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Cronache

Caso Pifferi, la Corte d’Assise d’appello di Milano contro il “processo mediatico”

La Corte d’Assise d’appello di Milano riduce la condanna di Alessia Pifferi e denuncia il rischio del processo mediatico, difendendo l’equità della giustizia nello Stato di diritto.

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Una sentenza coraggiosa che prova a restituire centralità ai fondamenti della giustizia penale. I processi si fanno in tribunale e non negli studi televisivi. La Corte d’Assise d’appello di Milano, riducendo dall’ergastolo a 24 anni la condanna inflitta a Alessia Pifferi, ha depositato una decisione che va oltre il singolo caso giudiziario e assume il valore di una riflessione severa sui rischi del cosiddetto processo mediatico.

La critica alla giustizia spettacolo

Nelle motivazioni, i giudici parlano senza ambiguità di un “malvezzo contemporaneo” che ha trasformato il processo penale in intrattenimento televisivo, amplificato dai moderni mezzi di comunicazione. Una deriva che, secondo la Corte, ha raggiunto “vette parossistiche” e che finisce per esercitare una pressione impropria sulla giurisdizione.

Un passaggio è particolarmente netto: vengono denunciati gli “anatemi” contro quelle sentenze che non assecondano la giustizia attesa, cioè quella conforme al comune sentire e alle aspettative emotive dell’opinione pubblica. In questa logica, ogni decisione che non infligga l’ergastolo, o che lo riformi in appello, rischia di essere percepita come uno scandalo, indipendentemente dalla valutazione tecnica degli atti.

Cronaca giudiziaria sì, tribunale mediatico no

La Corte non mette in discussione il ruolo della cronaca giudiziaria, che resta essenziale in una democrazia. Ma segnala con chiarezza il confine oltre il quale la mediatizzazione diventa interferenza, mettendo a rischio l’equità del processo e la proporzionalità della pena. Quando il processo viene piegato alle logiche del racconto emotivo, la decisione giudiziaria rischia di essere giudicata non per la sua correttezza giuridica, ma per la sua capacità di soddisfare una domanda punitiva collettiva.

La forza della giustizia nello Stato di diritto

Il cuore del messaggio è chiaro: la giustizia, in uno Stato di diritto, è forte perché è fredda, indipendente e impopolare quando serve. Assolve se mancano le prove, riconosce attenuanti quando previste dalla legge, riforma le sentenze quando lo impongono i principi del diritto. Non può e non deve farsi condizionare dal Crime Show collettivo né dalle ossessioni che attraversano ciclicamente l’opinione pubblica.

In questo senso, la sentenza non assolve moralmente, né ridimensiona la gravità dei fatti. Ma riafferma un principio essenziale: la giustizia non è vendetta, e il processo non è spettacolo. Un richiamo che arriva in un tempo in cui proprio questo confine appare sempre più fragile.

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Cronache

Nuovo cuore disponibile per il bimbo del Monaldi, decisione dopo il consulto degli esperti

L’Azienda dei Colli: decisione sul nuovo trapianto di cuore al bimbo ricoverato al Monaldi solo dopo la valutazione del team di esperti.

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Ogni decisione sull’eventuale trapianto del nuovo cuore disponibile per il bambino ricoverato al Ospedale Monaldi sarà presa solo dopo la valutazione del team di esperti.

Lo rende noto l’Azienda dei Colli, precisando che nella giornata odierna i medici si esprimeranno sulla trapiantabilità del piccolo paziente attualmente ricoverato in Terapia Intensiva.

La gestione del cuore del donatore

Secondo quanto comunicato dall’azienda sanitaria, l’attesa non comporterà alcuna ripercussione sull’organo del donatore, in quanto compatibile con le procedure di gestione della donazione in corso.

La decisione finale sarà quindi subordinata alle condizioni cliniche del bambino e alle valutazioni multidisciplinari del pool di specialisti.

Resta alta l’attenzione sulla vicenda, mentre la famiglia attende l’esito del consulto medico che guiderà le prossime scelte terapeutiche.

