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CEINGE e ReiThera rinnovano l’accordo di collaborazione per produrre vaccini innovativi e farmaci monoclonali

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Il CEINGE-Biotecnologie avanzate di Napoli e ReiThera hanno rinnovato il loro accordo di collaborazione: le due realtà biotech, leader nel campo dell’ingegneria genetica e della medicina molecolare, proseguiranno così il loro sodalizio scientifico. “Sono estremamente soddisfatto per il rinnovo di questa collaborazione – commenta a caldo l’amministratore delegato del CEINGE Mariano Giustino -. ReiThera è presente qui al CEINGE da tantissimi anni, ha praticamente partecipato alla sua fondazione. È un partner strategico molto importante per noi”.

Il CEINGE è un importante centro di ricerca e di diagnostica molecolare avanzata, di proprietà dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II e dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.  In questi anni ha contribuito a formare tanti studenti e dottorandi di biotecnologie sull’uso di metodologie e approcci innovativi della ricerca molecolare, con un focus particolare sulla ricerca per la cura dei tumori. La collaborazione con l’azienda Reithera ha avuto origine negli anni duemila, quando un gruppo di ricercatori mise a punto un metodo per lo sviluppo di innovativi vaccini basati sulla tecnologia degli Adenovirus di primati. 

Nei laboratori napoletani del CEINGE, ReiThera ha raggiunto importanti traguardi, fra cui lo studio e la messa a punto di vaccini sperimentali contro importanti malattie virali, come quelle causate dall’Epatite C, da Ebola e dal virus respiratorio sinciziale. “Il nostro sodalizio nacque tanti anni fa, quando il professor Riccardo Cortese utilizzò i virus prima degli scimpanzé e in seguito dei gorilla per veicolare i vaccini – racconta Giustino -; con quella tecnologia misero a punto il vaccino contro Ebola, fu un risultato straordinario”. Quella stessa tecnologia, sviluppata anche nei laboratori del CEINGE, è stata ora impiegata per il vaccino ReiThera contro il Covid-19, che ha da poco superato le prove cliniche di Fase I.

Gli Adenovirus dei primati – virus innocui per l’uomo e depotenziati con tecniche di ingegneria genetica – non sono riconosciuti dal nostro sistema immunitario e riescono quindi ad innescare una forte risposta immunitaria da parte dei linfociti T e B. In tal modo, gli Adenovirus inducono l’organismo a reagire contro le proteine specifiche per gli agenti patogeni, espresse dai geni che il vettore virale trasporta nel paziente. Un approccio vaccinale che ha dimostrato la sua efficacia sia in modelli animali rilevanti che nell’uomo durante gli studi clinici.

ReiThera e CEINGE hanno altresì firmato un accordo di licenza per lo sviluppo di farmaci innovativi basati su anticorpi monoclonali capaci di riconoscere le molecole di checkpoint immunitario. “Insieme stiamo lavorando anche a dei vaccini antitumorali, e poi ci sono gli anticorpi monoclonali – aggiunge l’amministratore delegato del CEINGE -. Il nostro auspicio è quello di riuscire sempre più ad intensificare i progetti comuni. Contiamo poi, grazie a questa collaborazione scientifica sempre più solida ed efficace, di sviluppare dei progetti da presentare per bandi regionali, nazionali ed europei, così da ottenere risorse finanziarie che ci aiutino a svilupparli. La bontà del nostro lavoro congiunto – conclude Giustino – è stata certificata da due lavori pubblicati di recente sulle prestigiose riviste scientifiche Science e New England Journal of Medicine; si tratta di ricerche dell’Università di Oxford, a cui i nostri ricercatori hanno contribuito, su Adenovirus e vaccino contro HCV. Quest’ultimo rappresenta un altro filone di attività che potrebbe portare a risultati molto interessanti”. 

