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C’è vita su Venere? L’osservazione dei pianeti a ‘Futuro Remoto’ con gli Astrofili Napoletani

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“Il format di Futuro Remoto corrisponde ad un nuovo modello di sviluppo. È un luogo dove la comunità scientifica (scienziati, accademici, ricercatori, imprese) interagisce con una comunità di cittadini con l’obiettivo di trasferire – in modo semplice – saperi e conoscenza e far crescere la cultura scientifica nella collettività”. Sono le parole del Presidente di Città della Scienza, Riccardo Villari, nel corso dell’evento istituzionale che di fatto ha dato il via alla XXXIV edizione del festival della scienza.

Il compito di Futuro Remoto è dunque avvicinare la scienza al grande pubblico, aprire le porte dei Centri di Ricerca, diffondere i contenuti in tutto il mondo e a tutti coloro che si connetteranno – in particolare quest’anno che l’evento è tutto su piattaforma online.

È quello che è avvenuto – ad esempio – grazie all’iniziativa dell’Osservatorio astronomico di Capodimonte di Napoli diretto da Marcella Marconi, sezione napoletana dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, INAF, il principale ente italiano per la ricerca astronomica e astrofisica da terra e dallo spazio con l’appuntamento “Tracce di vita su Venere? – Osserviamo insieme la Luna i pianeti del sistema solare” a cura dell’Unione Astrofili Napoletani.

La ricerca della vita nello spazio passa dalla ricerca delle condizioni ambientali alla presenza di molecole di composti prodotti da esseri viventi. La recente scoperta di fosfina nell’atmosfera di Venere, un pianeta dal punto di vista ambientale, poco ospitale per la presenza della vita apre uno scenario su ipotesi di presenza di tracce di vita anche in condizioni estreme. Definito il “gemello della Terra” perché con il nostro pianeta deve aver condiviso la composizione iniziale e grandi quantità d’acqua, per massa e dimensioni simili, oggi è un mondo completamente diverso ed inospitale. Con temperature torride in superficie che raggiungono i 465 gradi Celsius, un’atmosfera di anidride carbonica che genera un imponente effetto serra e nubi di acido solforico, non è di fatto in cima alla lista dei luoghi potenzialmente abitabili del nostro Sistema Solare. Eppure, l’idea che nella sua atmosfera possa nascondersi una nicchia di biosfera non è nuova.

Su questo la comunità scientifica sta continuando a studiare. La fosfina è un gas la cui molecola è composta da un atomo di fosforo e tre di idrogeno. Chiamata anche fosfuro di idrogeno, è un gas incolore, dall’odore molto sgradevole e altamente tossico. Data la sua elevata tossicità, sul nostro pianeta viene prodotta dalle industrie e spesso utilizzata in campo agricolo per il controllo di parassiti. Ma può anche avere un’origine biologica, ossia essere prodotta da organismi anaerobici (che non necessitano di ossigeno per vivere).

Quindi nelle atmosfere dei pianeti extrasolari, per chi va “a caccia di vita”, la presenza di ossigeno non è determinante. La fosfina di fatto è stata identificata in uno strato alto di nubi del pianeta: a 50-60 km di altezza, dove le condizioni sono quasi “terrestri”, con temperature tra 30 e 70 gradi centigradi e pressione di 1 atmosfera (come sulla Terra). Dunque per chi è affascinato dal sistema planetario è lecito continuare a sognare…

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Il Mundianapoli ‘21 agli azzurrini del Napoli

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Gli esordienti della SSC Napoli (classe 2010) battono 6-2 nella finalissima il Posillipo e si aggiudicano l’edizione 2021 del Mundianapoli, il torneo di calcio giovanile promosso dalla Fondazione Cannavaro Ferrara in collaborazione con la scuola calcio Arci Uisp Scampia.

In realtà hanno vinto lo sport e la grande voglia dei calciatori in erba di potersi finalmente confrontare su un campo di calcio dopo il forte disagio causato dalla pandemia.

Le prime 4 squadre classificate delle 8 che hanno partecipato (100 ragazzi in tutto, dei quartieri vari di Napoli) sono state nell’ordine SSC Napoli, B. Posillipo, Campanile P.C. e Arci UISP Campania. Ma la festa ha riguardato tutti: il caloroso pubblico sugli spalti finalmente ritrovato ha fatto da cornice ai giovani atleti che hanno ricevuto riconoscimenti dal direttore della Fondazione Cannavaro Ferrara, Vincenzo Ferrara, dai padroni di casa dell’Arci Scampia Antonio Piccolo e Antonio Mirabella e dall’ospite Gianni Lanciato (il rider che si è distinto per aver dato in beneficenza alla Fondazione una quota della raccolta fondi attivata per il furto del suo scooter).

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Cronache

Napoli non delude mai, le discese ardite e le risalite

Giovanni Mastroianni

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Napoli è per molti ma non per tutti. Viverla è come volare, ma non in modo classico, bensì acrobatico, con salite vorticose e ripide picchiate. La linearità esiste ma bisogna coglierla anche sfrecciando a testa in giù, virando bruscamente e dando sempre più potenza al motore. Per poi tornare al punto di partenza e ricominciare a riconquistarla giorno dopo giorno, a polmoni aperti, a sorsate piene, abbracciandola forte per non esserne travolti.

Napoli è per chi la ama ed amare significa comprendere anche i difetti dell’altro. Perché solo amando incondizionatamente questa stupenda Città, accettandola non solo nell’eleganza dei suoi palazzi storici o nella struggente bellezza dei suoi panorami unici al mondo, ma anche nella sua periferia, selvaggia e maledetta, oggi oscenamente abbandonata a se stessa, si può creare un legame indissolubile, di reciproco affetto e rispetto. Nella buona e cattiva sorte, per sempre.

