Collegati con noi

Esteri

Caucaso in fiamme, è guerra tra Armenia e Azerbaigian

Avatar

Pubblicato

del

Riesplode il conflitto del Nagorno Karabakh in un crescendo di violenza e tensione che rischia di allargarsi ben oltre le montagne della regione autonoma contesa e i confini dei due Stati nemici, Armenia e Azerbaigian, come ha gia’ minacciato il premier di Erevan. La guerra congelata dal 1994 si e’ riaccesa improvvisamente la notte scorsa quando l’esercito azero ha bombardato le postazioni delle forze indipendentiste armene che avevano attaccato e poi ha lanciato una controffensiva. Immediatamente i separatisti armeni hanno proclamato la legge marziale e la “mobilitazione generale”. A distanza di qualche ora Armenia e Azerbaigian hanno fatto lo stesso.

“Il governo ha deciso di dichiarare la legge marziale e la mobilitazione generale”, ha scritto su Facebook il premier armeno Nikol Pashinyan. La presidenza azera, a sua volta, ha comunicato la proclamazione della legge marziale e il coprifuoco nella capitale Baku e in altre citta’. Assieme a quella delle armi, e’ iniziata subito anche la guerra della propaganda e delle accuse reciproche a colpi di comunicati e post sui social. “Siamo tutti uniti dietro al nostro Stato e al nostro esercito, e vinceremo. Lunga vita al glorioso esercito armeno”, ha scritto su Facebook il premier armeno dopo la notizia dell’abbattimento da parte dei ribelli filo-armeni di due elicotteri azeri. Il governo di Erevan non ha neanche tentato di nascondere i suoi fini, ha rilanciato il governo di Baku, spiegando che all’alba le forze azere hanno iniziato un’offensiva per “neutralizzare le forze belliche dell’Armenia e salvaguardare la sicurezza della popolazione civile”. Incerto, in queste prime ore di guerra, il numero delle vittime. L’esercito azero ha comunicato l’uccisione di 16 uomini delle truppe separatiste armene, fonti ufficiali di Baku parlano della morte, duranti i combattimenti, di cinque persone della stessa famiglia. In totale, tra civili e militari, si contano 23 morti. Quella attuale e’ la peggior crisi armeno-azera degli ultimi anni, comunque segnati da incidenti continui anche dopo l’accordo di cessate il fuoco del 1994 mediato dalla Russia.

Sono stati almeno 30 mila i morti lasciati sul campo dalla guerra combattuta dalle due ex repubbliche sovietiche caucasiche negli anni Novanta dopo che i separatisti armeni hanno preso il controllo della regione azera del Nagorno Karabakh nel 1991. E che e’ restata di fatto in mano armena. Stati Uniti, Francia e Russia – che guidano la mediazione del gruppo di Minsk – non sono mai riusciti a far firmare un pace vera a Baku e Erevan e a porre fine definitivamente a un conflitto esploso in maniera plateale dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ma che affonda le radici molto piu’ lontano, nel confronto tra cristiani armeni e musulmani azeri segnati da influenze turche e persiane. Non a caso le prime reazioni sono arrivate dai rispettivi sponsor, oltre che dall’Unione europea e dall’Italia. Il presidente russo Vladimir Putin, che ha parlato al telefono con l’amico premier armeno, ha detto che “e’ importante fare tutti gli sforzi necessari per evitare un’escalation del conflitto”. La Turchia, con un comunicato del ministero degli Esteri, ha condannato “con forza l’attacco armeno contro l’Azerbaigian che ha provocato vittime civili”, ribadendo “il suo pieno appoggio” a Baku. Mentre dall’Iran e’ arrivata la disponibilita’ a mediare per un negoziato mirato al cessate il fuoco. L’Unione europea, attraverso il presidente del Consiglio Charles Michel, ha invocato lo stop “con urgenza” dell’azione militare e il Comitato internazionale della Croce Rossa e’ pronto a fare da intermediario. E mentre il Patriarca Karekin II, il Catholicos di tutti gli armeni, ha interrotto la visita ufficiale in Italia “per stare vicino al suo popolo”, la Farnesina ha chiesto alle parti “l’immediata cessazione delle violenze e l’avvio di ogni sforzo, in particolare sotto gli auspici dell’Osce, per prevenire i rischi di ulteriore escalation”. Proprio quella evocata dal premier di Erevan, che ha ammonito sulle “conseguenze imprevedibili” della guerra “dichiarata dal regime autoritario dell’Azerbaigian” che si potrebbe allargare oltre il Caucaso e ha messo in guardia contro l’ingerenza “aggressiva” della Turchia.

