Collegati con noi

Napoli

Centrodestra in Campania diviso su Napoli: scontro tra Forza Italia, FdI e Lega

Tensioni nel centrodestra campano: Forza Italia convoca un tavolo su Napoli, ma FdI e Lega frenano. Nodo unità su Salerno e Avellino.

Pubblicato

del

Si accendono tensioni nel centrodestra in Campania dopo l’iniziativa di Forza Italia, che ha annunciato una riunione interpartitica per discutere il futuro amministrativo di Napoli.

L’incontro, previsto per il 22 aprile, punta ad avviare un percorso condiviso sui temi strategici della città, anche in vista della scadenza del mandato del sindaco Gaetano Manfredi.

La smentita di Fratelli d’Italia

Poche ore dopo, arriva però la frenata di Fratelli d’Italia.

Il senatore Antonio Iannone, commissario regionale del partito, ha escluso la convocazione di riunioni sulle comunali di Napoli, definendo “surreale” aprire il dossier quando sono imminenti le elezioni in altri capoluoghi.

La Lega: prima Salerno e Avellino

Anche la Lega invita alla prudenza.

Il coordinatore regionale Gianpiero Zinzi sottolinea la necessità di ricostruire l’unità del centrodestra a Salerno e Avellino, dove si registrano divisioni ancora aperte.

Sulla stessa linea il coordinatore cittadino Enzo Rivellini, che chiede un confronto ma in un clima di collaborazione tra alleati.

Le critiche di Noi Moderati

Per Noi Moderati, la convocazione del tavolo su Napoli appare prematura.

Il coordinatore regionale Gigi Casciello evidenzia come le priorità siano rappresentate dalle imminenti amministrative negli altri capoluoghi campani.

Un centrodestra diviso

Il caso evidenzia una frattura interna alla coalizione, tra chi vuole anticipare il confronto su Napoli e chi ritiene necessario prima ricompattare il fronte nei territori dove il voto è più vicino.

Un nodo politico che rischia di pesare sulla costruzione di una strategia unitaria in vista delle prossime sfide elettorali.

Advertisement
Continua a leggere

In Evidenza

Alla Federico II nasce B2R, il laboratorio che sviluppa robot integrati con il corpo umano: protesi intelligenti, esoscheletri e mini robot chirurgici

Alla Federico II di Napoli nasce B2R, il laboratorio dedicato alla robotica bioibrida e biomimetica. Il centro svilupperà protesi intelligenti, esoscheletri per pazienti SLA e mini robot chirurgici capaci di operare all’interno del corpo umano. Coordinano il progetto Bruno Siciliano e Fanny Ficuciello nell’ambito della rete nazionale Brief finanziata dal Pnrr.

Pubblicato

del

All’Università degli Studi di Napoli Federico II nasce B2R, Biohybrid and Biomimetic Robotics Lab, nuova infrastruttura dedicata alla robotica bioibrida e biomimetica capace di dialogare direttamente con il corpo umano.

Il laboratorio fa parte della rete nazionale Brief, progetto finanziato dal Pnrr e sostenuto da NextGenerationEU, coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna insieme al Politecnico di Bari e alla Federico II.

L’obiettivo è trasformare la ricerca avanzata in tecnologie concrete per medicina, riabilitazione e chirurgia.

Protesi ed esoscheletri che dialogano con il cervello

Il laboratorio si concentra soprattutto su protesi intelligenti, esoscheletri e robot medicali progettati per integrarsi con l’organismo umano e aiutare persone che hanno perso funzioni motorie.

Coordinatore del progetto è Bruno Siciliano, mentre la guida scientifica del laboratorio è affidata a Fanny Ficuciello.

“La finalità è creare robot che diventino parte dell’essere umano”, spiega Ficuciello.

La vera innovazione riguarda le interfacce uomo-macchina, capaci di leggere segnali cerebrali e nervosi per restituire movimento e percezione sensoriale.

Esoscheletri sperimentati su pazienti SLA

Uno dei filoni più avanzati riguarda lo sviluppo di esoscheletri intelligenti destinati anche ai pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Le sperimentazioni sono già in corso al Policlinico universitario.

L’obiettivo è migliorare la comunicazione tra paziente e macchina, superando i limiti attuali delle protesi tradizionali.

I ricercatori puntano a creare sistemi dotati di “intelligenza intrinseca”, capaci di completare autonomamente i movimenti grazie a sensori avanzati e controlli bioispirati.

