre che l’Italia ha raggiunto «il traguardo storico di 24,3 milioni di occupati, oltre 1.300.000 lavoratori in più da inizio mandato» e rivendica l’utilizzo di strumenti destinati ad aumentare l’attrattività del Paese per il capitale umano.

È un segnale importante. Ma un anno non basta ancora per stabilire se l’emorragia dei talenti sia davvero terminata.

Il problema non è impedire ai giovani di partire

E forse bisognerebbe persino smettere di chiamarla semplicemente «fuga dei cervelli».

Un giovane che studia a Napoli, Milano o Palermo e decide di lavorare a Parigi, Boston o Berlino non rappresenta necessariamente una sconfitta. In un’Europa senza frontiere, muoversi, studiare e fare esperienza all’estero dovrebbe essere normale.

Il problema nasce quando il viaggio diventa quasi sempre a senso unico.

Quando partono in tanti e ne tornano pochi. Quando un laureato italiano trova più facilmente all’estero uno stipendio adeguato, una carriera meritocratica, investimenti nella ricerca e prospettive professionali che in patria fatica a ottenere.

La vera inversione di tendenza arriverà quindi non quando convinceremo i ragazzi a non partire, ma quando l’Italia diventerà abbastanza competitiva da farli tornare e da convincere giovani stranieri altrettanto qualificati a venire qui.

Su questo Teha e Philip Morris pongono una questione reale.

Resta soltanto quel piccolo paradosso iniziale.

Per discutere di come garantire un futuro migliore ai giovani italiani abbiamo chiamato anche un gigante del tabacco.

Che c’azzecca?

Forse, a Cernobbio, tra una tavola rotonda sul capitale umano e l’altra, qualcuno potrebbe dedicare uno studio anche a questo.

Advertisement

Economia

SpaceX cerca 40 miliardi per i chip Nvidia: Apollo guida il piano

SpaceX punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per un maxi acquisto di chip Nvidia: 10 miliardi attraverso prestiti bancari e 30 miliardi con debito investment grade. Apollo dovrebbe coordinare l’operazione, mentre Pimco è tra i soggetti in trattativa. La chiusura è prevista nel 2027, ma l’accordo non è ancora concluso.

Pubblicato

del

SpaceX punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per acquistare chip Nvidia e rafforzare le proprie infrastrutture di intelligenza artificiale. Il gruppo guidato da Elon Musk sta trattando un finanziamento che combinerebbe prestiti bancari e debito destinato agli investitori istituzionali, con Apollo Global Management attesa alla guida dell’operazione.

Il piano prevede circa 10 miliardi di dollari di prestiti bancari e 30 miliardi di debito investment grade. Tra i soggetti in trattativa figura Pimco, uno dei maggiori gestori obbligazionari mondiali. La chiusura è prevista nel 2027, ma l’accordo non risulta ancora concluso.

Un maxi finanziamento per la potenza di calcolo

L’obiettivo è sostenere un grande ordine di semiconduttori Nvidia, necessari per ampliare la capacità di elaborazione utilizzata nei progetti di intelligenza artificiale.

Il piano evidenzia le dimensioni finanziarie della corsa all’IA: lo sviluppo dei modelli richiede investimenti ingenti in processori, reti, data center e infrastrutture energetiche.

Per SpaceX, il ricorso al debito consentirebbe di finanziare gli acquisti senza effettuare una nuova raccolta di capitale azionario. Comporterebbe però maggiori obblighi di rimborso e oneri finanziari.

Il ruolo di Apollo e le trattative con Pimco

Apollo dovrebbe coordinare il finanziamento e contribuire a collocare il debito presso una platea ampia di investitori.

Pimco sarebbe tra i soggetti coinvolti nei negoziati. La partecipazione e gli importi definitivi restano da stabilire, insieme alle condizioni economiche dell’operazione.

Apollo e Pimco non hanno commentato le trattative. SpaceX e Nvidia non hanno fornito una risposta immediata alle richieste di chiarimento riportate negli aggiornamenti disponibili.

Il rating BBB e gli investitori istituzionali

Il rating BBB di SpaceX colloca il debito nella categoria investment grade, il livello considerato di qualità creditizia superiore a quella speculativa.

Questa classificazione può favorire l’interesse di compagnie assicurative e fondi pensione, i cui mandati spesso limitano l’esposizione ai titoli con rating più basso.

Il giudizio creditizio, tuttavia, non elimina i rischi: la sostenibilità del finanziamento dipenderà anche dai flussi di cassa, dalle condizioni del debito e dal rendimento degli investimenti.

Musk punta sulla piattaforma Vera Rubin

Il progetto rafforzerebbe il rapporto tra SpaceX e Nvidia, dopo la scelta indicata da Musk di basare le infrastrutture di intelligenza artificiale sulla tecnologia del gruppo californiano.

Durante la presentazione dei risultati di agosto, Musk ha espresso una preferenza per Vera Rubin, la nuova architettura Nvidia destinata al calcolo avanzato e all’IA.

Per Nvidia, un ordine di queste dimensioni rappresenterebbe un ulteriore consolidamento della propria posizione nel mercato degli acceleratori per l’intelligenza artificiale, mentre cresce la concorrenza di altri produttori e delle soluzioni sviluppate dai grandi gruppi tecnologici.

Dopo l’Ipo, altri investimenti finanziati a debito

SpaceX ha completato a giugno un’offerta pubblica iniziale da circa 86 miliardi di dollari. Nello stesso mese ha emesso 25 miliardi di dollari di obbligazioni senior non garantite, articolate in cinque scadenze.

Il nuovo piano da 40 miliardi si aggiungerebbe quindi a una raccolta finanziaria già molto consistente.

Dopo il collocamento obbligazionario, i titoli di debito hanno subito pressioni legate alle preoccupazioni per l’indebitamento e gli elevati investimenti. La capacità di trasformare la nuova potenza di calcolo in ricavi e liquidità resta un elemento centrale per la valutazione del progetto.

Un accordo ancora da definire

La struttura prospettata segnala l’ambizione di SpaceX nell’intelligenza artificiale, ma restano aperti i dettagli del finanziamento e dell’ordine di chip.

Tempi di consegna, condizioni del debito e utilizzo delle infrastrutture saranno determinanti per misurare gli effetti dell’operazione. I 40 miliardi rappresentano un obiettivo di raccolta in trattativa, non un finanziamento già ottenuto.

Continua a leggere

Economia

Mps, anche i Benetton sostengono l’Opas di Intesa

La holding dei Benetton, Edizione, annuncia l’intenzione di aderire all’Opas di Intesa Sanpaolo conferendo l’1,45% di Mps. Il sostegno segue l’impegno formale di Delfin, titolare del 17,6%. Lovaglio continua a valutare alternative, mentre l’assemblea del 29 ottobre sarà decisiva per le operazioni proposte dal management senese.

Pubblicato

del

Anche i Benetton scelgono l’offerta di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena. Dopo l’impegno di Delfin, primo azionista della banca senese con il 17,6%, la holding Edizione annuncia l’intenzione di conferire il proprio 1,45% di Mps all’Opas. Un sostegno che rafforza la posizione di Intesa e rende più complessa la ricerca di un’alternativa da parte dell’amministratore delegato di Siena, Luigi Lovaglio.

Le partecipazioni dei due soci rappresentano complessivamente il 19,05% del capitale di Mps. Restano però distinti l’impegno formale assunto da Delfin e l’intenzione di adesione dichiarata da Edizione: non si tratta ancora di azioni già consegnate all’offerta.

Benetton: l’offerta può creare valore

«L’Opas promossa su Mps può creare valore sia per la banca senese, sia per i suoi azionisti», afferma Alessandro Benetton, presidente di Edizione.

La holding intende partecipare conferendo l’intera quota detenuta nel Monte, con l’obiettivo di diventare azionista stabile di Intesa Sanpaolo.

Benetton richiama inoltre le indicazioni dell’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina, sul contributo dell’operazione alla stabilità dell’azionariato e all’indipendenza di Assicurazioni Generali. Il futuro assetto del gruppo assicurativo resta uno dei temi centrali del confronto tra i protagonisti del riassetto bancario.

Delfin ha assunto un impegno formale

La decisione di Edizione segue quella di Delfin, holding della famiglia Del Vecchio, che ha assunto un impegno a conferire all’offerta tutte le proprie 534,7 milioni di azioni Mps, pari al 17,6% del capitale.

L’accordo comprende anche la partecipazione all’assemblea del 29 ottobre, con comportamenti di voto coerenti con le condizioni dell’Opas.

Il peso di Delfin riguarda quindi sia l’adesione all’offerta sia il confronto assembleare sulle operazioni proposte dal management senese.

Il rilancio di Intesa e le condizioni dell’Opas

Intesa ha aumentato la componente in denaro dell’offerta da 1 a 1,25 euro per ogni azione Mps, mantenendo il rapporto di scambio di 1,6 azioni Intesa di nuova emissione.

Il valore complessivo del corrispettivo dipende quindi anche dall’andamento del titolo Intesa in Borsa.

Il rilancio si accompagna a una posizione netta sulle operazioni alternative di Mps. Intesa ha dichiarato che, qualora l’assemblea approvasse i punti indicati relativi alle Ops su Banco Bpm e Banca Generali, agli aumenti di capitale e alla riduzione volontaria del capitale sociale, non rinuncerebbe alle relative condizioni di efficacia. In quel caso, la propria offerta diventerebbe inefficace.

Il voto del 29 ottobre assume così un ruolo decisivo nella scelta tra i progetti in campo.

Lovaglio lavora a un’alternativa

Luigi Lovaglio continua a esaminare con gli advisor possibili risposte all’offerta di Intesa. Al momento non emerge una nuova proposta definita.

In calendario figura un consiglio di amministrazione ordinario il 15 ottobre. L’eventuale convocazione di una riunione straordinaria dipenderà dalla disponibilità di un quadro più preciso sulle iniziative da sottoporre al board.

Tra le ipotesi discusse dal mercato c’è un aumento delle distribuzioni agli azionisti rispetto ai 4 miliardi di europrospettati. Un’altra variabile riguarda la valorizzazione della partecipazione in Generali. Si tratta di scenari, non di decisioni già approvate.

Dividendi e capitale: cosa cambia per i soci

Una maggiore distribuzione potrebbe rendere più interessante il progetto autonomo di Mps, ma richiederebbe una valutazione delle conseguenze patrimoniali e dei passaggi autorizzativi.

Distribuire liquidità non equivale automaticamente a creare nuovo valore: il pagamento di un dividendo trasferisce risorse dalla banca agli azionisti e, a parità delle altre condizioni, riduce il valore economico rimasto nell’istituto.

Allo stesso modo, vendere una partecipazione trasforma un investimento in liquidità. Il risultato dipende dal prezzo ottenuto, dai tempi dell’operazione e dagli effetti sui ricavi futuri.

Eventuali distribuzioni straordinarie dovrebbero inoltre rispettare i requisiti di capitale e le valutazioni della vigilanza bancaria, anche sulla sostenibilità della posizione patrimoniale nel tempo.

Le prossime tappe del confronto

L’annuncio dei Benetton consolida il fronte favorevole all’Opas, mentre il mercato attende le eventuali nuove proposte di Siena e i giudizi dei proxy advisor, che orientano le valutazioni di molti investitori istituzionali.

La partita resta aperta: il sostegno di azionisti rilevanti rafforza Intesa, ma l’esito dipenderà dalle decisioni assembleari, dalle condizioni dell’offerta e dalle scelte degli altri soci.

 

Continua a leggere

Economia

Salone del Mobile 2027, il Contract per rilanciare il legnoarredo

Il Salone del Mobile 2027 punta sul debutto del Salone Contract per offrire nuove opportunità alle imprese del legnoarredo. La piattaforma, con masterplan di Rem Koolhaas e David Gianotten/OMA, sarà dedicata alle grandi forniture integrate. Dal 13 al 18 aprile torneranno anche Euroluce e Salone Raritas. Il tour internazionale accompagnerà le aziende sui mercati esteri, mentre Federlegnoarredo segnala le difficoltà del settore e la concorrenza cinese.

Pubblicato

del

Grandi forniture per hotel, abitazioni, uffici e spazi pubblici: il Salone del Mobile punta sul Contract per aprire nuove opportunità alle imprese del legnoarredo, alle prese con un mercato in contrazione. La nuova piattaforma debutterà nella 65ª edizione, in programma dal 13 al 18 aprile 2027 a Fiera Milano Rho, mentre il settore si avvia verso una chiusura d’anno negativa.

La flessione indicata nell’aggiornamento a giugno è del 4,5%. Il bilancio definitivo del 2026 deve ancora essere consolidato, ma le aspettative illustrate da Federlegnoarredo restano prudenti.

Salone Contract, dal mobile al progetto completo

Il Salone Contract sarà dedicato alle commesse che richiedono progettazione, produzione, fornitura e coordinamento di arredi e servizi.

È un mercato nel quale la competitività dipende dalla capacità di gestire progetti complessi: dall’allestimento di un albergo agli ambienti di lavoro, fino agli sviluppi residenziali e agli spazi collettivi.

«Il Salone del Mobile del 2027 può innovare con il Salone Contract e aprire nuove prospettive per le aziende», ha spiegato la presidente Maria Porro (foto Imagoeconomica), richiamando anche il possibile contributo delle imprese al tema della casa.

Il masterplan di Rem Koolhaas e David Gianotten

A dare forma alla piattaforma sarà il masterplan firmato da Rem Koolhaas e David Gianotten dello studio OMA.

Il progetto prevede spazi espositivi e luoghi di confronto tra committenti, architetti, produttori e operatori. L’obiettivo è favorire incontri professionali e nuove collaborazioni lungo le diverse fasi delle commesse.

Per le aziende italiane, il Contract rappresenta la possibilità di valorizzare insieme design, manifattura e competenze progettuali.

Un mercato potenziale da 80 a 100 miliardi

Le elaborazioni presentate stimano tra 80 e 100 miliardi di euro il valore potenziale globale delle forniture Contract considerate nell’analisi. Si tratta di una stima di mercato, non del valore delle commesse già disponibili per le imprese italiane.

Le Americhe costituiscono l’area più consistente, con un intervallo compreso tra 34,8 e 42,6 miliardi di euro, seguite dall’Asia Pacifico, tra 27,9 e 34,2 miliardi.

Per destinazione d’uso, il segmento residenziale vale circa 40-49 miliardi, seguito dagli uffici con 17-21 miliardi, dal retail con 15-18 miliardi e dall’ospitalità con 7-9 miliardi.

Tornano Euroluce e Salone Raritas

L’edizione 2027 vedrà il ritorno di Euroluce, la manifestazione biennale dedicata al design dell’illuminazione.

È confermata anche la seconda edizione di Salone Raritas, la piattaforma riservata a pezzi unici, edizioni limitate, antiquariato e alta manifattura creativa.

Il programma affiancherà così ai grandi progetti Contract la ricerca sulla luce e le produzioni d’autore.

Il tour internazionale e la tappa di Riyad

Prima dell’appuntamento milanese, il Salone porterà le proprie iniziative in diversi mercati internazionali, con l’obiettivo di accompagnare le aziende nella ricerca di interlocutori e opportunità commerciali.

In Europa sono previste tappe a Londra, Parigi, Madrid e Amburgo. In Asia il percorso comprende Singapore, Seoul, Shanghai, Hong Kong, New Delhi e Bangalore. Restano centrali Stati Uniti e Canada, mentre Riyad, Lagos, Cape Town e Città del Messico figurano tra le destinazioni sulle quali sviluppare nuove relazioni.

La tappa saudita è indicata per gennaio 2027, rispetto all’originaria previsione di novembre. Porro ha collegato lo spostamento alle difficoltà del quadro internazionale, ribadendo l’intenzione di realizzare il progetto fieristico compatibilmente con le condizioni.

La collaborazione con Art Basel rafforza inoltre la presenza del Salone negli appuntamenti di Miami Beach e Hong Kong.

Federlegnoarredo chiede attenzione alla concorrenza cinese

Alla ricerca di nuovi mercati si affianca la preoccupazione per la pressione competitiva sulle imprese italiane.

Il presidente di Federlegnoarredo, Claudio Feltrin, ha segnalato sia le difficoltà delle vendite verso la Cina sia la crescente concorrenza dei produttori cinesi sul mercato europeo.

«Oltre che essere diventata un cattivo cliente, sta purtroppo diventando un concorrente agguerrito», ha dichiarato, chiedendo un intervento dell’Europa.

L’appello esprime la posizione della rappresentanza industriale. Nel frattempo, la strategia del Salone punta ad ampliare le occasioni commerciali attraverso grandi commesse, relazioni internazionali e servizi integrati.

Continua a leggere
errore: Contenuto Protetto