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Casaleggio sfida Grillo e prepara la scissione nel M5S

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Beppe Grillo ha difficoltà a giustificare il sì a Draghi. Usa il Mite, ministero della Transizione ecologica, ma le argomentazioni sono debolucce. Davide Casaleggio e l’Associazione Rousseau annunciano per il 10 marzo un manifesto, “perché è arrivato il momento di riattivare i motori e cominciare la nostra corsa controvento”. Molti espulsi di fresco, nomi come Barbara Lezzi, Nicola Morra e Elio Lannutti, gli battono le mani. E pare l’embrione di una sorta di scissione, di un nuovo movimento per recuperare i valori originari del M5S . IlGarante ha provato ad evitare lo scontro finale tra il Movimento e Casaleggio ma lo strappo c’è. Tanti grillini corrono a chiedere di potersi cancellare da Rousseau, mentre il ministro Stefano Patuanelli è feroce: “Auguri a Rousseau, il M5S non va di bolina ma con il vento in poppa e con Conte”. Tutto questo, nel giorno in cui Nicola Zingaretti si dimette da segretario dem, mettendo a serissimo rischio l’alleanza giallorosa. E nello stesso giovedì in cui Grillo diffonde un torrenziale post in cui spiega l’entrata nel governo: “Il M5S ha deciso di non sottrarsi alle sue responsabilità, per contribuire a fare un uso più lungimirante possibile dei 209 miliardi” del Recovery Plan. Quindi sì a Draghi, “a cui abbiamo posto due condizioni tassative, l’istituzione di un super ministero della Transizione ecologica e soprattutto del Comitato interministeriale per la Transizione, sotto la responsabilità diretta del premier”. Grillo blinda, ancora, Virginia Raggi. E la cosa, a dire il vero, non  è che faccia davvero piacere. Significa che ce n’è bisogno?  “Il Comune di Roma è in buona posizione per dare nuovo slancio ecologico alla città”. Ma Casaleggio che fa? Che cosa dice?. “Non è più tempo di accontentarsi – scrive l’Associazione Rousseau – Per tornare a volare alto dobbiamo anteporre le idee alle persone e le riforme alle poltrone”. È l’anatema, e la scissione, anche se un big sussurra: “Vuole solo alzare la posta”. Anche perché Casaleggio chiede ancora al M5S restituzioni per quasi 450 mila euro. Ma ormai le strade si divideranno. Con Alessandro Di Battista che si tiene a debita distanza dalle due parti. E Conte? “Lavora al progetto” ripetono. Cioè al nuovo Statuto dove sono previsti segretari regionali e una tesoreria centrale, per il M5S del 2050. Quello dove Casaleggio non ci sarà.

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Sì del Cts a Franceschini, il mondo dello spettacolo ci riprova

