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Caro Sallusti, lascia stare le cazzate sul Muro di Napoli

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Questo titolo uno se lo aspetta dal vecchietto di Bergamo sul suo “Libero”. Quello che si fotte 5 milioni di euro l’anno dallo Stato italiano – Dipartimento per l’editoria – per insultare i napoletani e il Sud. E invece eccolo Il Giornale di Alessandro Sallusti parlare di un Muro di Napoli che avrebbe alzato Vincenzo De Luca. Come se Sallusti non sapesse che De Luca è in campagna elettorale. Come se non sapesse che De Luca quando fa i suoi soliloqui (sempre, non solo in tempi di covid)  dice pure un mucchio di sciocchezze, peraltro usando un linguaggio solennemente divertente. Ma dice cose che solennemente non hanno alcuna attinenza con la “realtà fattuale” direbbe il nonnetto di Bergamo che spesso usa De Luca come utile… alle sue cause.

Ma si vede che al Giornale ieri piaceva questo titolo sul Muro e intorno hanno dovuto costruire qualcosa che assomigliasse ad una notizia dignitosa che non c’è. Sallusti sbaglia a rincorrere le idiozie del nonnetto di Bergamo. Napoli non ha alzato nessun muro. Anzi, Napoli, la Campania, il Sud, si sono stretti intorno a Milano, alla Lombardia, in mille modi: non a chiacchiere. Dal sud (da Napoli in particolare) sono partiti medici, infermieri, volontari, contributori in denaro (e beni preziosi come mascherine, camici) per dare una mano alla Lombardia in difficoltà. Ieri, uno street artist napoletano, Jorit, ha venduto all’asta una sua opera, ha incassato 14.400 euro. Ebbene questo artista, che poi è un ragazzo di Napoli, ha diviso l’assegno a metà: 7.200 euro al Pascale, 7.200 euro alla Regione Lombardia. Vi dice qualcosa?

Quanto alle parole in libertà  del presidente della Campania De Luca sui confini chiusi, prendiamole come parole per la campagna elettorale. Peraltro poi De Luca le ha anche precisate. Lui fa sempre così. Prima spara cazzate a raffica e poi le aggiusta. Ha un addetto stampa, un eccellente giornalista, che ha quasi mandato al manicomio in questi tre anni di lavoro. È un giornalista sull’orlo del collasso nervoso. Le storie dei “confini della Campania” chiusi, nel caso ci fosse “una corsa” a riaprire attività e a permettere mobilità in regioni ancora ‘a rischio’ per elevati numeri di positivi, De Luca le ha dette. Ma perchè era in orgasmo da elezioni. Vedeva che sulla pagina Fb c’erano 73mila persone ad ascoltarlo, immagino quasi tutti campani. E molti volevano sentirle quelle parole. Le chiedevano, lo scrivevano sul suo diario di Fb.

De Luca oramai è in pieno controllo di Fb. Grazie all’epidemia è passato da 100 mila a 800 mila seguaci. Molti dei suoi seguaci sembrano davvero dei discepoli, come quelli che seguivano Gesù. Certo, pure dei discepoli non sempre ci si può fidare, ma per ora a De Luca va tutto bene.

E ieri, poche ore dopo il sermone ai campani, De Luca ha scelto un post per precisare la cazzata dei confini chiusi. “A scanso di equivoci, la posizione della Campania è estremamente chiara. L’apertura totale di una regione – scrive –  deve essere decisa a livello centrale sulla base di decisioni scientifiche, ed è una decisione che coinvolge tutto il resto del Paese. Per questa ragione e per evitare commenti stupidi, per quanto riguarda la Campania, per evitare il diffondersi dell’epidemia, dovrà andare in quarantena chi arriva da regioni dove c’è un livello altissimo di contagio, e ancora riduzione del numero dei treni provenienti da quei territori e controlli rigorosi alle stazioni ferroviarie”. Eccole, queste sono le parole di un uomo delle istituzioni, del presidente della Regione Campania. Peraltro De Luca, che pure voleva realizzare il Principato di Salerno, non risulta abbia ancora ricevuto lo scettro di imperatore della Campania, ne pare sia stato investito dal Parlamento italiano del potere di formare lo Stato Federale della Campania, formare un esercito e battere moneta. Ma questo Sallusti lo sa. Certo non dobbiamo spiegarglielo noi.

