Collegati con noi

Politica

Caso David Rossi, nuovo nome in Commissione: “Un geometra di Mantova sarà ascoltato”

Nuovi sviluppi nel caso David Rossi: la Commissione individua un geometra di Mantova da ascoltare per chiarire presunti incontri con Antonio Muto.

Pubblicato

del

Prosegue l’attività della Commissione parlamentare d’inchiesta-bis sulla morte di David Rossi, ex capo comunicazione di Monte dei Paschi di Siena.

Nel corso dell’audizione di un’ex dipendente comunale, è emerso un nuovo nominativo ritenuto rilevante per gli approfondimenti in corso.

Il geometra da identificare e ascoltare

Secondo quanto riferito dal presidente della Commissione Gianluca Vinci, si tratta di un geometra di Mantova, indicato come possibile fonte di informazioni su presunti rapporti tra Rossi e Antonio Muto, imprenditore coinvolto in procedimenti legati alla criminalità organizzata.

Gli uffici della Commissione avrebbero già individuato un professionista compatibile con la descrizione fornita e intendono procedere a una convocazione in tempi rapidi.

I possibili collegamenti investigativi

L’attenzione si concentra su un presunto incontro avvenuto a Siena il 6 marzo 2013, alla vigilia della morte di Rossi.

Secondo quanto emerso, Muto si sarebbe recato in città proprio per incontrarlo. Tuttavia, su questo punto mancano ancora riscontri definitivi.

Le prossime audizioni

Oltre al geometra, la Commissione prevede di ascoltare anche il giornalista Sergio Rizzo, che in passato aveva scritto degli stessi presunti incontri.

Le nuove audizioni puntano a chiarire elementi rimasti finora incerti e a verificare la fondatezza delle testimonianze raccolte.

Un’indagine ancora aperta

Il lavoro della Commissione si concentra sull’identificazione dei soggetti coinvolti e sulla verifica delle circostanze emerse nel tempo.

Le attività proseguono con l’obiettivo di acquisire nuovi elementi utili alla ricostruzione dei fatti, nel rispetto dei principi di accertamento e della presunzione di innocenza.

Advertisement

Politica

25 aprile, scontro politico: polemiche su La Russa, tagli alla memoria e convegno a Predappio

Clima teso verso il 25 aprile: polemiche su La Russa, tagli ai luoghi della Resistenza e contestazioni per un convegno a Predappio.

Pubblicato

del

Si accende il confronto politico in vista del 25 aprile, Festa della Liberazione. Le dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha ricordato come in passato abbia reso omaggio anche ai caduti della Repubblica Sociale Italiana, hanno innescato una dura reazione dell’opposizione.

Secondo La Russa, si tratta di un gesto personale legato a un’idea di “pacificazione” nei confronti di chi ha perso la vita. Posizione contestata da esponenti del Partito Democratico, tra cui Federico Fornaro, che parla di dichiarazioni “gravi e inaccettabili”.

Il tema dei fondi per i luoghi della Memoria

Parallelamente si apre un altro fronte di scontro sui finanziamenti ai luoghi simbolo della Resistenza. Il deputato Andrea De Maria ha denunciato una riduzione dei contributi del ministero della Cultura, passati da circa 2,5 milioni a poco più di 1,8 milioni di euro.

I tagli riguardano realtà come Marzabotto, Fossoli, il Museo Cervi, Sant’Anna di Stazzema e la Risiera di San Sabba. Secondo le opposizioni, la riduzione rischia di compromettere progetti già avviati e attività legate alla memoria storica.

Il convegno a Predappio e le polemiche

Ulteriore tensione arriva dal convegno organizzato a Predappio dal titolo “La fine dell’antifascismo”, promosso da ambienti dell’estrema destra e previsto proprio il 25 aprile.

L’iniziativa, con la partecipazione di esponenti politici e internazionali, è stata duramente criticata dal centrosinistra, che la considera una provocazione e un’offesa ai valori costituzionali.

Un anniversario tra memoria e divisioni

La ricorrenza della Liberazione si conferma ancora una volta un momento di forte valenza simbolica, ma anche di confronto politico.

Tra richiami alla memoria storica, polemiche istituzionali e iniziative contestate, il 25 aprile si avvicina in un clima segnato da tensioni e interpretazioni divergenti sul significato della ricorrenza.

Continua a leggere

Politica

Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose: Arienzo e Pagani commissariati per 18 mesi

Il Consiglio dei ministri scioglie i Comuni di Arienzo e Pagani per infiltrazioni mafiose. Commissariamento per 18 mesi.

