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Caso dei camici in Lombardia, il presidente Fontana prosciolto: il fatto non sussiste

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Attilio Fontana esce con un ‘triplete’ dalle tre indagini che la Procura di Milano aveva aperto su di lui negli ultimi anni. Per due gli stessi pm avevano chiesto e ottenuto l’archiviazione, mentre oggi la sentenza di “non luogo a procedere perche’ il fatto non sussiste” del gup Chiara Valori ha spazzato via pure quell’accusa di frode in pubbliche forniture per il ‘caso camici’ per la quale rischiavano di finire a processo il governatore lombardo e altre quattro persone, tra cui il cognato Andrea Dini. Al telefono coi legali, Jacopo Pensa e Federico Papa, il presidente lombardo ha detto a caldo di essere “felice e commosso” e i difensori hanno fatto notare quanto quell’indagine sulla fornitura di camici assegnata a Dama, societa’ del fratello della moglie, poi diventata donazione, nella primavera del 2020 in piena prima ondata Covid, lo avesse “screditato in un momento tragico per la Lombardia”. L’esponente leghista poco dopo ha spiegato di aver “sempre avuto fiducia” nella giustizia e di voler condividere coi lombardi “la soddisfazione di vedere riconosciuta la mia onesta’ e la mia volonta’ di agire sempre, solo e comunque per il bene dei miei cittadini”, a conclusione di una vicenda che “mi lascia molta amarezza”. A stretto giro e’ arrivata la “grande gioia” del leader della Lega Matteo Salvini che ha parlato di “mesi di fango e bugie” e ha chiesto “le scuse di tutti quegli esponenti di sinistra che per troppo tempo hanno insultato e oltraggiato una persona perbene”. Fontana, ora libero dal peso di un processo (una sentenza che “sicuramente mi da’ molta piu’ serenita’”), potrebbe correre ancora per la guida di Palazzo Lombardia. “Quando decidero’, convochero’ una conferenza stampa”, si e’ limitato a dire. Mentre il ministro Giancarlo Giorgetti gli ha fatto gli auguri “per i prossimi 5 anni di sviluppo della Lombardia” con parole che sanno di endorsement. E sul punto e’ intervenuto anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, secondo il quale la sentenza “aggiungera’ possibilita’ al fatto che Fontana si ricandidi”. Intanto, Pd e M5s fanno sapere che il verdetto non “modifica il giudizio politico” negativo su Fontana. Il giudice, prosciogliendo tutti, ha deciso che non e’ necessario un processo nemmeno per Dini (avvocato Giuseppe Iannaccone), per Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl (avvocato Domenico Aiello), rispettivamente ex dg e dirigente di Aria, centrale acquisti regionale, ne’ per Pier Attilio Superti (legale Pietro Gabriele Roveda), vicesegretario generale della Regione. Secondo l’aggiunto Romanelli e i pm Filippini e Scalas, in base al contratto del 16 aprile 2020 Dama avrebbe dovuto fornire alla Regione 75mila camici e altri 7mila set di dpi per 513mila euro. Quando emerse il conflitto di interessi (la moglie di Fontana aveva il 10% di Dama), gli indagati, per i pm, avrebbero tentato “di simulare l’esistenza” dall’inizio “di un contratto di donazione” per i 50mila camici gia’ consegnati, mentre la restante parte, 25mila pezzi, non arrivo’ piu’ ad Aria. Da qui l’accusa di frode in pubbliche forniture con danno “all’interesse della pubblica amministrazione e ai cittadini”. I pm hanno scelto di replicare alle difese insistendo sul fatto che il movente della presunta frode sarebbe stato quello di coprire lo scandalo del conflitto di interessi. Accuse poi cancellate dalla decisione del gup, sulla linea di quanto hanno sempre fatto notare i difensori: nessun illecito, bensi’ una fornitura che si e’ trasformata in donazione e che ha consentito alla Regione “di risparmiare 513 mila euro”. Non c’e’ mai stata, per la difesa di Fontana, “alcuna gara, ma una offerta d’urgenza accettata come fornitura a pagamento” di dpi che poi “si e’ deciso di donare”.Per togliere il presidente “dall’imbarazzo”, come aveva raccontato Dini. I pm hanno ricostruito che Fontana avrebbe tentato di risarcirlo del mancato incasso con un bonifico di 250 mila euro da un conto svizzero. Conto su cui fu aperta un’inchiesta autonoma per falso in voluntary disclosure e autoriciclaggio archiviata, cosi’ come fini’ con l’archiviazione nel 2020 un’altra indagine per abuso d’ufficio. “Mi viene da dire meno male che non c’e’ Davigo a dire ‘te la sai cavata per il rotto della cuffia’”, ha chiosato il legale Pensa tornando sul proscioglimento.

