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Cartabia: la norma sui pentiti va preservata

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Va mantenuta la norma sui collaboratori di giustizia che ha portato a risultati “decisivi” nel contrasto alla mafia, nonostante il comprensibile dolore che da ultimo ha rinnovato nei familiari delle vittime la scarcerazione di Giovanni Brusca, responsabile della strage di Capaci e di altri “efferati delitti”.E il Parlamento raccolga l’invito della Consulta a modificare le norme che attualmente impediscono di concedere la liberazione condizionale ai mafiosi all’ergastolo ostativo che non collaborano, ma si sono ravveduti: cancellando i profili di incostituzionalita’ ma allo stesso tempo prevedendo per i boss condizioni e procedure specifiche “diverse e piu’ rigorose rispetto a quelle applicabili agli altri detenuti”. Al suo primo appuntamento con la Commissione parlamentare Antimafia, Marta Cartabia affronta in maniera diretta, tra i tanti temi, anche quelli che stanno facendo piu’ discutere sul fronte del contrasto ai clan. Contro i quali occorre mantenere l’attenzione “alta e vigile”, come dice la ministra prendendo in prestito le parole del capo dello Stato alla cerimonia per la strage di Capaci . A maggior ragione ora: i fondi del Recovery, a cui e’ legata la rinascita del Paese, fanno gola alla mafia e non possiamo assolutamente “consentire che finiscano in mani sbagliate”. La prima questione e’ quella dei benefici ai pentiti tornata alla ribalta con la scarcerazione del boss che ha sulla coscienza centinaia di omicidi, a cominciare da quello del piccolo Giuseppe Di Matteo. Cartabia ricorda il commento di Maria Falcone( “mi addolora ma e’ la legge dello Stato che va rispettata”) e sottolinea che la norma sui collaboratori va “preservata” perche’ loro hanno dato “un contributo assai rilevante” al contrasto a Cosa Nostra. Sono pero’ necessari i riscontri alle dichiarazioni che fanno, dice citando Giovanni Falcone (lo fara’ piu’ volte )e ricordando che ce ne furono 3600 alle dichiarazioni di Tommaso Buscetta. Ancora di piu’ stretta attualita’ e’ la questione dell’ergastolo ostativo. L’audizione in Antimafia avviene a poche ore di distanza da un nuovo monito che stavolta arriva dal comitato dei ministri del Consiglio d’Europa: l’Italia adotti la riforma “senza ulteriore indugio”. La strada potrebbe essere quella di un doppio binario, che vedrebbe per i mafiosi “un piu’ rigoroso accertamento per la concessione” della liberazione condizionale. “Dietro ogni domanda di ammissione a benefici, non c’e’ e non ci sara’ mai un solo giudice di sorveglianza a doversi pronunciare”, assicura intanto la ministra, spiegando che gia’ “c”e’ e ci sara’ sempre una lunga catena di controlli e persone a valutare ogni singola richiesta”. L’audizione e’ breve: nemmeno un’ora visto che la ministra – che tornera’ in Commissione, ma la nuova data deve essere ancora fissata- deve andar via per un question time alla Camera. Si ritaglia pero’ qualche minuto pero’ per rassicurare l’Anac e il suo importante ruolo nella prevenzione della corruzione: i suoi poteri di indirizzo e vigilanza “non saranno intaccati”. Alla Camera la aspetta un’interrogazione sulle troppe indagini che investono i sindaci, a partire dall’ultima vicenda, quella della prima cittadina di Crema. L’avviso di garanzia deve tornare a essere un atto a tutela dell’indagato, mentre oggi la sua sola comunicazione, quando di dominio pubblico, “rischia di innescare di un meccanismo di stigmatizzazione sociale”, dice Cartabia, assicurando che il tema sara’ affrontato nella riforma del processo penale.

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Politica

Napoli: Calenda, dopo disastro De Magistris sosterremo Bassolino

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“A Napoli Azione sosterra’ convintamente Antonio Bassolino. Dopo il disastro di De Magistris abbiamo bisogno di persone esperte e capaci. Quello di cui sicuramente invece non abbiamo bisogno e’ di portare i 5S al governo della citta’”. Lo dichiara Carlo Calenda, leader di Azione e candidato sindaco di Roma.

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M5s, Dettori lascia Rousseau: resto nel Movimento e ci credo

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“Oggi ho comunicato ufficialmente le mie dimissioni dall’Associazione Rousseau. E’ stata un’esperienza durata cinque anni, di cui due da dipendente a Milano e gli ultimi tre da socio mentre continuavo la mia attivita’ professionale a Roma. I cinque anni precedenti ho lavorato alla Casaleggio Associati, a supporto di Gianroberto e Beppe, tra il computer alla scrivania e l’iPad sul camper, tra l’ufficio e i palchi. Il primo colloquio in via Morone, dieci anni fa, lo feci con Davide Casaleggio. Si puo’ quindi dire che e’ la prima persona che ha creduto in me e che mi ha dato un’opportunita’. Per questo, e per tante altre cose, gli sono sempre stato e gli saro’ sempre riconoscente. La stima e l’affetto nei suoi confronti sono immutati.” Lo scrive in un lungo post su Fb Pietro Dettori, uno dei soci dell’Associazione Rousseau. “Gli ultimi mesi sono stati difficili e la conclusione delle vicende, tutt’altro che indolore, e’ nota a tutti. La strada che ho scelto io e’ diversa. Perche’ io nel MoVimento ci credo ancora. Chi mi conosce sa che con il MoVimento ho un rapporto quasi carnale. D’altronde quel tipo di lavoro, se non c’e’ la passione a sostenerti, non lo reggi. Nel futuro del MoVimento ci credo innanzitutto perche’ mi fido di Beppe Grillo. Beppe e’ il nostro garante e nei momenti piu’ critici della nostra storia e’ sempre stato lucido, a dispetto di chi lo etichetta solo come un pazzo visionario. Ha indicato un orizzonte (il 2050) e una persona (Giuseppe Conte) per il rilancio del MoVimento. Io non posso che fidarmi e invito chi in questo sogno ci crede ancora e chi ora tentenna, a fare altrettanto. Non so cosa ci riserva il futuro. Non so quali saranno le nostre prossime battaglie. Non so cosa il MoVimento politicamente deve o non deve fare. Di questo si discutera’ nei modi e nei tempi opportuni e potro’ dire la mia, assieme a migliaia di persone, in qualita’ di iscritto. Quello che so e’ che dobbiamo ritornare a essere una comunita’ di persone che si vogliono bene, in cui la fiducia e’ alla base dei rapporti personali, politici e professionali”, spiega Dettori. “Il MoVimento 5 Stelle – sottolinea – e’ come una fenice. Ogni volta che muore rinasce dalle proprie ceneri. E anche questa volta, con l’impegno di tutti, sara’ cosi'”.

