Cronache
Caso Ranucci, Lavitola tenta la carta del Riesame: 71 pagine per uscire dal carcere, ma le intercettazioni pesano
Valter Lavitola tenta di ottenere una misura meno afflittiva davanti al Tribunale del Riesame di Roma. I suoi avvocati presentano una memoria di 71 pagine e puntano sulla confessione e sulla collaborazione. Restano però i nodi del movente dell’attentato a Sigfrido Ranucci, delle intercettazioni, del rischio di fuga e dei rapporti con Clesio Gomes Tavares.
I pm, si sa, credono poco all’altruismo. E quando si tratta di Valter Lavitola, l’uomo già condannato in passato per il tentativo di estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, preferiscono affidarsi ai fatti e alle intercettazioni piuttosto che alle molte versioni fin qui messe a verbale.
La tesi ribadita dall’imprenditore è nota: la detonazione davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci sarebbe stata una sorta di attentato «amico», organizzato con l’obiettivo di aumentare il livello di protezione dell’allora conduttore di Report.
È una ricostruzione sulla quale gli investigatori mantengono fortissimi dubbi.
A pesare sono soprattutto alcune conversazioni intercettate che, secondo l’impostazione accusatoria, restituirebbero un quadro più complesso, nel quale emergerebbero anche ambizioni politico-istituzionali e pressioni affinché Ranucci lasciasse il proprio ruolo di vicedirettore Rai. In una delle conversazioni compare la frase: «Faresti bingo e tra due anni fai il presidente».
Elementi che rendono particolarmente delicata l’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Roma, fissata per domani.
Una memoria di 71 pagine
La difesa di Lavitola, affidata agli avvocati Sergio Cola e Arturo Cola, ha preparato una memoria di 71 pagine con l’obiettivo di ottenere una misura cautelare meno afflittiva.
Il nodo è dimostrare che non sussistano più le esigenze che giustificano la permanenza in carcere: pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove e possibilità di reiterazione dei reati.
La prima carta giocata dalla difesa è la collaborazione dell’indagato.
«È vero, sono il mandante», aveva ammesso Lavitola il 12 agosto davanti al pm Edoardo De Santis e alla gip Iole Moricca.
Un’ammissione importante, ma che non chiude il problema del movente e soprattutto non risolve tutte le questioni sulle modalità, sui rapporti tra i protagonisti e sulle finalità dell’attentato.
Il nodo del pericolo di fuga
Più complicato è il capitolo relativo a un eventuale rischio di fuga.
Gli investigatori guardano ai numerosi rapporti internazionali di Lavitola, dal Brasile all’Africa, e in particolare all’episodio del 3 luglio, quando l’imprenditore avrebbe tentato di partire per il Camerun prima dell’intervento dei carabinieri del Nucleo Investigativo.
La difesa offre però una lettura differente.
«Abbiamo allegato le mail puntualmente inviate al colonnello Dario Ferrara per informarlo sugli spostamenti di Lavitola. Alcune trasferte a Milano e Napoli sono state tempestivamente documentate, lo spiegheremo ai giudici», sostengono i legali.
Per l’accusa, tuttavia, i domiciliari potrebbero non rappresentare una garanzia sufficiente.
Il rapporto con Clesio Tavares
C’è poi il rischio di inquinamento probatorio.
La difesa ritiene che la confessione del proprio assistito abbia ridimensionato questa esigenza. Gli inquirenti devono però valutare anche i rapporti ancora esistenti tra Lavitola e il suo factotum Clesio Gomes Tavares.
La domanda è se, con una misura meno restrittiva, possano essere riallacciati contatti capaci di incidere sulle successive ricostruzioni dei fatti.
La posizione di Tavares si sarebbe nel frattempo aggravata dopo gli interrogatori di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, indicati nell’inchiesta come presunti esecutori materiali dell’attentato.
Secondo le dichiarazioni raccolte dagli investigatori, Tavares avrebbe avuto un ruolo nel reclutamento degli uomini chiamati a realizzare l’azione. Si tratta di accuse ancora da sottoporre al vaglio giudiziario e rispetto alle quali resta ferma la presunzione di innocenza.
