L’Italia attende il dato ufficiale di Eurostat sul deficit 2025, cruciale per capire se potrà uscire dalla procedura per deficit eccessivo. La soglia da rispettare è quella del 3% del Pil: restare sopra significherebbe proseguire sotto osservazione europea, mentre scendere sotto aprirebbe margini di manovra più ampi.
I dati preliminari forniti da Istat indicano un deficit al 3,1%, poi aggiornato al 3,07%, un livello molto vicino ma ancora oltre il limite.
Le posizioni del governo
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato di una situazione “sui centesimi”, lasciando aperta la possibilità di una revisione favorevole. Più esplicito l’ottimismo del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, che auspica un dato finale sotto il 3%, ipotizzando un 2,9%.
Secondo le regole tecniche, per rientrare nei parametri il deficit dovrebbe scendere sotto il 2,95%, anche se da Bruxelles si fa sapere che potrebbero essere considerati anche altri fattori oltre al dato puntuale.
Procedura europea e vincoli per l’Italia
La procedura per deficit eccessivo, che coinvolge diversi Paesi tra cui Francia, Austria e Belgio, comporta vincoli sulla spesa pubblica e raccomandazioni per il rientro dei conti.
L’uscita dalla procedura consentirebbe all’Italia di attivare margini aggiuntivi, tra cui la possibilità di escludere alcune spese, come quelle per la difesa, dal calcolo della spesa pubblica netta. Una leva che, secondo le stime, potrebbe valere circa 12 miliardi nei prossimi tre anni.
Il nuovo Documento di finanza pubblica
Parallelamente al dato Eurostat, il governo si prepara a presentare il nuovo Documento di finanza pubblica, che aggiornerà il quadro macroeconomico alla luce del rallentamento globale.
Le previsioni di crescita risultano riviste al ribasso: Banca d’Italia indica un Pil allo 0,5% per il 2026 e 2027, valori simili a quelli del Fondo Monetario Internazionale, mentre l’OCSE stima un +0,4% nel 2025 e +0,6% nel 2026.
Un equilibrio fragile tra crescita e conti pubblici
Le previsioni del governo, formulate a ottobre, indicavano un deficit al 2,8% nel 2026 con rientro sotto il 3% già nel 2025. Uno scenario oggi incerto, complicato dal rallentamento economico e dalle tensioni internazionali, tra crisi energetica e instabilità geopolitica.
Il verdetto di Eurostat e le scelte contenute nel Documento di finanza pubblica saranno determinanti per definire la traiettoria dei conti italiani nei prossimi anni e il rapporto con le istituzioni europee.