Cronache
Caso Gregoretti, Salvini porta il premier Conte e quattro ex e attuali ministri in tribunale
Giuseppe Conte, e con lui i ministri Lamorgese e Di Maio e gli ex Toninelli e Trenta, chiamati in tribunale a Catania, sul caso Gregoretti. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare Nunzio Sarpietro, che li ha convocati come testimoni tra novembre e dicembre. Ed e’ la mezza ‘vendetta’ politica di Matteo Salvini. L’ex ministro dell’Interno, imputato del sequestro persona di 131 migranti, prima che sbarcassero dalla nave della Guardia costiera nel porto siciliano di Augusta il 31 luglio 2019, incassa prima la richiesta di non luogo a procedere della Procura e poi, dopo oltre due ore di camera di consiglio, la disposizione da parte del gup di convocare esponenti dell’attuale e del precedente governo: il 20 novembre sono attesi Conte, Trenta e Toninelli e il 4 dicembre Lamorgese, Di Maio e l’ambasciatore Maurizio Massari. Obiettivo, valutare se quei presunti ritardi nello sbarco fossero prassi di governo o il pugno duro di Salvini sull’immigrazione. Vinto il primo round, il leader della Lega non nega la soddisfazione. Anzi, sorride. Poi rimarca che “non ha agito da solo” e pur negando piu’ volte di aver voluto in aula il presidente del Consiglio, con un parallelo sottile, incastra gli ex alleati: “Per me sono innocenti anche loro”. La prova giudiziaria tanto attesa blocca per mezza giornata la zona attorno al tribunale tra forze dell’ordine e una contromanifestazione con lo striscione “La giustizia non la fa un tribunale”. A poca distanza dal palazzo di giustizia protestano centri sociali, associazioni e pure il Pd. Una presenza che non va giu’ a Salvini. Il gup motiva le convocazioni con la volonta’ di verificare le “politiche di governo in materia di immigrazione all’epoca dei fatti” e “sui rapporti con l’Unione europea”. Ma anche “le dinamiche degli sbarchi avvenuti durante il Conte 2”. Attraverso l’avvocato Giulia Bongiorno, la difesa chiede espressamente l’audizione del successore di Salvini al Viminale. Il gup estende la convocazione a Di Maio, Trenta e Massari per sanare il “contrasto di giudizi” emerso tra la procura da un lato e l’autorizzazione a procedere del Senato dall’altro, votata dall’aula a febbraio. Al centro del contenzioso, quello che per il pm e’ “un atto politico”, e quindi non sindacabile, e per il Tribunale di ministri e’ una decisione mossa da “ragioni politiche” cioe’ penalmente rilevante. Inoltre, Sarpietro ha chiesto chiarimenti alla polizia giudiziaria sugli sbarchi avvenuti da allora a oggi, per verificare le dinamiche con un faro acceso anche sull’allora ‘Patto di Governo’. Tra le parti civili si schierano anche Arci, Legambiente e AccoglieRete. Per il ‘capitano’ della Lega la giornata comincia con un caffe’ che prende con gli alleati Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Non in un bar del centro, come previsto inizialmente e annullato per motivi di sicurezza, ma nel suo hotel sul lungomare. E per darne prova, postano sui social la foto insieme. La leader di Fratelli d’Italia va oltre ed esprime il suo sostegno a Matteo con un flashmob davanti alla sede storica del Movimento sociale. “La difesa dei confini e’ sacrosanta”, si legge su uno striscione. Il vicepresidente di Forza Italia rivendica la sua presenza in nome di “una giustizia giusta e non politicizzata”. Ma a parte l’abbraccio del centrodestra, Salvini si perde quello finale dei leghisti venuti a Catania: l’udienza piu’ lunga del previsto fa saltare infatti il comizio. Finita l’udienza il segretario corre alla conferenza stampa programmata con la Bongiorno accanto. Lei e’ in carrozzina per colpa di una lastra di marmo che si stacca da una parete del tribunale e le ha ferito una caviglia. Salvini annuncia che chiedera’ conto al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e lui poco dopo annuncia di aver avviato verifiche. Entrambi insistono sulle audizioni di Conte e company, mai chieste. Salvini nega ogni spirito di vendetta e aggiunge: “In questo momento da italiano vorrei che il premier e i ministri si occupassero h24 della situazione economica e non dovessero andare in tribunale a raccontare quello che tutti sanno”. Da parte sua il premier assicura di essere “a disposizione”. Quando la magistratura chiama, anche “un responsabile politico deve rispondere”, dice spiegando poi: “Riferiro’ tutte le circostanze di cui sono a conoscenza”.
