Cronache
Caso Hijazi a Modena, l’attivista replica: «Indagato non significa colpevole»
Polemiche a Modena per la presenza dell’attivista palestinese Sulaiman Hijazi, indagato nell’inchiesta genovese sui presunti finanziamenti ad Hamas, a un incontro pubblico con alcune scolaresche. Hijazi respinge le accuse politiche: «Indagato non significa colpevole». Avviati accertamenti dell’Ufficio scolastico regionale.
Un incontro pubblico con alcune scolaresche, la presenza di un attivista palestinese coinvolto in un’indagine giudiziaria e una polemica politica che investe il Comune di Modena e il ministero dell’Istruzione. Sulaiman Hijazi respinge però l’equazione tra iscrizione nel registro degli indagati e colpevolezza, rivendicando il diritto a non essere sottoposto a una condanna preventiva.
Hijazi ha partecipato all’iniziativa come interprete del giornalista palestinese di Al Jazeera Wael Dahdouh. L’evento non si è tenuto all’interno di una scuola, ma in uno spazio pubblico e durante l’orario scolastico, con la presenza di classi accompagnate dagli insegnanti.
L’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas
Hijazi è coinvolto, a piede libero, nell’inchiesta della Procura di Genova relativa a presunti finanziamenti destinati ad Hamas.
La sua posizione è ancora sottoposta agli accertamenti della magistratura. Non risulta destinatario di misure cautelari e, allo stato, non è stata accertata alcuna sua responsabilità penale.
L’indagine costituisce il presupposto della polemica politica, ma non può essere presentata come una sentenza. Nel sistema giudiziario italiano ogni persona deve essere considerata non colpevole fino a una condanna definitiva.
L’incontro con le scolaresche
La vicenda è stata sollevata da un articolo de Il Giornale, secondo il quale all’iniziativa avrebbero partecipato bambini delle scuole primarie e dell’infanzia e durante la mattinata sarebbero stati scanditi slogan come “Free Palestine”.
La natura, i contenuti e le modalità dell’incontro saranno ora oggetto degli approfondimenti avviati dall’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna.
Dovrà essere chiarito chi abbia organizzato la partecipazione delle classi, quale fosse il programma comunicato alle scuole e se i contenuti proposti siano rimasti nell’ambito della testimonianza giornalistica oppure abbiano assunto una connotazione politica.
Il sindaco: «Non conoscevo Hijazi»
Alla prima parte dell’iniziativa ha partecipato anche il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti.
Il primo cittadino ha dichiarato di non conoscere personalmente Hijazi e di aver lasciato l’incontro dopo circa un’ora. Durante la sua presenza, ha precisato, non sarebbero stati affrontati temi relativi al conflitto tra Israele e Palestina.
Le opposizioni hanno comunque chiesto chiarimenti al Comune, contestando la presenza dell’attivista e la partecipazione degli studenti durante l’orario scolastico.
Valditara: «La scuola non sia luogo di propaganda»
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato accertamenti sui contenuti e sulle modalità dell’iniziativa.
«Se qualcuno pensa ancora di poter fare della scuola un luogo di indottrinamento e di propaganda sbaglia. Questo ministero non lo consentirà», ha dichiarato.
L’intervento del ministro non anticipa l’esito delle verifiche. Gli accertamenti dovranno stabilire se vi siano state effettivamente attività incompatibili con la funzione educativa della scuola o se l’evento rientrasse in un percorso di informazione e testimonianza.
Hijazi: «Polemica creata sul nulla»
Hijazi definisce la polemica «assurda» e priva di argomentazioni.
«Sono sicuro che la mia posizione sarà archiviata, ma in ogni caso indagato in Italia non vuol dire colpevole. Non capisco perché le persone vengano trattate come se fossero delinquenti», ha dichiarato.
L’attivista sostiene inoltre che la vicenda venga utilizzata per colpire chi lo incontra e per associare l’intera comunità palestinese a comportamenti criminali.
«Non permetterò a nessuno di usare il mio nome per attaccare i politici o infangare chi mi incontra», ha affermato, annunciando che continuerà la propria attività.
La difesa richiama la presunzione di innocenza
Anche il difensore di Hijazi, l’avvocato Luca Bauccio, ha contestato le reazioni politiche e mediatiche.
Il legale ha invitato il ministro a rispettare la presunzione di innocenza, ricordando che il suo assistito è libero, non ha condanne e non è destinatario di provvedimenti restrittivi.
Secondo la difesa, il solo fatto di essere indagato non può determinare automaticamente l’esclusione di una persona da eventi pubblici o attività culturali.
L’avvocato ha inoltre denunciato una disparità di trattamento nei confronti del proprio assistito, utilizzando espressioni molto critiche verso la presenza in Italia di militari israeliani.
La scuola tra libertà educativa e garanzie
La vicenda pone due questioni distinte che non dovrebbero essere confuse.