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Cinema, teatri, concerti, musei. Dopo la falsa partenza del 27 marzo ci si riprova dal 26 aprile. E questa volta con numeri piu’ grandi, fino a 500 persone al chiuso, mille all’aperto. Con la possibilita’ per le regioni di autorizzare i grandi concerti o gli eventi culturali, purche’ in sicurezza, potendo contare sugli stessi numeri eventualmente consentiti allo sport. E’ sera e il premier Draghi ha gia’ parlato da un po’ quando arriva la notizia che il Comitato Tecnico Scientifico ha accettato in toto le richieste avanzate due giorni fa dal ministro della Cultura Franceschini. Con il via libera al raddoppio delle capienze e pure un accenno alla possibilita’, nel caso che le condizioni epidemiologiche migliorino, di superare questi nuovi paletti andando oltre al 50 per cento appena ottenuto. Soddisfatto, il ministro Pd lancia un segnale ai manifestanti che domani si riuniranno in Piazza del Popolo a Roma chiamati a raccolta dal movimento dei Bauli. “Ringrazio tutti quelli che saranno in piazza, i messaggi che arrivano dal mondo dei lavoratori dello spettacolo sono molto utili”, sottolinea dal palco di una kermesse sulla cultura organizzata proprio oggi dai democratici. Quindi ci si riprova, consapevoli che si tratta di un inizio, di un segnale nella speranza di tempi sempre migliori. A caldo arriva il ringraziamento delle industrie musicali con il ceo della Fimi Enzo Mazza che parla di un “risultato importante, soprattutto perche’ prevede anche il superamento dei limiti standard sulla base di specifiche situazioni e protocolli”. E il presidente di Assomusica Vincenzo Spera – molto critico qualche giorno fa – oggi applaude : “Siamo fiduciosi che questo primo passo vedra’ un progressivo ampliamento verso forme piu’ idonee ai luoghi in cui si terranno gli spettacoli”, scrive. Anche se sottolinea la necessita’ di un percorso progressivo che porti presto a lavorare “in sicurezza ma anche con maggiore sostenibilita’ economica”. Per il cinema e’ il presidente degli esercenti (Anec) Mario Lorini, a parlare di “un primo passo, un segnale” per il settore. Anche se certo, sottolinea anche lui, “in questi termini non si puo’ parlare di ripartenza. Per far ripartire il mercato ci vuole altro”. Tant’e’, e’ comunque un avvio, riconosce il rappresentante delle sale cinematografiche, “se questo sara’ l’inizio di un percorso, scandito da nuove date e nuove aperture, vedremo”. Tanti comunque rimangono alla finestra, in attesa che si chiarisca tutto un po’ meglio. I mal di pancia, le insoddisfazioni, i malumori, sono tanti. Anche perche’ le richieste e i protocolli messi a punto dalle categorie in queste ultime settimane prevedevano altro e di piu’. A partire da criteri diversi per fissare la capienza delle sale, senza numeri uguali per tutti. “Ogni luogo e’ diverso” ripetono un po’ tutti, dai teatri alla lirica, al cinema. “Non si puo’ mettere sullo stesso piano l’Arena di Verona e un teatro di Catania”. C’e’ il tasto dolente dello stop alla vendita di cibi e bevande, che rimane e costituisce un ulteriore aggravio per le imprese. E c’era la richiesta di aprire anche nelle zone arancioni, di consentire i flussi di pubblico da una regione all’altra. Senza dimenticare che tra i limiti che rimangono per tutti, c’e’ lo scoglio del coprifuoco, che viene confermato alle 22. Un paletto ulteriore e certo non da poco per cinema, teatri, concerti, che impone spettacoli serali programmati di fatto nel tardo pomeriggio, alle 19, 19.30. Insomma, e’ difficile, se non impensabile in questi termini che possano arrivare in sala i film piu’ importanti, i grandi titoli rimasti in panchina da mesi. “Il mercato riparte con altre condizioni”, ribadisce Lorini. Franceschini intanto ha segnato il primo punto, convinto ad andare avanti trascinando con se’ il settore che rappresenta. Nel prossimo decreto puntera’ a far inserire l’apertura dei musei (che attualmente potranno riaprire solo dal lunedi’ al venerdi’) anche nel fine settimana. “Non sono la vostra controparte”, ripete anche oggi ai lavoratori dello spettacolo in agitazione, come gia’ aveva detto giorni fa agli occupanti del Globe Theatre. “Sono con voi, il vostro rappresentante nelle istituzioni”. Il Paese ci spera, il ministro lo sa: “Abbiamo bisogno tutti di un’estate con piazze e strade pieni di spettacolo, musica, danza e prosa”.

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Si prepara fase due, 80% vaccinati entro l’autunno

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Con le prime riaperture in vista la campagna vaccinale in Italia entra in una fase cruciale e delicata. “Sta andando bene – dice Mario Draghi-, con tante sorprese positive e qualcuna negativa, e questo e’ stato fondamentale per prendere le decisioni”. Il premier sa di assumere un “rischio ragionato” riaprendo, ma “se i comportamenti sono osservati la possibilita’ che si torni indietro e’ molto bassa e in autunno la vaccinazione sara’ molto diffusa”. L’80% della popolazione, per la precisione, e’ l’obiettivo del governo. Con i contagi ancora alti e gli ospedali abbastanza pieni, non il quadro ideale per le somministrazioni di massa, lo sforzo inizia a dare i suoi frutti e oggi due soglie psicologiche sono state raggiunte: 10 milioni di italiani hanno ricevuto almeno una dose – un sesto del totale -, 4,2 milioni di loro anche il richiamo. Tra gli over 70 (over 80 compresi) la percentuale che ha avuto almeno la prima iniezione ha raggiunto il 50%. Insomma i piu’ fragili e colpiti dal Covid iniziano ad avere una qualche copertura e il calo dei casi tra gli ultraottantenni lo dimostra. Una volta coperti anche gli over 60, la seconda fase per i piu’ giovani si prospetta flessibile, con le Regioni che potranno decidere a chi dare la priorita’, a meno che il governo non imponga il criterio delle fasce d’eta’. Nel Lazio, tra le piu’ virtuose nell’immunizzazione, si aprira’ AstraZeneca agli under 60 che lo vorranno, su base volontaria, pur essendo sconsigliato per loro. Cio’ per non sprecare le dosi del vaccino piu’ controverso. “Io il crollo di fiducia in Astrazeneca non lo vedo nei dati”, dice Draghi, che con la moglie ha ricevuto la prima dose del preparato anglo-svedese. Per il ministro della Salute Roberto Speranza non c’e’ un crollo nei dati delle vaccinazioni con AstraZeneca, piuttosto una grande “richiesta di informazioni”. Nei frigoriferi ci sono pero’ 1,25 milioni di dosi, un milione delle quali di AstraZeneca, in gran parte per i richiami, ma anche per un certo tasso di rifiuti. Di Pfizer al momento non c’e’ alcuna dose residua. Cosi’ si cerca in vari modi di smaltire le scorte e di incentivare l’uso del ‘vaccino di Oxford’. A Palermo oggi Open Day AstraZeneca con una folla dai 60 ai 79 anni a vaccinarsi senza prenotazione. L’iniziativa andra’ avanti fino a domenica. Resta la questione di Johnson&Johnson, il vaccino monodose fermo ai box in attesa che si pronuncino le autorita’ sanitarie statunitensi, che per prime lo hanno sospeso dopo alcuni casi di trombosi, e quelle Ue. L’Agenzia europea del farmaco (Ema) decidera’ martedi’ prossimo, il 20 aprile. Nell’ultima settimana la media giornaliera di vaccinati in Italia e’ stata di circa 290 mila, ancora lontana dai 500 mila promessi, ma comunque sufficiente – con le dosi al momento disponibili e previste – a completare gli over 80 il 6 maggio e i settantenni (70-79 anni) il 28 maggio, secondo proiezioni su dati del governo. L’obiettivo espresso da Speranza e’ di vaccinare con almeno una dose tutti gli over 60 entro fine giugno e poi 80% entro l’autunno, l’immunita’ di gregge. E si guarda gia’ oltre. “Nel 2022 una delle possibilita’ e’ di avere una terza dose contro le varianti per i vaccini attualmente a due dosi”, cioe’ tutti quelli finora approvati tranne Johnson&Johnson, afferma il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. Nel frattempo la sfida sara’ di riaprire, tenere sotto controllo i contagi e continuare a vaccinare su questi ritmi. Lo scenario migliore e’ quello britannico, con oltre 40 milioni di cittadini su 66 vaccinati con almeno una dose e casi e vittime ridotti al minimo. Le riaperture sono arrivate pero’ dopo tre mesi di lockdown duro – in Italia non si fa da un anno -, come ha sottolineato il premier Boris Johnson. E il tracciamento continua massiccio con oltre un milione di tamponi al giorno, mentre in Italia non si riesce ad andare oltre i 350 mila. Il rischio e’ che, con mezzo milione di infetti, riaprendo l’epidemia si impenni. Lo scenario peggiore e’ quello dell’Ungheria, che ha usato ben 8 vaccini, anche quelli cinese e indiano, dando almeno una dose a oltre il 30% della popolazione, ma ha riaperto senza precauzioni e ora ha il tasso di mortalita’ piu’ alto del mondo.

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Diritto alla disconnessione con lo smart working

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Il diritto alla disconnessione per chi e’ in smart working: e’ la novita’ che arriva con un emendamento M5s al decreto Covid approvato dalle commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera, che prevede fino al 30 giugno la possibilita’ per il lavoratore dipendente con un figlio minore di 16 anni in didattica a distanza o in quarantena di svolgere l’attivita’ ‘da remoto’. Obiettivo, superata l’emergenza, e’ affrontare il punto in senso generale, con un aggiornamento della disciplina del lavoro agile, il cui utilizzo e’ esploso durante la pandemia, anche nella cornice della contrattazione collettiva. D’altronde alla fine dello stato d’emergenza, al momento fissato al 30 aprile, verra’ meno anche la procedura semplificata, che consente il ricorso allo smart working senza la necessita’ di un accordo individuale. Una misura sostenuta anche dal ministero del Lavoro: lo smart working e’ “lavoro a tutti gli effetti e non di serie B” e questo “dovra’ trovare un’affermazione solenne in sede normativa”, ha recentemente detto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Intanto per la prima volta si mette nero su bianco che viene “riconosciuto alla lavoratrice o al lavoratore che svolge l’attivita’ in modalita’ agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilita’ concordati”. Il ricorso alla disconnessione, si aggiunge, “necessario per tutelare i tempi di riposo e la salute del lavoratore, non puo’ avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi”. Per la Pa resta la disciplina dei contratti collettivi. E’ un passo avanti “importante” sul fronte dei diritti, commentano le deputate e i deputati M5s in commissione Lavoro, dicendosi “molto soddisfatti”. Per andare incontro alle esigenze familiari in questo constesto di pandemia, il governo punta ad estendere il bonus babysitter anche alla polizia locale. Mentre dalle commissioni della Camera arriva l’ok ad un altro emendamento al decreto Covid con un primo allargamento agli operatori sanitari, socio-sanitari e agli assistenti sociali, inizialmente esclusi. Per finanziare la nuova misura si e’ fatto ricorso, su impulso del ministro Andrea Orlando e del titolare della Salute, Roberto Speranza, a fondi residui dei due ministeri. Ora nel prossimo provvedimento utile si punta ad inserire una norma che consenta di usufruire del bonus alla polizia locale, al pari di forze dell’ordine e forze di sicurezza. Per la Pubblica amministrazione tornano dal 3 maggio i concorsi in presenza e il ministero pubblica il Protocollo per lo svolgimento delle prove in sicurezza: distanza tra i candidati di almeno di 2,25 metri; obbligo di tampone nelle ultime 48 ore e uso delle mascherine Ffp2 che saranno “fornite dall’amministrazione”.

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