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Cronache

Caivano, tenta di rapire bimbo al supermercato: arrestato 45enne

Paura a Caivano: un 45enne arrestato dai Carabinieri per tentato sequestro di persona dopo aver cercato di portare via un bimbo di 5 anni in un supermercato.

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Momenti di paura nel tardo pomeriggio a Caivano, dove un uomo di 45 anni è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di tentato sequestro di persona.

L’episodio è avvenuto intorno alle 19.30 in un supermercato di via Atellana. Alla centrale operativa è arrivata una richiesta di aiuto: “Ha tentato di rapire un bambino”.

Il tentativo davanti alle casse

Secondo la ricostruzione effettuata dai militari, supportata dalle immagini di videosorveglianza e dalle testimonianze raccolte, due donne stavano uscendo dal market con i figli di 5 e 8 anni quando l’uomo si è avvicinato, apparentemente in stato di ebbrezza.

Rivolgendosi a una delle donne, avrebbe detto: “Questo non è tuo figlio, dammelo”, tentando poi di prendere in braccio il bambino di 5 anni. L’amica della madre si sarebbe frapposta tra l’uomo e il piccolo. Il bambino, spaventato, avrebbe chiamato la madre.

La donna si è quindi rifugiata all’interno del supermercato, all’altezza delle casse, ma l’uomo l’avrebbe seguita tentando nuovamente di afferrare il minore. Una cassiera sarebbe intervenuta per fare da scudo.

L’intervento dei Carabinieri

L’uomo si è poi allontanato. Nel frattempo, il padre del bambino è arrivato in auto e la famiglia ha lasciato il luogo dell’accaduto.

Grazie all’analisi delle telecamere e agli accertamenti immediati, i Carabinieri hanno rintracciato il 45enne ancora nei pressi del supermercato e lo hanno arrestato.

L’uomo, di nazionalità ghanese e con precedenti, è stato trasferito in carcere. Dovrà rispondere di tentato sequestro di persona. La sua posizione sarà valutata dall’autorità giudiziaria nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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Cronache

Incendio Teatro Sannazaro, Napoli promette la ricostruzione immediata

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«Purtroppo è distrutto», ha dichiarato il sindaco Gaetano Manfredi, tra i primi ad arrivare in via Chiaia, dove decine di residenti sono stati evacuati.

Secondo una prima ricostruzione, un corto circuito partito dalla platea avrebbe innescato le fiamme, propagate rapidamente verso l’alto fino al crollo della cupola e di parte del tetto. Le cause sono in fase di accertamento.

Teatro Sannazzaro incendio

Sfollati, danni e ordinanza del Comune

Sono 60 gli sfollati e 24 gli appartamenti evacuati, di cui 12 gravemente danneggiati. Otto le persone tra intossicati e feriti lievi durante le operazioni di spegnimento.

Via Chiaia è stata chiusa al traffico, così come la metropolitana nella zona, con disagi e proteste. Il Comune ha emanato un’ordinanza invitando i residenti a tenere chiuse porte e finestre per l’aria resa irrespirabile dal fumo.

Una prima stima dei danni parla di 60-70 milioni di euro, cifra che include anche le attività commerciali adiacenti.

Le istituzioni: “Ricostruire subito”

Il presidente della Regione Roberto Fico ha definito l’evento “una ferita per tutti”. Il Ministero della Cultura è intervenuto con il ministro Alessandro Giuli, che ha promesso la ricostruzione, e con il sottosegretario Gianmarco Mazzi, che ha annunciato l’apertura di un tavolo con Comune e Regione per individuare fondi e tempi.

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per incendio colposo a carico di ignoti.

 

Il dolore del mondo dello spettacolo

La direttrice artistica Lara Sansone, insieme al marito Sasà Vanorio, ha parlato di “lutto”, chiedendo alle istituzioni di non lasciare solo il teatro.

Tra le voci del mondo dello spettacolo, Marisa Laurito ha sollecitato una ricostruzione immediata, mentre Luisa Ranieriha ricordato il Sannazaro come luogo della sua infanzia, legato alle rappresentazioni di Luisa Conte.

Il rogo colpisce uno dei luoghi simbolo della memoria culturale napoletana. Ora la priorità è la messa in sicurezza dell’area e la definizione di un piano per la ricostruzione.

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