La prima riguarda la presunzione di innocenza di Hijazi, che non può essere considerato responsabile dei fatti contestati prima degli accertamenti della magistratura.
La seconda riguarda la responsabilità delle istituzioni scolastiche nel garantire che gli incontri organizzati durante l’orario delle lezioni siano equilibrati, coerenti con le finalità educative e adeguati all’età degli studenti.
Una verifica sui contenuti dell’iniziativa è quindi legittima, ma non può trasformarsi in una condanna anticipata dell’attivista. Allo stesso modo, il richiamo alla presunzione di innocenza non esclude il diritto dell’amministrazione scolastica di accertare come sia stato organizzato l’evento.
Gli accertamenti decideranno sul caso
L’Ufficio scolastico regionale dovrà acquisire le relazioni delle scuole coinvolte e ricostruire il programma della giornata.
Solo al termine degli accertamenti sarà possibile stabilire se vi siano state violazioni, errori organizzativi o contenuti propagandistici. Fino ad allora, le valutazioni politiche restano opinioni contrapposte.
Sulaiman Hijazi è indagato, ma non è stato condannato. La differenza non è formale: è uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto.
Cronache
Triora, il sindaco rinuncia all’indennità ma lo Stato si riprende il contributo: voglio lasciarli al paese
Il sindaco di Triora, Massimo Di Fazio, ha rinunciato alla sua indennità per lasciarla al Comune, ma la Corte dei Conti della Liguria ha stabilito che l’ente deve restituire allo Stato i fondi integrativi per gli stipendi dei primi cittadini, scatenando la protesta dell’amministratore.
Un paradosso burocratico che penalizza l’altruismo e i piccoli centri di montagna. È quello che sta vivendo Massimo Di Fazio, primo cittadino di Triora — il celebre “paese delle streghe” in provincia di Imperia —, dopo il parere espresso dalla Corte dei Conti della Liguria. La Magistratura contabile ha infatti stabilito l’impossibilità per il piccolo Comune (poco più di 400 abitanti distribuiti su ben 67 chilometri quadrati) di trattenere nei propri bilanci le risorse statali destinate a coprire l’aumento delle indennità di funzione degli amministratori.
Fin dal suo primo insediamento, otto anni fa, il sindaco Di Fazio ha scelto di rinunciare integralmente al proprio stipendio per lasciare le risorse nelle casse comunali. Tuttavia, con la fine della disciplina transitoria scattata il primo gennaio 2026, la normativa prevede che i contributi integrativi dello Stato vengano erogati solo se l’ente versa l’indennità nella misura massima consentita. Se il sindaco rinuncia al compenso, la quota statale aggiuntiva non può essere riutilizzata per servizi o interventi sul territorio, ma deve essere restituita a Roma.
Una decisione che ha suscitato la forte protesta del primo cittadino, da sempre abituato a gestire in prima persona e a proprie spese le criticità di un territorio vasto e complesso: «Se la rinuncia è mia a favore del Comune, per quale motivo non posso decidere dove devono rimanere questi fondi? Non mi faccio rimborsare le spese e facciamo tantissimo volontariato per la comunità. Trovo profondamente ingiusto essere privato di risorse che vorrei unicamente destinare ai miei cittadini».
Nonostante il parere negativo dei giudici contabili, Di Fazio non intende arrendersi e annuncia di voler proseguire la battaglia politica e amministrativa per far valere le ragioni dei piccoli Comuni e del lavoro sul campo.
Meta descrizione SEO Niente fondi statali al Comune se il sindaco rinuncia allo stipendio: la decisione della Corte dei Conti spiazza il primo cittadino di Triora.
Riassunto Il sindaco di Triora, Massimo Di Fazio, ha rinunciato alla sua indennità per lasciarla al Comune, ma la Corte dei Conti della Liguria ha stabilito che l’ente deve restituire allo Stato i fondi integrativi per gli stipendi dei primi cittadini, scatenando la protesta dell’amministratore.
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Descrizione: Scorcio suggestivo del borgo medievale di Triora situato sulle montagne dell’entroterra ligure.
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Alt Text: Vista panoramica del borgo di Triora in Liguria.
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Addio a Varenne: è morto il “Capitano”, leggenda assoluta del trotto mondiale
Varenne si è spento all’età di 31 anni per un infarto fulminante. Nato a Copparo nel 1995, il cavallo trottatore più celebre d’Italia ha segnato la storia dell’ippica vincendo due volte il Grand Slam e collezionando 62 vittorie prima di diventare un acclamato stallone.
Il mondo dello sport e dell’ippica è in lutto per la scomparsa di Varenne. Il trottatore italiano, ritenuto da esperti e appassionati il più grande e vincente di tutti i tempi, si è spento all’età di 31 anni a causa di un infarto fulminante sopraggiunto durante la notte.
La notizia è stata annunciata sui canali social ufficiali del campione con un toccante messaggio rivolto ai suoi numerosi fan: «È con immenso dolore che diamo la notizia della morte del Capitano. Questa notte Varenne è venuto a mancare e il veterinario ne ha accertato la causa per infarto fulminante. Siamo distrutti e vogliamo ricordarlo insieme a tutti i suoi fan a volare verso le sue vittorie. Oggi Varenne quelle ali le ha messe per viaggiare altrove, corri sempre libero e sempre nostro Capitano, che la terra ti sia lieve». Nel post viene dedicato un pensiero speciale anche a Enzo Giordano, lo storico proprietario scomparso negli anni scorsi: «Raggiungi Enzo lassù». Fu proprio Giordano ad acquistare il cavallo per circa 180 milioni di lire, scommettendo su quel talento unico.
Nato a Copparo nel maggio del 1995 dallo stallone americano Waikiki Beach e dalla fattrice italiana Ialmaz, Varenne ha segnato un’epoca irripetibile nei tracciati internazionali. Guidato dal driver Giampaolo Minnucci, il fuoriclasse ha collezionato 62 vittorie su 73 corse disputate, accumulando oltre 6 milioni di euro in premi. Tra i suoi successi più memorabili spiccano i due Grand Slam consecutivi conquistati nel 2001 e nel 2002, quando si aggiudicò nello stesso anno le tre prove di Gruppo 1 più prestigiose d’Europa: il Prix d’Amerique, il Gran Premio Lotteria e l’Elitloppet.
Dopo il ritiro dalle competizioni agonistiche nel 2002, il “Capitano” ha proseguito una brillante carriera da stallone, generando oltre 2.000 figli e trasmettendo la sua genetica vincente alle generazioni successive dell’allevamento mondiale.
Meta descrizione SEO È morto Varenne, il trottatore più forte della storia dell’ippica. Il “Capitano” si è spento a 31 anni per un infarto fulminante. In carriera vinse 62 gare su 73.
Riassunto Varenne si è spento all’età di 31 anni per un infarto fulminante. Nato a Copparo nel 1995, il cavallo trottatore più celebre d’Italia ha segnato la storia dell’ippica vincendo due volte il Grand Slam e collezionando 62 vittorie prima di diventare un acclamato stallone.
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Descrizione: Varenne impegnato al trotto sulla pista di gara, affiancato dal driver Giampaolo Minnucci sul sulky durante un trionfo ufficiale.
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Alt Text: Il cavallo Varenne con il driver Giampaolo Minnucci durante una corsa di trotto.
Cronache
Barano d’Ischia, scoperto resort di lusso abusivo nascosto tra gli scogli: devastata un’area protetta R4
I Carabinieri hanno sequestrato a Barano d’Ischia un resort abusivo mimetizzato nella macchia mediterranea a Capo Grosso – Scarrupata. Costruita in zona a elevato rischio idrogeologico (R4), la struttura comprendeva impianti idrici, elettrici e condotte clandestine. Denunciate quattro persone.
Un’aggressione sistematica al territorio, perpetrata in una delle aree più fragili e suggestive dell’Isola Verde. I Carabinieri della Stazione di Barano d’Ischia hanno scoperto un vero e proprio villaggio-resort abusivo realizzato in località “Capo Grosso – Scarrupata”, un tratto di costa selvaggio raggiungibile quasi esclusivamente dal mare o attraverso impervi sentieri naturali.
Le indagini, scattate nel mese di luglio, hanno svelato un complesso sistema di opere edificate a ridosso di una parete rocciosa per trasformare la zona in una struttura ricettiva di lusso clandestina. I militari del Nucleo Navale sono dovuti giungere sul posto via mare e raggiungere la riva a nuoto, individuando scale in ferro e legno ancorate alla roccia per 16 metri e una rete di tubazioni idriche intubate nel sottosuolo per oltre 120 metri. L’area, livellata con uno sbancamento di terreno per posizionare una struttura di 32 metri quadrati, era dotata di impianti elettrici nascosti in una grotta naturale, adibita a deposito per un gruppo elettrogeno e motori artigianali.
Per eludere i controlli aerei e marittimi, l’intero abuso era stato occultato sotto una rete mimetica vegetata integrata nella macchia mediterranea. Il successivo sorvolo dei droni ha consentito di mappare con precisione l’impatto dei manufatti su un’area classificata dal Piano Paesaggistico Regionale come “Coste Alte”, soggetta a vincolo sismico e ricadente in zona R4 — ossia a rischio frana molto elevato — in prossimità di un impluvio naturale per il deflusso delle acque piovane.
Considerato il concreto pericolo di prosecuzione dei lavori, testimoniato dal rinvenimento di attrezzi e materiali edili pronti all’uso, i Carabinieri e l’Ufficio Tecnico Comunale hanno eseguito due sequestri preventivi d’urgenza. Quattro persone, tra proprietari e comproprietari dei terreni, sono state denunciate alla Procura per reati edilizi, paesaggistici e per danneggiamento di beni ambientali. Le perizie tecniche hanno escluso ogni possibilità di sanatoria per le opere realizzate.