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Sport riparte: prima calcetto e stadi, poi palestre

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All’aperto si puo’. Lo sport esulta, dopo l’ok alla presenza di pubblico all’Olimpico per le quattro partite dell’Europeo, sono gli amatori e i tifosi a poter intravedere un ritorno alla normalita’. Il cronoprogramma emerge via via dopo l’annuncio di Draghi che il 26 aprile si torna alle zone gialle, ed e’ una scelta a sorpresa: si torna a giocare a calcetto da fine mese, si riaprono (per pochi) gli stadi e i palazzetti dall’inizio di maggio, piscine e palestre hanno la loro data a cavallo tra maggio e l’inizio di giugno. La scelta di prediligere, per la ripartenza delle attivita’ sociali, tutto cio che si fa all’aperto e’ definita nella cabina di regia del Governo e annunciata in conferenza stampa dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, e dal ministro della salute, Roberto Speranza. “Aperture graduali e caute”, dira’ poi Locatelli. Ma anche dal Cts c’e’ l’ok alla percentuale di pubblico a seguire i campionati di interesse nazionale di Coni e Paralimpici. Il dipartimento Sport si mettera’ subito al lavoro per portare nel cdm atteso per meta’ della prossima settimana il provvedimento che riguarda il settore. Le linee sono chiare: dal 26 aprile si puo’ tornare a fare qualsiasi tipo di sport all’aperto, anche quelli di contatto, dal calcetto alla partita di basket o di beach volley, purche’ ovviamente in zona gialla. Dal 1/o maggio – e questa e’ la vera scelta a sorpresa – si riaprono le porte degli stadi. Come per gli spettacoli, ci sono delle percentuali massima da definire: l’ipotesi e’ 25% della capienza, con un massimo di 500 persone in palazzetti e 1.000 negli stadi. L’apertura vale solo per gli sport agonistici, riconosciuti di interesse nazionale da Coni e Cip. In ogni caso, i dettagli e i parametri saranno messi a punto nei prossimi giorni: distanziamento, mascherine, controlli della temperatura all’ingresso sono tra i vincoli per le societa’ sportive e gli spettatori. Diverso il discorso per palestre e piscine, che da tempo premono per una riapertura e speravano in un anticipo. Il cronoprogramma del Governo qui invece prevede per meta’ maggio l’ok alle piscine all’aperto, per il 1/o giugno per “alcune attivita’ delle palestre al chiuso”. Da definire ulteriormente anche qui i protocolli sanitari, che dovrebbero ricalcare quelli gia’ usati nella scorsa estate: ad esempio i 7 metri d’acqua a persona, il divieto di doccia nelle palestre. “Eravamo pronti a ripartire per i primi di maggio – dice il presidente dell’Associazione nazionale impianti sport & fitness (Anif), Giampaolo Duregon – dopo oltre un anno di chiusura. Questa e’ un po’ una doccia fredda, anche se almeno c’e’ una data certa, ma l’1 giugno e’ molto, molto lontano, Un altro mese e’ mezzo fermi si traduce in un altro enorme danno”. Resta – magra o meno che sia – la consolazione di poter andare a giocare una partita con gli amici, all’aperto.