L’incognita Natalia Potenza
All’orizzonte c’è infine un’altra possibile novità.
Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola, potrebbe rendere nuove dichiarazioni agli investigatori. A fine agosto la donna aveva già revocato la disponibilità ad accogliere Lavitola nell’abitazione familiare nell’eventualità della concessione degli arresti domiciliari.
Una decisione che ha complicato ulteriormente il percorso verso una misura alternativa al carcere.
La difesa sembra aspettarsi che eventuali dichiarazioni della donna possano essere utilizzate per rafforzare l’ipotesi investigativa di un movente diverso da quello raccontato da Lavitola.
«Siamo consapevoli del fatto che potrebbe portare acqua al mulino della tesi di un movente politico. Non le temiamo», sostengono i legali.
La partita decisiva davanti al Riesame
È dunque una partita tutt’altro che semplice quella che attende Lavitola.
Da una parte c’è la confessione sul ruolo di mandante, che la difesa utilizza per dimostrare la volontà di collaborare. Dall’altra restano il movente ancora da chiarire, le intercettazioni, i rapporti con gli altri indagati e il rischio di fugacontestato dalla Procura.
Le 71 pagine della memoria difensiva proveranno a convincere il Riesame che il carcere non sia più necessario.
Ma l’interrogativo centrale dell’inchiesta resta ancora senza una risposta definitiva: perché Lavitola avrebbe realmente voluto quella bomba davanti alla casa di Sigfrido Ranucci?
Ed è probabilmente attorno alla risposta a questa domanda che continuerà a giocarsi una parte decisiva dell’indagine.
Cronache
Poggiomarino, cade dalla scala al cimitero: operaio in coma
Un dipendente di una ditta di onoranze funebri, 58enne di Scafati, è rimasto gravemente ferito nel cimitero comunale di Poggiomarino. Sarebbe caduto da una scala, da circa tre metri, durante una tumulazione in una cappella privata. Ricoverato all’ospedale del Mare, è in coma e in pericolo di vita. Indagini dei carabinieri in corso.
Un lavoratore di 58 anni, residente a Scafati, è ricoverato in coma e in pericolo di vita dopo un incidente sul lavoro nel cimitero comunale di Poggiomarino. Il dipendente di una ditta di onoranze funebri sarebbe caduto da una scala durante una tumulazione in una cappella privata.
La caduta durante la tumulazione
L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 11 ottobre. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, l’uomo sarebbe precipitato da un’altezza di circa tre metri, battendo la testa e riportando diverse fratture.
Nel cimitero di Poggiomarino sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e della sezione radiomobile di Torre Annunziata.
Il ricovero all’ospedale del Mare
Il cinquantottenne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale del Mare, a Napoli, dove si trova in rianimazione. È in coma e le sue condizioni sono gravissime.
Le indagini sulla dinamica
Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della caduta. Al momento non sono indicate eventuali responsabilità.
Cronache
Fabrizio Corona rapinato a Milano: minacciato con un cacciavite
Fabrizio Corona ha denunciato un’aggressione e una rapina sotto casa, in via Gozzi a Milano. Sei uomini lo avrebbero minacciato con un cacciavite, sottraendogli collane e orecchini. Ha riportato lievi escoriazioni. I carabinieri verificano il suo racconto e analizzano le immagini delle telecamere.
Accerchiato da sei uomini sotto casa, minacciato con un cacciavite e derubato di collane e orecchini. È quanto Fabrizio Corona ha riferito ai carabinieri dopo l’aggressione avvenuta nel pomeriggio di sabato 10 ottobre in via Gozzi, a Milano, nella zona di Città Studi. L’ex fotografo ha riportato alcune escoriazioni e ha rifiutato il trasporto in ospedale.
L’aggressione sotto casa
Secondo la prima ricostruzione, il gruppo avrebbe circondato Corona, aggredendolo e minacciandolo con un cacciavite, prima di sottrargli due collane e un paio di orecchini.
Dopo l’episodio, Corona ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Monforte, che hanno raccolto il suo racconto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica.
Il presunto riconoscimento di un aggressore
Ai militari, Corona avrebbe riferito di aver riconosciuto tra gli aggressori un imprenditore nei cui confronti sostiene di vantare un credito.
Si tratta di un’indicazione da verificare: il presunto riconoscimento e l’esistenza del rapporto economico non costituiscono, da soli, un accertamento di responsabilità né chiariscono il movente dell’aggressione.
Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per cercare riscontri e identificare le persone coinvolte.
Il legale: «Qualche escoriazione, niente di grave»
Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha riferito di aver parlato con Corona dopo l’accaduto: «Lui ha qualche escoriazione, ma niente di grave».
Il legale ha inoltre riportato l’impressione del suo assistito secondo cui gli uomini avrebbero avuto un accento calabrese. È una percezione personale, che non consente di stabilire l’origine o l’identità degli aggressori.
Le indagini proseguono per chiarire circostanze, movente e responsabilità della rapina a Milano.
Cronache
Termini Imerese, stop alla festa con Mauro Nardi: la scelta della sindaca
Maria Terranova non autorizza il programma della festa di San Daniele che prevede Mauro Nardi, richiamando le dichiarazioni televisive del cantante sulle esibizioni davanti a esponenti mafiosi e sui Casamonica. La sindaca precisa che la ricorrenza potrà essere riproposta con altri artisti. Il presidente dell’Antimafia regionale Cracolici esprime sostegno.
Niente autorizzazione né patrocinio comunale alla festa di San Daniele con il programma che prevede Mauro Nardi. La sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha annunciato la decisione per i festeggiamenti del 17 ottobre, richiamando dichiarazioni televisive nelle quali il cantante avrebbe raccontato esibizioni davanti a esponenti mafiosi e rapporti di vicinanza con i Casamonica.
La prima cittadina precisa che la scelta non è contro la ricorrenza religiosa: la festa potrà essere riproposta con un programma diverso.
Le dichiarazioni richiamate da Terranova
Nel post pubblicato su Facebook, Terranova non nomina direttamente l’artista, identificato nel programma come Mauro Nardi, nome d’arte di Antonio Borrelli.
La sindaca riporta passaggi di interviste nei quali il cantante racconta di essersi esibito a feste private a Palermo, citando la presenza di figure note della storia mafiosa. Richiama inoltre le sue parole sui rapporti con i Casamonica, descritti in termini di affetto, compensi e regali ricevuti.
Sono queste dichiarazioni, secondo Terranova, a motivare il rifiuto dell’amministrazione di sostenere il programma proposto. La decisione riguarda l’evento e il patrocinio della città; non costituisce un accertamento giudiziario sulla persona del cantante.
«Non esprimo giudizi sulla persona»
Terranova distingue esplicitamente la propria valutazione amministrativa da un giudizio personale sull’artista.
«Non esprimo giudizi sulla persona», scrive, rivendicando la libertà di non concedere il patrocinio della città a uno spettacolo che ritiene incompatibile con i valori che intende rappresentare.
Il punto, nella posizione della sindaca, è la responsabilità dell’amministrazione nella scelta delle iniziative alle quali associare il nome del Comune.
Il richiamo a Falcone, Borsellino e alle vittime di mafia
Per spiegare la decisione, Terranova richiama la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino e don Pino Puglisi, insieme alle altre persone che hanno sacrificato la vita nel contrasto alla mafia.
La sindaca lega così il diniego alla necessità di rendere coerenti le commemorazioni e le scelte quotidiane dell’amministrazione.
Resta aperta la possibilità di organizzare i festeggiamenti di San Daniele, purché venga presentato un programma differente.
Il sostegno di Antonello Cracolici
Alla sindaca è arrivato l’appoggio di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.
Cracolici ha condiviso la decisione e annunciato che sabato mattina sarà a Termini Imerese per manifestare personalmente il proprio sostegno a Terranova.
Il precedente della festa del 2025
Già nell’edizione dell’anno scorso la festa di San Daniele era stata interessata da un intervento delle autorità: la Questuraaveva vietato l’esibizione di due artisti neomelodici e tiktoker napoletani.
Il precedente è distinto dalla scelta annunciata ora dalla sindaca, che riguarda il programma proposto per il 17 ottobre e l’associazione dell’amministrazione comunale all’iniziativa.


