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Carlo d’Inghilterra incontra Greta, è lui il paladino del clima a Davos

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La voce del suo inglese flautato pare riecheggiare un’altra lingua rispetto a quella di Donald Trump. Ma sono soprattutto i contenuti dell’angosciato sos del principe Carlo sul clima a segnare un profondo spartiacque rispetto al presidente-tycoon americano di fronte alla platea dei ricchi e potenti del Forum di Davos. Un contesto nel quale l’erede al trono britannico, in eterna attesa di succedere all’inossidabile regina Elisabetta, trova finalmente a 71 anni il centro della scena. Nei panni di difensore dell’ambiente e del pianeta e in perfetta sintonia con l’adolescente Greta Thunberg (“una ragazza straordinaria”, simbolo di “una generazione, quasi la stessa dei miei nipoti, disperata per i ritardi che stiamo accumulando”) incontrata faccia a faccia subito dopo l’intervento dal podio: con tanto di documentazione fotografica fatta diffondere a stretto giro da Clarence House. Il mondo, avverte il principe di Galles, “e’ nel mezzo di una crisi che tutti spero comprendiamo”, a un passo “dalla catastrofe”.

Il suo e’ un grido d’allarme, oltre che una replica indiretta alla tirata di ieri di Trump contro “i profeti di sventura”. In ballo – insiste il primogenito di Elisabetta II facendo leva sull’opinione condivisa da una larga fetta della comunita’ scientifica – ci sono le minacce “del surriscaldamento globale, del cambiamento climatico, d’una devastante perdita di biodiversita’”: le piu’ gravi affrontate a suo dire dall’umanita’. Ambientalista storico, Carlo ha ricordato anni di sforzi per spingere il mondo degli affari e della politica verso una maggiore responsabilita’ ecologica come “una battaglia condotta in salita”. “Ora pero’ – ha proseguito – e’ tempo di passare a un livello successivo: per garantire il nostro futuro e poter prosperare dobbiamo indicare la necessita’ di evolvere verso un nuovo modello economico”. Il messaggio e’ netto, con accenni quasi rivoluzionari se non si trattasse di un principe chiamato a parlare dinanzi a un tempio di signori del denaro e di privilegiati. “L’anno per rimetterci sulla strada giusta e’ questo”, ha scandito il futuro re d’Inghilterra, rivolgendo una sorta di ultimo appello a “ladies e gentlemen” di Davos. “Volete passare alla storia – li ha sfidati – come coloro che non hanno fatto niente per salvare il mondo dall’abisso quando si era ancora in tempo? Io no”. Di qui la sollecitazione pressante ad agire: “C’e’ bisogno del vostro aiuto, del vostro ingegno, della vostre capacita’ pratiche per assicurare che il settore privato guidi il mondo fuori da una catastrofe di cui noi stessi stiamo diventando gli artefici”. Parole che Trump (e non solo Trump) per il momento sembra ignorare, limitandosi a concedere che in fondo anche a lui “farebbe piacere” incontrare Greta. Una 17enne contro cui non ha rinunciato finora ad attaccare briga attraverso i media.

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RestiAMO al Sud, tappa sul massiccio del Matese: la natura selvaggia incontra la gioia di vivere

Giovanni Mastroianni

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I Monti del Matese facenti parte dell’Appennino Sannita si distribuiscono tra la Campania e il Molise in un territorio praticamente incontaminato dove la natura selvaggia è la vera grande protagonista. Cime alte con il Monte Miletto che supera i duemila metri e valli silenziose dove scorrono corsi d’acqua che dipingono posti incantevoli attraversati da lupi, volpi, cinghiali, mentre ovini e cavalli al pascolo sulle rive dell’omonimo Lago animano un paesaggio fiabesco. Grazie anche all’Istituzione del Parco Regionale e all’attivismo di imprenditori, associazioni tra cui è d’obbligo citare “Love Matese” e tanti volontari, oggi questi monti attraggono un turismo selezionato e tanti sportivi. Nelle storiche cittadine del territorio si attraversa uno spaccato di storia antica con possibilità di soffermarsi per qualche ora o (meglio) soggiornare e comunque degustare piatti tipici che scaldano il cuore, preparati con la scelta dei migliori prodotti locali.

La struggente bellezza di questi luoghi viene immortalata anche in opere letterarie ed artistiche recentissime, come ad esempio quelle di Natalino Russo, speleologo, viaggiatore, narratore e fotografo, che è stato capace di catturare la vera anima dei monti che sussurrano storie millenarie, dagli insediamenti delle prime civiltà italiche, passando per l’invasione dei soldati cartaginesi guidati da Annibale nel terzo secolo Avanti Cristo, fino alle guerriglie ottocentesche dei “partigiani realisti” che lottarono contro Murat ed i Francesi e dei cosiddetti “briganti”, tra le cui fila ripararono soldati borbonici, disertori, comuni delinquenti e disperati: bande armate anche di centinaia di componenti che se dal principio mietevano solo terrore, negli anni a venire intercettarono un vero consenso popolare, maturato contro l’assenza di un governo distante non solo fisicamente, ma anche moralmente. Una storia che nel nostro Meridione evidentemente si ripete ancora.