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Ingiuste detenzioni, l’Italia ha pagato 24 milioni l’anno scorso

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Ventiquattro milioni e mezzo di euro: e’ quanto ha pagato l’anno scorso lo Stato per risarcire chi ha subito ingiustamente la carcerazione preventiva. Un conto certamente meno salato di quello che era toccato alla casse pubbliche nel 2020, quando l’esborso era arrivato a sfiorare i 37 milioni di euro ma comunque ancora molto consistente. Cinquanta invece i magistrati finiti sotto procedimento disciplinare dal 2019 al 2021 per scarcerazioni intervenute oltre i termini di legge, ma nessun procedimento si e’ finora concluso con una condanna. E’ la realta’ che racconta la Relazione annuale sulle “Misure cautelari personali e riparazione per ingiusta detenzione – 2021” presentata dal ministero della Giustizia al Parlamento. Dati che sembrano destinati a far discutere, proprio mentre e’ alta la polemica tra i magistrati e la politica sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Due anni fa erano stati 750 i provvedimenti di riparazione per ingiusta detenzione, nel 2021 si sono fermati a 565 ed e’ diminuito anche l’importo medio corrisposto: e’ stato pari a poco piu’ di 43mila euro, a fronte dei quasi 50mila euro del 2020. Anche se le “liquidazioni” restano diverse su base territoriale, con gli uffici giudiziari del Sud che tendono a essere piu’ “generosi”. I risarcimenti piu’ sostanziosi, sono sono stati emessi in relazione a provvedimenti della Corte di Appello di Reggio Calabria: oltre 6 milioni e 700mila euro complessivi, per una media di piu’ 88mila euro, doppia di quella nazionale. E quasi ovunque c’e’ un “deciso incremento” delle decisioni di accoglimento delle domande di riparazione Quanto ai procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati per ritardi nelle scarcerazioni, 27 sono ancora in corso, 9 si sono conclusi con l’ assoluzione e 14 con la formula di “non doversi procedere”. Nel presentare questi dati il ministero chiarisce tuttavia che il riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione “non e’ di per se’, indice di sussistenza di responsabilita’ disciplinare a carico dei magistrati che abbiano richiesto, applicato e confermato il provvedimento restrittivo risultato ingiusto”. Il rapporto segnala anche, come effetto della pandemia, il calo nel biennio 2010-2011 dell’insieme delle misure coercitive personali, compresa la custodia cautelare in carcere. Carcere di cui ha parlato la ministra Marta Cartabia al question time assicurando che dopo il via libera del Garante della Privacy, atteso in questi giorni, partira’ la sperimentazione per le bodycam ai poliziotti penitenziari.

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Appalti per i Covid hospital in Campania, 23 indagati

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Sono chiamati a spiegare i contenuti delle chat e delle conversazioni intercettate, le 23 persone cui la Procura di Napoli ha fatto notificare un invito a comparire nell’ambito di un’indagine sugli appalti all’Asl Napoli 1 Centro, la piu’ grande del Sud. Un’indagine, sui Covid Hospital campani, suddivisa in tre filoni, riguardanti gli ospedali modulari di Napoli, Caserta e Salerno; le forniture di mascherine per bambini, e una serie di presunte appropriazioni indebite di tamponi e mascherine da parte del personale sanitario. Tra le persone coinvolte nella vicenda degli ospedali modulari c’e’ il manager Ciro Verdoliva a cui il pool composto dai magistrati Artiduro, De Roxas, Di Mauro e Woodcock contesta i reati di turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture (avrebbe falsificato un contratto anticipando la data del subappalto, ndr). Sono indagati anche i titolari della societa’ Med di Padova, gli imprenditori Alberto ed Enrico Venturato – che per i pm sarebbero entrati in possesso di informazioni riservate sulle gare, con la complicita’ di un funzionario – e un dirigente, responsabile per il Sud Italia della multinazionale Siram. Ad anticipare le informazioni riservate, via whatsapp e telefono, sarebbe stata l’ingegner Roberta Santaniello, dirigente dell’ufficio di gabinetto della Giunta regionale della Campania e componente dell’Unita’ di Crisi anti-covid. La dirigente e il capo della Protezione Civile, coordinatore della task force, Italo Giulivo, sarebbero coinvolti anche nel filone sulle mascherine per i bimbi, un appalto da 2,5 milioni di euro. Nel mirino anche la fornitura, per un importo di 2 milioni e 673 mila euro, di attrezzature, arredi e dispositivi medici per l’attivazione dei posti letto nelle terapie intensive delle strutture modulari, affidata dalla stazione appaltante So.Re.Sa alla societa’ Med, dopo il nullaosta dell’unita’ di crisi regionale. Poi ci sono la gara da 15,5 milioni di euro, del 17 marzo 2020, per le unita’ modulari all’Ospedale del Mare, nel quartiere Ponticelli di Napoli, anche questa affidata alla Med, e le presunte irregolarita’ sulle forniture dei ventilatori polmonari. La Med doveva realizzare 120 strutture modulari: 74 all’Ospedale del Mare, 24 al sant’Anna e san Sebastiano di Caserta, e 24 al Ruggi d’Aragona di Salerno. Ma, secondo i consulenti dei pm, le forniture realizzate sarebbero state la meta’ del previsto; insufficiente sarebbe lo spazio destinato a ogni singolo posto letto, non a norma perche’ complicherebbe eventuali manovre rianimatorie. A Napoli, secondo gli accertamenti, sarebbero stati realizzati 48 dei 72 posti previsti; 12 su 24 a Salerno e 14 dei 24 previsti presso il Covid Center di Caserta. Oggi e’ stata ascoltata dai pm parte delle persone indagate per la vicenda delle mascherine ai bimbi, che vede convolti il titolare della ditta che si e’ aggiudicata la fornitura, che non ha risposto alle domande, cosi’ come l’ingegnere Santaniello e Italo Giulivo, direttore generale per i Lavori Pubblici e consulente dell’Unita’ di Crisi. Ha risposto invece il responsabile unico del procedimento. Gli interrogatori, iniziati oggi negli uffici della Procura di Napoli, termineranno il 27 maggio. Lo scorso febbraio, nell’ambito di un altro filone, quello riguardante le analisi sui tamponi molecolari e l’istituto zooprofilattico di Portici, gli inquirenti hanno chiesto la proroga delle indagini, tra gli altri, per Enrico Coscioni, braccio destro per la sanita’ del governatore della Campania Vincenzo De Luca: al funzionario viene contestato il reato di turbativa d’asta in concorso.

