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Carabinieri-eroi, l’unico pensiero dei militari: salvare i ragazzi sul bus

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Il sole a picco li costringe a socchiudere gli occhi, la visiera del berretto non e’ sufficiente a coprirli. Non riescono a nascondere lo sguardo un po’ frastornato, ancora incredulo per quello che hanno fatto. Nel piazzale della caserma di San Donato Milanese sono raccolti gli 11 carabinieri intervenuti per salvare i 51 studenti sequestrati dal 46enne Ousseynou Sy, l’autista che ieri ha dirottato l’autobus a Crema per poi dar fuoco al mezzo quando i militari lo hanno bloccato sulla strada provinciale Paullese. Carabinieri che hanno ricevuto su Fb l’omaggio dei colleghi, un post dell’Arma con migliaia di like e condivisioni dedicato “Ai ‘nostri Eroi’ di Milano”.

“La cosa che ci ha colpito di piu’ e’ stata la sua freddezza, il fatto che non abbia avuto alcun momento di cedimento durante tutta la giornata – ha raccontato Marco Nazzarri, comandante del radiomobile di San Donato – Continuava a ripetere che odiava noi bianchi perche’ abbiamo distrutto l’Africa. Da quello che diceva e da come parlava, sembrava il gesto di un singolo, un lupo solitario senza un’organizzazione terroristica alle spalle”. Il 46enne ha tentato di giustificarsi dicendo che non avrebbe fatto del male a nessuno. “Mi sembra una sciocchezza, non cospargi di liquido infiammabile un autobus con 51 bambini a bordo se non vuoi fare una strage”. Sono in tanti a pensarla cosi’ ed e’ con questa convinzione che sono andati a letto ieri sera. “A un certo punto – racconta il carabiniere scelto Aldo Alberto Leone – l’autobus si e’ fermato ma quando l’autista si e’ accorto che i ragazzi stavano scendendo e’ ripartito, ho visto gli studenti lanciarsi in corsa dalla porta e dai finestrini. Qualcuno ha riportato qualche contusione per la caduta”. Anche Leone ha la mano destra fasciata. “Abbiamo preso a pugni e spallate la porta per aprirla, era bloccata da tutti i ragazzi ammassati. Non abbiamo pensato a nulla, il nostro unico pensiero era tirarli fuori da quell’inferno”. Anche il carabiniere Simone Zerbilli ha la mano fasciata per alcune schegge, stavolta la sinistra. Fuma di continuo e guarda perplesso cio’ che resta della sua auto speronata da Sy. E’ merito della sua manovra da film se l’autobus e’ stato fermato. “L’unico pensiero e’ stato di salvare i ragazzini, mi sono messo di traverso ma l’autista non ha rallentato e ci ha travolto spingendoci contro un camion. In quel momento ho stretto forte il volante tentando di limitare i danni”. Zerbilli e’ in servizio alla stazione dal 2002, ma non si e’ mai abbastanza preparati per affrontare una giornata simile. “Ho avuto paura – ammette senza vergogna – Soprattutto per il mio collega seduto al lato passeggero. Se l’auto si fosse girata in un altro modo sarebbe rimasto schiacciato”. Ha fatto lo stesso Donato Zigrino, al suo primo giorno in servizio alla tenenza di San Giuliano Milanese. “Ho lavorato con colleghi che non sanno ancora come mi chiamo ma l’intesa e’ stata totale, l’interesse di tutti era salvarli. Ricordo una ragazzina con la magliettina rosa cosi’ spaventata che non riusciva a muoversi, ho dovuto prenderla in braccio”. Negli anni in cui ha lavorato alla stazione di Porta Romana, quando il boschetto dell’eroina di Rogoredo era praticamente il suo ufficio, nessuno l’ha mai chiamato “eroe”. “L’ho sentito dire per la prima volta a mia moglie ieri sera. Ma no, ho fatto il mio dovere. In famiglia mi comporto da eroe, per strada sono solo un carabiniere”.

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Ponte Morandi di Genova, ecco il programma per far saltare in aria quel che resta e che fine faranno le macerie

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S’intrecciano sempre le novita’ sulla demolizione e sulla ricostruzione dell’ex ponte Morandi: novita’ che vengono anticipate dal sindaco e commissario Marco Bucci. Per la demolizione con esplosivo delle pile 10 e 11 “se non sara’ il 24 giugno, sara’ il 25 o il 26. E’ questione di capire bene qual e’ il ‘time table’. Ora come ora siamo ancora sul 24 giugno” ha detto stamani dopo aver annunciato che “la prossima settimana tra il 24 e il 30 giugno arrivera’ qui il primo pezzo del ponte” nuovo “direttamente da Castellamare di Stabia”. In verita’, fanno sapere da Per Genova – la societa’ nata per la ricostruzione e formata da Fincantieri, Salini Impregilo e Italferr -, il 25 dovrebbe arrivare la chiatta con i pezzi del primo impalcato realizzati nello stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia. Arriveranno alla foce del Polcevera dopo 5 giorni di navigazione in mare aperto per esser trasferiti via gomma nello stabilimento di Sestri Ponente dove verranno assemblati. Tutto questo sempre che il 25 non sia il d-day per l’abbattimento delle pile 10 e 11 tramite esplosione controllata. In quel caso, la chiatta e il suo preziosissimo carico rimarra’ presumibilmente alla fonda. Certo e’, come dice il commissario Bucci “che ogni giorno di ritardo e’ un giorno in meno per lo sviluppo di Genova” ma trattandosi di un momento particolarmente complesso come quello dell’abbattimento uno-due giorni di ritardo sul cronoprogramma sono da mettere in conto. Mentre proseguono i lavori dell’Ati dei demolitori sul lato ovest, anche l’Ati di ricostruttori sta ponendo, concretamente, le fondamenta per dare avvio alla ricostruzione. Per esempio, si sta lavorando alla posa armatura e casseratura per la nuova pila 9. Intanto pero’ la citta’ si prepara a quello che diventera’ un momento assolutamente iconico di questa vicenda:l’esplosione controllata che radera’ al suolo le due pile lato est. Sono attivi da oggi i tre info point della Protezione civile, dove i volontari sono a disposizione per rispondere a domande e raccogliere segnalazioni in merito alla demolizione delle pile 10 e 11 e al relativo piano di sicurezza che comportera’ l’evacuazione di oltre 3100 persone. Prosegue anche il porta a porta della Municipale che ascolta esigenze e domande dei cittadini uno per uno. Uno sforzo significativo, teso a tutelare in ogni modo la popolazione per quello che sara’ l’inizio della fine del vecchio ponte Morandi.

