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Cronache

Castellammare, il magistrato Nicola Russo: «Dopo lo scioglimento servono anticorpi sociali, ma non mi candido»

In un’intervista a Il Mattino di Napoli, il magistrato Nicola Russo spiega la sua iniziativa civica dopo il secondo scioglimento di Castellammare di Stabia per infiltrazioni camorristiche. Il 17 settembre il primo incontro pubblico. Russo esclude qualsiasi candidatura: «È una linea invalicabile».

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«Assistere a un’assenza di presa di coscienza attiva nella mia città, dopo quello che per l’ennesima volta è successo, mi ha preoccupato». A parlare è Nicola Russo, magistrato stabiese e consigliere della Corte d’Appello di Napoli, che in un’intervista rilasciata a Il Mattino di Napoli spiega le ragioni dell’iniziativa civica nata dopo il secondo scioglimento per infiltrazioni camorristiche del Comune di Castellammare di Stabia.

Russo era intervenuto inizialmente attraverso una serie di post sui social. Adesso vuole trasferire il confronto dalla dimensione virtuale alla città. Il primo appuntamento è fissato per 17 settembre alle 19.30, nello “spazio per tutti” della Chiesa del Carmine.

«Non basta scrivere un post sui social»

Nell’intervista a Il Mattino, Russo individua uno dei problemi proprio nella distanza tra indignazione e partecipazione concreta.

«Spesso il dibattito si esaurisce con il post sui social e in quel modo crediamo di aver assolto al nostro compito di coscienza», sostiene il magistrato. Ma così «la realtà è immutata» e manca, a suo giudizio, «un impegno reale».

Il punto di partenza è lo scioglimento del Comune. Russo evita di ricondurre il problema a una singola forza politica: se Castellammare ha subito nuovamente un provvedimento così grave nonostante l’alternanza delle amministrazioni, sostiene, significa che esiste una «difficoltà strutturale che prescinde dai partiti».

«Non sarò il leader, serve un dovere di testimonianza»

Russo respinge l’idea di voler costruire attorno a sé un movimento personale.

«Io come tanti altri abbiamo un “dovere di testimonianza”», spiega, chiedendo che l’attenzione venga concentrata sulla situazione di Castellammare e non sulla sua persona.

L’obiettivo è costruire quelli che definisce «anticorpi sociali», attraverso il confronto diretto tra cittadini e iniziative capaci di superare gli schieramenti.

Anche per questo auspica che l’incontro del 17 settembre sia «il più trasversale possibile» e possa diventare un moltiplicatore di altre esperienze analoghe.

«Non mi candido, è una linea invalicabile»

Il passaggio politicamente più significativo dell’intervista riguarda una possibile candidatura. Russo la esclude nettamente.

«Non intendo candidarmi, e questa è una linea invalicabile», afferma.

Una scelta che il magistrato considera anche una condizione di credibilità dell’iniziativa. Russo racconta di aver ricevuto la disponibilità di don Luigi Ciotti, del procuratore di Napoli Nicola Gratteri e del sindaco di Bacoli Josi Della Ragione a incontrare i giovani nelle scuole.

E ribadisce di non avere alcuna intenzione di utilizzare questa mobilitazione come trampolino per una futura candidatura.

Il ruolo di magistrato e l’impegno pubblico

Russo affronta nell’intervista a Il Mattino anche il tema più delicato: la compatibilità tra l’iniziativa civica e il suo ruolo di magistrato.

Rivendica la conoscenza dei limiti imposti dalla funzione che esercita e ricorda di aver partecipato ai lavori sulla riforma Cartabia. «Conosco bene i miei limiti e non voglio e devo travalicarli», afferma, richiamando contemporaneamente la libertà di manifestazione del pensiero e quella di associazione garantite dalla Costituzione.

«Il male è cercare sempre un leader»

Anche quando gli viene chiesto se si senta un leader, Russo risponde negativamente.

