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Politica

Caso Nonno, stop al Consiglio regionale: Giunta prende atto della decadenza

La Giunta per le elezioni conferma: Marco Nonno non entra in Consiglio regionale. Scontro politico interno a Fratelli d’Italia.

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La Giunta per le elezioni del Consiglio regionale ha stabilito che Marco Nonno non può subentrare nell’assemblea. La decisione si basa su una “presa d’atto” della comunicazione della Corte d’Appello, secondo cui il quadro giuridico resta invariato rispetto al 2024, quando fu dichiarata la decadenza.

Il riferimento è all’applicazione della Legge Severino in relazione a una condanna per resistenza a pubblico ufficiale legata agli scontri del 2008 a Pianura.

Il nodo giudiziario e il ricorso in Cassazione

La vicenda resta complessa sul piano giuridico. Nonno sostiene che la sua posizione non sia definitivamente definita e ha presentato una richiesta alla Corte di Cassazione per chiarire l’interpretazione della sentenza.

Secondo la documentazione trasmessa al Consiglio regionale, il reato di resistenza a pubblico ufficiale sarebbe definitivo, mentre per l’accusa di devastazione gli atti sono stati rinviati a Napoli. Tuttavia, nel casellario giudiziale prodotto dall’interessato non risultano condanne definitive, elemento alla base della sua richiesta di subentro.

La proposta ritirata e la tensione in Giunta

Il consigliere Raffaele Pisacane aveva inizialmente proposto l’ingresso di Nonno nelle more del chiarimento della Cassazione. La proposta, però, è stata ritirata dopo che gli uffici l’hanno ritenuta inammissibile.

La Giunta ha quindi evitato una votazione, limitandosi a formalizzare la situazione giuridica esistente.

Subentra Lea Romano

Al posto del dimissionario Edmondo Cirielli entrerà in Consiglio Lea Romano, seconda dei non eletti nella lista di Fratelli d’Italia.

Scontro politico interno a Fratelli d’Italia

La decisione ha innescato una dura reazione di Nonno, che accusa il suo stesso partito di non aver difeso la sua posizione.

Secondo l’esponente di FdI, il ritiro della proposta sarebbe avvenuto quando si profilava una maggioranza favorevole, circostanza che giudica grave e politicamente rilevante.

Le reazioni nel centrodestra

Il caso apre tensioni anche nel centrodestra. Fulvio Martusciello parla di una votazione favorevole poi non formalizzata, alimentando dubbi sulla gestione della vicenda.

Una partita ancora aperta

Il contenzioso non è chiuso. L’eventuale pronunciamento della Cassazione potrebbe incidere sugli sviluppi futuri.

Nel frattempo, la decisione della Giunta fotografa lo stato attuale: Nonno resta fuori dal Consiglio regionale, in attesa dei prossimi passaggi giudiziari e politici.

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Napoli, Pd nel caos sull’assessore: stallo con Manfredi e partita ancora aperta

Stallo nel Pd napoletano sulla nomina dell’assessore. Nessun nome condiviso per Manfredi, trattative aperte tra correnti e segreteria nazionale.

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Lo stallo nel Partito Democratico napoletano continua. La telefonata attesa tra Igor Taruffi e il sindaco Gaetano Manfredinon ha prodotto alcuna decisione definitiva sulla nomina del nuovo assessore.

A oltre tre anni dalle dimissioni di Paolo Mancuso, la casella resta ancora vuota. Il segnale è chiaro: il Pd non ha ancora trovato una sintesi interna.

Trattativa bloccata e tensioni interne

Taruffi ha comunicato la necessità di ulteriore tempo per sciogliere il nodo. Un passaggio che conferma le difficoltà del partito nel trovare un nome unitario.

La mancata convocazione del gruppo dei consiglieri comunali ha rafforzato la sensazione di uno stallo che si trascina da mesi. Nel frattempo, riunioni e contatti informali tra dirigenti e aspiranti candidati si susseguono senza una soluzione condivisa.

L’intervento della segreteria nazionale, guidata da Elly Schlein, mira a sbloccare una situazione che rischia di diventare strutturale.

I nomi in campo

Tra i possibili candidati emerge Gennaro Acampora, capogruppo in Consiglio comunale e considerato vicino al sindaco.

In corsa anche Peppe Annunziata, legato all’area del vicegovernatore Mario Casillo.

Crescono inoltre le quotazioni di Valerio Di Pietro, sostenuto dal parlamentare Marco Sarracino e vicino alla linea nazionale del partito.

Sul fondo resta la candidatura di Anna Riccardi, figura con un profilo civico e sociale.

Il nodo politico e la prospettiva elettorale

Da Roma filtrano segnali chiari: se Napoli non sarà in grado di esprimere una sintesi, potrebbe intervenire direttamente la segreteria nazionale.

Una situazione che pesa sul quadro politico alla vigilia della nuova campagna elettorale, con Manfredi orientato a ricandidarsi.

Il sindaco ha già chiarito che non si tratta di un rimpasto, ma di un completamento della squadra, dopo anche l’uscita di Luca Trapanese e l’ingresso di Carlo Puca.

Un partito ancora senza sintesi

Il mancato accordo sulla nomina dell’assessore evidenzia una difficoltà politica più ampia.