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Ragazzo di 25 anni ucciso a coltellate per uno schizzo d’acqua alla festa del paese

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Una lite scoppiata durante la festa paesana per motivi più che banali, uno spruzzo d’acqua partito da una fontanella, si è trasformata in tragedia nella tarda serata di ieri a Veniano, nel Comasco. Un giovane di 25 anni, Hans Junior Krupe, genitori olandesi, residente a Veniano, è morto colpito al fianco con un coltello a serramanico. L’omicida e’ un operaio un padre di famiglia, Gabriele Luraschi, 47 anni, di Fenegro’ (Como), incensurato. Ha confessato ed e’ stato arrestato in flagranza per omicidio volontario e porto abusivo d’arma bianca. La lite e’ scoppiata intorno alle 22.20 nel campo sportivo di Veniano, nel Comasco, che si trova a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla Pinetina di Appiano Gentile. Dall’altra parte del campo sportivo era in corso la festa del paese. Secondo quanto riferiscono i testimoni l’omicida e’ stato raggiunto da uno spruzzo d’acqua partito da una fontanella dove c’erano la vittima e alcuni amici. Luraschi si e’ lamentato, poi i due si sono insultati, e dagli insulti si e’ passati alle mani. E’ nata una colluttazione, fino a quando l’uomo ha estratto il coltello e ha colpito il giovane. Sarebbero stati due i fendenti, letale e’ risultato quello inferto al fianco. Il ragazzo, come raccontano i testimoni, ha camminato barcollando per alcuni metri ed e’ poi stramazzato a terra vicino agli spogliatoi. Non e’ nemmeno riuscito a chiedere aiuto. Era ancora cosciente quando sono arrivati i soccorritori che l’hanno trasportato in ambulanza all’ospedale Sant?Anna di Como, dove e’ morto circa un’ora dopo il ricovero. L’omicida, che era alla festa paesana con moglie e figli, subito dopo si e’ allontanato dal campo sportivo ed e’ tornato a casa a Fenegro’, a circa tre chilometri di distanza. Sembra che sia stato lui a telefonare ai carabinieri, che nel frattempo lo avevano individuato attraverso le testimonianze e le riprese delle telecamere in funzione durante la festa: in casa, a Fenegro’, Luraschi aveva ancora maglietta e pantaloni sporchi di sangue e il coltello a serramanico con cui ha colpito il giovane. Non sapeva, e probabilmente non immaginava, che il ragazzo fosse morto. Ha subito confessato, e dopo la nottata passata in caserma, questa mattina e’ stato formalmente arrestato in flagranza per omicidio volontario e porto d’arma bianca. Hans Junior Krupe era nato a Como da genitori olandesi, con i quali viveva a Vaniano e da qualche tempo lavorava per un corriere di spedizioni.

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Sarri e Giuda, la storia del passaggio alla Juventus finisce sul presepe di San Gregorio Armeno

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Sarri che diventa Giuda. Il concetto è quello del tradimento. I denari, non sono trenta ma qualcosa di più. Servono, i denari, a condire lo scherzo tirato all’ex tecnico del Napoli da Genny Di Virgilio, artigiano del presepe di San Gregorio Armeno. È stato lui a riprodurre l’ex allenatore del Napoli da ieri ufficialmente allenatore della Juve come un Giuda del terzo Millennio.

Il buon Sarri riprodotto da Genny Di Virgilio, oltre a vestire la tuta dei bianconeri (che somiglia ad una tuta che un tempo si indossava in carcere), stringe in mano un sacchetto con la scritta ’30 denari’. “Ovviamente, come per altri lavori che fanno discutere, il mio intento è quello di far conoscere l’arte dei presepisti di San Gregorio Armeno anche quando non è Natale. E Sarri c’era già stato tra i pastori. Oggi – dice Di Virgilio – è lui che fa discutere per le sue scelte, e allora ho provato a farlo vivere con un pizzico di ironia. Non per questo si deve sentire offeso. In fondo Giuda era un apostolo e Gesù non poteva saperlo che l’avrebbe messo in croce” scherza Di Virgilio.

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