Politica
Centrodestra annuncia intesa su fisco con Draghi: stop a nuove tasse
Lega e Forza Italia esultano annunciando “un accordo con Palazzo Chigi” che modificherebbe in modo sostanziale la delega fiscale: scompare il riferimento ai valori patrimoniali dalla riforma del catasto e si salvaguardano le cedolari secche su affitti e Bot. “Non ci saranno nuove tasse sulla casa e sui risparmi degli italiani”, dicono quasi all’unisono Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, dopo l’incontro di circa un’ora fra il leader leghista e il premier Mario Draghi, che ieri sera ha riaperto la trattativa con il centrodestra di governo quando il terzo rinvio dell’approdo in Aula sembrava invece mettere a rischio il provvedimento. L’accordo ora dovra’ essere condiviso dal centrosinistra, che pretendera’ a sua volta altri cambiamenti e intanto propone una narrativa diversa: “Non ci sara’ un aumento delle tasse – nota il segretario dem Enrico Letta -. Oggi Salvini lo ha scoperto e dice e racconta che lo ha ottenuto lui”. E anche da Palazzo Chigi si sottolinea che sin dall’inizio la delega non prevedeva l’incremento della pressione tributaria. Gia’ attenuato (con la conferma della flat tax) dal tentativo di mediazione del governo a inizio aprile, ora scomparira’ il sistema duale (con tassazione proporzionale sui redditi da capitale e progressiva su quelli da lavoro), cardine del testo originario della delega. Un aspetto quasi preminente, secondo chi nel centrosinistra definisce invece “solo cosmetiche” le variazioni in arrivo all’articolo sul catasto. A quanto filtra da Lega e FI, le novita’ prevedono che la nuova fotografia catastale (per il 2026) sara’ scattata a norme vigenti, senza piu’ attualizzare le rendite ai valori di mercato ma accedendo alla banca dati Omi (le quotazioni dell’Osservatorio del mercato immobiliare), e destinando alla riduzione dell’Imu le nuove entrate generate dall’emersione di case ‘fantasma’. L’articolo sul catasto e’ finora l’unico approvato (l’8 marzo) in commissione Finanze, con la spaccatura della maggioranza. Per modificarlo, servira’ l’unanimita’ in commissione (soluzione per piu’ versi complicata) o un emendamento approvato in Aula. Nel frattempo l’accordo fra centrodestra di governo e Palazzo Chigi dovra’ entrare in un’intesa politica di maggioranza, con inevitabili nuove richieste dalle altre forze della variegata “partnership” che sostiene Draghi, decisamente irritate dal comportamento di Lega e FI. Solo a quel punto il presidente Luigi Marattin (Iv) convochera’ la commissione per concludere l’esame e portare il provvedimento in Aula, non piu’ il 9 maggio ma piu’ avanti. “Se fosse vero” l’accordo sul catasto, “sarebbe un’ottima notizia” dice Giorgia Meloni, la cui ombra secondo il centrosinistra ha guidato la “battaglia contro le tasse” di Lega e FI. In ambienti parlamentari leghisti ora pero’ si ragiona sul fatto che incassata la “vittoria” sul fisco l’atteggiamento potrebbe essere meno aspro sulla giustizia (la Lega si e’ gia’ intestata la battaglia dei referendum) e sulle concessioni balneari (seguendo la linea piu’ soft del ministro leghista Massimo Garavaglia). Questo e’ uno dei nodi del ddl concorrenza, un’altra riforma su cui si lavora a piccoli passi per andare in Aula in Senato la prossima settimana. Se fosse cosi’, Draghi potrebbe evitare altre pericolose curve a gomito in Parlamento su provvedimenti decisivi nella road map del Pnrr.
Politica
Attacco alla base Ali Al Salem in Kuwait, Tajani: “Non era contro gli italiani”
Dopo l’attacco alla base Ali Al Salem in Kuwait, Tajani rassicura: “Il bersaglio erano gli americani, non gli italiani”. Il governo monitora la situazione nel Golfo.
Politica
Vannacci: “In Iran il cambio di regime non c’è stato. E dietro gli attacchi può esserci la partita energetica con la Cina”
Il generale Roberto Vannacci commenta la situazione in Iran: “Il cambio di regime non c’è stato”. E ipotizza una possibile motivazione energetica legata alla Cina.
Il generale Roberto Vannacci, leader del movimento Futuro Nazionale ed europarlamentare, interviene sulla situazione geopolitica legata all’Iran e agli attacchi che proseguono dalla fine di febbraio.
Parlando con i giornalisti a Montecatini Terme, prima del debutto del suo spettacolo dedicato al tema della remigrazione, Vannacci ha espresso dubbi sull’efficacia delle operazioni che avrebbero avuto come obiettivo il cambio del regime iraniano.
“Khamenei padre non c’è più, ma il figlio appare più estremista”
Secondo il generale ed eurodeputato, l’ipotesi di un cambiamento politico sostanziale a Teheran non si sarebbe realizzata.
Se l’obiettivo era quello di modificare gli equilibri al vertice della Repubblica islamica, sostiene Vannacci, il risultato non sarebbe stato raggiunto.
“Khamenei padre non c’è più, ma c’è il figlio, che sembra più estremista del padre. Allora qualcosa non va”, ha affermato.
L’ipotesi della partita energetica globale
Nel suo intervento Vannacci ha indicato anche una possibile chiave di lettura economica e geopolitica della crisi.
Secondo il parlamentare europeo, uno degli interessi in gioco potrebbe essere la destabilizzazione di un’area strategica dal punto di vista energetico. Si tratta di una regione fondamentale per l’approvvigionamento di idrocarburi, con implicazioni dirette anche per l’Europa.
Allo stesso tempo, ha osservato, l’area è cruciale per la Cina, che importa dall’Iran una quota rilevante del proprio fabbisogno energetico.
Il ruolo della Cina negli equilibri energetici
Vannacci ha ricordato come Pechino dipenda in modo significativo dalle forniture energetiche provenienti da Teheran.
Secondo la sua ricostruzione, circa il 15% del fabbisogno di idrocarburi della Cina arriva dall’Iran e circa il 90% del petrolio esportato da Teheran sarebbe diretto proprio verso il mercato cinese.
Per questo, secondo il generale, dietro gli attacchi che continuano dal 28 febbraio potrebbe esserci anche una dimensione legata agli equilibri energetici e commerciali internazionali.
Politica
Referendum giustizia, Rosato (Azione): «Meloni ha fatto una cosa normale, la riforma era anche nei programmi di Pd e Ds»
Ettore Rosato sostiene il sì al referendum sulla giustizia e difende la posizione di Meloni: «Riforma già nei programmi di Pd e Ds».