Celebri furono le scorribande del biennio 1864-1865 del gruppo guidato dell’abilissimo Andrea Santaniello, ex milite borbonico, nel quale si annoverano le azioni di Maria Maddalena De Lellis, contadina semi analfabeta classe 1835 nata a San Gregorio Matese, che prima di arrendersi per un ricatto sentimentale si ritagliò un ruolo di primo piano per le sue doti di tiro, scontro e saccheggio, così conquistandosi il rispetto dei “compagni d’armi” tra i quali figuravano elementi di spicco come Giovanni Civitillo detto “senza paura”, Giovangiuseppe Campagna detto “il rosso” ed i fratelli Antonio e Vincenzo Arcieri.

Ciclolago ciclabile

Sempre dal cuore nascosto delle alture matesine, nel 1877 si registrò addirittura il tentativo di un salto di qualità, una vera e propria rivoluzione anarchica ispirata dal brigante Errico Malatesta, subito repressa dal potere “centrale” che intuì a buona ragione la pericolosità di quel fenomeno sociale che esprimeva una contrapposizione che non era solo figlia di disegni di malaffare, ma incarnava l’embrione di una lotta pseudo proletaria che già animava i contesti “continentali” poi non tanto diversi ed i cui strascichi sono giunti, rinnovandosi nel tempo, sino ai nostri giorni.

Gola di Caccaviola, Forra del Titerno, parco avventura

Dopo tanto tormento oggi sulla riva tranquilla di Miralago (località del comune di Castello del Matese) l’azienda agricola “La Falode”, che vanta un allevamento di centinaia di capi da latte e da macello cresciuti con alimentazione biologica al 100%, non solo produce e distribuisce prodotti tipici eccezionali, ma rappresenta un vero punto di riferimento anche per l’attività recettizia, ricreativa e ristorativa. Una vera e propria “fattoria aperta” nella cui struttura annessa non poteva mancare un centro ed una scuola di equitazione di altissimo livello, un vero e proprio ranch,  ovvero il “Matese Ranch”, con cavalli e cavalieri che si distinguono in gare internazionali nelle spettacolari discipline western, diventate realtà diffuse nel Sannio ed oltre anche grazie al “pioniere” Giuseppe Di Cerbo, che da quasi quarant’anni alle razze di origine U.S.A. dei Quarter Horse, Appaloosa e Paint ha dedicato la sua esistenza. Non di rado si ha la possibilità di organizzare gite a cavallo attorno al lago o tra i pendii di queste vette incantate, nella fresca estate come nel bianco inverno, capaci di far vivere attimi unici dove ci si ritrova completamente calati in un percorso dove il tempo sembra essersi fermato.

Nella foto Natalino Russo, autore anche di alcune foto panoramiche di questo servizio

Discendendo dal lato beneventano, superata Bocca della Selva, ci si ritrova nella incantevole Cusano Mutri, una cittadina quasi interamente composta da pietra bianca, perfettamente incastonata nella cornice montuosa del Titerno e famosa anche per la sua “specializzazione” culinaria dei funghi porcini, che anche da questa parte matesina abbondano praticamente tutto l’anno, dove è possibile intraprendere percorsi d’avventura attraversando ripide pareti rocciose, sentieri impervi ma dal fascino unico e rivoli d’acqua, sempre assistiti da guide specializzate.

Non distante, nel comune di Pietraroja, si può far visita al parco geopaleontologico che ospita i resti di un piccolo cucciolo di dinosauro ribattezzato “Ciro”, lungo non più di mezzo metro, ma che ha rappresentato un ritrovamento straordinario (il primo in Italia – anno 1980) per il suo incredibile stato di conservazione, ad oggi considerato tra i fossili più importanti della storia mai riportati alla luce.

Dal versante casertano invece gli ultimi avamposti urbanizzati sono rappresentati dai centri delle cittadine di San Gregorio (mt. 765 SLM) e Castello del Matese (Mt. 476 SLM), dalla marcata caratteristica medioevale, luoghi ideali per trascorrere momenti di serenità lontani da ogni stress quotidiano. Alle pendici di questo lato montuoso si incontra infine Piedimonte Matese, da secoli punto riferimento del “Molisannio” e quindi snodo commerciale di raccordo tra la pianura dell’Alto Casertano, il Sannio ed il Molise, con palazzi, piazze e passeggi storici il cui fascino medioevale e barocco sembra non aver mai incontrato le ragioni del tempo.

Poco fuori il perimetro cittadino, nella operosa pianura alifana, Eolo Bucci (mai nome fu più premonitore) oltre a gestire la storica attività leader nel mondo motociclistico sportivo ed estremo, ha creato tra le coltivazioni di mais, grano e foraggio, un campo di volo da dove poter decollare a bordo di uno dei tanti ultraleggeri del club e godere anche dall’alto della purezza di questa macro area verde che termina solo dove inizia il cielo, sempre protetti dal maestoso sguardo del Matese.

