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Cronache

Caso Garlasco, Alberto Stasi rompe il silenzio: aspetto la verità, la coscienza mi dà leggerezza

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«È come quando ti diagnosticano un cancro. Ti capita, in qualche modo devi reagire. Io almeno ho la leggerezza della coscienza che mi aiuta». Alberto Stasi parla così, a pochi mesi dalla fine della pena, dopo aver trascorso quasi dieci anni nel carcere di Bollate per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Una condanna a 16 anni divenuta definitiva, ma che lui non ha mai accettato, proclamandosi sempre innocente.

Lo fa oggi pubblicamente, nel corso di un’intervista andata in onda nel programma Le Iene, all’indomani della riapertura clamorosa delle indagini da parte della procura di Pavia. I nuovi accertamenti ruotano intorno a un profilo genetico ritrovato sotto le unghie della vittima, che i pm ritengono compatibile con Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, ora formalmente indagato per omicidio.

Stasi: «Non voglio vendette, solo la verità»

Nel colloquio con il giornalista Alessandro De Giuseppe, Stasi si dice travolto da «uno tsunami di emozioni». E rilancia: «Non sono questi pochi mesi in carcere che fanno la differenza. Sarebbe molto più importante per me, per la mia famiglia, ma anche per Chiara, trovare finalmente la verità». Oggi Stasi lavora fuori dal carcere e rientra la sera. Ha un’aria composta, ma determinata: «È difficile da capire, ma non avere il peso di ciò che è successo ti permette di affrontare tutto come un incidente della vita, grave ma affrontabile».

La nuova indagine su Andrea Sempio

La procura di Pavia, con il supporto dei carabinieri di Milano, ha riaperto il fascicolo partendo proprio dal Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Un profilo che, secondo gli inquirenti, sarebbe comparabile con quello di Sempio, ma la difesa del giovane si oppone alle nuove analisi genetiche. La richiesta di incidente probatorio è ora al vaglio del giudice.

Nel frattempo, i pm hanno disposto nuove analisi su vecchi reperti, alcuni dei quali rimasti per anni inutilizzati negli archivi e nei depositi di Medicina legale. La speranza è trovare altre tracce utili al raffronto genetico.

Famiglia Poggi: «Tutto già deciso dalla Cassazione»

Durissima la posizione della famiglia Poggi, che considera allucinante la mancata ammissione di colpa da parte di Stasi dopo una condanna definitiva della Cassazione. Il loro legale, Gian Luigi Tizzoni, ha dichiarato che la procura pavese sta inseguendo l’eco mediatica, alimentata negli anni da programmi televisivi, libri e trasmissioni come Le Iene, che hanno sposato la cosiddetta “altra verità” sul caso Garlasco.

Una nuova Erba?

Il timore, tra gli addetti ai lavori, è che il caso possa seguire una traiettoria simile a quella della strage di Erba, diventando il fulcro di un battage mediatico e giudiziario che rischia di riscrivere la storia processuale. Ma Stasi, su Sempio, si dice garantista: «Non bisogna mai avere paura della verità».

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Cronache

Delitto di Garlasco, Andrea Sempio: “La magistratura faccia il suo lavoro”

Andrea Sempio, unico indagato nel nuovo filone sull’omicidio di Chiara Poggi, parla a Quarto Grado e difende il lavoro della magistratura. L’inchiesta sul delitto di Garlasco continua mentre cresce l’attenzione mediatica sul caso.

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Andrea Sempio torna a parlare pubblicamente del nuovo filone investigativo sull’omicidio di Chiara Poggi e lo fa con parole improntate alla prudenza.

Intervistato durante la trasmissione Quarto Grado, Sempio ha spiegato di non sentirsi, almeno al momento, una vittima dell’inchiesta.

“Per ora non posso dire di essere una vittima, perché se ci sono dei sospetti è giusto che la legge faccia il suo lavoro”, ha dichiarato.

“Giusto che ci sia un’indagine”

L’uomo, oggi unico indagato nel nuovo procedimento aperto dalla Procura di Pavia, ha aggiunto di non voler attaccare i magistrati che stanno conducendo le indagini.

“Non sono contento di questa situazione, ma non posso neanche dire magistrati cattivi che se la prendono con me”, ha affermato.