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Auto piomba nel cortile dell’asilo, morto un bimbo e 5 feriti

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Un’auto senza nessuno alla guida arriva in discesa, gettando a terra il reticolato di ferro della scuola dell’infanzia a Pile, frazione dell’Aquila, e in pochi istanti il cortile dell’asilo si e’ trasformato nel luogo piu’ insicuro per un bambino. L’auto ha sorpreso i piccoli inermi mentre giocavano tra gli scivoli e le giostrine di plastica. Alcuni sono scappati ma altri sono stati travolti, alcuni incastrati. Tra i sei caricati subito in barella uno non ce l’ha fatta, nonostante i tentativi di rianimazione verso l’ospedale: il bilancio e’ di un bimbo di 4 anni morto e altri dei feriti, di cui uno in prognosi riservata. A piombare nel giardino e’ stata un Passat dove all’interno c’era un ragazzino che non ha piu’ di 10 anni. La mamma lo aveva lasciato da solo nella macchina, parcheggiata in strada mentre andava a prendere il fratellino all’asilo, ma l’auto in discesa ha preso subito velocita’, forse accidentalmente sfrenata dallo stesso ragazzino o forse con il freno a mano mai attivato. Ipotesi, queste, che dovranno essere valutate dagli inquirenti. In quel momento c’erano oltre una decina di bambini nel giardino dell’asilo, quando intorno alle 14.30 l’auto ha sfondato il reticolato. Oltre a quelli investiti, altri piccoli sono sotto choc e hanno graffi che si sono procurati durante la fuga. “Sembrava un girone dantesco: quando siamo arrivati abbiamo trovato gente in lacrime in strada e il pianto dei bimbi che ci ha fatto fermare il cuore. Intorno a noi le ambulanze e le auto delle forze dell’ordine, le sirene. Siamo subito corsi dentro, facendoci largo tra i soccorritori, una scena spaventosa e surreale”, racconta ancora sotto choc un papa’ di uno dei circa quaranta bambini della scuola. Il bimbo morto durante il trasporto in ospedale si chiamava Tommaso e aveva quattro anni. Gli altri cinque feriti per fortuna se la caveranno. Due bambine di 4 anni sono state portate in elisoccorso al policlinico Gemelli di Roma: una e’ in prognosi riservata, ha una frattura all’osso temporale e un ematoma sottodurale. Ha il respiro spontaneo e le sue condizioni sono stabili, ma resta in prognosi riservata. Anche l’altra e’ stabile e ha il respiro spontaneo: e’ stata sottoposta ad accertamenti e le sue condizioni attuali non sono gravi. Un altro bimbo e’ al Bambino Gesu’, nella capitale. Per due gemellini si stanno tutt’ora completando gli accertamenti all’ospedale dell’Aquila ma sono anche loro fuori pericolo. “Tommaso era un bambino dolcissimo – racconta una mamma – Spesso si abbracciavano con mia figlia sia quando arrivavano a scuola sia quando uscivano, in un una immagine davvero emozionante. Ora dobbiamo stare vicini a loro per tutelarli dal trauma ma dobbiamo stringerci intorno alla famiglia di Tommaso e dei feriti”. La vicenda ha scosso anche il mondo della politica. Tra i tanti, il cordoglio dei ministri dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, delle pari opportunita’ e della famiglia, Elena Bonetti e degli Affari regionali, Mariastella Gelmini. Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha proclamato il lutto cittadino. Le maestre della scuola stanno cercando di gestire al meglio la situazione, accogliendo i genitori dei piccoli, a partire da quelli rimasti coinvolti nell’investimento. “La priorita’ – dicono – e’ evitare che i bambini che hanno assistito alla scena restino traumatizzati, sia dall’incidente, con l’auto che ha sfondato il cancello del giardino, sia dal viavai di ambulanze e mezzi di soccorso. Con alcuni bambini abbiamo cercato di far finta che si sia trattato di un gioco, o quantomeno di minimizzare, spiegando che oggi i genitori sono venuti a riprenderli in anticipo. Ma quanto e’ difficile”.

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