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World Best Awards, Ischia è tra le 25 isole più belle del mondo assieme alla Sicilia

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Tra le isole più belle del mondo scelte dal World Best Awards quest’anno ci sono due isole italiane: la Sicilia che entra nella top ten delle più belle di tutto il pianeta. E poi c’è Ischia, che guadagna il 21esimo posto. A premiare Ischia e la Sicilia sono stati gli utenti che ogni anno partecipano al sondaggio indetto da Travel + Leisure.

È stato chiesto ai lettori di valutare le esperienze di viaggio in tutto il mondo e di condividere le opinioni su città, hotel e isole. Esse sono state valutate in base ad attività e attrazioni, bellezza naturali, spiagge, cibo e accoglienza.

Turismo ed enogastronomia. L’isola d’Ischia è un luogo meraviglioso dal punto di vista naturalistico. Il suo mare, le sue colline, la sua montagna (Epomeo) sono oasi di biodiversità in attesa del riconoscimento del bollino Unesco come patrimonio dell’umanità. Il turismo straniero è attratto non solo dalle terme, dal sole, dal mare ma anche dalla cultura e dell’enogastronomia che è un punto di eccellenza. Su un’isola piccola ci sono decine di ristoranti che richiamano turisti e tra questi ce ne sono tre premiati con le stelle Michelin: Danì Mason (2 Stelle), Indaco di Pasquale Palamaro (1 Stella) e La Tuga con Crescenzo Scotti (1 stella). Nei prossimi mesi, stante la pandemia virale che mette in ginocchio il mondo intero, sarà difficile vedere a Ischia turisti stranieri

Acqua turchese, spiagge di sabbia fine, palme. Quando pensiamo alle isole, è questo ciò che ci viene in mente. Un paradiso tropicale immerso nella natura. In realtà le migliori isole del mondo sono molto diverse da questa immagine. Certamente molte vantano un clima mite, come Bora-Bora (n. 25), Mauritius (n. 6) e Kauai (n. 24). Ma altre ancora hanno vigne invece di palme e castelli invece di capanne rustiche. Tra queste anche la Sicilia, che nell’edizione 2020 del World Best Awards ha conquistato gli utenti e i turisti di tutto il mondo, anche se è la Grecia il paese col maggior numero di presenze in classifica con Creta (n. 15), Mílos (n. 3) e Páros (n. 2).

L’Italia ha conquistato ben 2 posizioni tra le 25 isole più belle del mondo. La Sicilia è nella top ten,  al 9° posto ancor prima di località di indiscussa bellezza come le Galapagos, le Hawaii e addirittura la Polinesia Francese con perle come Bora Bora e Moorea. Nella classifica troviamo anche Ischia, in 21esima posizione. I lettori di T + L hanno premiato le due isole italiana non solo per le bellezze naturali e il mare ma anche per la cultura e l’enogastronomia.

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Scienza: studio, il nord Europa non immune da rischi vulcanici

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L’Europa nord-occidentale potrebbe essere esposta a rischi sismici e vulcanici maggiori di quanto ritenuto in precedenza. Lo evidenziano in un articolo pubblicato sul Geophysical Journal International gli esperti dell’Universita’ della California a Los Angeles, che hanno condotto uno studio per valutare la possibilita’ che in alcune aree si verifichino terremoti o vulcani nel breve e lungo termine. “Il nostro studio – spiega Paul Davis dell’Universita’ della California a Los Angeles – rivela un’insolita attivita’ nella regione interessata, che riguarda l’area tedesca dell’Eifel, alcune zone del Belgio, dei Paesi Bassi, della Francia e del Lussemburgo. Ma questo non significa che ci aspettiamo un terremoto o un’eruzione vulcanica imminente”. Il ricercatore precisa che le analisi suggeriscono una attivita’ piu’ elevata di quanto si ritenesse in precedenza. “Questa regione – continua l’esperto – ha una lunga storia di attivita’ vulcanica, ma e’ rimasta inattiva per molto tempo, gli studiosi ritengono che l’ultima eruzione vulcanica risalga a 11mila anni fa”. I geofisici hanno analizzato i dati del sistema di posizionamento globale dell’Europa occidentale, rilevando piccoli movimenti sulla superficie terrestre, che hanno permesso loro di mappare il modo in cui il terreno si muove verticalmente e orizzontalmente mentre la crosta terrestre si modifica. “Abbiamo osservato un sollevamento simile a una cupola – aggiunge Corne’ Kreemer, docente presso l’Universita’ del Nevada – che possono essere spiegati da un pennacchio in aumento del mantello sotto la superficie, un fenomeno che si verifica quando la roccia nel mantello tende a spostarsi spingendo materiale caldo verso la superficie, causando la deformazione e l’attivita’ vulcanica”. Gli autori sottolineano che diversi scienziati avevano ipotizzato che la zona dell’Eifel fosse ormai vulcanicamente inattiva, ma il loro studio sembra smentire queste teorie. “Abbiamo in programma di proseguire gli studi su questa zona – conclude Davis – monitorando l’area grazie a una serie di tecnologie e dispositivi geofisici e geochimici che speriamo possano aiutarci a comprendere meglio i potenziali rischi”.

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