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Economia

Ristori cambiano, si studia il calcolo in base agli utili

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Doppio criterio per gli indennizzi alle imprese, che dia maggior sostegno alle attivita’ piu’ colpite dalla pandemia. Ma anche una nuova tranche di aiuti alle famiglie, guardando a sta peggio, con il rifinanziamento di due o tre mensilita’ di Reddito di emergenza. Approvata la richiesta di scostamento da 40 miliardi insieme al Def, il governo e’ gia’ al lavoro per definire il prossimo decreto Imprese perche’, scrivono il premier Mario Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco, questo e’ il momento di “impartire la spinta piu’ decisa all’economia e sostenere con piu’ vigore le fasce maggiormente colpite della popolazione” in modo che tutto il Paese si faccia trovare pronto alle riapertura. I primi tre miliardi di nuovi aiuti alle imprese – 11 in tutto approvati con il decreto Sostegni 1 – sono gia’ stati distribuiti in due settimane a 1 milione di partite Iva e con il prossimo decreto, assicura il premier in conferenza stampa, si cerchera’ ancora di fare veloce ma anche di andare piu’ mirati verso chi ha avuto piu’ difficolta’, abbinando al fatturato i dati sulle perdite effettive che emergeranno dai bilanci. “Naturalmente non si puo’ aver tutto” spiega Draghi: con il fatturato, come si e’ fatto finora, “i tempi sono molto rapidi, con altri parametri” i tempi si allungheranno “di tre o quattro settimane”. Il solo dato del fatturato finora ha consentito all’Agenzia delle Entrate di erogare gli indennizzi rapidamente ma non si e’ rivelato pienamente efficace, come hanno fatto notare anche i principali osservatori istituzionali. Per questo, dice il premier, “il ministero sta pensando ad aggiungere, oltre a quello del fatturato, anche un criterio che riguarda l’utile, l’imponibile fiscale”. Il meccanismo e’ ancora allo studio del Mef, e si registra qualche difficolta’ nel coniugare tempistica ed equita’ dell’intervento: qualcuno ipotizza che sarebbe addirittura necessario anticipare la dichiarazione fiscale, cosa davvero improponibile visto i tempi. Per questo si starebbe valutando anche se introdurre come regime opzionale la possibilita’ di chiedere il calcolo dell’indennizzo con il nuovo metodo. Se si seguisse la via del considerare le effettive perdite che emergono dai bilanci – modello perorato dalla Lega – si potrebbe profilare un nuovo round di ristori sulla base del fatturato (per altri 11 miliardi) che andrebbero in automatico, in sostanza sotto forma di “acconto” mentre con una seconda domanda, una volta approvato il bilancio, l’impresa potrebbe chiedere il ‘saldo’ che vada effettivamente a compensare le perdite. Da vedere, pero’, se non sara’ necessario riclassificare alcuni costi gia’ coperti nel corso del 2020 attraverso una serie di misure – dal taglio degli oneri di sistema delle bollette alla cancellazione per alcuni settori delle rate dell’Imu al credito d’imposta per gli affitti – che peraltro saranno riproposte con il prossimo decreto. L’intenzione resta comunque quella di coprire due mesi, segnati peraltro ancora dalle chiusure per contenere il contagio. L’altro grande capitolo riguardera’ il sostegno della liquidita’: si trattera’ quindi di rifinanziare il Fondo di garanzia per le Pmi, mentre si tenta di alzare da 30mila a 100mila il tetto ai prestiti garantiti dallo Stato, ma anche di prorogare fino alla fine dell’anno le moratorie sui prestiti e di “potenziare gli incentivi alla ricapitalizzazione”.

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Corona Virus

Il capo di Pfizer: possibile tornare alla normalità in autunno

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Il numero uno di Pfizer Albert Bourla, in un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera, ritiene che l’Europa potrebbe tornare alla normalità nell’autunno e spiega che l’azienda farmaceutica produttrice del vaccino anti-Covid intende incrementare la produzione destinando all’Europa 250 milioni di ulteriori dosi. “Noi stiamo programmando di aumentare drasticamente le forniture di vaccini all’Europa nelle prossime settimane. In questo trimestre consegneremo oltre quattro volte in più che nel primo trimestre: 250 milioni di dosi dopo averne date 62 milioni fino a marzo. E siamo in discussione per fare di più. Certo, c’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto, come si vede dai problemi che hanno altre aziende. (…) Ma io sono ottimista perché finora abbiamo prodotto tantissimo ed è andata bene quasi al 100 per cento”, ha detto il manager. Per quanto riguarda la possibilità di un ritorno alla normalità entro l’autunno, Bourla ritiene che sia possibile. “Credo di sì. Lo vediamo da Israele. Certo Israele è piccolo, con movimenti in entrata e uscita limitati. Ma lì siamo riusciti a dimostrare al mondo che c’è speranza. Quello era il senso dello studio sui dati israeliani. Sapevamo che l’euforia sarebbe venuta meno quando la gente, mese dopo mese, vede che la vita non cambia molto. Ma in Israele si vedono i veri effetti: quando vaccini gran parte della popolazione, diventa possibile tornare quasi alla vita di prima”, ha spiegato Bourla. Il manager, poi, spiega che Pfizer può venire in aiuto rispetto ai ritardi degli altri vaccini e ha la capacità di produrre “più di tre miliardi di dosi il prossimo anno”. E sta trattando con la Commissione europea la fornitura pluriennale per il 2022 e 2023 dei vaccini.

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