Mini robot chirurgici dentro il corpo umano

Accanto alla robotica riabilitativa cresce anche il settore della chirurgia robotica soft.

Il progetto Endotheranostics, guidato da Bruno Siciliano, lavora allo sviluppo di mini robot biocompatibili in grado di entrare nel corpo attraverso cavità naturali senza interventi chirurgici invasivi.

Questi dispositivi, grandi al massimo 12 millimetri, potranno navigare nel corpo umano ed eseguire operazioni estremamente precise, come la rimozione di polipi o piccole masse.

La prospettiva è rivoluzionare la chirurgia minimamente invasiva, superando l’attuale modello dei robot teleoperati.

Biomateriali biodegradabili e stampa 3D

Nel progetto è coinvolto anche Paolo Netti, direttore del CRIB.

La ricerca riguarda biomateriali biodegradabili derivati da attività batteriche, progettati per essere compatibili con il corpo umano e sostenibili sul piano ambientale.

Il laboratorio ospita inoltre piattaforme avanzate di stampa 3D multimateriale, con l’obiettivo di ridurre anche i costi delle future tecnologie chirurgiche.

Droni tattili anche per l’archeologia

Le applicazioni del laboratorio non riguardano soltanto la medicina.

Tra i progetti in sviluppo ci sono sensori tattili montati su droni destinati al recupero di reperti archeologici fragili o difficili da raggiungere.

Una dimostrazione di come la robotica bioispirata possa trovare applicazioni trasversali tra salute, tecnologia e tutela del patrimonio culturale.

Un progetto strategico per il Sud

La rete Brief è destinata ad ampliarsi con il progetto BriefS, coinvolgendo nuove università del Mezzogiorno, tra cui anche la Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Per Bruno Siciliano, il fatto che un’infrastruttura di questo livello nasca nel Sud Italia rappresenta un segnale importante per la ricerca e l’innovazione tecnologica nazionale.

Continua a leggere

Cronache

Scampia, picchiata dal marito per TikTok: “Mi controllava da vent’anni”

Una donna di 41 anni di Scampia è stata picchiata dal marito dopo avere scaricato TikTok sul cellulare. La vittima ha denunciato anni di violenze domestiche e controlli ossessivi. L’uomo è stato arrestato dopo l’intervento della polizia e il ricovero della donna al CTO di Napoli.

Pubblicato

del

Una notifica di TikTok, il display che si illumina e poi la furia. È finita con un ricovero in ospedale e un arresto la drammatica vicenda di una donna di 41 anni di Scampia, aggredita dal marito dopo avere scaricato l’applicazione social senza il suo consenso. Secondo quanto denunciato dalla vittima, l’uomo avrebbe reagito con violenza dopo avere visto comparire sul cellulare della moglie alcuni messaggi di notifica legati all’app.

“Chi ti ha mandato questi messaggi?”

La donna ha raccontato agli investigatori che stava leggendo documenti inviati dalla figlia quando sono arrivate le notifiche di TikTok.

Il marito le avrebbe strappato il telefono dalle mani urlando: “Chi ti ha inviato questi messaggi?”.

Nonostante i tentativi della donna di spiegare che si trattava soltanto di notifiche automatiche e post pubblicati da altri utenti, l’uomo avrebbe iniziato a colpirla.

Calci, pugni e capelli tirati davanti al figlio

Secondo la denuncia, l’aggressione sarebbe avvenuta nell’abitazione di via Piero Gobetti. La quarantunenne sarebbe stata colpita alle braccia, al volto e tirata violentemente per i capelli.

A evitare conseguenze peggiori sarebbe stato l’intervento del figlio minorenne della coppia, richiamato dalle urla provenienti dalla stanza. L’uomo avrebbe poi lasciato temporaneamente l’abitazione, tornando però dopo circa mezz’ora.

“Non ti restituisco il telefono”

La donna avrebbe tentato di riavere il cellulare, ma il marito avrebbe risposto: “Non ti do nulla, lo devo controllare”. Temendo una nuova aggressione, la vittima sarebbe uscita di casa in piena notte, raggiungendo la madre grazie all’aiuto di un parente.

Le minacce anche sotto casa della suocera

La situazione non si sarebbe fermata lì. Secondo il racconto della donna, il marito l’avrebbe raggiunta anche sotto casa della madre continuando a minacciarla. A quel punto la quarantunenne avrebbe chiamato il 113.

Poco dopo sarebbe stata accompagnata al pronto soccorso del Ospedale CTO, dove i medici le hanno diagnosticato quindici giorni di prognosi.