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Mafia del petrolio e clan dei Casalesi: decine di arresti e indagati in Campania, Cosenza, Taranto e Brescia

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Associazione per delinquere con l’aggravante del metodo mafioso, finalizzata alla commissione di gravi delitti contro il patrimonio, quali frodi in materia di accise ed IVA sui carburanti, intestazione fittizia di beni e società, truffa ai danni dello Stato. Con queste accuse i magistrati delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Potenza e Lecce hanno chiesto ed ottenuto dal giudice delle indagini preliminari 45 provvedimenti restrittivi eseguiti all’alba nelle province di Salerno, Brescia, Napoli, Caserta, Cosenza e Taranto dai militari della Guardia di Finanza di Salerno e Taranto e i Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno. Coinvolte anche ulteriori 71 persone, denunciate a piede libero per reati connessi a quelli di natura associativa. Le attività investigative hanno infatti accertato l’infiltrazione del clan dei Casalesi e del clan Cicala nel lucroso mercato degli idrocarburi nei territori del Vallo di Diano e del Tarantino.

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Cronache

Sit-in “IoApro” non autorizzato, tensione e cariche

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Le braccia alzate al cielo, le manette ai polsi al grido ‘liberta”. Le partite Iva tornano in piazza per la seconda volta in meno di una settimana e il clima si conferma tesissimo, tra tafferugli e cariche della polizia, proprio come accaduto martedi’ scorso a Montecitorio. ‘Orfani’ dello ‘sciamano italiano’, questa volta i manifestanti hanno avuto l’appoggio di Casapound, l’organizzazione di estrema destra da cui hanno provato a prendere le distanze durante la loro manifestazione. “Ci dissociamo da quanto accaduto e dalla loro protesta”, le parole in serata di uno dei leader, Umberto Carriera. Si sono ritrovati a piazza San Silvestro, nel cuore di Roma, nonostante la Questura avesse fatto sapere nei giorni scorsi che non c’era alcuna autorizzazione per il sit-in che si preannunciava da 20 mila partecipanti. Alla fine in piazza si sono ritrovati in qualche centinaio, con i blindati delle forze dell’ordine a presidiare l’intero centro storico della Capitale, compresi gli accessi a quello che era l’obiettivo primario dei manifestanti: piazza Montecitorio. Tra slogan e bandiere tricolore, i rappresentanti delle partite Iva hanno rivendicato il loro diritto a lavorare.

“Siamo famiglie – hanno ribadito dal megafono -, non siamo delinquenti, siamo persone che lavorano 14 ore al giorno”. Con il passare delle ore, e nonostante la pioggia, la tensione si e’ fatta sempre piu’ palpabile, soprattutto con l’arrivo in piazza dei rappresentanti di Casapound, guidati dal leader ostiense, Luca Marsella. Il tentativo di procedere in corteo verso piazza Montecitorio e’ stato respinto dagli agenti in tenuta anti-sommossa, mentre il gruppo di “IoApro” provava a mantenere le distanze dal movimento di estrema destra. “Non andate di la’, non e’ la nostra manifestazione quella”, urlava uno di loro. Dalle retrovie e’ partito poi il lancio di bottiglie, petardi e fumogeni verso il cordone di polizia, carabinieri e Guardia di Finanza, costringendo le forze dell’ordine a fare arrivare sul posto anche un idrante, poi mai usato. Da quel momento in poi la piazza si e’ divisa in due, con il gruppo di “IoApro” da un lato e Casapound dall’altro. E proprio quando la manifestazione sembrava sopita, un centinaio di manifestanti si e’ prima diretto verso piazza del Popolo e poi e’ riuscito a raggiungere via dei Prefetti, a due passi dal Parlamento, venendo di nuovo bloccati dalla polizia. Ma i momenti piu’ delicati si sono registrati poco dopo quando l’ultimo presidio dei manifestanti ha sfilato in corteo su via del Corso fino a piazza del Popolo. Li’ hanno bloccato il traffico sul Muro Torto, arteria a grande scorrimento di Roma, finendo per essere caricati dalle forze dell’ordine. La lunga giornata di scontri e tensioni si chiude con l’incontro di una delegazione al Ministero dell’Economia, ricevuta dal sottosegretario Claudio Durigon. Un’interlocuzione per raccogliere le richieste dei manifestanti e cercare di placare l’ira di una categoria ormai allo stremo, dopo un anno tra chiusure e divieti. “Dall’incontro con il sottosegretario Durigon e’ emerso che l’intenzione del governo e’ quella di valutare eventuali riaperture con il ritorno alle zone gialle – ha detto Carriera -. La decisione si prendera’ sulla base dei dati che arrivano il venerdi’, e noi fino a quel giorno continueremo a protestare”. Inevitabile monta anche la polemica politica, con Pd, M5S e Leu che hanno appoggiato la protesta condannando pero’ gli scontri e la presenza in piazza di Casapound. “Comprendiamo le difficolta’ che vivono tanti cittadini a causa delle necessarie restrizioni dovute alla pandemia – si legge in una nota del gruppo pentastellato -, ma questo non giustifica che la protesta e il legittimo diritto di critica si tramuti in violenza, che e’ sempre da condannare”. “Abbiamo il massimo rispetto per chi protesta in piazza e vanno sostenute concretamente tutte le categorie in grave difficolta’ a causa del Covid-19 – le parole dell’ex ministro, Francesco Boccia -. Ma cosa c’entra oggi Casapound con i ristoratori in una piazza non autorizzata?”

