Cronache
Caso Ranucci, i pm acquisiscono le interviste di Lavitola e Tavares: sotto esame dichiarazioni e messaggi
La Procura di Roma acquisisce le interviste rilasciate da Valter Lavitola e Gomes Clesio Tavares per verificare se contengano messaggi diretti all’esterno o tentativi di interferire con l’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Intanto proseguono gli accertamenti sui dispositivi sequestrati e le polemiche sui rapporti tra il giornalista e l’ex direttore dell’Avanti!.
Le numerose interviste rilasciate negli ultimi giorni da Valter Lavitola e da Gomes Clesio Tavares sono entrate nell’inchiesta sull’attentato compiuto davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci.
I magistrati della Procura di Roma avrebbero disposto l’acquisizione delle dichiarazioni pubbliche dei due indagati per valutarne il contenuto e verificare se possano contenere messaggi destinati ad altre persone coinvolte nella vicenda o tentativi di condizionare, anche indirettamente, l’attività investigativa.
Si tratta, al momento, di un approfondimento investigativo. Lavitola e Tavares devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Le interviste dopo l’iscrizione nel registro degli indagati
Lavitola, indagato nell’ambito dell’inchiesta che ipotizza il reato di strage aggravata dal metodo mafioso, ha respinto ogni coinvolgimento nell’attentato. Durante la convocazione in Procura si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande dei pubblici ministeri, rendendo però dichiarazioni spontanee con le quali ha negato le accuse.
Nei giorni successivi ha continuato a parlare con quotidiani e telegiornali, affrontando anche il rapporto con Tavares, indicato dagli investigatori come possibile intermediario tra il presunto mandante e gli esecutori materiali dell’attentato.
La scelta di rilasciare ripetute dichiarazioni avrebbe provocato la reazione del suo difensore, l’avvocato Sergio Cola, che gli avrebbe chiesto maggiore prudenza, prospettando la rinuncia al mandato in caso di ulteriori interviste.
Tavares prima annuncia il ritorno, poi cambia versione
Anche Gomes Clesio Tavares, collaboratore di Lavitola attualmente in Camerun, ha rilasciato diverse interviste. A un quotidiano aveva dichiarato di voler tornare in Italia il 5 agosto per chiarire la propria posizione e aveva respinto le accuse, sostenendo di non avere alcun ruolo nell’attentato.
Intervistato successivamente dal Tg1, ha però affermato di non voler rientrare, almeno per il momento. «Non sono fuggito, ma per ora non rientro», ha dichiarato, confermando la propria permanenza all’estero.
Il mutamento di posizione è uno degli elementi che gli investigatori starebbero valutando, insieme ai rapporti personali ed economici tra Tavares e Lavitola.
La cena sul progetto dei carbon credit
L’inchiesta giudiziaria si intreccia con il dibattito sui rapporti tra Ranucci e Lavitola. Il Fatto Quotidiano ha rivelato la partecipazione del giornalista a una cena con l’ex direttore dell’Avanti! e con alcuni potenziali investitori interessati a un progetto africano legato ai carbon credit.
Tra i presenti sarebbero comparsi anche esponenti della società pubblicitaria Urban Vision. Secondo la ricostruzione del quotidiano, la presenza e l’autorevolezza del conduttore di Report avrebbero potuto contribuire ad accreditare Lavitola davanti agli interlocutori imprenditoriali. Si tratta però di un’interpretazione giornalistica, non di un fatto accertato dagli investigatori.
Ranucci ha spiegato di avere cercato di “governare” il rapporto con una fonte complessa come Lavitola e di avergli dato suggerimenti proprio per metterlo in guardia sui rischi del settore dei carbon credit. Ha inoltre escluso categoricamente che l’ex faccendiere abbia mai condizionato le inchieste di Report.
L’analisi dei cellulari sequestrati
Gli accertamenti proseguono sui telefoni cellulari, sulle memorie informatiche e sulle pen drive sequestrate a Lavitola. Gli investigatori cercheranno contatti, conversazioni, documenti e dati utili a ricostruire i rapporti tra gli indagati e le eventuali fasi preparatorie dell’attentato.
Sono stati sequestrati dispositivi anche nell’abitazione di Tavares. L’obiettivo è verificare la ricostruzione secondo cui l’uomo avrebbe svolto una funzione di collegamento con il gruppo accusato di avere materialmente organizzato l’attacco.
L’esposto di Ranucci sul segreto investigativo
Parallelamente, la Procura dovrà esaminare l’esposto presentato da Ranucci attraverso il suo legale Roberto De Vita. Il giornalista chiede di accertare se vi siano state violazioni del segreto investigativo nella pubblicazione di atti, ricostruzioni e indiscrezioni riguardanti l’inchiesta.
Ranucci ha inoltre annunciato querele per diffamazione contro chi avrebbe diffuso congetture e insinuazioni sul suo comportamento e sui rapporti con Lavitola.
Il conduttore ha definito «sciacallaggio» anche le accuse sulla gestione di alcune fonti e su presunte vicende private diffuse da piattaforme social. Si tratta di affermazioni e allusioni non verificate, respinte dal giornalista e non collegate, allo stato, a contestazioni giudiziarie.
Il ministro Urso annuncia azioni legali
Un ulteriore fronte riguarda il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha annunciato iniziative legali contro Lavitola.
La vicenda riguarda una puntata di Report nella quale un intervistato aveva sostenuto che Urso appartenesse a organizzazioni massoniche internazionali. Il ministro contesta radicalmente tale ricostruzione e chiede che siano chiariti l’origine delle dichiarazioni e l’eventuale ruolo svolto da Lavitola nei rapporti con la trasmissione.
Il caso continua così a svilupparsi su più livelli: l’inchiesta penale sull’attentato, gli accertamenti sui rapporti tra fonti e giornalisti, le iniziative legali dei protagonisti e uno scontro politico sempre più acceso attorno a Report. Saranno però gli elementi raccolti dalla Procura, e non le interviste o le polemiche mediatiche, a stabilire responsabilità e moventi.
Cronache
Mappatella Beach, 21 anni dopo: dalla discarica al mare di tutti
Festa alla Rotonda Diaz per i 21 anni di Mappatella Beach, trasformata da area degradata in spiaggia pubblica attrezzata e accessibile.
Da discarica a cielo aperto a spiaggia pubblica attrezzata e frequentata anche dai turisti. Mappatella Beach ha celebrato i suoi primi 21 anni con il “Mare Libero Day”, l’iniziativa promossa dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli alla Rotonda Diaz di Napoli.
Secondo gli organizzatori, durante la mattinata sulla spiaggia erano presenti circa mille persone tra residenti e visitatori stranieri. Un’immagine che, per Borrelli, dimostra cosa significhi «restituire il mare alla città».
Oggi l’arenile è gestito dal Comune di Napoli e dispone di ombrelloni, docce, servizi igienici e attrezzature sportive. È presente anche un servizio di accompagnamento in acqua per le persone con disabilità, assicurato da personale qualificato e da dispositivi dedicati.
La bonifica iniziata nel 2005
Borrelli ha ricordato le condizioni dell’area nei primi anni Duemila, quando la spiaggia era invasa dai rifiuti e interessata anche dalla presenza di uno scarico fognario.
«Nel 2005 ottenemmo la bonifica, la sabbia fu ripulita e venimmo qui a fare il primo bagno», ha raccontato il parlamentare. Da quel momento è cominciato un percorso fatto di denunce, interventi pubblici e nuovi servizi.
Una battaglia condotta anche contro occupazioni abusive, vandalismi, borseggi e comportamenti incivili. Alla gestione e alla valorizzazione della spiaggia ha contribuito anche l’associazione 100×100 Naples.
L’obiettivo dell’intero litorale accessibile
Per Borrelli, Mappatella Beach rappresenta soltanto il primo passo di un percorso che dovrà interessare tutto il litorale cittadino, da Posillipo a Bagnoli fino a Napoli Est.
«Nei prossimi dieci anni dobbiamo rendere l’intero litorale napoletano fruibile da tutti. Il mare non può essere un privilegio per pochi: deve essere libero, pulito, sicuro e accessibile», ha dichiarato.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, l’assessora comunale al Turismo Teresa Armato, la consigliera Flavia Sorrentino, lo speaker radiofonico Gianni Simioli e diversi rappresentanti di Europa Verde.
Cronache
Il gigante dei mari scopre l’Ischia sommersa: DreAMBoat visita Aenaria
Il superyacht DreAMBoat, lungo 111 metri, ha sostato davanti a Ischia Ponte. Gli ospiti hanno visitato Aenaria grazie alla cooperativa Marina di Sant’Anna.
Cronache
Camion per Ischia e Procida, scatta il dirottamento a Napoli: autotrasportatori in agitazione
L’ordinanza di Pozzuoli dirotta a Porta di Massa i mezzi pesanti diretti a Ischia e Procida. Gli autotrasportatori temono problemi nei rifornimenti, contestano le deroghe e chiedono soluzioni alternative.
Da lunedì 17 agosto cambia il dispositivo per il traffico commerciale diretto dal porto di Pozzuoli alle isole di Ischia e Procida. I mezzi che superano i limiti previsti dall’ordinanza comunale, con massa complessiva oltre le 3,5 tonnellate e lunghezza superiore agli otto metri, dovranno imbarcarsi dallo scalo napoletano di Porta di Massa.
La misura è stata adottata dopo le verifiche effettuate sugli edifici danneggiati dalla scossa bradisismica del 31 luglio. La presenza di due fabbricati pericolanti lungo le strade di accesso al porto puteolano ha reso necessario limitare il transito dei veicoli più pesanti. Il nuovo assetto, concepito come temporaneo, è stato definito durante il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito a Ischia.
La diffida degli autotrasportatori
La soluzione ha provocato la reazione della New Atec, associazione degli autotrasportatori ischitani. Nel pomeriggio è stata inviata una diffida al prefetto di Napoli Michele di Bari e, per conoscenza, al sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni, con la richiesta di riesaminare e rimodulare l’ordinanza. L’associazione ha contemporaneamente proclamato lo stato di agitazione.
Secondo gli operatori, il trasferimento degli imbarchi a Porta di Massa rischia di compromettere l’approvvigionamento alimentare e il trasporto di merci deperibili e beni di prima necessità, soprattutto durante il picco turistico di agosto. Viene contestata anche la stima secondo cui i camion interessati sarebbero circa quaranta al giorno e rappresenterebbero il 25% del traffico commerciale.
Il presidente di New Atec, Marco Galano, sostiene invece che nel periodo estivo i mezzi di questa categoria costituiscano la grande maggioranza dei veicoli commerciali diretti a Ischia.
Contestata la deroga per i camion dei rifiuti
Un altro punto contestato riguarda la deroga prevista per gli automezzi adibiti al trasporto dei rifiuti. Secondo New Atec, questi veicoli avrebbero massa e dimensioni analoghe a quelle dei camion commerciali sottoposti al divieto. L’associazione chiede quindi di chiarire perché le prescrizioni di sicurezza siano applicate in maniera differente.
Gli autotrasportatori segnalano inoltre l’assenza di soluzioni per le prenotazioni già effettuate sui traghetti in partenza da Pozzuoli fino al 31 agosto. Senza una riprogrammazione dei titoli di viaggio e delle corse, sostengono, molte imprese potrebbero trovarsi nell’impossibilità di operare.
Le proposte alternative
New Atec propone una deroga al transito tra le 2 e le 12, quando il traffico cittadino è ridotto, oppure un incremento di almeno il 70% delle corse merci da Porta di Massa. Tra le alternative viene indicato anche l’utilizzo, con un adeguato potenziamento, dello scalo di Baia.
L’associazione ha chiesto la convocazione urgente di un tavolo in Prefettura con il Comune di Pozzuoli, le autorità marittime e le compagnie di navigazione. In assenza di risposte entro tre giorni, gli operatori annunciano ulteriori iniziative di protesta.
Preoccupazioni arrivano anche dalle amministrazioni isolane. Il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino considera il dispositivo insufficiente rispetto al fabbisogno di merci del periodo estivo. A Procida, il gruppo consiliare “La Procida che Vorrei” ha chiesto garanzie sulla capacità delle corse da Napoli e un eventuale aumento dei collegamenti per evitare una riduzione degli spazi destinati ai mezzi diretti sull’isola.
L’entrata in vigore dell’ordinanza numero 439 è prevista per il 17 agosto. Il provvedimento resterà legato ai tempi necessari per mettere in sicurezza i fabbricati che rendono problematico l’accesso al porto di Pozzuoli. La data e l’impianto delle limitazioni trovano conferma nelle ricostruzioni pubblicate dal Corriere del Mezzogiorno e dalla Tgr Campania.