Il Pd napoletano resta diviso tra correnti e strategie, mentre il tempo scorre. E l’assenza di una decisione condivisa rischia di diventare un segnale politico negativo per l’intera coalizione di governo cittadino.

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Governo, nomine ferme: sottosegretari e Consob ancora in stallo

Nomine ferme nel governo: cinque posti vacanti nel sottogoverno e nodo Consob. Tensioni anche sul caso Di Foggia tra Terna ed Eni.

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Il riassetto dell’esecutivo resta in sospeso. A quasi un mese dall’apertura del dossier, il governo guidato da Giorgia Meloninon ha ancora chiuso il capitolo nomine, con almeno cinque caselle del sottogoverno ancora vacanti dopo il riassetto successivo al referendum.

Secondo fonti di maggioranza, l’attenzione della premier è concentrata su altri fronti: scenari geopolitici, aggiornamento del quadro macroeconomico e misure economiche in preparazione, dal Documento di finanza pubblica al decreto lavoro atteso per il Primo maggio, fino al Piano casa.

Il nodo Consob resta irrisolto

Tra i dossier più delicati c’è quello della presidenza della Consob. Il nome di Federico Freni continua a circolare senza trovare un consenso definitivo. In alternativa resta sul tavolo quello di Federico Cornelli, attuale commissario dell’authority.

Lo stallo riflette gli equilibri interni alla maggioranza e le diverse sensibilità tra i partiti della coalizione.

Il caso Di Foggia tra Terna ed Eni

A complicare il quadro si aggiunge la vicenda di Giuseppina Di Foggia, in uscita da Terna e indicata per la presidenza di Eni.

Al centro del confronto c’è l’indennità di fine mandato, stimata intorno ai 7 milioni di euro, che secondo il Ministero dell’Economia non sarebbe compatibile con un nuovo incarico all’interno di società partecipate dallo stesso azionista pubblico. La questione ha generato irritazione ai vertici dell’esecutivo e dovrà essere risolta entro l’assemblea di Eni prevista per il 6 maggio.

Sottogoverno e equilibri politici

Sul fronte delle nomine politiche, appare consolidata la promozione di Paolo Barelli, destinato a entrare nel governo con un ruolo ai Rapporti con il Parlamento.

Resta aperta anche la casella per il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove la Lega spinge per Mara Bizzotto, mentre Fratelli d’Italia valuta possibili soluzioni anche con attenzione agli equilibri territoriali.

Una partita ancora aperta

Il quadro resta fluido e le decisioni potrebbero slittare ancora. Il doppio Consiglio dei ministri previsto in settimana non sembra destinato, al momento, a sbloccare la situazione.

La partita delle nomine si conferma così uno dei principali terreni di confronto politico interno alla maggioranza, destinato a intrecciarsi con le scelte economiche e con le priorità internazionali del governo.

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Crosetto apre a Macron: Italia verso missione nello stretto di Hormuz

Il ministro Crosetto apre alla linea di Macron sulla deterrenza. L’Italia valuta una missione nello stretto di Hormuz tra nodi politici e tensioni internazionali.

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“Macron ha ragione”. Tre parole pronunciate dal ministro della Difesa Guido Crosetto che segnano un cambio di tono nei rapporti tra Italia e Francia. Un’apertura verso la linea del presidente francese Emmanuel Macron sulla deterrenza, sintetizzata nel principio secondo cui “per essere liberi bisogna essere temuti”.

Verso una missione nello stretto di Hormuz

Il governo guidato da Giorgia Meloni valuta un possibile impegno nello stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico globale. Crosetto ha indicato due condizioni: la fine delle ostilità e il via libera del Parlamento.

Sul piano pragmatico, tuttavia, il ministro ha aperto anche a uno scenario diverso: una coalizione internazionale ampia, anche senza mandato Onu, nel caso di blocchi politici in sede internazionale.

Le ipotesi operative e il modello europeo

Tra le opzioni allo studio figura una missione europea sul modello di Aspides, già attiva per proteggere le navi mercantili nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi. Nei prossimi giorni il tema sarà discusso tra i vertici militari europei e al vertice informale dell’Unione a Cipro.

Divisioni politiche in Italia

L’ipotesi di un intervento senza copertura Onu divide il Parlamento. Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra esprimono netta contrarietà. Nel Partito democratico emergono posizioni più articolate: il senatore Alessandro Alfierisottolinea la necessità di una cornice multilaterale, pur riconoscendo le difficoltà di ottenere un mandato delle Nazioni Unite.

Il dossier Libano e la missione Unifil

Sul tavolo resta anche il futuro della missione UNIFIL nel Libano meridionale. Crosetto ha evidenziato la necessità di ripensarne il ruolo in vista della scadenza del mandato. Il tema si intreccia con la stabilità dell’area e con le tensioni al confine con Israele.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito il valore della missione, definendola un presidio fondamentale per il diritto umanitario internazionale.

Riavvicinamento con la Francia

Parallelamente prosegue il riavvicinamento tra Roma e Parigi. Il 4 giugno è prevista una riunione del Comitato di cooperazione transfrontaliera in Valle d’Aosta, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il suo omologo francese Jean-Noël Barrot.

Un percorso diplomatico che, insieme alle scelte di politica estera, potrebbe ridefinire gli equilibri italiani nel contesto europeo e internazionale.

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