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Carlodavid Mauri attraverserà l’Oceano Pacifico con la Viracocha III per verificare lo stato di salute dell’oceano

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Il nipote del celebre alpinista Carlo Mauri è partito a bordo del Viracocha III, spinto all’avventura dallo stesso spirito del nonno 50 anni dopo. Classe 1980, nato a Cagliari, ma nel dna per metà di Lecco, dove risiede, Carlodavid Mauri, figlio di Luca, ossia il primogenito di Carlo Mauri, l’alpinista/esploratore famoso in tutto il mondo, con il resto dell’equipaggio è salpato da Arica (Cile) con un’imbarcazione fatta di balsa, legno e corde, per attraversare l’oceano Pacifico e viaggiare per circa 10mila miglia dal Cile sino all’Australia, attraverso le isole sperdute della Polinesia. La Virococha III sarà condotta nelle acque del Pacifico 50 anni dopo l’esperienza vissuta dal Ra I e dal Ra II fatta dal nonno Carlo. La partenza è slittata da ieri per un intoppo burocratico di uno degli otto membri dell’equipaggio, tutti di nazionalità diversa. “Questo sarà il viaggio più lungo mai effettuato in tempi moderni con una barca di papiro – dichiara Carlodavid Mauri – sulla scia delle prime spedizioni effettuate da Thor Heyerdhal, per dimostrare le migrazioni delle popolazioni del Sud America nella scoperta delle isole del Pacifico. L’altra importante funzione della spedizione sarà quella di verificare lo stato di salute dell’oceano”.

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Il Messico annuncia la scoperta di cinque barriere coralline di oltre mille ettari

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Dei ricercatori messicani hanno annunciato la scoperta di cinque barriere coralline finora sconosciute nel Golfo del Messico. Il dipartimento federale per la Ricerca ha fatto sapere che il banco ricopre un’area sottomarina di oltre 1.100 ettari, situata in parte all’interno e in parte all’esterno di una riserva marina protetta.

Gli scienziati chiedono ora che l’intera zona sia sottoposta a stretti vincoli e protetta da qualunque progetto di estrazione petrolifera o altri piani di sfruttamento. Una delle barriere è lunga cinque chilometri e larga 700 metri, e si trova al largo della laguna di Tamiahua, vicino alla città di Tampico, finora la più lunga e la più settentrionale censita nell’area. Le barriere coralline – ricordano i ricercatori – sono una parte fondamentale della catena alimentare marina e un importante rifugio per le specie in fuga dall’aumento della temperatura del mare.

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Settimana spaziale, tutti col naso all’insù prima per Saturno e poi per ammirare Plutone

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Arriva la notte di Saturno. Il pianeta degli anelli ieri e oggi si trova alla minima distanza dalla Terra e al massimo della sua luminosità, tanto da essere visibile nel cielo per tutta la notte. I pianeti giganti, insieme alla Luna, sono infatti i protagonisti di questa estate astronomica. Dopo l’opposizione di Giove, il 10 giugno scorso, e’ il turno di Saturno. Il 10 luglio il pianeta si troverà a 1 miliardo e 351 milioni di chilometri dalla Terra e in opposizione, “cioè in una posizione opposta a quella del Sole” ha dettoPaolo Volpini dell’Unione astrofili italiani (Uai).

Di conseguenza, ha aggiunto “quando tramonta il Sole sorge il pianeta, che resta visibile per tutta la notte” e sara’ nelle migliori condizioni di visibilita’. Un’occasione da non perdere per osservare gli splendidi anelli che lo circondano con un buon binocolo o un piccolo telescopio. “A inizio serata – ha spiegato Volpini – si puo’ cercare il pianeta sull’orizzonte orientale, tra le stelle della costellazione del Sagittario. Poi, nelle ore centrali della notte tendera’ a spostarsi verso sud”. Gli astrofili hanno organizzato osservazioni pubbliche in tutta Italia per osservarlo.  Saturno’lascera’ poi la scena’ a Plutone, che sara’ in opposizione il 14 luglio e che sara’ visibile nella stessa area del cielo, cioe’ fra le stelle del Sagittario. Tuttavia, per osservare il pianeta nano posto ai confini del Sistema Solare serviranno telescopi un po’ piu’ potenti ma sempre accessibili all’astronomia amatoriale.

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Salvato il piccolo Dugongo, era ferito e rischiava di morire

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L’esemplare di dugongo è stato ritrovato sulla spiaggia di Krabi, in Thailandia. Aveva sei tagli sul corpo e abrasioni sulla schiena. I biologi marini che l’hanno salvata l’hanno chiamata Mariam che nella lingua locale significa “signora del mare”. Quando è stata salvata Mariam aveva solo cinque mesi ed è stata trovata senza la madre. Gli scatti del suo salvataggio sono diventati virali sui social.

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