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Il sindacato dei magistrati fa retromarcia, ora i ‘referendum sono legittimi” ma i diritti a rischio

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Nuovo scontro, anche oggi, tra la Lega e l’Anm sui referendum sulla giustizia. All’indomani delle polemiche suscitate dall’intervento del presidente del sindacato delle toghe Giuseppe Santalucia, accusato soprattutto da Lega e Radicali di aver messo in discussione la stessa legittimita’ dei referendum e dunque la stessa sovranita’ popolare, e’ il “parlamentino” dell’Associazione nazionale magistrati a riportare negli esatti termini la questione. E a chiarire che assolutamente nessuno intende mettere in discussione “il legittimo esercizio di una prerogativa costituzionale”. I referendum dunque sono conformi alla Costituzione, ma non condivisibili. E, soprattutto, forieri di rischi per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura e per gli stessi diritti dei cittadini, che trovano nelle garanzie riconosciute ai giudici fondamento della loro tutela. Ma il leader della Lega Matteo Salvini rilancia le accuse: “invece di preoccuparsi dei referendum e della volonta’ popolare e anziche’ minacciare – dice – sarebbe utile che l’Anm si preoccupasse di offrire agli italiani processi veloci, certezza della pena e una giustizia libera da correnti, raccomandazioni e spartizioni”. E annuncia che dal 2 luglio, in tutti i Comuni e le piazze d’Italia, “saranno i cittadini con le loro firme a fare vera Giustizia. A questo punto firmare per i 6 referendum significa difendere la Costituzione e la Democrazia”. Una lancia a favore delle toghe viene spezzata invece dal Movimento 5stelle: “Criticare il referendum – dice il presidente della commissione giustizia della Camera Mario Perantoni – e’ pienamente legittimo da parte di chiunque; non e’ accettabile la pretesa di ridurre al silenzio ed impedire la libera espressione di chi rileva la strumentalita’ di questa campagna referendaria nel momento in cui una larga maggioranza e’ impegnata proprio nella riforma della giustizia”. La precisazione di oggi dell’Anm arriva dopo che ieri Salvini e Maurizio Turco avevano chiesto l’intervento del capo dello Stato, soprattutto di fronte a quella che il leader della Lega aveva definito quasi una “minaccia”, e cioe’ l’evocazione da parte di Santalucia di una “ferma reazione” da parte delle toghe. E vista la scia di polemiche, andata avanti nonostante gia’ con un’intervista il leader dell’Anm, esponente di Area, il gruppo piu’ a sinistra delle toghe, avesse cercato di spiegare il senso delle sue dichiarazioni: nessuna minaccia, nemmeno di uno sciopero, solo la volonta’ di chiamare al dibattito le toghe di fronte a un referendum il cui fine e’ “incatenare” la magistratura alla crisi di credibilita’ che sta vivendo. Il documento chiarificatore passa a larga maggioranza al Comitato direttivo centrale dell’Anm. Si astengono soltanto gli eletti di Articolo 101, il gruppo nato in alternativa alle correnti, che contestano a Santalucia (uno dei loro esponenti Andrea Reale si spinge sino a chiederne le dimissioni) soprattutto l’apertura di credito fatta alle riforme messe in cantiere dal governo, “pericolose” e nocive come i quesiti referendari. Con Unicost e Area, lo vota invece anche Magistratura Indipendente, che pure accusa Santalucia di non aver concordato con tutta l’Anm le sue uscite sulla stampa. L’Anm “dara’ il proprio contributo”, ma fin da ora esprime “forte preoccupazione” per 3 quesiti referendari: si tratta innanzitutto delle modifiche in tema di responsabilita’ civile diretta dei magistrati e di separazione delle carriere, che “rischiano di condurre a una magistratura meno indipendente e a un pubblico ministero sganciato dalla giurisdizione e privato dei compiti di garanzia che l’ordinamento gli riserva”. Ma ad allarmare e’ anche il quesito sulla custodia cautelare, “presidio avanzato di tutela della sicurezza collettiva”. “Occorre essere consapevoli – avverte il documento – che l’eventuale approvazione dei quesiti referendari potrebbe comportare gravi ripercussioni sull’assetto costituzionale e sulle guarentigie di autonomia e indipendenza della magistratura, le quali costituiscono non privilegi di categoria ma garanzie irrinunciabili per tutti i cittadini”.

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