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Caro affitti e boom online con Amazon, Barneys valuta bancarotta

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Barneys, mecca dello shopping di lusso di New York, valuta la bancarotta. Alle prese con un affitto stellare e con i cambi dei gusti dei consumatori, il grande magazzino rischia di diventare l’ultima vittima in ordine temporale dello boom di Amazon e dello shopping online. Fondato nel 1923, Barneys e’ uno degli oracoli degli acquisti a New York con la sua prestigiosa location su Madison Avenue, nella quale occupa un intero edificio a due passi dalla Quinta Strada e da Central Park. Una location tanto prestigiosa quanto costosa: secondo indiscrezioni l’affitto e’ schizzato in gennaio a 30 milioni di dollari rispetto ai 16 milioni precedenti. Una cifra esosa in grado di bruciare – secondo alcune stime – quasi l’intero margine operativo lordo di Barneys, che ha punti vendita anche in California e Massachusetts, ed e’ presente a Chicago, Las Vegas e Seattle.

La società non commenta le indiscrezioni su una possibile bancarotta, limitandosi a dire che l’azienda “valuta attivamente le occasioni per rafforzare il suo bilancio e assicurare una crescita di lungo termine sostenibile. I nostri clienti restano la priorita’ e siamo impegnati a offrire loro eccellenti servizi, prodotti”. Le difficoltà di Barneys sono l’ennesima conferma delle difficolta’ dell’intero settore delle vendite al dettaglio e soprattutto dei grandi magazzini in una citta’ come New York, dove gli affitti sono stellari rispetto alle vendite. Ne sanno qualcosa Ralph Lauren, costretta a chiudere il suo flagship sulla Quinta Strada nel 2017, e Lord & Taylor, che ha chiuso i battenti lo scorso gennaio.

Agli affitti esagerati si sommano consumatori che acquistano sempre piu’ online, preferendo lo schermo del loro smartphone al recarsi fisicamente in un negozio. Un trend questo accentuato dal successo di Amazon, la cui ascesa ha travolto dal lusso ai giocattoli, innescando una vera rivoluzione dei consumi.

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Attacco kamikaze ad un banchetto di nozze, 63 morti e quasi 200 feriti a Kabul

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Un’esplosione, probabilmente causata da un attentatore suicida, ad una festa di matrimonio a Kabul, in Afghanistan, ha fatto strage. A quanto riferiscono fonti sanitarie della capitale afgana, decine di  persone sono state ricoverate in ospedale. Nasrat Rahimi, portavoce del ministero dell’Interno, ha spiegato che occorre aspettare per dare numeri su e feriti precise. Stando alle prime informazioni, al momento dell’esplosione nella “Dubai City Wedding Hall” erano presenti centinaia persone. Solo dopo qualche ora è emerso che i morti sono 63, i feriti nell’attacco kamikaze sono 182. “Tutte le persone uccise e ferite sono civili. Tra le vittime ci sono anche donne e bambini”, ha comunicato oggi il ministero degli Interni afgano. L’esplosione è avvenuta all’interno di una sala per matrimoni nella parte occidentale della capitaleo intorno alle 22:30 ora locale (le 20 in Italia). Testimoni oculari hanno riferito che l’attentatore suicida ha fatto detonare i suoi esplosivi tra gli ospiti all’interno della sala. I talebani hanno negato il coinvolgimento in questo attacco e hanno condannato il prendere di mira eventi come questo.

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Tre morti e molti feriti negli scontri tra tifosi prima del derby tra Olimpia e Motagua a Tegucigalpa

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È ancora provvisorio il bilancio di tre morti e sette feriti (tra i quali alcuni giocatori) degli incidenti scoppiati a Tegucigalpa dove si sarebbe dovuto giocate il ‘clasico’ della capitale honduregna tra l’Olimpia ed il Motagua. Secondo le prime ricostruzioni diffuse dai media locali, a scatenare la violenza sarebbe stato un gruppo di 250 tifosi dell’Olimpia che ha lanciato pietre e bottiglie contro il pullman che portava allo stadio Nacional la squadra avversaria.

Nonostante la presenza di 5.000 poliziotti, in previsione di un derby molto sentito, schierati su cinque sbarramenti intorno allo stadio, l’assalto ha mandato in tilt il servizio di sicurezza. Sul pullman, riferisce ‘Diez’, sono rimasti feriti dalle schegge di vetro dei finestrini tre giocatori del Motagua. Anche la polizia di scorta e’ stata aggredita ed il mezzo ha fatto rientro in albergo. La partita è stata annullata e durante l’evacuazione dei circa 10.000 tifosi che si trovavano nello stadio si sono scatenati ulteriori incidenti, mentre la polizia lanciava lacrimogeni.

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Sale il rischio default per Argentina, doppio downgrade dopo la sconfitta del presidente Macrì

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Cresce il rischio ‘default’ per l’Argentina. L’incertezza politica, legata alla sconfitta subita dal presidente Mauricio Macri alle elezioni primarie, e’ costata al rating sovrano del Paese sudamericano un doppio downgrade. Sia Fitch che S&P hanno tagliato il giudizio aggravando ulteriormente il livello ‘junk’ in cui gia’ si trovava. Un declassamento che arriva al termine di una settimana ‘nera’ per Buenos Aires, tra crollo della Borsa e maxi svalutazione del peso. La prima agenzia a dare un giudizio dopo le elezioni di domenica scorsa e’ stata Fitch, che nella serata di ieri ha tagliato il rating di tre gradini da B a CCC, portando l’Argentina allo stesso livello di paesi come Zambia e Congo. Il downgrade riflette “l’elevata incertezza politica dopo le primarie presidenziali, la stretta delle condizioni di credito e il deterioramento del contesto macroeconomico che aumenta la possibilita’ di un default o di una ristrutturazione” del debito, spiega l’agenzia di rating. A poche ore di distanza si e’ pronunciata anche S&P, che ha abbassato il proprio giudizio a B- da B, con outlook negativo, evidenziando un “profilo finanziario vulnerabile”. “Potremmo abbassare il rating nei prossimi 12-18 mesi se le tensioni economiche e finanziarie continuano ad aumentare”, ha spiegato S&P, che ha anche abbassato le previsioni di crescita dell’economia per quest’anno, portando a -2,3% il precedente -1,6%. Anche Fitch ha rivisto al ribasso le previsioni sull’economia del Paese per quest’anno, stimando una contrazione del 2,5% dal precedente -1,7%. La sconfitta di Macri alle primarie presidenziali in vista del voto del 27 ottobre, battuto dall’opposizione peronista radicale di Alberto Fernandez e dall’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner, ha avuto un immediato sui mercati: ad inizio settimana la Borsa di Buenos Aires e’ arrivata a perdere il 48%, il secondo maggiore calo a livello mondiale negli ultimi 70 anni; il rischio paese e’ schizzato a 1.467 punti (+68%); il peso e’ arrivato a perdere il 34% sul dollaro. L’esito del voto e’ anche il risultato di un Paese che versa da tempo in una difficile situazione economica, con un livello di poverta’ al 35%, un’inflazione che viaggia oltre il 50% e tassi di interesse superiori al 60% che hanno inaridito l’occupazione e la produzione industriale.

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