Parole che segnano una linea diversa rispetto al clima spesso acceso che accompagna da mesi il caso mediatico di Garlasco, tornato al centro dell’attenzione nazionale dopo quasi vent’anni dall’omicidio.

Il nuovo filone investigativo

L’inchiesta della Procura di Pavia punta a ricostruire nuovamente le circostanze della morte di Chiara Poggi, assassinata il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco.

Per quel delitto è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima.

Negli ultimi mesi, però, nuove consulenze e attività investigative hanno riaperto il dibattito giudiziario e mediatico attorno alla vicenda.

“Siamo arrivati alla fine di questo percorso”

Nel corso dell’intervista, Sempio ha anche commentato la chiusura delle indagini.

“Possono scrivere il capo di incolpazione che preferiscono, non cambia”, ha detto.

Poi ha aggiunto: “Siamo arrivati alla fine di questo percorso e questa è l’unica cosa buona”.

Il richiamo alla prudenza

Il caso continua a suscitare enorme attenzione pubblica e televisiva.

Negli ultimi giorni è intervenuto anche il Garante della Privacy richiamando i media al rispetto del principio di essenzialità dell’informazione e denunciando i rischi di una eccessiva spettacolarizzazione della vicenda.

Come previsto dalla legge, Andrea Sempio resta persona sottoposta a indagine e deve essere considerato presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

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Cronache

Bambina malata rara allontanata dalla madre a Roma, scontro sul caso Stella

A Roma una bambina affetta da sindrome di Fabry sarebbe stata prelevata a scuola e affidata al padre su decisione del tribunale per i minorenni. Il caso Stella, già esploso nel 2025, riaccende il dibattito su tutela dei minori, violenza domestica e affidamenti familiari.

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Una vicenda delicatissima, che intreccia tutela dei minori, giustizia familiare, accuse di violenza domestica e condizioni sanitarie gravissime, torna a scuotere Roma.

La protagonista è Stella, nome di fantasia di una bambina affetta da una rara malattia genetica, che secondo quanto riferito dalla legale della madre sarebbe stata prelevata a scuola e affidata al padre in esecuzione di un provvedimento del tribunale per i minorenni.

Il caso già esploso nel 2025

La vicenda era già diventata di dominio pubblico nell’estate del 2025, quando nel quartiere Monteverde si era sviluppata una mobilitazione spontanea a sostegno della bambina e della madre.

In quell’occasione Stella si era legata a un tavolo per opporsi all’ipotesi di trasferimento in casa famiglia.

Residenti e vicini avevano scritto anche alla tutrice chiedendo di evitare l’allontanamento.

La malattia rara della bambina

La piccola è affetta dalla Sindrome di Fabry, patologia che provoca accumulo di lipidi nei vasi sanguigni e può coinvolgere cuore, reni e sistema nervoso.

Secondo precedenti consulenze tecniche citate nella vicenda, un allontanamento dalla madre sarebbe stato considerato un possibile fattore di rischio indiretto per la salute e la qualità della vita della bambina.

Il trasferimento disposto dal tribunale

Ora, secondo quanto riferito dall’avvocata Marina Marconato, legale della madre, Stella sarebbe stata prelevata mentre si trovava a scuola e collocata presso il padre.

L’uomo risulta indagato per presunti maltrattamenti nei confronti dell’ex compagna, che dal 2020 è seguita da un centro antiviolenza.

La denuncia della legale

La madre della bambina, riferisce la sua avvocata, sarebbe “distrutta”.

Secondo Marconato, il provvedimento sarebbe stato adottato senza preventiva comunicazione alla donna e “sulla base di un pregiudizio inesistente”.

La legale richiama inoltre recenti relazioni del centro antiviolenza che avrebbero segnalato una escalation di comportamenti violenti da parte dell’ex compagno.

Il nodo delle relazioni sociali e delle perizie

Uno dei punti più controversi della vicenda riguarda la valutazione dei servizi sociali e delle consulenze tecniche.

Secondo la difesa della madre, le relazioni prodotte nei mesi di aprile e maggio avrebbero chiesto specifiche misure di tutela per madre e figlia.