Pubblicato

del

Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento dei consigli comunali di Arienzo e Pagani per infiltrazioni della criminalità organizzata.

Il provvedimento è stato adottato su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sulla base degli accertamenti che hanno evidenziato condizionamenti tali da compromettere il corretto funzionamento delle amministrazioni locali.

Il quadro normativo

La misura è prevista dall’articolo 143 del Testo unico degli enti locali, che consente lo scioglimento degli organi elettivi in presenza di infiltrazioni mafiose o gravi condizionamenti criminali.

Si tratta di uno strumento straordinario volto a ripristinare legalità e trasparenza nell’azione amministrativa.

Commissariamento per 18 mesi

A seguito dello scioglimento, la gestione dei due Comuni sarà affidata a commissioni straordinarie per una durata di diciotto mesi.

Le commissioni avranno il compito di amministrare gli enti, verificare la situazione interna e adottare le misure necessarie per ristabilire condizioni di legalità.

Un segnale sul fronte della legalità

Il provvedimento si inserisce nell’azione di contrasto alle infiltrazioni mafiose negli enti locali, fenomeno che continua a rappresentare una criticità in alcune aree del Paese.

L’obiettivo dichiarato è garantire il buon andamento dell’amministrazione pubblica e tutelare le istituzioni da condizionamenti esterni illegali.

Continua a leggere

Politica

Anac, allarme corruzione: +35% fondi Ue a rischio e boom affidamenti diretti

La relazione Anac segnala corruzione più insidiosa, +35% sui fondi Ue e boom di affidamenti diretti. Busia: fenomeno sempre più diffuso.

Pubblicato

del

La corruzione in Italia cambia volto e diventa più difficile da intercettare. È il quadro che emerge dalla Relazione annuale dell’ANAC, presentata dal presidente Giuseppe Busia alla Camera, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella.

Secondo l’Autorità, il fenomeno si articola sempre meno nelle forme tradizionali della tangente e sempre più in pratiche indirette e opache, capaci di infiltrarsi nei meccanismi amministrativi e decisionali.

Dalle consulenze fittizie ai fondi europei

Tra le modalità segnalate figurano consulenze fittizie, sponsorizzazioni opache, concorsi pubblici manipolati e utilizzo distorto dei fondi europei, con un incremento del 35% nell’ultimo anno.

Per l’Anac, si tratta di una “costellazione di condotte subdole” che sfrutta le lacune normative e rende più complessa l’azione di controllo.

Il boom degli affidamenti diretti

Uno dei dati più rilevanti riguarda gli affidamenti diretti negli appalti pubblici: nel 2025 hanno rappresentato circa il 95% delle procedure per servizi e forniture.

Molti di questi si concentrano appena sotto la soglia dei 140.000 euro, elemento che, secondo l’Autorità, può favorire frazionamenti artificiosi, sprechi e, in alcuni casi, infiltrazioni criminali.

Le criticità normative

Busia ha evidenziato anche le conseguenze dell’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e del ridimensionamento del traffico di influenze illecite, ritenendo che non siano state rafforzate adeguatamente le garanzie amministrative per compensare tali modifiche.

Una valutazione che si inserisce nel dibattito politico sulle riforme della giustizia e sugli strumenti di prevenzione della corruzione.

Appalti, lavoro e sicurezza

La relazione segnala inoltre carenze nelle clausole per la parità di genere e l’occupazione giovanile nei progetti legati al Pnrr, presenti in meno dell’8% delle procedure sopra i 40.000 euro.

Sul fronte della sicurezza nei cantieri pubblici, l’Anac chiede controlli più stringenti, maggiore tracciabilità e responsabilità lungo tutta la filiera, soprattutto nei subappalti.

Le reazioni politiche e sindacali

La relazione ha suscitato reazioni nel mondo politico. La capogruppo Pd Chiara Braga l’ha definita un segnale di allarme per il governo, mentre l’eurodeputato Giuseppe Antoci ha criticato l’eliminazione del reato di abuso d’ufficio.

Di segno diverso la valutazione della CGIL, che ha sottolineato l’importanza del lavoro dell’Autorità nel promuovere appalti più trasparenti.

Un quadro che chiama interventi

Nel complesso, la relazione dell’Anac traccia un quadro articolato e complesso, indicando la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e controllo.

Un richiamo che coinvolge istituzioni nazionali ed europee, chiamate a rispondere a un fenomeno in evoluzione che, secondo l’Autorità, resta una delle principali criticità del sistema pubblico.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto