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Casaleggio: Rousseau, la nostra piattaforma è tra le migliori e più sicure al mondo

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Rousseau ottiene il punteggio massimo in sicurezza sia per la crittografia che per la gestione dei dati degli iscritti. Lo scrive sul blog delle Stelle l’associazione Rousseau che riporta i dati di Digital Democracy Report 2021 in cui, si sostiene, la piattaforma risulta “tra le migliori al mondo”. “Lo studio del report Digital Democracy 2021 evidenzia come Rousseau rappresenti una delle poche soluzioni sul mercato in grado di fornire un percorso costruttivo per la governance digitale di massa e dia significativamente potere alle persone attraverso le tradizionali strutture democratiche rappresentative e di come abbia dimostrato una comprovata capacita’ di gestire decine o addirittura centinaia di migliaia di partecipanti contemporaneamente. Alla luce di quest’analisi approfondita il report suggerisce quindi l’adozione di Rousseauanche ad altri movimenti e grandi organizzazioni che vogliano promuovere la partecipazione in comunita’ di migliaia e migliaia di persone” riporta Rousseau. Sono 22 – si riferisce nel blog – le piattaforme internazionali di democrazia digitale operanti in 25 Paesi, sia nel settore pubblico che in quello privato, oggetto di studio del Digital Democracy Report 2021 realizzato dal Solonian Democracy Institute, centro internazionale di ricerca con sede a Dublino che studia le tecnologie emergenti e le organizzazioni che favoriscono lo sviluppo della cultura democratica nel mondo. Tra queste piattaforme, “Rousseau ha ottenuto un punteggio pari al 77% che certifica a livello internazionale la qualita’ e il valore del modello rappresentato dall’ecosistema Rousseau, pioniere della democrazia partecipata digitale in Italia”. In particolare la piattaforma ha ricevuto il massimo del punteggio, 3 stelle su 3, in capacita’ di esecuzione; il punteggio massimo in sicurezza. Inoltre, Solonian afferma che “Rousseau rappresenta un caso di studio internazionale e stabilisce un record mondiale per la partecipazione a una consultazione online in un solo giorno”. Insomma, racconta il report, “grazie alle idee avanguardistiche di Gianroberto Casaleggio che rappresentano tuttora il cuore del progetto Rousseau, la piattaforma sarebbe riuscita nel corso degli anni a coniugare l’attivismo civico in rete con l’impegno politico nel mondo fisico, mobilitando i propri iscritti verso un modo nuovo e innovativo di fare politica nel quale e’ l’individuo a essere al centro del processo decisionale”.

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Politica

Sì del Cts a Franceschini, il mondo dello spettacolo ci riprova

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Cinema, teatri, concerti, musei. Dopo la falsa partenza del 27 marzo ci si riprova dal 26 aprile. E questa volta con numeri piu’ grandi, fino a 500 persone al chiuso, mille all’aperto. Con la possibilita’ per le regioni di autorizzare i grandi concerti o gli eventi culturali, purche’ in sicurezza, potendo contare sugli stessi numeri eventualmente consentiti allo sport. E’ sera e il premier Draghi ha gia’ parlato da un po’ quando arriva la notizia che il Comitato Tecnico Scientifico ha accettato in toto le richieste avanzate due giorni fa dal ministro della Cultura Franceschini. Con il via libera al raddoppio delle capienze e pure un accenno alla possibilita’, nel caso che le condizioni epidemiologiche migliorino, di superare questi nuovi paletti andando oltre al 50 per cento appena ottenuto. Soddisfatto, il ministro Pd lancia un segnale ai manifestanti che domani si riuniranno in Piazza del Popolo a Roma chiamati a raccolta dal movimento dei Bauli. “Ringrazio tutti quelli che saranno in piazza, i messaggi che arrivano dal mondo dei lavoratori dello spettacolo sono molto utili”, sottolinea dal palco di una kermesse sulla cultura organizzata proprio oggi dai democratici. Quindi ci si riprova, consapevoli che si tratta di un inizio, di un segnale nella speranza di tempi sempre migliori. A caldo arriva il ringraziamento delle industrie musicali con il ceo della Fimi Enzo Mazza che parla di un “risultato importante, soprattutto perche’ prevede anche il superamento dei limiti standard sulla base di specifiche situazioni e protocolli”. E il presidente di Assomusica Vincenzo Spera – molto critico qualche giorno fa – oggi applaude : “Siamo fiduciosi che questo primo passo vedra’ un progressivo ampliamento verso forme piu’ idonee ai luoghi in cui si terranno gli spettacoli”, scrive. Anche se sottolinea la necessita’ di un percorso progressivo che porti presto a lavorare “in sicurezza ma anche con maggiore sostenibilita’ economica”. Per il cinema e’ il presidente degli esercenti (Anec) Mario Lorini, a parlare di “un primo passo, un segnale” per il settore. Anche se certo, sottolinea anche lui, “in questi termini non si puo’ parlare di ripartenza. Per far ripartire il mercato ci vuole altro”. Tant’e’, e’ comunque un avvio, riconosce il rappresentante delle sale cinematografiche, “se questo sara’ l’inizio di un percorso, scandito da nuove date e nuove aperture, vedremo”. Tanti comunque rimangono alla finestra, in attesa che si chiarisca tutto un po’ meglio. I mal di pancia, le insoddisfazioni, i malumori, sono tanti. Anche perche’ le richieste e i protocolli messi a punto dalle categorie in queste ultime settimane prevedevano altro e di piu’. A partire da criteri diversi per fissare la capienza delle sale, senza numeri uguali per tutti. “Ogni luogo e’ diverso” ripetono un po’ tutti, dai teatri alla lirica, al cinema. “Non si puo’ mettere sullo stesso piano l’Arena di Verona e un teatro di Catania”. C’e’ il tasto dolente dello stop alla vendita di cibi e bevande, che rimane e costituisce un ulteriore aggravio per le imprese. E c’era la richiesta di aprire anche nelle zone arancioni, di consentire i flussi di pubblico da una regione all’altra. Senza dimenticare che tra i limiti che rimangono per tutti, c’e’ lo scoglio del coprifuoco, che viene confermato alle 22. Un paletto ulteriore e certo non da poco per cinema, teatri, concerti, che impone spettacoli serali programmati di fatto nel tardo pomeriggio, alle 19, 19.30. Insomma, e’ difficile, se non impensabile in questi termini che possano arrivare in sala i film piu’ importanti, i grandi titoli rimasti in panchina da mesi. “Il mercato riparte con altre condizioni”, ribadisce Lorini. Franceschini intanto ha segnato il primo punto, convinto ad andare avanti trascinando con se’ il settore che rappresenta. Nel prossimo decreto puntera’ a far inserire l’apertura dei musei (che attualmente potranno riaprire solo dal lunedi’ al venerdi’) anche nel fine settimana. “Non sono la vostra controparte”, ripete anche oggi ai lavoratori dello spettacolo in agitazione, come gia’ aveva detto giorni fa agli occupanti del Globe Theatre. “Sono con voi, il vostro rappresentante nelle istituzioni”. Il Paese ci spera, il ministro lo sa: “Abbiamo bisogno tutti di un’estate con piazze e strade pieni di spettacolo, musica, danza e prosa”.

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Politica

Si prepara fase due, 80% vaccinati entro l’autunno

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Con le prime riaperture in vista la campagna vaccinale in Italia entra in una fase cruciale e delicata. “Sta andando bene – dice Mario Draghi-, con tante sorprese positive e qualcuna negativa, e questo e’ stato fondamentale per prendere le decisioni”. Il premier sa di assumere un “rischio ragionato” riaprendo, ma “se i comportamenti sono osservati la possibilita’ che si torni indietro e’ molto bassa e in autunno la vaccinazione sara’ molto diffusa”. L’80% della popolazione, per la precisione, e’ l’obiettivo del governo. Con i contagi ancora alti e gli ospedali abbastanza pieni, non il quadro ideale per le somministrazioni di massa, lo sforzo inizia a dare i suoi frutti e oggi due soglie psicologiche sono state raggiunte: 10 milioni di italiani hanno ricevuto almeno una dose – un sesto del totale -, 4,2 milioni di loro anche il richiamo. Tra gli over 70 (over 80 compresi) la percentuale che ha avuto almeno la prima iniezione ha raggiunto il 50%. Insomma i piu’ fragili e colpiti dal Covid iniziano ad avere una qualche copertura e il calo dei casi tra gli ultraottantenni lo dimostra. Una volta coperti anche gli over 60, la seconda fase per i piu’ giovani si prospetta flessibile, con le Regioni che potranno decidere a chi dare la priorita’, a meno che il governo non imponga il criterio delle fasce d’eta’. Nel Lazio, tra le piu’ virtuose nell’immunizzazione, si aprira’ AstraZeneca agli under 60 che lo vorranno, su base volontaria, pur essendo sconsigliato per loro. Cio’ per non sprecare le dosi del vaccino piu’ controverso. “Io il crollo di fiducia in Astrazeneca non lo vedo nei dati”, dice Draghi, che con la moglie ha ricevuto la prima dose del preparato anglo-svedese. Per il ministro della Salute Roberto Speranza non c’e’ un crollo nei dati delle vaccinazioni con AstraZeneca, piuttosto una grande “richiesta di informazioni”. Nei frigoriferi ci sono pero’ 1,25 milioni di dosi, un milione delle quali di AstraZeneca, in gran parte per i richiami, ma anche per un certo tasso di rifiuti. Di Pfizer al momento non c’e’ alcuna dose residua. Cosi’ si cerca in vari modi di smaltire le scorte e di incentivare l’uso del ‘vaccino di Oxford’. A Palermo oggi Open Day AstraZeneca con una folla dai 60 ai 79 anni a vaccinarsi senza prenotazione. L’iniziativa andra’ avanti fino a domenica. Resta la questione di Johnson&Johnson, il vaccino monodose fermo ai box in attesa che si pronuncino le autorita’ sanitarie statunitensi, che per prime lo hanno sospeso dopo alcuni casi di trombosi, e quelle Ue. L’Agenzia europea del farmaco (Ema) decidera’ martedi’ prossimo, il 20 aprile. Nell’ultima settimana la media giornaliera di vaccinati in Italia e’ stata di circa 290 mila, ancora lontana dai 500 mila promessi, ma comunque sufficiente – con le dosi al momento disponibili e previste – a completare gli over 80 il 6 maggio e i settantenni (70-79 anni) il 28 maggio, secondo proiezioni su dati del governo. L’obiettivo espresso da Speranza e’ di vaccinare con almeno una dose tutti gli over 60 entro fine giugno e poi 80% entro l’autunno, l’immunita’ di gregge. E si guarda gia’ oltre. “Nel 2022 una delle possibilita’ e’ di avere una terza dose contro le varianti per i vaccini attualmente a due dosi”, cioe’ tutti quelli finora approvati tranne Johnson&Johnson, afferma il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. Nel frattempo la sfida sara’ di riaprire, tenere sotto controllo i contagi e continuare a vaccinare su questi ritmi. Lo scenario migliore e’ quello britannico, con oltre 40 milioni di cittadini su 66 vaccinati con almeno una dose e casi e vittime ridotti al minimo. Le riaperture sono arrivate pero’ dopo tre mesi di lockdown duro – in Italia non si fa da un anno -, come ha sottolineato il premier Boris Johnson. E il tracciamento continua massiccio con oltre un milione di tamponi al giorno, mentre in Italia non si riesce ad andare oltre i 350 mila. Il rischio e’ che, con mezzo milione di infetti, riaprendo l’epidemia si impenni. Lo scenario peggiore e’ quello dell’Ungheria, che ha usato ben 8 vaccini, anche quelli cinese e indiano, dando almeno una dose a oltre il 30% della popolazione, ma ha riaperto senza precauzioni e ora ha il tasso di mortalita’ piu’ alto del mondo.

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Diritto alla disconnessione con lo smart working

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Il diritto alla disconnessione per chi e’ in smart working: e’ la novita’ che arriva con un emendamento M5s al decreto Covid approvato dalle commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera, che prevede fino al 30 giugno la possibilita’ per il lavoratore dipendente con un figlio minore di 16 anni in didattica a distanza o in quarantena di svolgere l’attivita’ ‘da remoto’. Obiettivo, superata l’emergenza, e’ affrontare il punto in senso generale, con un aggiornamento della disciplina del lavoro agile, il cui utilizzo e’ esploso durante la pandemia, anche nella cornice della contrattazione collettiva. D’altronde alla fine dello stato d’emergenza, al momento fissato al 30 aprile, verra’ meno anche la procedura semplificata, che consente il ricorso allo smart working senza la necessita’ di un accordo individuale. Una misura sostenuta anche dal ministero del Lavoro: lo smart working e’ “lavoro a tutti gli effetti e non di serie B” e questo “dovra’ trovare un’affermazione solenne in sede normativa”, ha recentemente detto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Intanto per la prima volta si mette nero su bianco che viene “riconosciuto alla lavoratrice o al lavoratore che svolge l’attivita’ in modalita’ agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilita’ concordati”. Il ricorso alla disconnessione, si aggiunge, “necessario per tutelare i tempi di riposo e la salute del lavoratore, non puo’ avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi”. Per la Pa resta la disciplina dei contratti collettivi. E’ un passo avanti “importante” sul fronte dei diritti, commentano le deputate e i deputati M5s in commissione Lavoro, dicendosi “molto soddisfatti”. Per andare incontro alle esigenze familiari in questo constesto di pandemia, il governo punta ad estendere il bonus babysitter anche alla polizia locale. Mentre dalle commissioni della Camera arriva l’ok ad un altro emendamento al decreto Covid con un primo allargamento agli operatori sanitari, socio-sanitari e agli assistenti sociali, inizialmente esclusi. Per finanziare la nuova misura si e’ fatto ricorso, su impulso del ministro Andrea Orlando e del titolare della Salute, Roberto Speranza, a fondi residui dei due ministeri. Ora nel prossimo provvedimento utile si punta ad inserire una norma che consenta di usufruire del bonus alla polizia locale, al pari di forze dell’ordine e forze di sicurezza. Per la Pubblica amministrazione tornano dal 3 maggio i concorsi in presenza e il ministero pubblica il Protocollo per lo svolgimento delle prove in sicurezza: distanza tra i candidati di almeno di 2,25 metri; obbligo di tampone nelle ultime 48 ore e uso delle mascherine Ffp2 che saranno “fornite dall’amministrazione”.

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