Parallelamente viene richiamata una sentenza del tribunale ordinario di Roma che aveva disposto il collocamento della bambina presso la madre, prevedendo incontri con il padre solo in presenza di condizioni adeguate e con il coinvolgimento della psicologa della minore.

Una vicenda ancora aperta

Il procedimento giudiziario, secondo quanto riferito dalla legale, sarebbe ancora pendente e non definitivo.

La vicenda resta estremamente delicata e complessa, coinvolgendo interessi primari della minore, valutazioni sanitarie, dinamiche familiari e decisioni dell’autorità giudiziaria che dovranno essere approfondite nelle sedi competenti, nel pieno rispetto delle garanzie di tutte le parti coinvolte.

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Cronache

Mercedes-Benz guarda alla difesa: il ceo Kallenius apre all’ingresso nel settore militare

Mercedes-Benz valuta un ingresso nel settore della difesa. Il ceo Ola Kallenius ha dichiarato che il gruppo potrebbe contribuire al rafforzamento industriale europeo in ambito militare. Intanto anche Volkswagen, Rheinmetall e altre aziende tedesche accelerano sugli investimenti nella difesa.

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Mercedes-Benz valuta un possibile ingresso più diretto nel settore della difesa. A confermarlo è stato l’amministratore delegato Ola Kallenius in un’intervista al Wall Street Journal.

“Il mondo è diventato un luogo più imprevedibile” ha spiegato il manager, aggiungendo che l’Europa deve aumentare la propria capacità di difesa.

“Saremmo disposti a svolgere un ruolo”

Kallenius ha chiarito che, se il gruppo potrà contribuire positivamente al rafforzamento industriale europeo nel comparto militare, Mercedes sarebbe pronta a fare la propria parte.

“Saremmo disposti a farlo” ha dichiarato il ceo.

Secondo il manager, eventuali attività nel settore difesa resterebbero comunque marginali rispetto al core business dell’azienda legato alle automobili e ai veicoli commerciali leggeri.

Le competenze industriali dell’automotive

Mercedes punta soprattutto sulla propria capacità produttiva industriale, considerata un possibile punto di forza anche nel comparto militare.

“Quello che le case automobilistiche sanno fare bene è costruire macchine in grandi volumi” ha sottolineato Kallenius.

Il manager ha definito il settore difesa una “nicchia in crescita” che potrebbe contribuire ai risultati economici del gruppo in una fase difficile per il mercato automobilistico europeo.

Mercedes è già presente nel comparto militare

In realtà il gruppo tedesco ha già legami consolidati con la difesa.

Nel 2021 Mercedes ha scorporato la divisione camion, che produce anche mezzi militari, pur restando il principale azionista della società.

Inoltre le versioni militari del celebre SUV Mercedes Classe G vengono utilizzate da anni in diversi Paesi.

La crisi dell’auto spinge verso nuovi mercati

Il possibile interesse per il settore difesa arriva in una fase complicata per l’industria automobilistica occidentale.

L’utile di Mercedes si è quasi dimezzato nell’ultimo anno, anche a causa:

  • dei dazi statunitensi
  • della crescente concorrenza cinese nel segmento premium
  • del rallentamento globale del mercato auto

La Germania accelera sulla difesa

Il caso Mercedes si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento industriale-militare europeo.

Secondo Der Spiegel, il gruppo franco-tedesco KNDS starebbe trattando con Mercedes per l’acquisto dello stabilimento di Ludwigsfelde, vicino Berlino.

Anche Volkswagen starebbe dialogando con aziende israeliane per produrre componenti del sistema antimissile Iron Dome entro il 2027.

Rheinmetall e Deutsche Telekom contro i droni

Parallelamente Rheinmetall continua ad ampliare la propria capacità produttiva.

Proprio nei giorni scorsi il gruppo ha annunciato una partnership con Deutsche Telekom per sviluppare sistemi anti-drone destinati alla protezione delle infrastrutture critiche tedesche.

Scenario simile negli Stati Uniti

Un processo analogo è in corso anche negli Stati Uniti.

Secondo indiscrezioni, l’amministrazione di Donald Trump avrebbe avviato colloqui con General Motors e Ford Motor Company per aumentare la produzione di munizioni sfruttando capacità industriali dell’automotive.

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