Cronache
Federico II svelata: dieci anni di campus a San Giovanni a Teduccio, l’università apre le porte alla città
Dieci anni del campus della Federico II a San Giovanni a Teduccio: il 20 marzo porte aperte con ricerca, startup, robot e visite guidate per raccontare la trasformazione di Napoli Est.
Cronache
Caso del cuore trapiantato al Monaldi: verbale secretato di un infermiere chiave nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo
Inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo dopo il trapianto al Monaldi: secretato il verbale dell’infermiere presente in sala operatoria. Indagini su trasporto dell’organo e sulle procedure seguite.
Un verbale considerato cruciale potrebbe rappresentare un punto di svolta nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo al quale è stato trapiantato un cuore poi risultato danneggiato dal ghiaccio secco.
È stato ascoltato dai magistrati l’infermiere specializzato Francesco Farinaceo, presente il 23 dicembre nella sala operatoria della chirurgia pediatrica dell’Ospedale Monaldi. Il suo verbale è stato secretato e al momento non è a disposizione delle parti.
Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, Farinaceo sarebbe stato l’infermiere che ha materialmente aperto il contenitore nel quale era custodito il cuore proveniente da Bolzano e destinato al piccolo paziente.
Le indagini della Procura di Napoli
L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante sotto la supervisione del procuratore aggiunto Antonio Ricci. Gli accertamenti sono affidati ai carabinieri del NAS, guidati dal colonnello Alessandro Cisternino.
Gli investigatori stanno ricostruendo con precisione tutte le fasi dell’intervento: prima dell’espianto, durante il trasporto dell’organo e nel momento del trapianto.
Secondo quanto riferito in testimonianza dall’infermiera Virginia Terracciano, sarebbe stato proprio Farinaceo ad aprire il contenitore con il cuore donato e ad assistere allo scambio di indicazioni tra il chirurgo e l’équipe medica presente in sala.
Il ruolo del chirurgo e i dubbi sull’avvio dell’intervento
Tra i punti centrali dell’inchiesta c’è la decisione di avviare l’intervento chirurgico sul piccolo paziente. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire cosa abbia spinto il chirurgo Guido Oppido a procedere con l’apertura dello sterno.
Le ipotesi al vaglio sono principalmente due: la necessità di intervenire rapidamente per evitare che il cuore donato diventasse inutilizzabile allo scadere delle quattro ore successive all’espianto oppure la convinzione di aver ricevuto un via libera dai colleghi presenti in sala operatoria.
Oppido è tra i sette medici attualmente indagati nell’inchiesta ed è stato sospeso dall’ospedale al termine di una prima istruttoria interna.
La denuncia sul “clima tossico” nel reparto
Farinaceo risulta anche il primo firmatario di una lettera di denuncia inviata il 27 gennaio ai vertici dell’azienda ospedaliera. Nel documento viene segnalato un presunto “clima tossico” all’interno del reparto attribuito alla gestione del chirurgo.
Dopo la sua audizione è probabile che vengano ascoltati anche gli altri firmatari della lettera, tra cui diversi infermieri già sentiti come testimoni.
Secondo alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, il chirurgo avrebbe iniziato il clampaggio dell’aorta prima dell’arrivo del cuore in sala operatoria. Un passaggio che gli inquirenti stanno verificando con attenzione.
Il trasporto dell’organo e il termos da spiaggia
Un altro elemento emerso nelle ultime ore riguarda un video acquisito dagli investigatori relativo al trasporto di un organo avvenuto nel 2021.
Nel filmato si vedrebbe l’utilizzo dello stesso contenitore termico artigianale da spiaggia utilizzato anche per il trasporto del cuore destinato al piccolo Domenico.
Questo dettaglio è diventato uno dei punti più controversi dell’intera vicenda.
Gli accertamenti sull’espianto a Bolzano
Parallelamente l’attenzione degli investigatori si concentra anche su quanto accaduto nell’Ospedale San Maurizio, dove è stato espiantato il cuore donato.
Secondo un report degli ispettori del Ministero della Salute, sarebbe al vaglio anche la possibilità di un errore nel dosaggio di un farmaco somministrato durante la fase di espianto.
Un eventuale errore potrebbe aver danneggiato l’organo prima del trasporto.
L’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del piccolo Domenico, Antonio e Patrizia Caliendo, ha spiegato che questo aspetto potrà essere chiarito dagli esami autoptici sui tessuti.
Secondo il legale, tuttavia, tale eventualità non cambierebbe il quadro delle responsabilità che gli inquirenti stanno valutando in relazione alle procedure seguite dall’équipe dell’ospedale napoletano.
Cronache
Terremoto di magnitudo 2.8 nell’Avellinese: scossa registrata vicino a Forino
Scossa di terremoto di magnitudo 2.8 registrata vicino a Forino, in provincia di Avellino. Epicentro a circa 6 km di profondità secondo l’INGV.


