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Castellammare, l’ambiguità di Ruotolo e la linea della responsabilità: amministrare non è “ammuina”

A Castellammare il caso Ruotolo riapre il dibattito su antimafia e amministrazione. Il sindaco Vicinanza difende continuità e responsabilità contro accuse politiche senza riscontri.

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Le dimissioni di Sandro Ruotolo dal Consiglio comunale di Castellammare di Stabia pongono una domanda semplice e finora elusa: non sarebbe stato più corretto farle molto prima? O, in alternativa, scegliere con chiarezza se condurre una battaglia antimafia seria e quotidiana al fianco del sindaco oppure esercitare fino in fondo il ruolo, importante e impegnativo, di europarlamentare a Bruxelles.

Non esiste alcuna incompatibilità giuridica tra i due incarichi. L’unica vera incompatibilità è politica e di tempo, oltre alla scelta – legittima – di quale emolumento percepire (ed è noto quale sia stato scelto). Castellammare, però, è una grande città, complessa, reduce da uno scioglimento e da un lungo commissariamento: meriterebbe un’attenzione costante che un europarlamentare serio e presente a Bruxelles, come Ruotolo, difficilmente può garantire.

Il nodo politico: accuse o slogan?

Il punto centrale resta irrisolto. Di che cosa accusa seriamente Ruotolo il sindaco Luigi Vicinanza? Al netto delle formule politiche sulla “discontinuità col passato”, non emergono contestazioni puntuali, fatti circostanziati, atti amministrativi specifici.

Ruotolo lascia intendere che esista un problema di camorra nelle istituzioni cittadine. Lo pensa davvero? Se la risposta è sì, la strada è una sola: andare in Procura, presentare denunce e prove, assumendosi la responsabilità di ciò che si afferma. In assenza di questo passaggio, le accuse restano politica gridata, utile a marcare una distanza simbolica ma incapace di produrre effetti concreti. Il resto è, per dirla senza giri di parole, ammuina.

Amministrare come scelta antimafia

La posizione del sindaco Vicinanza è diversa e, nel contesto dato, più responsabile. Evitare un nuovo commissariamento non è un favore alla camorra, ma un tentativo di non consegnare la città all’instabilità, che storicamente ha favorito i poteri criminali più della continuità amministrativa. Collaborazione con Prefettura e magistratura, trasparenza degli atti, servizi essenziali garantiti: questa è l’antimafia che governa, non quella che si limita a denunciare genericamente.

Vicinanza ha anche ricordato un dato politico ineludibile: le liste civiche oggi sotto accusa erano già legittimate dal centrosinistra e dal Pd prima della sua candidatura. E ha rivelato di aver proposto a Ruotolo un ruolo operativo – assessore alla legalità – per dare sostanza alle parole. Nessuna risposta.

Due ruoli, una scelta

È comprensibile l’irritazione di chi vorrebbe che le cose andassero sempre come le immagina. Ma la politica non è una sceneggiatura. O si resta in trincea ogni giorno, amministrando una città difficile, oppure si svolge un mandato europeo che richiede presenza, studio e relazioni internazionali. Entrambe scelte rispettabili. L’ambiguità no.

Castellammare ha bisogno di stabilità, non di processi politici permanenti. L’antimafia, quella vera, non si fa per sottrazione (dimettendosi) né per suggestione. Si fa con atti, responsabilità e – quando serve – con denunce precise. Il resto rischia solo di indebolire le istituzioni e confondere i cittadini. Ma questo Ruotolo lo sa, è persona troppo intelligente. Come dice giustamente anche l’ex Pm Catello Maresca, oggi politico e consigliere di presidenza di una Commissione parlamentare, che distribuisce opinioni su questioni importanti, soprattutto quelle che conosce di meno.

Giornalista. Ho lavorato in Rai (Rai 1 e Rai 2) a "Cronache in Diretta", “Frontiere", "Uno Mattina" e "Più o Meno". Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e tra i fondatori assieme al direttore Emilio Carelli e altri di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Esteri

Iran-Usa, Vance: “Nessuna svolta a Ginevra, opzione militare resta sul tavolo”

Il vicepresidente Usa JD Vance afferma che nei colloqui di Ginevra l’Iran non ha accolto le richieste chiave di Washington sul nucleare. Resta aperta l’opzione militare.

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Nei colloqui tra Stati Uniti e Iran svoltisi a Ginevra non sarebbe emersa alcuna svolta sostanziale.

Lo ha dichiarato il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, sottolineando che Teheran non avrebbe recepito le richieste fondamentali avanzate da Washington.

Due settimane per colmare le distanze

Dopo l’incontro, gli Stati Uniti hanno comunicato di essere disposti a concedere all’Iran due settimane per colmare le lacune ancora esistenti tra le parti.

Secondo quanto riferito da fonti vicine ai negoziati, prima del vertice Teheran avrebbe indicato una disponibilità a compromessi su alcuni aspetti del proprio programma nucleare, incluso il trasferimento all’estero dell’uranio quasi idoneo alla produzione di armi.

Le linee rosse di Washington

Martedì sera, in un’intervista a Fox News, Vance ha spiegato che, pur essendo stato concordato un nuovo incontro, non si è giunti a un’intesa sulle cosiddette “linee rosse” fissate dal presidente Donald Trump.

Gli Stati Uniti chiedono all’Iran di porre fine all’arricchimento dell’uranio, elemento centrale del programma nucleare iraniano. La Casa Bianca teme che tale attività possa consentire a Teheran di acquisire la capacità di costruire un’arma nucleare.

Opzione militare non esclusa

Vance ha aggiunto che, in assenza di progressi concreti, l’opzione militare resta una possibilità, senza fornire ulteriori dettagli.

Il confronto resta aperto e le prossime settimane saranno decisive per verificare se i colloqui potranno evolvere verso un’intesa o se prevarrà un irrigidimento delle posizioni.

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Esteri

New York, il sindaco Mamdani propone aumento del 9,5% della tassa sulla proprietà

Il sindaco di New York Zohran Mamdani propone un aumento del 9,5% della tassa sulla proprietà per colmare un deficit di 5,4 miliardi di dollari.

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Il sindaco di New York City, Zohran Mamdani, ha proposto un aumento del 9,5% dell’imposta sulla proprietà, definendolo una “ultima spiaggia” nel caso in cui non riesca a ottenere dalla governatrice Kathy Hochul un incremento delle imposte sul reddito per i contribuenti più abbienti.

La misura riguarderebbe oltre 3 milioni di abitazioni unifamiliari, cooperative e condomini, oltre a più di 100.000 edifici commerciali.

Un bilancio da 127 miliardi di dollari

La proposta è contenuta nel piano di spesa preliminare presentato da Mamdani, il primo da quando è diventato sindaco. Il bilancio ammonta a 127 miliardi di dollari ed entrerà in vigore il primo luglio, dopo la fase di revisione e trattativa con il Consiglio comunale.

Si tratta di un incremento rispetto all’attuale piano di spesa da 122 miliardi di dollari.

Il nodo del deficit e lo scontro con l’ex sindaco

Secondo Mamdani, l’aumento delle entrate sarebbe necessario per coprire un disavanzo di 5,4 miliardi di dollari, attribuito a imprecisioni nella stesura del bilancio da parte del suo predecessore, Eric Adams.

Adams ha però respinto l’accusa, sostenendo di aver lasciato all’amministrazione successiva oltre 8 miliardi di dollari in riserve.

Il confronto tra le due versioni si inserisce in un dibattito politico più ampio sulle politiche fiscali della città e sulla sostenibilità della spesa pubblica in uno dei principali centri economici mondiali.

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Esteri

Guerra in Ucraina, Witkoff: “Progressi significativi nei colloqui tra Kiev e Mosca”

L’inviato Usa Steve Witkoff parla di progressi significativi nei colloqui tra Ucraina e Russia a Ginevra nell’ambito dell’iniziativa guidata da Washington.

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I colloqui tra Ucraina e Russia, in corso a Ginevra, avrebbero registrato “progressi significativi” nell’ambito dell’iniziativa guidata dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra.

A dichiararlo è stato Steve Witkoff, inviato statunitense impegnato nella mediazione, mentre le delegazioni si preparavano a un secondo giorno di negoziati.

Le parole dell’inviato statunitense

In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, Witkoff ha affermato che il coinvolgimento del presidente Donald Trumpnel riunire le parti avrebbe contribuito a risultati concreti.

Secondo quanto riferito, entrambe le delegazioni avrebbero concordato di aggiornare i rispettivi leader sugli sviluppi emersi durante gli incontri e di proseguire il lavoro diplomatico con l’obiettivo di arrivare a un’intesa.

Il contesto della mediazione americana

L’iniziativa si inserisce nel quadro degli sforzi internazionali per fermare il conflitto iniziato nel 2022. Al momento non sono stati resi noti dettagli specifici sui contenuti dei presunti progressi né su eventuali bozze di accordo.

Le trattative restano in corso e l’evoluzione dei colloqui dipenderà dalle decisioni politiche che verranno assunte nelle rispettive capitali.

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