Solo così puoi davvero vivere Napoli in modo autentico, come attraverso un unico, costante e perpetuo atto di fede.

Per questo, quando al turchese del mare, al giallo degli edifici che prendono forma e sostanza nel tufo modellato nei secoli dal vento e dalla salsedine, al verde dei parchi e del monte che dipinge il Vesuvio, si sostituisce la muraglia grigia dei palazzi senz’anima della periferia Nord come Piscinola e Scampia, o di quella Est di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio, solo il sentimento profondo ed autentico resiste al senso di smarrimento che domina in queste realtà e annienta ogni labile infatuazione. Se il legame con Partenope resiste anche qui, allora sei un napoletano degno di questa Città, viva e pulsante.

Ed ora, nell’imminenza della campagna elettorale, il peggio tenta di rinnovarsi ancora una volta, attirando le voglie fameliche dei tanti sciacalli che inseguono solo l’odore degli appalti fumanti, belve politiche che all’occorrenza si fingono pronte a giurarle amore eterno. Proprio loro che fino a ieri hanno magari abitato lontano da qui, o peggio sono stati alieni alla metropoli pur vivendoci dentro, oggi promettono fedeltà, impegno ed ogni cosa pur di ottenere un posto nel Civico Consesso, da dove poter scavare fino alle arterie vive di Neapolis e succhiarle quanto più sangue possibile, come purtroppo spesso accaduto nella storia amministrativa locale.

Così come accade che a San Giovanni a Teduccio, la preside Valeria Pirone da sempre invoca, ma purtroppo invano, una giusta presenza delle Istituzioni, soprattutto di quelle cittadine, giungendo finanche ad elemosinare il passaggio di qualche Vigile Urbano “… almeno una volta al mese!”  (vedi Juorno Live Interview del 20/05/2021 “La Scuola che resiste mentre la Camorra mette le bombe“), nel disperato tentativo di dimostrare ai suoi allievi che se qui la malavita spara persino in pieno giorno, senza paura né vergona, e per entrare a scuola sono costretti addirittura a vedere un cadavere esposto al sole, un barlume di Stato esiste ancora e non dimentica totalmente questo quartiere, che è pur sempre parte di Napoli Città.

Ma se ad un abbraccio del Giudice anticamorra per antonomasia, unico gesto che ha dato un minimo di solidarietà a questa grande donna, che con infinita umiltà e caparbietà mette al primo posto il suo ruolo di Dirigente scolastico per servire una Comunità quasi senza più speranza, null’altro segue, allora chi non è stato presente fino ad oggi non può pretendere di essere indicato come futuro faro cittadino. Perché Napoli non è solo l’ormai super visitata via Caracciolo, la finezza di via Chiaia e tutte le incredibili bellezze del Centro Storico come del Vomero e di Posillipo, ma è anche, ed in larga parte, l’intero arco urbanizzato che ribolle più del magma vulcanico sull’intera linea periferica Nord Orientale, e spinge come una furia devastatrice sulla quiete di tutti i napoletani.

Allora solo chi l’ama davvero, nel profondo, tutta ed incondizionatamente, dovrebbe amministrarla, e non dovremmo mai più sentire che esponenti di ambienti istituzionali, parlando con una preside delle tante trincee di legalità che resistono in ogni periferia, nel fingersi attenti e pronti a far qualcosa, poi alla fine chiedano: “ma adesso chi è il Sindaco di San Giovanni a Teduccio?”, così come incredibilmente accaduto proprio alla nostra Preside Priore. Perché dall’anno 1925, quindi un secolo fa, questo posto è parte integrante del Comune di Napoli ed il Sindaco dei quartieri come quelli di Scampia, Piscinola, Secondigliano, Barra, Ponticelli e appunto di San Giovanni a Teduccio, è lo stesso di Posillipo, Chiaia e Vomero, che siede a Palazzo San Giacomo, nell’elegante piazza che guarda il bel Golfo e l’isola di Capri.

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Napoli

Maresca: A Napoli coprifuoco non lo detta lo Stato ma la camorra

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“Il coprifuoco non ce lo detta lo Stato ma ce lo detta la Camorra. Non parlo del Rione Traiano o Ponticelli o il centro storico ma di Fuorigrotta, un quartiere operaio dove ci sono tante persone perbene che la mattina si alzano e vanno a lavorare, queste stesse persone la sera non possono uscire perché hanno paura di poter incorrere in una scorribanda camorristica”. Lo dice Catello Maresca, candidato sindaco di Napoli, a margine del convegno ‘La nuova geopolitica mondiale’ all’hotel Mediterraneo. “Il tema della Camorra a Napoli mi è molto caro – ricorda il pm – e vi dico che quando stai sul territorio ti rendi conto anche di situazioni che prima da magistrato non riuscivi ad apprezzare nella loro gravità, sembra un paradosso. Hai la possibilità di parlare con la gente – spiega Maresca – di entrare nel vivo del problema, forse la gente si sbottona un po’ di più. Quindi a Fuorigrotta, parlando con alcuni parroci, ho percepito e ho raccolto il grido di allarme che veniva espresso in questi termini. Se questo può essere un merito di queste elezioni e della nostra candidatura, cioè quello di aver riportato la discussione anticamorra al centro dell’agenda politica, allora consentitemi me lo prendo tutto questo merito. Bisogna ricominciare da qui per ripartire, facendo sviluppo e dando fiducia anche alle persone, riportando un’immagine dell’istituzione che è vicina e presente sul territorio, non fatta solo di una divisa che ho rappresentato fino a ieri, ma la mia sofferenza interiore che poi sta alla base di questa scelta di discesa in campo è proprio dettata da questo” conclude Maresca.

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