Advertisement

Corona Virus

Covid: scontri con polizia a Barcellona: saccheggiati negozi

Avatar

Pubblicato

del

Scontri in centro a Barcellona manifestanti e agenti di polizia. In centinaia sono scesi in piazza ieri sera per protestare contro le nuove misure anti-covid che prevedono il coprifuoco e il divieto di lasciare la citta’ durante il weekend di festa. Secondo un portavoce del Mossos d’Esquadra, oltre 700 persone erano in strada per la manifestazione. Cinquanta di loro hanno poi “cominciato a lanciare oggetti pericolosi” contro gli agenti, che hanno poi cercato di dividerli. Registrati anche alcuni saccheggi nei negozi, cosi’ come danneggiamenti alle auto delle forze dell’ordine. Cinquanta agenti sono rimasti feriti e 12 persone sono state invece arrestate, come ha confermato la polizia su Twitter.

Continua a leggere

Corona Virus

Covid, anche il Regno Unito verso il lockdown

Avatar

Pubblicato

del

Anche la Gran Bretagna e’ pronta ormai a tornare a una qualche forma lockdown nazionale per provare a frenare la seconda ondata di coronavirus. Lo anticipano oggi giornali come il Times e il Guardian, riferendo che il premier Tory, Boris Johnson, dopo aver resistito nei giorni scorsi al suggerimento d’imporre un confinamento generalizzato di due settimane, si prepara ad annunciarne ora la settimana entrante uno forse anche piu’ lungo nell’intera Inghilterra, la nazione di gran lunga piu’ popolosa del Regno Unito.

Il governo britannico ha fino a ieri continuato a cercare di allontanare lo specchio di un lockdown bis nazionale aggrappandosi alla strategia della stretta locale graduata territorio per territorio attraverso tre livelli di allerta introdotti il mese scorso. Ma con un indice Rt di diffusione del virus tornato attorno a quota 1,5, ossia oltre la soglia di rischio, sembra adesso rassegnato all’inevitabile. Tanto piu’, riporta il Guardian, sulla base delle ultime stime illustrate a Boris Johnson in una riunione a Downing Street da membri del Sage: stime secondo cui l’attuale circolazione del coronavirus appare proseguire ad ampio raggio nel Paese, con previsioni di una potenziale diffusione nell’inverno fino a 4 volte superiore rispetto allo scenario “peggiore” tracciato dagli stessi scienziati nei mesi scorsi e la minaccia di altri 85.000 morti. Nonche’ con un nuovo pericolo incombente di sovraffollamento degli ospedali del servizio sanitario nazionale (Nhs). Ieri il Regno ha fatto segnare altri 24..405 casi e 274 morti per Covid. Mentre i ricoverati totali in ospedale, pur inferiori rispetto all’Italia, sono saliti a 10.708, tra cui 975 sottoposti a ventilazione assistita nei reparti di terapia intensiva dell’isola. Il premier britannico, prima della decisione finale e dell’atteso annuncio sul lockdown, dovrebbe vedere comunque nel fine settimana il suo ministro dell’Economia, il cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, per concordare misure restrittive (concentrate prevedibilmente soprattutto sui contatti fra le persone) il meno afflittive possibile per la realta’ economica e di business del Paese: gia’ pesantemente investita dai contraccolpi della prima ondata della pandemia e alle prese pure con le incognite della definitiva formalizzazione della Brexit in calendario per fine anno.

Continua a leggere

Esteri

Sisma Turchia e Grecia, il bilancio si aggrava: 14 morti e oltre 400 feriti

Avatar

Pubblicato

del

È salito ad almeno 14 morti e oltre 400 feriti il bilancio del forte terremoto registrato oggi nell’Egeo fra la costa della Turchia e l’isola greca di Samo. Almeno 12 persone sono morte a Smirne, la terza città più grande della Turchia, di cui due annegate, e sempre a Smirne sono stati registrati 419 feriti, secondo quanto riferisce l’Afad, cioè la presidenza per la gestione di disastri ed emergenze. A Samo, invece, dove è scattata un’allerta tsunami, sono morti due adolescenti, dopo essere colpiti da un muro che è caduto.

Grecia e Turchia, spesso divise da tensioni diplomatiche e ultimamente sul piede di guerra a causa di una disputa sulle esplorazioni nel Mediterraneo orientale, sono state accomunate da un forte terremoto di magnitudo 6,7 che ha colpito il Mar Egeo sud-orientale. Di fronte a vittime e danni, i due Paesi si sono promessi aiuto reciproco, seguiti dall’Ue che si e’ detta pronta a dare sostegno. La tragedia ha anche aiutato a mettere da parte le tensioni anche tra Ankara e Parigi, impegnate da giorni in un acceso botta e risposta sulle vignette satiriche su Maometto. Il sisma ha innescato al largo di Samos un mini tsunami e due adolescenti sono morti sull’isola per il crollo di un muro mentre stavano tornando a casa da scuola. Ben piu’ grave la situazione in Turchia, dove si sono registrati finora almeno 12 morti e 419 feriti; il bilancio peggiore e’ nell’area di Smirne, 3 milioni di abitanti, dove si sono contati 6 decessi e oltre 300 feriti. La scossa, durata 45 secondi, e’ stata registrata ad una profondita’ di 16,5 km e a una distanza di 17 km dalla costa, al largo della citta’ turca di Seferihisar. Il terremoto e’ stato avvertito anche a Creta e nella capitale greca Atene, cosi’ come a Istanbul e Bursa. Venti gli edifici crollati a Smirne, dove si scava per cercare dispersi: i soccorritori, che hanno salvato 75 persone dalle macerie, hanno fatto sapere di essere concentrati su 17 di questi, scavando anche con le mani, aiutati da residenti e cani addestrati, in una lotta contro il tempo per trovare superstiti. Nelle immagini mandate in onda dalla tv turca si vedono nuvole di fumo innalzarsi da varie zone della citta’, li’ dove sono crollati i palazzi.

Scene di panico anche a Samos: i residenti si sono riversati nelle strade, “e’ stato il caos, non abbiamo mai avuto esperienza di una cosa simile”, ha commentato il vice sindaco Giorgos Dionysiou. La protezione civile ha esortato gli abitanti a “stare all’aperto e lontano dagli edifici”. Una seconda scossa di magnitudo 5,1 e’ stata avvertita nel pomeriggio al largo della costa occidentale turca. In una telefonata i ministri degli Esteri di Turchia e Grecia, Mevlut Cavusoglu e Nikos Dendias, hanno assicurato di aiutarsi a vicenda; messaggio di condoglianze e’ arrivato dal presidente russo, Vladimir Putin, in una telefonata ad Ankara. Anche il premier greco Kyriakos Mitsotakis ha chiamato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per offrire le sue condoglianze: “Quali che siano le nostre differenze, questi sono momenti in cui i nostri popoli devono restare uniti”.

Il disastro “ci ricorda ancora una volta quanto siamo vicini nonostante le nostre differenze politiche”, ha twittato da parte sua Fahrettin Altun, consigliere del leader turco. Da Ginevra anche l’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) si e’ fatta sentire: “Seguiamo da vicino la situazione in evoluzione in Grecia e Turchia” e “lavoreremo con i due Paesi per garantire che venga fornita l’assistenza medica d’emergenza a chi ne ha bisogno”, ha assicurato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus.

La calamita’ naturale e’ riuscita a far accantonare per un attimo anche le feroci polemiche che da giorni intercorrono tra Francia e Turchia, nuovamente ai ferri corti per le vignette satiriche su Maometto, oltre a essere su fronti opposti anche in Siria, Libia e Nagorno-Kharabakh, cosi’ come nella disputa sul Mediterraneo orientale. Parigi ha espresso “piena solidarieta’” ad Ankara e ad Atene, dicendosi “pronta a fornire la necessaria assistenza”. “Se i governi di questi Paesi lo desiderano, aiuti francesi possono essere immediatamente inviati sul posto”, ha aggiunto il ministro dell’Interno Gerald Darmanin.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto