Cronache
Caso Ranucci, l’Antimafia acquisisce l’intervista uscita in Zimbabwe: verifiche sulle «interferenze» di Lavitola su Report
L’Antimafia sta esaminando l’intervista rilasciata da Sigfrido Ranucci al settimanale dello Zimbabwe The Standard. Il giornalista che la realizzò sostiene che fu Valter Lavitola a suggerirgli di intervistare Ranucci. Gli investigatori stanno inoltre approfondendo eventuali «interferenze» di Lavitola su Report e cercano elementi utili a chiarire il movente dell’attentato del 16 ottobre 2025. Si tratta di piste investigative ancora da verificare.
Entra nel fascicolo sull’attentato a Sigfrido Ranucci anche un’intervista rilasciata dall’ex conduttore di Report al settimanale dello Zimbabwe The Standard e pubblicata il 5 luglio scorso.
Il documento è finito all’attenzione del pm dell’Antimafia Edoardo De Santis, impegnato insieme agli investigatori nella ricerca del movente dell’attentato e nella ricostruzione dei rapporti tra Valter Lavitola e Ranucci.
Un’indagine nella quale, allo stato, vengono esplorate diverse piste senza che ciò equivalga all’accertamento delle ipotesi formulate.
L’intervista pubblicata in Zimbabwe
L’intervista era stata anticipata dal Tg1 e successivamente ripresa da diversi quotidiani. La sua pubblicazione assume interesse investigativo anche per i rapporti che Lavitola aveva con lo Zimbabwe, Paese frequentato dall’ex direttore dell’Avanti! sia per ragioni personali sia per attività e controversie imprenditoriali.
Tra queste viene indicata la vicenda dei carbon credit e i rapporti con l’ex socio Benjamin Chimutengo.
Nel colloquio con The Standard, Ranucci parla diffusamente della funzione del giornalismo investigativo, richiamando il tradizionale ruolo di «watchdog», il cane da guardia del potere.
Ma è soprattutto un altro passaggio ad attirare l’attenzione: nell’articolo si fa riferimento all’interesse di Report per possibili fenomeni di corruzione nello Zimbabwe.
Il riferimento a un imprenditore mai nominato
Nell’intervista viene inoltre affrontato il caso di un imprenditore, non identificato per nome, che avrebbe utilizzato presunte relazioni con il presidente dello Zimbabwe per esercitare influenza e scoraggiare investitori italiani.
Si tratta di affermazioni e ricostruzioni sulle quali gli investigatori stanno cercando di comprendere contesto, origine e destinatari.
L’interesse nasce anche dalla complessa rete di rapporti economici che ruotava attorno agli investimenti nei carbon credit e ai soggetti che frequentavano Lavitola.
In questo quadro viene richiamata anche una società controllata da Urban Vision, che nei mesi precedenti avrebbe investito alcune decine di migliaia di euro nell’operazione dei crediti di carbonio.
Il giornalista: «Fu Lavitola a suggerire Ranucci»
Un elemento considerato significativo arriva da Kenneth Nyangani, il giornalista dello Zimbabwe autore dell’intervista.
Intervistato dal Tg1, Nyangani ha dichiarato: «Fu Valter Lavitola a suggerire di sentirlo».
Una circostanza che contribuisce a spiegare perché l’intervista sia entrata nel perimetro degli approfondimenti investigativi.
Secondo quanto ricostruito, inoltre, il 29 giugno Ranucci avrebbe inviato a Lavitola il testo della pubblicazione. Lavitola avrebbe risposto con l’emoticon del pollice alzato.
Anche questo scambio dovrebbe essere acquisito dai magistrati.
Ranucci, interpellato dal Tg1, ha risposto: «Non ho nulla da smentire».
Gli investigatori verificano le possibili «interferenze»
Il capitolo potenzialmente più rilevante riguarda però Report.
L’Antimafia avrebbe delegato ai carabinieri del Nucleo Investigativo una serie di approfondimenti su eventuali «interferenze» di Lavitola nella trasmissione di Rai3.
È un terreno investigativo delicato, nel quale occorre distinguere i rapporti personali o professionali da eventuali condotte penalmente rilevanti, che al momento devono essere dimostrate.
Gli inquirenti cercano innanzitutto di arrivare al movente dell’attentato del 16 ottobre 2025 e di comprendere quale fosse il ruolo che Lavitola immaginava per sé nei rapporti con Ranucci.
L’ipotesi di un futuro politico di Ranucci
Tra gli scenari presi in considerazione c’è anche quello dell’interesse di Lavitola per un possibile futuro politico del giornalista, rispetto al quale l’ex direttore dell’Avanti! avrebbe aspirato, secondo la ricostruzione investigativa, a esercitare un ruolo di consigliere o spin doctor.
Ma gli approfondimenti vanno oltre.
I magistrati vogliono capire se i rapporti con Lavitola abbiano avuto conseguenze sui contenuti o sulle scelte editoriali di Report e se siano configurabili condotte di rilevanza penale.
Al momento si tratta di una pista investigativa, non di una conclusione.
Le dichiarazioni di Daniele Autieri
Agli atti ci sarebbero anche le dichiarazioni rese ai magistrati dal giornalista di Report Daniele Autieri.
Autieri avrebbe prospettato agli inquirenti la possibilità che Lavitola avesse cercato di utilizzare la trasmissione per orientare la ricostruzione del possibile mandante dell’attentato del 16 ottobre 2025.
Anche questa è un’ipotesi che necessita di riscontri e sulla quale gli investigatori stanno lavorando.
Il 7 settembre il Riesame
Un passaggio importante è atteso per il 7 settembre, quando la vicenda arriverà davanti al Tribunale del Riesame.
Nel frattempo emergono nuovi particolari sulla genesi dell’intervista pubblicata nello Zimbabwe.
Il sito Mowmag ha rintracciato il giornalista che la realizzò. Nyangani avrebbe spiegato di essere riuscito a contattare Ranucci attraverso i suoi avvocati nello Zimbabwe.
Secondo la ricostruzione riportata, si tratterebbe degli stessi professionisti che assistevano anche Lavitola.
Un altro tassello sul quale gli investigatori potrebbero concentrare l’attenzione per ricostruire chi mise in contatto i protagonisti, perché nacque quell’intervista e quale interesse ci fosse dietro la sua pubblicazione.
Domande che, per ora, restano aperte.
Cronache
Poggiomarino, cade dalla scala al cimitero: operaio in coma
Un dipendente di una ditta di onoranze funebri, 58enne di Scafati, è rimasto gravemente ferito nel cimitero comunale di Poggiomarino. Sarebbe caduto da una scala, da circa tre metri, durante una tumulazione in una cappella privata. Ricoverato all’ospedale del Mare, è in coma e in pericolo di vita. Indagini dei carabinieri in corso.
Un lavoratore di 58 anni, residente a Scafati, è ricoverato in coma e in pericolo di vita dopo un incidente sul lavoro nel cimitero comunale di Poggiomarino. Il dipendente di una ditta di onoranze funebri sarebbe caduto da una scala durante una tumulazione in una cappella privata.
La caduta durante la tumulazione
L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 11 ottobre. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, l’uomo sarebbe precipitato da un’altezza di circa tre metri, battendo la testa e riportando diverse fratture.
Nel cimitero di Poggiomarino sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e della sezione radiomobile di Torre Annunziata.
Il ricovero all’ospedale del Mare
Il cinquantottenne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale del Mare, a Napoli, dove si trova in rianimazione. È in coma e le sue condizioni sono gravissime.
Le indagini sulla dinamica
Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della caduta. Al momento non sono indicate eventuali responsabilità.
Cronache
Fabrizio Corona rapinato a Milano: minacciato con un cacciavite
Fabrizio Corona ha denunciato un’aggressione e una rapina sotto casa, in via Gozzi a Milano. Sei uomini lo avrebbero minacciato con un cacciavite, sottraendogli collane e orecchini. Ha riportato lievi escoriazioni. I carabinieri verificano il suo racconto e analizzano le immagini delle telecamere.
Accerchiato da sei uomini sotto casa, minacciato con un cacciavite e derubato di collane e orecchini. È quanto Fabrizio Corona ha riferito ai carabinieri dopo l’aggressione avvenuta nel pomeriggio di sabato 10 ottobre in via Gozzi, a Milano, nella zona di Città Studi. L’ex fotografo ha riportato alcune escoriazioni e ha rifiutato il trasporto in ospedale.
L’aggressione sotto casa
Secondo la prima ricostruzione, il gruppo avrebbe circondato Corona, aggredendolo e minacciandolo con un cacciavite, prima di sottrargli due collane e un paio di orecchini.
Dopo l’episodio, Corona ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Monforte, che hanno raccolto il suo racconto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica.
Il presunto riconoscimento di un aggressore
Ai militari, Corona avrebbe riferito di aver riconosciuto tra gli aggressori un imprenditore nei cui confronti sostiene di vantare un credito.
Si tratta di un’indicazione da verificare: il presunto riconoscimento e l’esistenza del rapporto economico non costituiscono, da soli, un accertamento di responsabilità né chiariscono il movente dell’aggressione.
Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per cercare riscontri e identificare le persone coinvolte.
Il legale: «Qualche escoriazione, niente di grave»
Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha riferito di aver parlato con Corona dopo l’accaduto: «Lui ha qualche escoriazione, ma niente di grave».
Il legale ha inoltre riportato l’impressione del suo assistito secondo cui gli uomini avrebbero avuto un accento calabrese. È una percezione personale, che non consente di stabilire l’origine o l’identità degli aggressori.
Le indagini proseguono per chiarire circostanze, movente e responsabilità della rapina a Milano.
Cronache
Termini Imerese, stop alla festa con Mauro Nardi: la scelta della sindaca
Maria Terranova non autorizza il programma della festa di San Daniele che prevede Mauro Nardi, richiamando le dichiarazioni televisive del cantante sulle esibizioni davanti a esponenti mafiosi e sui Casamonica. La sindaca precisa che la ricorrenza potrà essere riproposta con altri artisti. Il presidente dell’Antimafia regionale Cracolici esprime sostegno.
Niente autorizzazione né patrocinio comunale alla festa di San Daniele con il programma che prevede Mauro Nardi. La sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha annunciato la decisione per i festeggiamenti del 17 ottobre, richiamando dichiarazioni televisive nelle quali il cantante avrebbe raccontato esibizioni davanti a esponenti mafiosi e rapporti di vicinanza con i Casamonica.
La prima cittadina precisa che la scelta non è contro la ricorrenza religiosa: la festa potrà essere riproposta con un programma diverso.
Le dichiarazioni richiamate da Terranova
Nel post pubblicato su Facebook, Terranova non nomina direttamente l’artista, identificato nel programma come Mauro Nardi, nome d’arte di Antonio Borrelli.
La sindaca riporta passaggi di interviste nei quali il cantante racconta di essersi esibito a feste private a Palermo, citando la presenza di figure note della storia mafiosa. Richiama inoltre le sue parole sui rapporti con i Casamonica, descritti in termini di affetto, compensi e regali ricevuti.
Sono queste dichiarazioni, secondo Terranova, a motivare il rifiuto dell’amministrazione di sostenere il programma proposto. La decisione riguarda l’evento e il patrocinio della città; non costituisce un accertamento giudiziario sulla persona del cantante.
«Non esprimo giudizi sulla persona»
Terranova distingue esplicitamente la propria valutazione amministrativa da un giudizio personale sull’artista.
«Non esprimo giudizi sulla persona», scrive, rivendicando la libertà di non concedere il patrocinio della città a uno spettacolo che ritiene incompatibile con i valori che intende rappresentare.
Il punto, nella posizione della sindaca, è la responsabilità dell’amministrazione nella scelta delle iniziative alle quali associare il nome del Comune.
Il richiamo a Falcone, Borsellino e alle vittime di mafia
Per spiegare la decisione, Terranova richiama la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino e don Pino Puglisi, insieme alle altre persone che hanno sacrificato la vita nel contrasto alla mafia.
La sindaca lega così il diniego alla necessità di rendere coerenti le commemorazioni e le scelte quotidiane dell’amministrazione.
Resta aperta la possibilità di organizzare i festeggiamenti di San Daniele, purché venga presentato un programma differente.
Il sostegno di Antonello Cracolici
Alla sindaca è arrivato l’appoggio di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.
Cracolici ha condiviso la decisione e annunciato che sabato mattina sarà a Termini Imerese per manifestare personalmente il proprio sostegno a Terranova.
Il precedente della festa del 2025
Già nell’edizione dell’anno scorso la festa di San Daniele era stata interessata da un intervento delle autorità: la Questuraaveva vietato l’esibizione di due artisti neomelodici e tiktoker napoletani.
Il precedente è distinto dalla scelta annunciata ora dalla sindaca, che riguarda il programma proposto per il 17 ottobre e l’associazione dell’amministrazione comunale all’iniziativa.