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Inchiesta mascherine, Arcuri indagato per peculato: non so nulla ma sono pronto a collaborare

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L’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri, tornato ad occuparsi solo di Invitalia da quando il premier Mario Draghi ha messo la campagna per le vaccinazioni nelle mani del generale Francesco Figliuolo, sarebbe indagato dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulle mascherine. Arcuri, difeso dall’avvocatessa Grazia Volo, ha detto di non sapere nulla della notizia – pubblicata dal quotidiano ‘La Verita” – e ha confermato che sia lui che la struttura per la gestione dell’emergenza che ha diretto “continueranno, come dall’inizio dell’indagine, a collaborare con le autorita’ inquirenti nonche’ a fornire loro ogni informazione utile allo svolgimento delle indagini”. L’accusa, in base a quanto ha scritto il giornale diretto da Maurizio Belpietro sarebbe contenuta nel fascicolo sulla maxi-fornitura del valore di 1,25 mld di euro per l’acquisto di centinaia di milioni di mascherine cinesi oggetto dell’inchiesta dei pm romani che sospettano che una ‘cricca’ di affaristi abbia approfittato dell’emergenza sanitaria per accaparrarsi profitti ingenti ai danni del committente pubblico. Anche Antonio Fabbrocini, stretto collaboratore di Arcuri e responsabile unico per la procedura di acquisizione dei circa 800 milioni di mascherine, da tre diversi consorzi cinesi, sarebbe indagato per peculato. Il 24 febbraio scorso, per l’arrivo in Italia di una parte di questi dispositivi di protezione senza certificazione, c’e’ stato un arresto e quattro misure interdittive. Sia Arcuri che il suo ex ‘braccio destro’ attendono che il gip Paolo Taviano decida se accogliere o meno la richiesta di archiviazione della loro posizione in relazione all’accusa di corruzione precedentemente mossa, come richiesto dalla Procura di Roma. Nel frattempo e’ arrivata la nuova accusa. A spingere i pm Fabrizio Tucci e Gennaro Varone a contestare ad Arcuri e Fabbrocini il nuovo reato, il peculato, sarebbe quanto emerso dalla richiesta di rogatoria inoltrata a San Marino il 2 febbraio e integrata successivamente da altri documenti. I pm di Piazzale Clodio sono alla ricerca dei soldi relativi agli affidamenti effettuati dal commissario straordinario Arcuri a favore dei tre consorzi cinesi con la mediazione di quattro imprese italiane: la Sunsky srl, la Partecipazioni spa, la Microproducts It srl e la Guernica srl. L’attivita’ di intermediazioni sarebbe stata strapagata, con provvigioni per circa 70 milioni di euro. Arcuri ha sempre negato di essere al corrente di questi mega-compensi, tramite ricarico sul prezzo, e ha sostenuto invece di essere stato “oggetto di illecite strumentalizzazioni da parte degli intermediari. In questo presunto giro di traffico di influenze sono indagati – tra gli altri – l’ex giornalista Rai Mario Benotti, l’ingegnere milanese Andrea Tommasi e il suo socio, il banchiere sanmarinese Daniele Guidi, e il trader ecuadoriano Jeorge Solis. Ironico il commento di Matteo Salvini: “Ma dai… Chi l’avrebbe mai detto che l’uomo di Conte sarebbe stato indagato? Aspettiamo l’inchiesta sui banchi con le rotelle”, scrive su fb il leader della Lega.

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