«Se qualcuno pensa che il mio obiettivo è diventare sindaco si sbaglia», dice. E indica proprio nella continua ricerca di qualcuno al quale delegare la soluzione dei problemi uno dei limiti della società.

«Qui siamo tutti protagonisti, ognuno per la propria parte».

La sfida parte dalle periferie

Il progetto di Russo punta soprattutto sui giovani e sui quartieri periferici di Castellammare.

«Non basta parlare del principio astratto della criminalità per riempirsi la bocca», sostiene. Bisogna invece entrare nei quartieri, discutere, ascoltare e confrontarsi con chi li vive quotidianamente.

È da qui che il magistrato stabiese vuole partire: nessuna candidatura e nessun nuovo leader da incoronare, ma un tentativo di ricostruire partecipazione civile dopo il nuovo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche.

Una posizione che Nicola Russo affida all’intervista pubblicata da Il Mattino di Napoli e che il 17 settembre proverà a trasformare dal dibattito sui social in un confronto pubblico nella sua Castellammare.

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Cronache

Poggiomarino, cade dalla scala al cimitero: operaio in coma

Un dipendente di una ditta di onoranze funebri, 58enne di Scafati, è rimasto gravemente ferito nel cimitero comunale di Poggiomarino. Sarebbe caduto da una scala, da circa tre metri, durante una tumulazione in una cappella privata. Ricoverato all’ospedale del Mare, è in coma e in pericolo di vita. Indagini dei carabinieri in corso.

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Un lavoratore di 58 anni, residente a Scafati, è ricoverato in coma e in pericolo di vita dopo un incidente sul lavoro nel cimitero comunale di Poggiomarino. Il dipendente di una ditta di onoranze funebri sarebbe caduto da una scala durante una tumulazione in una cappella privata.

La caduta durante la tumulazione

L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 11 ottobre. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, l’uomo sarebbe precipitato da un’altezza di circa tre metri, battendo la testa e riportando diverse fratture.

Nel cimitero di Poggiomarino sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e della sezione radiomobile di Torre Annunziata.

Il ricovero all’ospedale del Mare

Il cinquantottenne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale del Mare, a Napoli, dove si trova in rianimazione. È in coma e le sue condizioni sono gravissime.

Le indagini sulla dinamica

Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della caduta. Al momento non sono indicate eventuali responsabilità.

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Cronache

Fabrizio Corona rapinato a Milano: minacciato con un cacciavite

Fabrizio Corona ha denunciato un’aggressione e una rapina sotto casa, in via Gozzi a Milano. Sei uomini lo avrebbero minacciato con un cacciavite, sottraendogli collane e orecchini. Ha riportato lievi escoriazioni. I carabinieri verificano il suo racconto e analizzano le immagini delle telecamere.

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Accerchiato da sei uomini sotto casa, minacciato con un cacciavite e derubato di collane e orecchini. È quanto Fabrizio Corona ha riferito ai carabinieri dopo l’aggressione avvenuta nel pomeriggio di sabato 10 ottobre in via Gozzi, a Milano, nella zona di Città Studi. L’ex fotografo ha riportato alcune escoriazioni e ha rifiutato il trasporto in ospedale.

L’aggressione sotto casa

Secondo la prima ricostruzione, il gruppo avrebbe circondato Corona, aggredendolo e minacciandolo con un cacciavite, prima di sottrargli due collane e un paio di orecchini.

Dopo l’episodio, Corona ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Monforte, che hanno raccolto il suo racconto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica.

Il presunto riconoscimento di un aggressore

Ai militari, Corona avrebbe riferito di aver riconosciuto tra gli aggressori un imprenditore nei cui confronti sostiene di vantare un credito.

Si tratta di un’indicazione da verificare: il presunto riconoscimento e l’esistenza del rapporto economico non costituiscono, da soli, un accertamento di responsabilità né chiariscono il movente dell’aggressione.

Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per cercare riscontri e identificare le persone coinvolte.

Il legale: «Qualche escoriazione, niente di grave»

Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha riferito di aver parlato con Corona dopo l’accaduto: «Lui ha qualche escoriazione, ma niente di grave».

Il legale ha inoltre riportato l’impressione del suo assistito secondo cui gli uomini avrebbero avuto un accento calabrese. È una percezione personale, che non consente di stabilire l’origine o l’identità degli aggressori.

Le indagini proseguono per chiarire circostanze, movente e responsabilità della rapina a Milano.

 

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Cronache

Termini Imerese, stop alla festa con Mauro Nardi: la scelta della sindaca

Maria Terranova non autorizza il programma della festa di San Daniele che prevede Mauro Nardi, richiamando le dichiarazioni televisive del cantante sulle esibizioni davanti a esponenti mafiosi e sui Casamonica. La sindaca precisa che la ricorrenza potrà essere riproposta con altri artisti. Il presidente dell’Antimafia regionale Cracolici esprime sostegno.

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Niente autorizzazione né patrocinio comunale alla festa di San Daniele con il programma che prevede Mauro Nardi. La sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha annunciato la decisione per i festeggiamenti del 17 ottobre, richiamando dichiarazioni televisive nelle quali il cantante avrebbe raccontato esibizioni davanti a esponenti mafiosi e rapporti di vicinanza con i Casamonica.

La prima cittadina precisa che la scelta non è contro la ricorrenza religiosa: la festa potrà essere riproposta con un programma diverso.

Le dichiarazioni richiamate da Terranova

Nel post pubblicato su Facebook, Terranova non nomina direttamente l’artista, identificato nel programma come Mauro Nardi, nome d’arte di Antonio Borrelli.

La sindaca riporta passaggi di interviste nei quali il cantante racconta di essersi esibito a feste private a Palermo, citando la presenza di figure note della storia mafiosa. Richiama inoltre le sue parole sui rapporti con i Casamonica, descritti in termini di affetto, compensi e regali ricevuti.

Sono queste dichiarazioni, secondo Terranova, a motivare il rifiuto dell’amministrazione di sostenere il programma proposto. La decisione riguarda l’evento e il patrocinio della città; non costituisce un accertamento giudiziario sulla persona del cantante.

«Non esprimo giudizi sulla persona»

Terranova distingue esplicitamente la propria valutazione amministrativa da un giudizio personale sull’artista.

«Non esprimo giudizi sulla persona», scrive, rivendicando la libertà di non concedere il patrocinio della città a uno spettacolo che ritiene incompatibile con i valori che intende rappresentare.

Il punto, nella posizione della sindaca, è la responsabilità dell’amministrazione nella scelta delle iniziative alle quali associare il nome del Comune.

Il richiamo a Falcone, Borsellino e alle vittime di mafia

Per spiegare la decisione, Terranova richiama la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino e don Pino Puglisi, insieme alle altre persone che hanno sacrificato la vita nel contrasto alla mafia.

La sindaca lega così il diniego alla necessità di rendere coerenti le commemorazioni e le scelte quotidiane dell’amministrazione.

Resta aperta la possibilità di organizzare i festeggiamenti di San Daniele, purché venga presentato un programma differente.

Il sostegno di Antonello Cracolici

Alla sindaca è arrivato l’appoggio di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.

Cracolici ha condiviso la decisione e annunciato che sabato mattina sarà a Termini Imerese per manifestare personalmente il proprio sostegno a Terranova.

Il precedente della festa del 2025

Già nell’edizione dell’anno scorso la festa di San Daniele era stata interessata da un intervento delle autorità: la Questuraaveva vietato l’esibizione di due artisti neomelodici e tiktoker napoletani.

Il precedente è distinto dalla scelta annunciata ora dalla sindaca, che riguarda il programma proposto per il 17 ottobre e l’associazione dell’amministrazione comunale all’iniziativa.

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