“Mi malmenava da anni”

Nella querela firmata presso il commissariato di Scampia emerge il racconto di anni di presunti maltrattamenti. “Mi ha sempre malmenata, senza preoccuparsi della presenza dei nostri figli”, avrebbe dichiarato la donna agli investigatori.

La vittima riferisce anche un episodio risalente a qualche anno fa, quando il marito avrebbe preso un cacciavite minacciando di ucciderla. Nel 2021, dopo un’altra aggressione, si sarebbe fatta accompagnare in ospedale senza però denunciare per paura e per proteggere i figli.

Arrestato il marito della donna

Sulla base della denuncia è stato arrestato il quarantaseienne Carmine M.

L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Stefania Faiella della sezione Fasce deboli della Procura di Napoli, sotto il coordinamento dell’aggiunto Raffaello Falcone.

La Procura ha chiesto per l’uomo la custodia cautelare in carcere. Come previsto dall’ordinamento italiano, l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

Una violenza che continua a colpire

La vicenda riaccende i riflettori sull’emergenza della violenza di genere a Napoli.

Secondo i dati citati nell’inchiesta, ogni anno almeno cinquecento donne si rivolgono ai centri antiviolenza presenti nel territorio comunale. Una realtà che continua a raccontare storie di controllo, paura e sopraffazione spesso consumate tra le mura domestiche.

Continua a leggere

Cronache

Napoli, rimossa la pinza dimenticata nell’addome: “Per mesi ci dicevano che era tutto normale”

A Napoli sono state rimosse con un intervento chirurgico le forbici dimenticate nell’addome di una donna dopo un’addominoplastica. La famiglia denuncia mesi di dolori sottovalutati e sostiene che nessun medico abbia prescritto Tac o ecografie prima della scoperta del corpo estraneo.

Pubblicato

del

È stata rimossa con un nuovo intervento chirurgico la pinza dimenticata nell’addome di una donna dopo un’operazione di addominoplastica eseguita a Napoli.

La vicenda riguarda una donna che, secondo quanto denunciato dai familiari, avrebbe convissuto per circa sette mesi con un paio di forbici chirurgiche rimaste nel ventre dopo l’intervento effettuato lo scorso ottobre.

La presenza del corpo estraneo era stata scoperta soltanto dopo una TAC eseguita in seguito al peggioramento delle condizioni della paziente.

“Dicevano che era normale dopo l’operazione”

A raccontare quanto accaduto è stata la figlia della donna, Elvira, intervenuta ai Tg Rai.

“Mamma fin da subito dopo l’operazione non è stata bene”, ha spiegato.

Secondo il racconto della famiglia, dopo i primi dolori e malori la donna si sarebbe rivolta più volte al chirurgo che aveva effettuato l’intervento.

“Ci è stato detto che era tutto normale dopo un’operazione del genere”, ha riferito la figlia.

Nessuna Tac o ecografia prescritta

I familiari sostengono che nei mesi successivi non sarebbero stati prescritti esami diagnostici approfonditi.

“Non ci ha mai detto facciamo una ecografia o una Tac”, ha raccontato ancora Elvira.

Secondo quanto riferito nella denuncia, i problemi accusati dalla paziente sarebbero stati attribuiti a normali sintomi post-operatori, trattati con antibiotici e analisi di routine.

La scoperta dopo il peggioramento delle condizioni

La situazione sarebbe cambiata quando la famiglia ha deciso autonomamente di effettuare una TAC.

“Abbiamo visto che mamma peggiorava, siamo andati a fare una Tac e abbiamo fatto la scoperta”, ha spiegato Emilia, altra familiare della donna.

Dopo il ritrovamento delle forbici chirurgiche nell’addome, il chirurgo avrebbe proposto di intervenire personalmente per la rimozione, ma la famiglia avrebbe rifiutato.

“Abbiamo avuto paura”, hanno spiegato i parenti.

“Dopo sette mesi è un miracolo averla qui”

L’operazione per rimuovere il corpo estraneo è stata eseguita con successo.

“Dopo la rimozione abbiamo respirato. Dopo sette mesi è un miracolo che mamma ce l’abbiamo qua”, hanno raccontato i familiari.

Sulla vicenda restano aperti gli eventuali accertamenti medico-legali e giudiziari per chiarire responsabilità e dinamica dei fatti.

Come previsto dall’ordinamento italiano, vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuali decisioni definitive.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto